Vaccinazioni, ci si fida sempre meno

Vaccinazioni, ci si fida sempre meno

FIRENZE ­ Hilary Koprowski, Jonas Salk e Albert Sabin sono tre eroi moderni, se con questo
termine, in accezione contemporanea, si intende definire la figura di colui che compie un atto
straordinario e generoso. Senza dover andare a spulciare a fondo le loro biografie professionali e personali, Koprowski, Salk e Sabin questo atto lo hanno compiuto, applicando il loro sapere
medico a combattere una gravissima malattia, la poliomielite che, benchè nota e documentata in
epoche antichissime, aveva conosciuto negli anni ’50 del XXI secolo un picco devastante. Una
intera generazione di mamme terrorizzate dai frequenti esiti gravissimi della patologia sui bambini,salutarono il primo vaccino (via iniezione) e gli sviluppi successivi del farmaco (gocce nella zolletta di zucchero o direttamente in gola dei bambini più grandicelli) come la liberazione da un incubo.
Ma la storia insegna: nessuna conquista è mai stabile, né va data per scontata. E ora, svoltato il millennio, la pratica medica della vaccinazione mostra più di una crepa e i dubbi insinuati da più parti e da diversi interessi si stanno facendo largo nell’opinione pubblica. Ne sanno qualcosa le Asl toscane, impegnate ogni anno nella promozione delle vaccinazioni, obbligatorie e consigliate per bambini e adolescenti, con risultati non sempre in costante ascesa.
L’ultimo dato ufficiale complessivo della copertura vaccinale in Toscana è disponibile per la “coorte” dei nati nel 2011, che in tutto sono stati 31.210:

antipolio 95,83%
difterite 95,88%
tetano 96,02%
pertosse 95,75%
antiepatite B 95,65%
vaccino anti­Hib (Haemophilus influenzae tipo B) 95,65%
morbillo 90,07%
parotite 90,04%
rosolia 90,04%
varicella (di recente introduzione) 77,56%
meningococco C 90,20%
pneumococco 94,01%

