Università e regione: cuore antico, sguardo al futuro.

Università e regione: cuore antico, sguardo al futuro.

Facilitare la ricerca e l’accesso alla conoscenza; favorire il trasferimento delle competenze; aiutare l’economia territoriale a essere innovativa: sono queste le tre sfide che guidano la strategia della Regione in relazione all’Università.

Tra le 3 città universitarie (Firenze, Pisa, Siena), le due scuole d’eccellenza pisane, l’IMT a Lucca, i centri di ricerca di eccellenza internazionale – dalla vulcanologia all’astrofisica, dalle nanotecnologie alla fisica nucleare, dalla letteratura alla storia dell’arte – la Toscana si presenta come una sorta di sistema universitario integrato. La capacità di ricerca e innovazione in regione è ancora più capillare se si pensa alla rete estesa di istituzioni accademiche europee e statunitensi, senza contare il peso culturale che vi hanno musei, biblioteche e centri di cultura.

E’ un sistema che viene da lontano (le Università toscane sono tra le più anitche d’Europa), e forse necessiterebbe di alcune razionalizzazioni, ma ha enormi vantaggi perché consente con facilità a percorsi e formazioni diverse di ibridarsi e di rafforzarsi a vicenda. E’ in primo luogo cruciale per garantire una formazione continua e di alto livello per i suoi abitanti. Su questo la Regione può fare molto: riequilibrare le disparità economiche favorendo sempre di più chi viene da classi più deboli, attraverso borse di studio e alloggi; potenziare il collegamento Scuola-università migliorando l’individuazione dei personali talenti e delle personali aspirazioni (come sta facendo con il progetto TUO); infine collaborare con le Università perché di nuovo torni ad essere chiaro che maggiore formazione vuol dire un futuro più brillante per tutti.

Già ora, anche grazie a questo sistema integrato, capace di generare proficue sinergie, le università toscane negli ultimi anni hanno mostrato una buona capacità di attrarre fondi e talenti, riuscendo a vincere progetti europei per una totale di svariate centinaia di milioni di euro (250). Questa capacità, che si sviluppa sul piano globale, al tempo stesso si nutre di un’integrazione stretta con il territorio, che è un valore aggiunto, sia per l’Università, che per la Regione.

Quando l’Università ha un buon rapporto con il suo territorio, infatti, favorisce l’incontro tra quelle competenze, che su molti temi di frontiera sono appannaggio della ricerca accademica, e le idee, che invece non vengono solo da lì. E’ un processo integrativo che è fondamentale per la diffusione e per il trasferimento della conoscenza, che costituiscono fattori determinanti per le economie territoriali. Per quanto riguarda il trasferimento delle conoscenze il sistema universitario regionale toscano è sicuramente al passo (al secondo posto in Italia, dopo la Lombardia, per numero di brevetti; al quarto per spin-off che hanno radici nell’università), ma può e deve migliorare.

Nei prossimi anni, in maniera ancora più urgente del solito, la capacità di fare innovazione, sarà infatti una partita decisiva. In questo momento la manifattura e l’artigianato vivono una fase di profonda trasformazione, nel modello di produzione e di vendita, e possono fare il salto attraverso nuove figure professionale e nuove tecnologie, sul cui sviluppo la Regione può incidere positivamente. In questo direzione va la proposta di Enrico Rossi di potenziare e razionalizzare la rete regionale di FabLab, laboratori in cui si mettono a disposizione non solo le tecnologie 3d, ma si offrono anche competenze e networking per per aiutare le idee a divenire concrete.

Si tratta di laboratori che si integrano del resto con una nuova formazione professionale. Il piano regionale dovrà allora prevedere la realizzazione di Laboratori attrezzati per digital manufacturing di base, la creazione di Laboratori più grandi utili a supportare più efficacemente le esigenze di imprese ed artigiani, ma anche la realizzazione di mini Fab Lab o Fab Lab corner in scuole elementari e medie.

Su scala diversa, percorsi vincenti si stanno già sviluppando quanto riguarda il biomedico, la robotica, e alcune tecnologie informatiche, in cui i prodotti toscani rivaleggiano con le eccellenze mondiali. Un’enorme opportunità per le imprese del territorio che puntano sull’innovazione tecnologica, è inoltre data dal Centro di Competenze sulle Nanotecnologie recentemente aperto dalla Scuola Normale Superiore il collaborazione con la Regione: si tratta di un Centro che fornirà servizi di ausilio tecnico, consulenza e formazione alle imprese che progettano e realizzano dispositivi in scala nanometrica. E’ un modello pensato per chi vuol fare innovazione d’impresa e può fare il salto di qualità attraverso l’accesso, altrimenti impensabile, a strumenti e competenze d’avanguardia.

La direzione proposta è chiara: portare la ricerca a chi progetta il futuro. Ma senza dimenticare le radici del territorio, inseguendo modelli di sviluppo calati da altri. Se vi è un modello toscano, è dato infatti proprio dalla conservare la capacità di interpretare il mondo, con uno sguardo rivolto all’innovazione, non stravolgendo la propria tradizione. La specificità della sua storia è del resto uno dei motori del successo regionale: l’impronta toscana nelle cose fatte nel territorio discendono dalla lunga eredità della sua arte e dalla cultura. Quest’impronta è sempre stata eredità vitale, quanto ha badato a a mettere diffusamente in circolo i propri valori.

di Pasquale Terracciano
(c/o Centro di Filosofia, Scuola Normale Superiore di Pisa)

Nella foto di copertina: Enrico Rossi all’inaugurazione, il 7 maggio scorso, del Centro Nest sulle Nanotecnologie della Scuola Normale Superiore di Pisa.

 

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