Ecco la Toscana che tiene, la crisi alle spalle


 Firenze, 3 Luglio 2015 – “Ecco la Toscana. Che realizza il 7% del Pil italiano ed esporta il quadruplo del resto del paese”, scrive su Facebook il presidente toscano Enrico Rossi. “Tutto questo – aggiunge – redistribuisce con maggior equità gli effetti della crisi. La sfida sarà operare perché anche gli effetti della crescita si sviluppino in modo analogo. Per la prossima legislatura le nostre ossessioni resteranno il lavoro e gli investimenti. Motore di ricchezza, uguaglianza e democrazia”. Prosegue Rossi, ancora su Facebook: “La Toscana è la locomotiva dell’export italiano. Pelletteria e farmaceutica i settori di traino. L’ultimo rapporto Irpet-Unioncamere dimostra che i nostri distretti produttivi come carboni ardenti hanno covato sotto la cenere della crisi per tornare ad ardere fulgidamente. Dietro questo risultato l’alleanza tra capitale sano e lavoro produttivo in un territorio che è ricco di coesione, eticità e forte identità creativa”.

C’è un “modello Toscana” per l’accoglienza, ma d’ora in poi bisogna tener conto anche del “modello Toscana” per l’economia e il lavoro. I dati Irpet ed Uniocamere presentati questa mattina al mondo economico e ai presidenti della Giunta regionale Enrico Rossi e del Consiglio Eugenio Giani, dicono che il “modello Toscana” è quello che va meglio di tuttii gli altri in Italia. Tanto che Enrico Rossi, commentando i dati del rapporto, se ne esce, a sorpresa: “Se questi dati li avessimo avuti durante la campagna elettorale, ci avrebbero accusato di fare propaganda”. Per dire che il rapporto Irpet e Unioncamere, presentato nell’Auditorium di Sant’Appollonia, sulla situazione economica della Toscana del 2014 e le previsioni del 2015 sono buoni. Anche se Rossi preferisce definirli “confortanti”.

La recessione in Toscana nel 2014 sembra essersi arrestata, in anticipo rispetto all’Italia, e la crisi iniziata nel 2008 appare finalmente alle spalle. “Ma ancora – ammonisce Leonardo Ghezzi, ricercatore dell’Irpet – non si può parlare di ripresa, attesa da tre anni e che arriverà nel 2015, rispetto alla peggior crisi dal dopoguerra in poi”.
Nel 2014 la crescita del Pil toscano è stata infatti sostanzialmente nulla, anche se migliore dell’Italia: crescita zero contro una diminuzione dello il 0,4% nazionale, dovuta, come sempre, ai migliori risultati sul fronte dell’export (è aumentato del 4,3%). Nel 2015, invece, il Pil aumenterà dell’1.2%, meglio dell’Italia (+0,8%, dell’ 1% nel 2016). E crescerebbe ancora grazie all’export (+5,6%), cui però dovrebbe seguire anche una ripresa della domanda interna e soprattutto dei consumi delle famiglie (+1.1%), che valgono comunque il doppio di tutte le esportazioni

IL BOOM DELL’EXPORT – Quello dell’export è un dato che non rappresenta una novità per la Toscana, anche se nel 2014 la contrazione della domanda interna è stata inferiore al ritmo, in discesa, tenuto nei due anni precedenti.
“La caduta registrata negli ultimi anni – dice in apertura dei lavori Andrea Sereni, presidente di Unioncamere Toscana – si è arrestata e la Toscana si conferma in grado di limitare i danni, rispetto all’Italia, di una lunga crisi”. Ma non cambia, aggiunge, la sostanza di una situazione che, negli ultimi sette anni, “ha visto più che raddoppiare le persone in cerca di occupazione, i consumi ridursi di circa il 5%, accrescere il numero di famiglie in situazione di vulnerabilità economica”.
In sintesi, i dati dicono che nel 2014 si è arrestata la caduta del Pil toscano, che è continuata la crescita dell’export e che il 2015 si preannuncia all’insegna di una cauta ripresa. Migliora, nei primi mesi del 2015, anche il mercato del lavoro, ossia il saldo tra assunzioni e cessazioni.
Anche nel 2014, la Toscana ha dunque fatto registrare la migliore tenuta rispetto al resto del paese. In tutto l’arco della crisi, le cadute del Pil, dell’occupazione, degli investimenti dal 208 ad oggi, pur preoccupanti, in Toscana sono state decisamente inferiori a quelle della maggior parte delle altre regioni italiane.

