Una firma per “Il lavoro degno”

Una firma per “Il lavoro degno”

Firenze – Il tavolo è affollato. C’è il presidente della Toscana Enrico Rossi, ci sono il procuratire generale Francesco D’Andrea e i Procuratori della Repubblica di Firenze, Giuseppe Creazzo, di Pistoia, Paolo Canessa e di Prato, Giuseppe Nicolosi. Si firma, a Palazzo Strozzi Sacrati, il rinnovo del protocollo sul “Lavoro sicuro”, che ha come obiettivo il controllo di 7.700 aziende giudicate maggiormente a rischio. Il piano fu varato all’indomani della tragedia del Macrolotto di Prato, l’incendio nel capannone della Teresa Mode nel quale persero la vita sette lavoratori cinesi, cinque uomini e due donne.

Il rinnovo del protocollo è stato firmato all’indomani della visita a Prato di Papa Francesco che ha ricordato proprio quella tragedia, usando parole nette nel suo discorso dal pulpito di Donatello e Michelozzo. Papa Francesco ha parlato di “una tragedia dello sfruttamento” e di “condizioni inumane di vita”. “La sacralità di ogni essere umano – ha ricordato Papa Francesco – richiede per ognuno rispetto, accoglienza e un lavoro degno. Lavoro degno! …. E questo non è lavoro degno!”. “La vita di ogni comunità – ha proseguito – esige che si combattano fino in fondo il cancro della corruzione, il cancro dello sfruttamento umano e lavorativo e il veleno dell’illegalità. Dentro di noi e insieme agli altri, non stanchiamoci mai di lottare per la verità e per la giustizia”.

Nella foto: Papa Francesco dal pulpito di Donatello e Michelozzo della Cattedrale di Prato

Nella foto: Papa Francesco dal pulpito di Donatello e Michelozzo della Cattedrale di Prato

Il giorno dopo la visita del Papa la firma del rinnovo del protocollo “Lavoro sicuro” nell’area vasta Prato-Firenze-Pistoia. Il protocollo sta dando risultati molto positivi. In quattordici mesi (fino al 31 ottobre) sono state controllate 3.986 aziende, il 51.8% delle totale. Le ziende cinesi non a posto, pagano le multe e si mettono in regola. Lo fanno quasi tutte anziché sparire nel buio. Qualcuno si mette in regola addirittura prima dei controlli. Fino al giugno scorso sono stati riscossi quasi quattro milioni di multe, che entro dicembre potrebbero diventare sei milioni. L’84,4% delle aziende controllate e non in regola ottemperano alle prescrizioni. In un paio d’anni, è la previsione, se dovesse confermarsi questo trend, la situazione di illegalità dovrebbero ribaltarsi: da due aziende oggi non in regola a quasi nove su dieci a posto.

La realtà pratese è quella più interessata. A Prato la task force messa in piedi dalla Regione ha verificato 2031 imprese. I sequestri e le chiusure sono stati 181, le informative di reato 1597. Le imprese che hanno aderito al patto Lavoro sicuro sono 166. Sono cresciute di quasi un quanto in quattro mesi: sono imprese che accettano un percorso di rientro e di affiancamento e che si impegnano a operare in sicurezza e garantire trasparenza, con il patrocinio di un’associazione di categoria o di professionisti affiancati dal rispettivo ordine.

Di una collaborazione con la Regione fruttuosa e di risultati importanti, se pure non definitivi, ha parlato il procuratore generale della Repubblica Francesco D’Andrea: “Dal dicembre 2013 – ha detto – abbiamo condotto interventi di recupero della legalità grazie all’attività delle Procure e in particolare di Prato che, in condizioni di grosse difficoltà, ha fatto uno sforzo encomiabile. Grazie alla Regione per l’aiuto che ci ha dato, anche mettendo a disposizione personale che ci supporta nell’attività quotidiana. Ora dobbiamo dobbiamo fare un ulteriore passo avanti non solo per la sicurezza, ma per contrastare tutti gli altri aspetti di illegalità intrecciati con una certa attività imprenditoriale, soprattutto in tema di evasione fiscale”. Oltre alla creazione, sempre con la Regione, del laboratorio di genetica forense esteso a tutta la realtà toscana, il procuratore ha annunciato che é in cantiere un protocollo di collaborazione nel settore delle frodi agroalimentari.

I magistrati presenti rilanciano: il protocollo Regione-Procure deve essere esteso. Anche all’evasione fiscale. Il procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi parla, testualmente, di “paccate di contanti” che circolano nel Pronto moda pratese. “E’ un dato di fatto piu’ che un rischio. A Prato – dice – le ditte cinesi in particolare operano tutte con trasferimenti in contanti che sono l’anticamera per l’evasione”. “In una societa’ evoluta quale quella di Prato – aggiunge – che e’ il simbolo del tessile d’Italia e il polo piu’ importante a livello europeo sul pronto moda, non e’ ammissibile che tutti gli operatori commerciali sappiano, e subiscano il fatto, che nelle notti tra il sabato e la domenica arrivano a caricare i furgoni” di merce e che “i pagamenti avvengono in contanti in quelle occasioni”.