Risultati buoni, in linea con i migliori del paese.Va tutto bene? Secondo gli esperti che per il
servizio sanitario regionale monitorano e valutano questi flussi no, non va del tutto bene. Nel corso degli anni si assiste infatti, oltre che a una difficoltà complessiva a mantenere i livelli raggiunti, a oscillazioni e soprattutto a un aumento dei rifiuti. Perchè se della percentuale di copertura mancante una parte va attribuita a situazioni contingenti (trasferimenti familiari, esoneri temporanei, situazioni di grave difficoltà sociale, soggetti già vaccinati altrove) una parte sempre più consistente è riferita a dissensi temporanei e soprattutto a quelli che tecnicamente si chiamano “dissensi informati definitivi”, cioè genitori che, dopo essere stati contattati e informati dai servizi, decidono di rifiutare in toto l’offerta sanitaria per i loro bambini: nel 2011 359 casi per l’antipolio e 594 per il morbillo. Le cause? Esiste, ed è attiva in Italia e anche in Toscana, una “corrente di pensiero” contraria ai vaccini, alimentata anche da professionisti nel settore medico e legale, che si inserisce in un flusso molto ampio, a livello internazionale: la complessa vicenda della presunta correlazione tra il vaccino antimorbillo e la comparsa dell’autismo, una vera e proprio “bufala”, presto smascherata e sanzionata, ma entrata viralmente nell’opinione pubblica, ne è solo uno dei tanti esempi che ancora percorrono il web e la stampa, nonché le aule giudiziarie di un paese che perfino in materia sanitaria sembra affidarsi più volontieri alle decisioni della magistratura che all’evidenza scientifica, su cui deve correttamente basarsi, per le proprie decisioni, un sistema sanitario pubblico.
“Negli Stati Uniti – ricorda il dottor Antonio Panti, presidente dell’Ordine dei medici di Firenze e medico di medicina generale – ben due deegli ultimi candidati alle presidenza si sono schierati contro le vaccinazioni perchè, a loro dire, causerebbero malattie cerebrali, cosa del tutto infondata. Si trattava di due personalità politiche di ispirazione conservatrice, fautrici di un liberismo estremo. Dall’altra parte contro i vaccini lavora anche una cultura “new age” radicale, che predica il ritorno alla naturalità. Queste posizioni estreme si saldano contro tutto ciò che viene percepito come “imposto” dalla scienza. Questa sorta di ritorno culturale all’irrazionale spiega una parte del fenomeno. “Da noi è frequente rilevare preoccupazioni da parte dei genitori, ad esempio quella relativa alla somministrazione di tanti vaccini a bambini molto piccoli – aggiunge il dottor Panti – timori a cui talvolta il medico dà risposte evanescenti”. La perdita di tensione scientifica, dunque, che non risparmia del tutto nemmeno i professionisti.
Alla fine del 2013 sono stati resi noti i risultati del Progretto valore”, un progetto nazionale pensato per migliorare l’adesione al programma di immunizzazione contro l’HPV (il papilloma virus) da parte delle giovanissime. Ebbene, nell’80% dei casi la mancata vaccinazione è motivata dai genitori con la “paura degli eventi avversi”, oltre che dalla “scarsa fiducia in un vaccino nuovo” (cosa che non si può dire di altri vaccini, la cui offerta è ormai stabilizzata da decenni). In realtà, spiegano gli esperti, ormai moltissima gente non vede più certe malattie e le loro conseguenze. Proprio in seguito alla massiccia introduzione dei vaccini pochissimi vedono e conoscono materialmente, nell’esperienza concreta, le conseguenze della polio, che aveva terrorizzato le mamme degli anni 50 e 60, degli orecchioni, del morbillo, malattia che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità fino agli anni ’80 uccideva nel mondo una media di 2 milioni e mezzo di bambini ogni anno. Grazie al vaccino le circa 630.000 morti del 1990 scesero alle 122.000 del 2012.
“La gente non vede più le malattie ma nota invece gli effetti collaterali dei vaccini, che nella
maggior parte dei casi sono levi e infinitamente minori rispetto alla malattia e ai suoi possibili postumi, ma che è giusto non sottovalure e tanto meno negare” dice un medico igienista del Servizio sanitario regionale. Intervenire su un bimbo perfettamente sano, procurandogli qualche fastidio ed esponendolo a un qualche rischio, sia pure con la prospettiva di proteggerlo da guai più gravi è un ragionamento più complesso del previsto.
Paradossalmente è proprio l’efficacia di un’ampia copertura vaccinale che finisce alla lunga per
allentare l’attenzione e spingere a comportamenti omissivi. Tuttavia, quando compare una grave
patologia, si impone all’attenzione dell’opinione pubblica con una casistica frequente e se ne
vedono gli effetti drammatici da vicino, le famiglie reagiscono con la corsa al vaccino. E’ accaduto in Toscana con la meningite quando, a seguito di un allarmante aumento di casi, alcuni dei quali mortali, la Regione (prima in Italia) decise nel marzo del 2005 di inserire nel proprio calendario la vaccinazione antimeningococco C, con offerta attiva e gratuita del vaccino nella fascia 0–5 anni: l’offerta fu accolta con immediato consenso e forte partecipazione da parte della popolazione. Nel 2014 la Regione ha anche deciso di inserire nel calendario anche la vaccinazione contro il menincococco di tipo B.
Tensioni e oscillazioni sembrano ripetersi nel campo delle vaccinazioni per adulti.Un esempio è la vaccinazione antinfluenzale di questo inverno. Partita normalmente, avrebbe subìto una brusca
frenata quando si è diffusa l’ipotesi che il vaccino Fluad fosse responsabile della morte di alcuni anziani. Accertamenti successivi hanno dimostrato che il vaccino non c’entrava nulla, ma ormai il danno era fatto e con tutta probabilità a poco è servita una ripresa delle vaccinazioni a gennaio. Quello che è veramente accaduto si potrà però valutare solo a marzo, quando il ministero pubblichà come di consueto i risultati ufficiali della campagna vaccinale. Nel frattempo hanno infuriato sulla stampa le notizie sull’assalto ai pronto soccorso da parte degli infuenzati, e si è cercato di correre ai ripari mobilitando anche nei giorni festivi i medici di medicina generale.
Anche qui, una cautela: dicono le cifre (e gli osservatori competenti) che l’aumento costante del ricorso ai pronto soccorso è ormai un dato generale, non del tutto riferibile a circostanze
specifiche.

di Susanna Cressati

P.S. Il Portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica: http://www.epicentro.iss.it/problemi/influenza/aggiornamenti.asp

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