CRISI SUPERATA – “La crisi – dice il direttore dell’Irpet Stefano Casini Benvenuti – sembrerebbe superata ed è una certezza che la Toscana ha tenuto meglio. Lo mettono in evidenza tutti gli indicatori”.
Stefano Casini Benveuti cita l’economista Giacomo Becattini: “Il vecchio calabrone è ancora in grado di volare”. E’ tornato il segno positivo anche sul fronte dell’occupazione: nel 2014 rispetto al 2013 gli occupati, lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, sono stati 520 in più e sarebbero aumentati, rispetto alle prime rilevazioni dell’Istat, di quasi 7 mila unità nel primo trimestre del 2015. In generale, tra il 2008 e il 2014 se ne sono persi 24 mila e circa 18 mila se il confronto lo si fa con il primo trimestre di quest’anno. Anche se è pur sempre un saldo migliore di altre regioni. Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, il primo trimestre 2015 segna un saldo positivo tra assunti e cessati (+33 mila, il miglior risultato dal 2009) e crescono, all’interno, i contratti a tempo indeterminato. Un altro dato che emerge è che sono state salvaguardate le posizioni dei soggetti più deboli, è aumentata di meno che altrove la povertà e non è peggiorata la distribuzione del reddito. Come attesta anche l’ultimo rapporto della Banca d’Italia.

Nella foto: Enrico Rossi, di spalle, mentre segue la presentazione del rapporto Irpet -Unioncamere Toscana sull'economia del 2014 e le previsioni del 2015

Nella foto: Enrico Rossi, di spalle, mentre segue la presentazione del rapporto Irpet -Unioncamere Toscana sull’economia del 2014 e le previsioni del 2015

I DISTRETTI – Le esportazioni sono andate bene grazie alla tenuta dei distretti e del manifatturiero, che fino a non molto tempo fa, osserva il presidente toscano Rossi, molti davano per morti sopraffatti dalla finanza. Il “modello Toscana”, invece, evidentemente tiene, commenta Stefano Casini Benvenuti.
Ma, oltre all’export che va, oltre alle riforme, servono investimenti. Per rilanciare i consumi e l’occupazione.
L’Irpet fa una simulazione e indica una possibile strada da percorrere: con un investimento di 500 milioni di euro all’anno per cinque anni (fino al 2020) si avrebbero un tasso di crescita ulteriore dello 0.5%, tre miliardi e mezzo di Pil aggiuntivo e, soprattutto, 50.000 occupati in più.
Sono dati e indicazioni che vanno analizzati, dice Rossi. Che, comunque, alcune riflessioni le fa subito sottolineando “il clima di responsabilità sociale” che ha caratterizzato la Toscana, imprenditori e lavoratori. “Mi pare – osserva – che il grosso dell’imprenditoria toscana abbia fatto scattare questa scelta di responsabilità e nello stesso tempo, nelle fabbriche si è assistito ad un duro sforzo produttivo: i ritmi di lavoro sono aumentati, ma non si possono leggere come sfruttamento ma sforzo di partecipazione alla crescita della ricchezza”. Sono gli imprenditori che Rossi chiama “fratelli ed alleati”, che hanno saputo sfidare la crisi in Toscana, delineando un blocco sociale forte, “un blocco della tenuta e della ripresa”.

LA COMPARTECIPAZIONERossi ribadisce una sua forte convinzione: sono maturi i tempi per introdurre un modello di compartecipazione degli imprenditori, dei lavoratori e dei sindacati alla tedesca. “Lo propongo ai sindacati e ai lavoratori, lo propongo alle imprese: la Toscana sarebbe un terreno straordinario per sperimentarlo, anche per prevenire e governare gli scenari futuri, le tensioni tra capitale e lavoro”.
E’ uno dei motivi per cui si è tenuto la delega al lavoro: “L’ho scelto non a caso: perché mi frulla nella testa proprio questa cosa”.