Commenta il presidente Rossi, dopo gli interventi dei Procuratori della Repubblica di Pistoia, Prato e Firenze: “E’ musica per le mie orecchie. La lotta per la sicurezza dei luoghi di lavoro, contro l’evasione fiscale e contro le condizioni disumane di sfruttamento, è una priorità per la Regione Toscana per cui diciamo sì alle sollecitazione arrivate questa mattina”.

“E’ la lotta allo sfruttamento – spiega – il passaggio successivo del Progetto Lavoro sicuro. Ce lo hanno indicato anche le nette parole pronunciate ieri a Prato dal Papa in una grande giornata per la Toscana tutta. Ora dobbiamo intervenire sul fronte dello sfruttamento disumano, il che significa andare oltre: non solo controllare le condizioni di lavoro e di vita, separando il lavoro dagli ambienti di vita, garantendo sicurezza nei luoghi di lavoro e chiudendo i dormitori abusivi. Ma anche tenere sotto controllo in modo molto più massiccio di quanto avvenuto finora altri reati importanti che hanno a che vedere con lo sfruttamento della persona, con orari di lavoro senza regole e con situazioni che fuoriescono da livelli accettabili, anche in termini di remunerazione”.

“Un’operazione – per Rossi – che tra l’altro si paga da sola con le multe comminate”. “Certo – prosegue – non è una battaglia semplice, ma un grosso sforzo lo stiamo facendo – dichiara il presidente – E soprattutto da due anni a questa parte, quando morirono sette persone, la Toscana si è mossa concretamente. Oggi confermiamo il lavoro con le Procure. Importante è che su temi come Lavoro sicuro ci sia collaborazione tra i diversi apparati dello Stato che hanno compiti diversi, ma dobbiamo tutti sentirci impegnati a fare di più. Per la sicurezza sui luoghi di lavoro, per combattere sfruttamento e evasione fiscale. E per bonificare gradualmente, come disse l’allora presidente Napolitano, la situazione, trasformandola da negativa in positiva per tutti. Dunque si tratta di combattere gli aspetti speculativi, impedire gli intrecci di illegalità, tra i cinesi e le situazioni locali di chi affitta e consente attività al nero. Perché non c’è tutto il bianco da una parte e il nero dall’altra. Quella che io auspico è una reazione civile e anche morale perché si possa creare una condizione di maggior benessere per tutti”.

Già ieri Rossi aveva commentato le parole del Papa. “Riguardo a Prato, le parole di Papa Francesco sono un nuovo stimolo per intensificare la lotta contro quelle che lui stesso definisce condizioni ‘disumane’ di vita e di lavoro. Il progetto speciale Prato per la sicurezza nei luoghi di lavoro, che sta dando importanti risultati, deve essere intensificato. Lo sara’ gia’ a partire dai prossimi giorni per garantire la separazione tra luoghi di vita e luoghi di lavoro”.”Ma la parola sfruttamento, che il Papa ha usato senza mezzi termini riferendosi al lavoro dei cinesi nelle fabbriche di Prato – aveva aggiunto il presidente Toscano – impone a tutte le autorità pubbliche e alle forze sociali di guardare in faccia la realtà e di iniziare una lotta ferma e determinata per garantire ai lavoratori cinesi orari di lavoro regolari e salari dignitosi”. Nelle prossime settimane, aveva concluso, “vogliamo attivarci di piu’ in questa direzione, chiedendo a tutti di fare la loro parte. Si apre un nuovo fronte di impegno: la lotta allo sfruttamento disumano dei lavoratori immigrati”.

Su Firenze, Papa Francesco ha parlato di bellezza della città sottolineando come esempio positivo l’Istituto degli Innocenti, dove la bellezza è stata messa al servizio della società e degli ultimi in modo particolare. “Si deve riflettere – osserva Rossi – su questo richiamo: le città, ancorché belle, non possono essere sottomesse al servizio della rendita che finisce nelle mani di pochi, trasformando la bellezza degli spazi urbani e degli edifici in vuoti contenitori che favoriscono la concentrazione della ricchezza. E’ un tema difficile ma importante se non vogliamo che la stessa bellezza di Firenze e di tante città toscane vada distrutta, fagocitata da un uso speculativo degli edifici che toglie sempre più spazio alla socialità e alle relazioni tra i cittadini”.

Papa Francesco ha invitato a operare insieme e a fare progetti che vedano insieme cattolici e uomini di buona volontà. “A mio avviso – dice Rossi – costituisce una conferma della necessità di sviluppare un dialogo sempre più intenso tra mondo cattolico e mondo laico che s’ispira a opzioni culturali cui stanno a cuore i valori dell’uguaglianza e della dignità della persona”.

Nella foto di copertina: Il Presidente della Toscana Enrico Rossi insieme, da sinistra, al Procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo, al Procuratore generale Francesco D’Andrea, e ai Procuratori della Repubblica di Prato Giuseppe Nicolosi e di Pistoia Paolo Canessa.

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