Tsipras e Corbyn, un esame per il Pd

Tsipras e Corbyn, un esame per il Pd

di Franco De Felice

– Prima Tsipras, poi Podemos, poi Corbyn, poi di nuovo Tsipras, la “sinistra” che si afferma in Europa, un’onda lunga che non trova però interpretazioni univoche nel Pd. Anche in quello toscano. Abbiamo analizzato i post che tre esponenti dei Democratici, il Presidente Enrico Rossi, che non fa più mistero di volersi candidare alla segreteria nazionale del partito,  il segretario toscano Dario Parrini e il consigliere regionale Massimo Baldi,  hanno pubblicato in particolare sulla vittoria di Alexis Tsipras, ieri, alle politiche greche.  A pochi giorni da un’altra vittoria, di Jeremy Corbyn nelle primarie del Labour, vittoria anche questa che era stata analizzata in maniera non proprio uniforme. Parrini più che spiegare le ragioni di un  successo ha preferito soffermarsi sulle ragioni di un sicuro prossimo insuccesso. “Classico caso – ha scritto sul suo profilo Facebook – di affermazione, nella competizione interna a un partito, di chi non ha nessuna chance di battere l’avversario alle elezioni”. “ I conservatori gioiscono, non potevano sperare di meglio”, annota Parrini, che definisce la vittoria di Corbyn “un meraviglioso autogol”. Sulla stessa lunghezza d’onda Massimo Baldi: “Le elezioni si rispettano, va da sé. Ma non posso tacere una grande preoccupazione circa le conseguenze di questo esito sul futuro della sinistra britannica – se non della sinistra europea. Quelli che stanno festeggiando con più vigore sono senz’altro i conservatori”.

Commenti assolutamente non consonanti con quello di Enrico Rossi, che sulla svolta all’interno del Labour ha anche scritto un’approfondita analisi sul suo blog dell’Huffington Post. Rossi parla di “retorica di detrazione preventiva” nei confronti di Corbyn. Il primo dei detrattori l’ex premier inglese Tony Blair, a cui Matteo Renzi non ha mai nascosto di essersi ispirato. Il Blair detrattore preventivo, precisa Rossi, è “l’ultimo Blair, non il primo, allievo di Michael Foot e profondo innovatore del Labour, cui resta il merito d’aver portato la sinistra al governo del suo Paese per tre volte di seguito, con un programma di redistribuzione e protezione sociale alternativo alle ricette della destra tatcheriana”. Ma, aggiunge Rossi, “le esperienze storiche non si ripetono. I contesti sono sempre mutevoli. Una ricetta che poteva funzionare agli inizi degli anni novanta non necessariamente funziona oggi. Machiavelli parla non a caso di “riscontro coi tempi”, d’indagine della “qualità dei tempi”, lavoro preliminare del politico per contrastare il suo principale vizio e limite: la rigidità, il non sapersi adeguare alle mutate condizioni”. “Proprio Blair alla vigilia del congresso – ricorda Rossi – aveva raccomandato alla base del suo partito, in simpatia e sintonia con Corbyn, di farsi un trapianto di cuore. A riprova d’una rigidità ‘giacobina’ che cerca con ogni mezzo e senza successo di raddrizzare un legno storto e finisce per non vedere e sentire tempi e i desideri della gente”.

Nella foto: Il presidente toscano Enrico Rossi  durante una seduta al Parlamento Europeo  del Comitato delle Regioni

Nella foto: Il presidente toscano Enrico Rossi in una riunione a Bruxelles del Comitato delle Regioni

GLI STATI UNITI D’EUROPA –  “Forse Tsipras, Corbyn e altri “uomini nuovi” non saranno in grado di invertire il corso di questo torrente ma stanno lì a testimoniare che chi li ha votati si è accorto del trucco. Chiede – scrive Rossi – alla sinistra di assumersi le sue responsabilità. C’è un punto controverso che riguarda il racconto sulla vittoria di Corbyn. Proprio due giorni fa il nuovo leader laburista ha dichiarato che nel referendum del 2017 (Brexit) s’impegnerà per la permanenza dell’Inghilterra nella UE perché UE è sinonimo di investimenti, posti di lavoro, sicurezza globale. E allora, dovendo scegliere tra Cameron e Corbyn, non dovremmo avere dubbi sul da che parte stare. Solo su questo terreno, quello di una sinistra europeista, sarà possibile costruire gli Stati Uniti d’Europa, consolidare una vera democrazia continentale”.