Nella foto: Il Direttore di Irpet Toscana Stefano Casini Benvenuti

Nella foto: Il Direttore di Irpet Toscana Stefano Casini Benvenuti

Il tema da affrontare è come aumentare la domanda interna. “Dobbiamo fare nostro – dice Rossi – il tema lanciato dall’Irpet sui 500 milioni ulteriori di investimento all’anno”. Rossi indica anche alcune strade da percorrere, la prima delle quali, l’aumento della capacità della Toscana di attrarre investimenti. “E’ un terreno – osserva – dove entra in gioco in maniera decisiva la relazione tra istituzioni e grandi imprese multinazionali”. Dopo di che, vanno sbloccati i grandi investimenti infrastrutturali: quello di Piombino, di Livorno, ma anche autostrade e ferrovie. “I soldi – ribadisce – vogliamo darli a chi investe non a chi specula. Insieme studiamo come”.
Come attivare i 500 milioni? “Serve uno studio – secondo Rossi – sulla liberalizzazione dei servizi. I dati relativi al mercato del lavoro confermano che abbiamo fatto bene”.
Rossi aggiunge che la questione è molto europea e chiama pesantemente in causa “questa manica di bavaresi che ci portano al disastro”. “Se avessero dato retta a Renzi avremmo avuto 80 milioni già a disposizione”.
Nel rapporto Irpet è stato detto che le richieste delle imprese sono prevalentemente rivolte, per il 30% a tecnici specializzati, per il 26% ad artigiani ed operai specializzati.
Come si possono, allora, attivare questi 500 milioni di euro per cinque anni? Per Rossi  bisogna cambiare il tipo di investimento nel mondo della formazione e dei centri per l’impiego. La Regione, negli ultimi mesi della passata legislatura, ha già approvato la riforma della formazione professionale e deciso di rivalorizzare i centri per l’impiego e di dare vita ad un’Agenzia regionale del lavoro”.
“Anche se ora – osserva – vogliono ricentralizzare tutto. Ma lo voglio fare, la settimana prossima andrò a parlare col Ministro Poletti”.

di Franco De Felice




IL MODELLO TOSCANO SUPERA L'ESAME DELL'ISTITUTO EUROPEO


Firenze, 1 Luglio 2015 – Il modello è stato approvato a pieni voti e senza tentennamenti dai docenti dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Le parole di Brigid Laffan, direttrice del Centro Robert Schuman, sono molto chiare: “Ascoltando Rossi – sostiene – si resta stupiti della proposta, che senza evocare né BruxellesRoma risolve i problemi sul territorio”.

Enrico Rossi era appena intervenuto, alla Badia Fiesolana, dove l’Istituto ha la propria sede e dove si sta svolgendo la Conferenza annuale del Migration Policy Centre. Rossi parla espressamente del “nostro modello di accoglienza” dei profughi e migranti. Ma non si è limitato al modello, ed ha detto del “legame che la Toscana sta costruendo con importanti realtà della Tunisia e dell’Algeria, in una prospettiva di forte legame fra democrazia, lavoro e pace”. E’ un modello di accoglienza diffuso in tutta la regione, con profughi distribuiti in piccoli nuclei, di non più di 20-30 persone, inseriti nelle comunità locali, coinvolgendo dei sindaci e del ricco tessuto di gruppi di volontariato e associazioni di promozione sociale e culturale, di cui la Toscana è ricchissima. “E’ stata – commenta Rossi – un’accoglienza che non ha provocato contrasti e rifiuti tra i cittadini toscani e, anzi, ha creato legami di solidarietà, di collaborazione e amicizia fra le comunità locali e i migranti”.

E’ un modello, ricorda Rossi, che è stato sperimentato tra il 2011 e il 2013, quando arrivarono i primo migranti dalla Tunisia ( cinquecento persone) e poi altri 1.300 africani di tutto il continente in fuga dalla Libia.

I profughi giunti con gli sbarchi degli ultimi mesi sono circa 3000. La Regione sta tentando di replicare lo stesso modello d’accoglienza. “Si tratta – dice Rossi – di numeri in crescita, ma ancora abbastanza contenuti e sostenibili”. Ma ora serve altro. “Occorre – chiede il Presidente toscano – una strategia chiara e attiva dell’Europa per affrontare il problema che non potrà che essere in crescita tumultuosa nei prossimi mesi se non si affrontano alla radice i problemi dell’instabilità politica di tutta l’area mediterranea che, per questo, dovrebbe essere al centro delle politiche dell’Unione Europea”.

Rossi affronta, poi, il tema del nesso inscindibile, dice, che lega democrazia e lavoro: “L’esclusione sociale e la povertà – osserva – sono uno dei principali alimenti del terrore, oltre che delle migrazioni”. Ed è un grande problema globale, non solo dei paesi meridionali dell’Unione. “Va affrontato – secondo Rossi – non erigendo muri, come vorrebbe fare l’Ungheria, sospendendo Schengen all’interno dell’Unione, o interpretando rigidamente le previsioni del Regolamento di Dublino”. La risposta, per Rossi, deve tenere insieme l’iniziativa diplomatica e militare e politiche d’accoglienza civili e solidali, che coinvolgano tutti gli Stati membri. Per fermare, poi, l’onda montante del terrorismo fondamentalista in Medio Oriente e in Europa, Rossi, che si rifà all’ex premier Prodi, dice che l’intervento spetta al Consiglio di sicurezza dell’Onu con l’appoggio di Tunisia, Algeria e Marocco.

