UN’ALTRA EUROPA, SOCIALE E EGUALITARIA

UN’ALTRA EUROPA, SOCIALE E EGUALITARIA

Gennaio 2015 sarà ricordato a lungo come il mese che ha cambiato l’Europa. Con l’inizio del nuovo anno una catena serrata di avvenimenti (l’attentato di Parigi, il bazooka/QE di Mario Draghi e le elezioni greche) ha schiuso nel nostro continente una fase di profonda trasformazione, che non fissa in modo preciso la destinazione, ma ci pone ogni volta dinanzi a un bivio cruciale. Bivio nel senso del mito, alternativa fatale tra bene e male, come quella di Ercole tra vizio e virtù.
Ciascuno di questi fatti ha dato origine a duplici pulsioni, a duplici svolgimenti. Verso una strada per ripartire, o verso una strada per regredire. Al centro il destino fragile d’Europa.
Dopo i fatti di Parigi, ad esempio, si sono levati scudi contro Schengen ma, simultaneamente, si è dato vita alla più imponente marcia di popolo per la libertà e la democrazia.
Col QE di Draghi, allo stesso tempo, si è avviata una pesante iniezione di liquidità nelle banche per riaprire il circuito del credito, che in assenza di contrafforti potrebbe riattivare rischiosi processi speculativi.
Infine le elezioni greche, con cui è stato scalfito l’equilibrio folle della ‘troika’ ma contestualmente è emerso il disimpegno greco verso precise responsabilità comuni. Europa al bivio dunque, Europa divisa.
A tutto questo si è aggiunta la polveriera ucraina, che infrange e mette a rischio un altro dei pilastri europei: la pace. L’Europa ora trema perché il suo edificio di prosperità è minacciato. Prima che dagli eventi esterni e dalla congiuntura, dalla pigrizia e dalla miopia dei governi e delle classi dirigenti.
Quello che manca ed è mancato all’Europa sino ad ora è stata la politica. Solo la politica può assumersi infatti il rischio della prosperità e il rischio della pace. E’ già accaduto nel dopoguerra e dopo l’89, ma quel processo si è interrotto.
Se ad esempio i negoziati bilaterali tra USA e Russia non fossero condotti in queste ore da una ‘solitaria’ Merkel è da un ‘ancillare’ Hollande ma da un concerto di paesi – ben rappresentato ad esempio dal Commissario Mogherini – questo processo potrebbe ripartire. A riprova del peso che ha e potrebbe avere la condivisione delle scelte basti considerare gli effetti dell’insolito attivismo tedesco, sia rispetto alle sorti del debito greco che rispetto alla pace in Ucraina. Si tratta tuttavia di risultati effimeri.
Il momento è ambivalente. Può essere esiziale e può essere propizio. L’incubo peggiore, soprattuto per la mia generazione (classe ’81), è proprio nella dialettica distruttiva Europa/AntiEuropa, una dialettica sfuggita al controllo politico e che ci assedia, a partire da Atene, diffondendo pessimismo e veicolando la convinzione che, dentro i confini del nostro continente, non sia possibile coltivare e costruire un’altra Europa, sociale e egualitaria.
Imboccare questa strada alternativa e orientare il corso degli eventi verso il bene è compito ora delle forze del socialismo, non solo delle forze radicali cresciute dalle macerie dei grandi partiti della sinistra.
Il PSE è oggi ingessato dalle ‘larghe intese’ e sembra incapace di invertire la rotta e invadere con la sua forza il terreno del disagio, della sfiducia e del malcontento delle masse popolari, lasciando che esso deragli e degradi in rifiuto totale dell’Europa. Un rifiuto dannoso ed esiziale. Gennaio è stato il mese del bivio. Febbraio sarà il mese delle scelte.

di Alfonso Musci

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1 Comment

  1. Nicola
    Nicola3 years ago

    Bella iniziativa

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