UN PROVVEDIMENTO PER GLI INCAPIENTI - Detto di Tsipras e Corbyn, Rossi si chiede “Cosa possiamo fare noi in Italia e nel Partito Democratico”?
“Sul piano del pensiero e dell’analisi – risponde – dobbiamo sforzarci di aprire un confronto schietto e vero sulle più emergenti questioni dell’Europa e del mondo e sul piano della prassi dobbiamo sforzarci di tenere assieme i valori della sinistra con la prospettiva del governo”. Dopo aver dato merito a Renzi, con franchezza ed onestà, degli 80 euro e del Jobs Act, “oggi diciamo a Renzi, da sinistra, che, se vogliamo continuare su questa strada, nella finanziaria bisognerebbe prevedere un provvedimento analogo che vada nella direzione degli incapienti. Dovremmo fare nostra la legge che Caritas, Cgil, Acli, Cisl, Uil, Arci hanno presentato di recente. Costa 1 miliardo e 800 milioni ed è un primo elemento di protezione sociale per quei 4 milioni di nuovi poveri italiani”. Sul Jobs Act, “penso che la sinistra abbia sbagliato: una sinistra seria, invece di inalberare uno scontro avrebbe chiamato in piazza i lavoratori per costruire un’alleanza con i giovani e vedere se il governo Renzi si spingeva oltre per fare una riforma più incisiva”. Sono alcuni esempi sui quali, osserva Rossi, “il pendolo del governo e del partito si può spostare a sinistra, traendo ispirazione dai bisogni reali delle persone, mettendosi in connessione con essi”.
IL PRIMO E IL SECONDO BLAIR – Alla luce di queste considerazioni, chi tra Blair e Corbyn, si chiede Rossi, ha perso il cuore? “È noto – scrive il Presidente toscano – che l’ex premier britannico, dopo aver lasciato la politica ha intrapreso la via degli affari, aprendo una società di consulenza finanziaria (Tony Blair Associates) per banche d’affari, multinazionali, fondi sovrani, miliardari arabi, paesi in via di sviluppo, accumulando enormi ricchezze private (oltre 20 milioni di sterline); entrando a far parte della cerchia dei super ricchi del suo Paese”. Si tratta di un percorso legittimo sul piano personale, ma, osserva Rossi “che ha poco a che fare con la storia della sinistra e con la connessione coi bisogni della povera gente. Forse a Tony Blair il trapianto di cuore è riuscito. Ed è riuscito ad altri socialisti all’acqua di rose, chiusi nelle loro dorate fondazioni o in giro per il mondo a caccia d’affari, ispirati dal successo e dall’amore per il denaro. Una nuova sinistra ha bisogno di capi che diano esempi di sobrietà e di dedizione alla causa”.
SERVE ARIA NUOVA E PULITA – La conclusione dell’analisi del voto a Corbyn: “La casa dei progressisti è sempre la stessa, ma serve aria nuova e pulita. L’affare più importante resta il bene dell’umanità e la lotta alle diseguaglianze. Nessuna reprimenda morale. Non tutti però sono disposti a mutare i sentimenti con l’infatuazione per la ricchezza, presentandola come pensiero unico: quello giusto. “Il capo supremo – scriveva Kant – deve essere giusto per se stesso e tuttavia essere un uomo. Da un legno storto come’è quello di cui l’uomo è fatto non può uscire nulla di interamente diritto”.
DA CORBYN A TSIPRASCorbyn due settimane fa (nelle primarie del Labour, Tsipras ieri nelle elezioni politiche. Che Tsipras ha vinto, smentendo le previsioni di quelli che a proposito di Corbyn si sono detti sicuri che non vincerà nelle prossime politiche inglesi.
Ma anche sulla vittoria di Tsipras i pareri diversi dentro al Pd, espressi sempre su Facebook, non mancano. Anche se Parrini soprattutto sembra approvare il “secondo Tsipras“.