Tutti i Paesi dell’Europa, poi, dovrebbero impegnarsi in concrete politiche d’accoglienza per i profughi e per chi fugge da situazioni di guerra, povertà e terrore.

La Toscana, ricorda, ha fatto e continuerà a fare la sua parte. “E’ il genius loci di questa terra. Ce lo chiede anche la nostra Costituzione che, all’articolo 10 – ricorda – riconosce il diritto d’asilo allo straniero cui sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle liberà democratiche garantite dalla Costituzione italiana”.

Perché tutto questo sia realizzabile, alle Regioni, chiede Rossi, deve essere riconosciuto un ruolo nella gestione dell’accoglienza dei migranti in una logica di condivisione nazionale del problema”. “Il modello toscano – dice – può funzionare meglio di un modello centralistico basato sulla concentrazione di molti profughi in grandi strutture che ha un impatto molto forte sul tessuto sociale delle nostre città”.

“Il modello toscano – aggiunge – prevede anche l’impiego dei migranti ospiti in piccole attività pubbliche. È un’accoglienza che sa donare”.

Nel 2014 ci sono stati nel mondo 19,5 milioni di rifugiati, più della metà bambini. Numeri paragonabile a quelli della prima metà del 2015. In Europa, a fronte di 500 milioni di abitanti, si tratta di mezzo milione di persone.

“Il problema – dice il Presidente della Toscana  – può essere affrontato in maniera efficace se l’Unione Europea mostrerà qui la sua capacità di essere davvero unione. Invece, a Ventimiglia con migliaia di profughi sgomberati con la forza, si è avuto un vero “crollo” dell’Europa“.

Rossi invita ad applicare la “clausola umanitaria” del regolamento di Dublino, ma ricorda anche che “il fenomeno dell’immigrazione può essere anche un’opportunità, non solo un problema: un’opportunità di crescita demografica, di sviluppo economico e per rivitalizzare la nostra democrazia”. Garantendo anche la cittadinanza italiana ai nati da stranieri e il diritto di voto agli immigrati stabilmente residenti in Italia.

C’è infine un aspetto, legato alle politiche d’accoglienza, a cui Rossi tiene in maniera particolare: il legame che la Toscana sta costruendo con importanti realtà della Tunisia e dell’Algeria, perché le politiche di immigrazione sono fatte non si solo di accoglienza ma anche relazioni e cooperazione.

In Tunisia la Toscana è impegnata nella regione di Kasserine, con un progetto assieme alla Francia per la ricostruzione di un modello di sanità pubblica, la formazione delle nuove classi dirigenti e il sostegno a progetti di economia locale. Dall’Algeria proviene, invece, il gruppo Cevital, che ha rilevato le acciaierie di Piombino salvando 2200 posti di lavoro.

“In questo modo – dice Rossi – la Toscana sta dando a darà il suo contributo di politica industriale e di politica estera. Ma questo tipo di progetti rappresenta anche uno dei più importanti antidoti al terrore perché apre nuove porte per l’Europa“.

Tunisia e Algeria, secondo Rossi, “sono la prova concreta che una via di pace, di stabilità e prosperità è ancora possibile. Anche in un contesto dilaniato dalla violenza e dal terrore”.

TunisiaAlgeria sono i due paesi che Enrico Rossi visiterà appena finito il Ramadan.

di Franco De Felice

Nella foto di copertina: Enrico Rossi al tavolo dei relatori della Conferenza annuale  del Migration Policy Centre dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole




IL MANIFESTO DELLA SINISTRA ROSSIANA


E’ il “manifesto di Rossi” per una sinistra di governo nazionale, per la sinistra del lavoro. Sono tre interventi, i primi due, di Rossi in persona, risalgono a lunedi, con uno scritto su Huffington Post il primo, il secondo, in diretta, a Linea Notte, lunedi notte, il terzo L’amaca di Michele Serra, questa mattina su la Repubblica. Aiutano a capire perchè Rossi ha vinto le elezioni toscane. con un risultato che lo ha fatto diventare personaggio politico di riferimento nazionale. Per come ha vinto.