IL CAPOLAVORO DI TSIPRAS – Cominiciamo dal post di Rossi: “In Grecia vince Tsipras. Perde la destra moderata e pure quella neofascista. Ma perdono anche coloro che da sinistra avevano criticato Tsipras in nome di una purezza e una radicalità che avrebbe preferito uscire dall’euro e dall’Europa piuttosto che un compromesso per salvare il Paese dalla bancarotta e tenerlo nell’Unione. Tsipras ha vinto perché ha lottato e si è assunto responsabilità di governo. E poi ha avuto il coraggio di dimettersi e di sottoporsi al giudizio del suo popolo. Che ha capito e lo ha seguito. Un vero capolavoro politico”. Si tratta, per Rossi, di una vicenda su cui riflettere per la sinistra radicale e per la sinistra riformista. “Mi verrebbe da dire – scrive – che per continuare a vincere la sinistra dovrebbe mescolare al suo interno una corrente calda e una fredda, una forte carica ideale e un forte realismo, disinteresse personale e rispetto per la dignità e l’intelligenza dei suoi elettori. È bene che questo dibattito si apra anche in Italia”.

Scrive, invece, il renziano Massimo Baldi: “La nuova vittoria di Tsipras, un dato evidente delle libere elezioni della Grecia democratica, è a mio avviso il sintomo di un malessere politico culturale e sociale europeo”. Baldi riporta immediatamente il voto greco alle cose italiane: “Al suo cospetto, tutti i progressisti italiani – dice – dovrebbero dare prova di onestà intellettuale e riconoscere nel PD guidato da Matteo Renzi la forza migliore della sinistra europea. Corbyn, Tsipras, Podemos sono inoltre fenomeni le cui implicazioni programmatiche sono contrarie e contraddittorie rispetto alle ragioni fondative del PD”. Per cui, l’affondo di Baldi, “chi guarda a loro con empatia, di fatto è un oppositore non di Renzi, ma del PD”.

Nella foto: Dario Parrini, segretario regionale del Pd della Toscana

Nella foto: Dario Parrini, segretario regionale del Pd della Toscana

IL REALISMO DI TSIPRAS – Arriva, sempre via Facebook, anche il commento del segretario toscano del PD, Dario Parrini, con apprezzamenti del percorso compiuto dal leader greco. Tsipras, dice, ha fatto i conti con la realtà: “Tsipras – scrive – non è diventato un riformista ma ha dato prova di realismo”. “Il nuovo Tsipras, che preferisco assai a quello vecchio, nonostante la scissione in % ha ripreso quasi tutti i voti di otto mesi fa”. “L’estremismo greco – annota – subisce una bruciante lezione. Ma potrà consolarsi coi “Vertici per un Piano B” come quello del 10 settembre scorso organizzato a Parigi dagli apprendisti stregoni Varoufakis, Fassina, Lafontaine e Mélenchon. Auguri”.

L’ITALIA COME LA GRECIA, RENZI COME TSIPRAS? – “In Grecia – osserva in un secondo post – le elezioni tendenzialmente sono risolutive e non paralizzanti perché non c’è un obbrobrio come il Consultellum, bensì un sistema elettorale efficace che dà quasi 15 punti di premio al primo partito. Inoltre non si corre il rischio di maggioranze diverse nelle due camere perché c’è il monocameralismo”. Insomma, come dovrebbe accadere presto anche in Italia, con la riforma costituzionale che introdurrà il monocameralismo (il Senato dei territori, non più ad elezione diretta) e con l’Italicum, già legge,  che introduce il premio di maggioranza. “A parte l’imparagonabilità tra Italia e Grecia, queste – fa notare Parrini – sono le due cosucce da rammentare a tutti i sapienti che ora ci spiegano che Tsipras diversamente da Renzi ha avuto il coraggio di indire elezioni anticipate per ottenere un mandato diretto dagli elettori. Se vi paiono differenze da poco, è meglio che parliamo di calcio o di cinema”. E Parrini conclude, “L’Italia avrà un sistema elettorale efficace da luglio 2016 e un bicameralismo riformato da fine 2016”. Significa che nel 2017 si andrà a voto? Che senso avrebbe, ci si potrebbe chiedere, aspettare un anno, il 2018, con la nuova legge elettorale e la riforma del Senato approvate tenute in un cassetto?

Intanto, fonti di Palazzo Chigi hanno reso noto che Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si e’ congratulato gia’ ieri sera con Alexis Tsipras per il successo elettorale in Grecia. Renzi e Tsipras, si precisa, erano stati in contatto nei giorni precedenti il voto.

P.S. Solo per curiosità: a questo momento, il post di Baldi su Tsipras ha registrato 37 mi piace, 37 commenti e nessuna condivisione; quello di Parrini, 35 mi piace, 5 condivisioni, 6 commenti; quello di Rossi, 1477 mi piace, 392 condivisioni, 237 commenti.

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