L’AMACA DI SERRA – Serra, lo fa sulla base di quanto Rossi ha scritto sull’Huffington Post: ha vinto perchè è rimasto ancorato al territorio, ha vinto perchè ha cercato “con tutte le sue forze” di cementare il patto tra capitale sano e lavoro, ha vinto perchè ha combattuto le fughe speculative del capitale che distrugge il lavoro. E cita il caso Piombino, cita i licenzianti alla People Care di Guasticce e alla Smith di Saline di Volterra. A proposito: domani Enrico Rossi sarà a Roma, al Mise, per cercare di risolvere la situazione della People Care. Prima ancora della composizione della nuova Giunta  regionale, il suo primo impegno da neo presidente della Toscana è per il lavoro, per il quale continua a metterci “la faccia”. Rossi, scrive Serra, è tipicamente sinistra di governo, non impartisce lezioncine, non sprizza astio, trasuda esperienza. Conclude Serra : dalla tradizione “laboriosa, fattiva, moralmente schierata della sinistra italiana di Rossi, Renzi “ha qualcosa da imparare; e molto da guadagnare (anche elettoralmente) se dovesse chiedere notizie di quella strana parola, “territorio”, che della politica è, nè più nè meno, la ragione d’essere”.

Andiamo all’intervento sull’Huffington Post, che tanto ha tanto colpito e convinto Serra a dedicare L’amaca di oggi a Rossi.

ROSSI SULL’HUFFINGTON POST – “Il risultato elettorale toscano – scrive Rossi – dimostra che il Partito Democratico può essere una comunità plurale e radicalmente alternativa alle destre. Renzi ha intuito per tempo il radicamento territoriale e i meriti di una sinistra di governo, e noi abbiamo conservato una visione e un pensiero indipendenti. Questo ci ha portato a conservare la nostra forza e a riscoprire il primato della politica come punto d’attacco per la crisi e i suoi effetti. Molti erroneamente pensano che la Toscana è una roccaforte, dove il voto sarebbe scontato. Non è così”.

Più avanti: “Non abbiamo mai smesso di inseguire il patto tra capitale sano e lavoro. Tenendo insieme queste due forze abbiamo salvato la Toscana, mostrando capacità di resilienza. Così abbiamo contenuto il crollo del Pil, dell’occupazione e siamo stati in grado di aprirci sempre di più al mondo soddisfando con il nostro export una crescente domanda internazionale dei nostri prodotti”.

E ricorda le oltre 180 crisi aziendali seguite di persona. “Tutto questo ha avuto il suo riscontro nelle urne. Gli elettori, pur nel considerevole calo dell’affluenza, ci hanno premiato. La città simbolo è stata Piombino, con il 60%. Città operaia, attraversata da una profonda crisi siderurgica, che abbiamo salvato con l’impegno nostro e del Governo; Piombino riassume il senso della sinergia tra noi e Renzi“. Rossi si dichiara (non è una novità) “di appartenere alla tradizione comunista e berlingueriana, da cui provengo per formazione e che mi ha insegnato la lotta politica, l’arte del governo e la necessità imprescindibile della “connessione sentimentale” con i lavoratori, il territorio e i cittadini”.

IL MODELLO TOSCANO – E spiega il modello toscano: “Il modello toscano si è retto sulla fiducia e sulla integrazione tra forze produttrici. E i lavoratori hanno compiuto un grande sforzo caricandosi i costi della crisi ma operando responsabilmente per tenere in vita le fabbriche e le produzioni. Tutto questo dovrebbe ispirare una riforma del sindacato nella direzione della cogestione e della contrattazione decentrata. Non possiamo trascurare il nesso che corre nel paese tra la crisi della sinistra e la sofferenza del mondo del lavoro, della scuola, della sanità. Il debito pubblico e l’austerità continuano a deprimere spesa pubblica investimenti e servizi. Io stesso sono arrivato in ritardo a concepire un’ulteriore riforma del sistema sanitario regionale. Avrei dovuto farlo prima”.

UNA NUOVA EUROPA – “L’Europa – scrive Rossi – avrebbe bisogno di un vero e proprio ‘momento roosveltiano’. In un documento riservato concepito da Renzi e destinato al prossimo consiglio d’Europa di fine giugno (COMPLETING AND STRENGTHENING THE EMU) ci sono due punti di forza: l’istituzione di un fondo comunitario per la disoccupazione e una politica fiscale unica. La condivisione del rischio dunque e un welfare europeo”.

UN NUOVO SOCIALISMO EUROPEO – “Tutto questo – conclude – potrà attuarsi se nasceranno partiti e sindacati veramente europei. La rinascita del socialismo in Europa alla luce degli stravolgimenti globali è e dovrebbe essere l’orizzonte della sinistra italiana e della sua storia migliore. Sento il mio impegno da questa parte e mi impegnerò anche sul fronte nazionale ed europeo anteponendo le cruciali sfide ad ogni opportunismo tattico e ideologico”.

ROSSI A LINEA NOTTE – Questo il “Rossi pensiero” scritto. Il “Rossi pensiero” parlato ve lo proponiamo qui sotto: di fatto le stesse considerazione del Rossi scritto, lunedi notte a Linea Notte, ospite del direttore del Tg3 Bianca Berlinguer, in un lungo confronto con Paolo Romani (Forza Italia), Gaetano Quagliarello (Ncd) e Roberto Giachetti (Pd),  presenti anche Giuliano Ferrara, del Foglio,  e Federico Geremicca, della Stampa. Il manifesto della sinistra rossiana in quattro minuti.

di Franco De Felice

 

Foto di copertina: Enrico Rossi negli studi Rai di Firenze durante il collegamento con Linea Notte per commentare il risultato elettorale




SCHULZ SOSTIENE ROSSI: LA TOSCANA HA SAPUTO REAGIRE ALLA CRISI


Firenze – E quasi in dirittura finale arriva il sostegno di un amico. Perchè tale è il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz per Enrico Rossi. Proprio oggi i due hanno avuto una conversazione telefonica, mentre il candidato era a Lucca per la campagna elettorale. Oltre agli auguri per il voto di domenica, Schulz ha voluto riconoscere a Rossi lo sforzo della Toscana nel far fronte alla crisi, con iniziative tese a rafforzare la solidarietà e la competitività del sistema regionale, e ha posto un particolare accento sulle misure per la lotta alla disoccupazione giovanile. Schulz ha inoltre riconosciuto il valore aggiunto dell’europeismo toscano che ha permesso di cogliere al meglio le opportunità fornite dall’Unione, sottolineando come in futuro l’attivazione del Piano Juncker per gli investimenti potrebbe rappresentare un volano economico di prim’ordine per la Toscana e le altre regioni italiane. Ricordiamo che sul piano Juncker Rossi ha proposto degli emendamenti al parere del Parlamento Europeo nel corso dell’ultima missione a Bruxelles, insistendo sulla necessità della ‘golden rule’, ovvero la regola sulla sottrazione degli investimenti dal calcolo del rapporto deficit/pil degli Stati.
Il Presidente Schulz ha avuto una relazione stretta con il Presidente Rossi sin dall’inizio del suo mandato e ha visitato la Toscana in numerose occasioni: si ricordano per esempio l’incontro con i lavoratori delle acciaierie di Piombino e la visita a Sant’Anna di Stazzema per ricordare l’eccidio commesso dalle SS, la cui vicenda processuale proprio ieri ha conosciuto un nuovo sviluppo con l’archiviazione da parte della Procura di Amburgo del procedimento contro il militare nazista Gerhard Sommer. Anche su questo Rossi è intervenuto oggi con un commento: “E’ una offesa alla memoria delle vittime di Sant’Anna di Stazzema, alle coscienze di tutti i democratici toscani e italiani. A fronte dei tanti giovani tedeschi che vengono in pellegrinaggio al Parco della Pace o di Martin Schulz che con me ha celebrato il ricordo della strage c’è una Germania reticente che ancora non vuol fare i conti con la storia. E che pensa così di eludere le proprie responsabilità e di sfuggire dalle proprie vergogne”.

IL RISCHIO ASTENSIONISMO – Nel corso della giornata Rossi è tornato a riflettere su uno dei temi del giorno, quello del rischio astensionismo. Lo ha fatto nel corso di una intervista rilasciata all’emittente radiofonica Controradio ed andata in onda nella mattinata. “Credo che parlare di astensionismo – ha detto, tra l’altro – chiami in causa il problema della democrazia e della partecipazione, il rapporto tra democrazia e capitalismo, l’incapacità che oggi hanno le istituzioni e la politica di proteggere gli strati popolari, i lavoratori in difficoltà dagli effetti dell’impoverimento e della crisi. E questo spinge a un rancore verso le istituzioni democratiche che sono incapaci di risolvere i problemi di tutti i giorni. Le persone perdono fiducia perchè la democrazia non è più in grado garantire diritti fondamentali come il lavoro. C’è anche il discredito della classe politica, perchè questa continua con comportamenti inaccettabili. Per questo ho proposto che tutti gli eletti aderiscano alla Carta di Avviso Pubblico, che costringe a comportamenti morali. Intanto dico però che il fango che ha sporcato tante istituzioni e regioni non ha toccato la Toscana e che i nostri comportamenti sono sempre stati sobri”.
“Aggiungo anche – sottolinea Rossi - che il clima e le scelte di natura tecnica hanno un impatto sul fenomeno dell’astensionismo. Noi andiamo al voto ancora come ci andammo nell’immediato dopoguerra, come se il mondo fosse lo stesso di 70 anni fa. Ma così non è. La gente si muove, si è rotta quella unità di tempo e di spazio della vita che solo 30 anni fa era forte. Bisognerebbe che anche la pubblica amministrazione si adeguasse. Non c’è una modernizzazione e un adeguamento dello stato”. Infine, conclude Rossi: “Vorrei una riflessione seria e senza scorciatoie sulle cause che portano a denigrare questo paese e le istituzioni. Il paese sembra aver preso una strada che porta a smantellare le istituzioni: si dice via le province, poi via le regioni, manca il passaggio ‘via i comuni’ e torniamo ai podestà nominati dall’alto. Mi batterò perchè le istituzioni, che pure devono essere riformate, facciano uno sforzo per consentire una maggiore partecipazione dei cittadini ad un momento fondamentale come sono le elezioni. Non dobbiamo dimenticare che le elezioni sono state una conquista che abbiamo pagato con il sangue”.

LA SINISTRA E LA TOSCANA “ROSSA” – Poi una risposta sull’atteggiamento della sinistra estrema: “Avanzano forze di tipo populista, la destra non esprime nessuna alternativa credibile e anche la sinistra mi sembra rifugiarsi piano piano in un ruolo un po’ minoritario, velleitario, non mi pare che sugli argomenti concreti esprima una alternativa. Più che altro – ha proseguito Rossi - mi pare che stia tentando di misurare in termini antirenziani che peso ha in Toscana, sapendo che comunque il Pd vincerà e Rossi vincerà e che quindi non ci sono problemi di tenuta del governo regionale a sinistra. E’ un calcolo sbagliato. Sarebbe stato preferibile che avessero continuato, anche in modo critico, a stare all’interno della maggioranza a sinistra, sarebbe stato uno sfondamento straordinaria in Toscana. Ho questo cruccio, sono molto dispiaciuto. La Toscana “rossa” avrebbe avuto in questo risultato un punto altissimo e avrebbe avuto una capacità di tenuta unica nel panorama nazionale. Non è stato scelto questo, sono rammaricato. Mi verrebbe da dire in modo un po’ polemico: davvero Sel che sostiene la Moretti in Veneto pensa che la Moretti sia più a sinistra di Rossi? O che lo sia la Marini in Umbria o addirittura Emiliano? Peccato”.

IL VOTO DISGIUNTO – “C’è anche – ha sottolineato il presidente candidato – la possibilità tecnica di votare Rossi e poi sulle liste orientarsi come meglio si ritiene. Il rischio che corre questa sinistra con cui non siamo riusciti a fare un accordo è che alla fine tirino la volata al Movimento 5 Stelle. Gli argomenti rischiano di assomigliarsi molto: le infrastrutture, una certa critica ambientalista, legittima, ma che si infrange sulle cose importanti che abbiamo fatto come la legge 65, il Piano paesaggistico. Questo è il rischio che vedo. Avrebbero potuto avere più voti dicendo: ci presentiamo per votare Rossi, anche con programma alternativo, perchè vogliamo tenere unita la sinistra e pesare nel governo della Toscana. Era così semplice”.

di Susanna Cressati




Enrico Rossi: l'operaio come classe dirigente


FirenzeEnrico Rossi è negli studi Rai di Largo De Gasperi per registrare una tribuna elettorale. Una lunga intervista di 40 minuti: quattro giornalisti a fare domande, Rossi a dare risposte.
La prima domanda prende spunto dalla soluzione positiva di due questioni: Piombino e la ex Lucchini la prima, la vicenda degli aeroporti di Firenze e Pisa la seconda. Con un particolare: se si sono risolte positivamente è anche grazie a due iniziative private. Sono quindi le multinazionali a salvare la Toscana? Sarà una risposta sul ruolo delle multinazionali ma anche sul ruolo della classe operaia, dei lavoratori il cui “sforzo produttivo” in Toscana è stato ed è straordinario. L’operaio come classe dirigente.

LE MULTINAZIONALI – In un mondo globalizzato, risponde Rossi, sarebbe un disastro senza le multinazionali. La differenza, rispetto ad altre realtà regionali, è che in Toscana queste multinazionali sembrano radicarsi più che altrove. Merito della Regione, come riconosce l’ambasciatore Usa Philips. Ma, aggiunge Rossi, la salvezza di Piombino è dovuta ad una piazza. “Ricordo ancora Piazza Bovio, piena di persone, di lavoratori che gridavano ‘Piombino non deve morire‘. Prendemmo impegno per un grande investimento della Regione Toscana, lo abbiamo fatto. Era un anno fa, non un secolo. Mi pare che si stanno vedendo risultati positivi”. “Domani – annuncia – a Roma si dovrebbe chiudere definitivamente. Colgo l’occasione per dire che il governo deve garantire a Piombino lo stesso costo dell’energia che si pratica per i signori del tondino di Brescia. Altrimenti l’operazione non va in porto. Se questa operazione va in porto, Piombino riprenderà a produrre acciaio e con l’intervento che abbiamo fatto sul porto, e in questo caso intervento pubblico, come è giusto che sia, abbiamo tante imprese multinazionali che chiedono di insediarsi a Piombino perchè si sono create opportunità nuove”.

Nella foto : Enrico Rossi alla grande manifestazione del Primo Maggio 2014 in piazza Bovio.

Nella foto: Enrico Rossi alla grande manifestazione del Primo Maggio 2014 in piazza Bovio.

Lo stesso per la vicenda aeroporti. “Non è stato facile”, riconosce Rossi. “Firenze e Pisa insieme – fa notare – stanno raggiungendo volumi di traffico impensabili finora. E’ stato creato un polo nuovo a livello nazionale. Da aeroporti marginali sono diventati un sistema aeroportuale competitivo, il terzo in Italia, dopo Roma e Milano”.

L’OPERAIO CLASSE DIRIGENTE – Ma c’è un altro protagonista della “salvezza della Toscana”. La crisi ha riportato in primo piano il ruolo della classe operaia, rendendola protagonista non solo sul piano delle lotte sociali (vedi Piombino e piazza Bovio, o la Smith di Volterra), ma anche per la tenuta del sistema produttivo. E’ l’operaio che rimane classe dirigente anche in una società globalizzata. “Visito tante aziende e un po’ di occhio – dice Rossi – me lo sono fatto. I ritmi di lavoro sono cresciuti. Quindi, da un lato evviva gli imprenditori che investono e dall’altro, a tenerci a galla come Toscana, c’è uno straordinario sforzo produttivo dei lavoratori in fabbrica. Si può vedere visitando qualsiasi azienda. Ecco perchè io credo molto, nelle relazioni sindacali, al modello tedesco. Bisognerebbe evolvere verso un modello partecipativo, dove i lavoratori contano di più anche all’interno dell’azienda. Altrimenti questi sforzi produttivi rischiano di trasformarsi in tensioni. E per lo sviluppo noi non abbiamo bisogno di tensioni tra imprenditori e lavoratori. Abbiamo bisogno invece di un modello di compartecipazione, di cogestione persino. Il modello tedesco va perseguito”. “Ci sono grandi imprese multinazionali con cui andiamo molto bene d’accordo – ha spiegato Rossi – quando invece ci troviamo di fronte ad imprese come la Smith io sono dalla parte dei lavoratori e vado a fare le assemblee in fabbrica con i lavoratori. Se abbiamo davanti la General Electric, che rispetta gli impegni che prende, abbiamo ottimi rapporti. La Whirlpool è un’altra azienda che chiude nel resto del paese ma mantiene i suoi investimenti qui, perchè c’è stato un interesse della Regione su progetti di ricerca importantissimi che hanno coinvolto le tre università”.

Secondo Rossi, al mantenimento della forza produttiva in Toscana “concorrono le multinazionali, che abbiamo attratto e fatto restare. Concorre una nuova imprenditoria e quel capitalismo familiare tanto bistrattato da tanti ‘soloni’, che ha sfidato il mondo, si radica sul territorio, investe e sente la responsabilità sociale. Questo vale per la Lucchesia, vale per Santa Croce, vale per le piccole e medie imprese. Io sono amico e fratello di questi imprenditori. Con questa imprenditoria voglio dialogare, trovare le strade per risolvere i problemi della Toscana e la via dello sviluppo. Sono meno amico di quegli imprenditori che invece fanno i fallimenti intenzionalmente per mantenersi la villa, le macchine, le vacanze a Forte dei Marmi”.

I PRIMI CENTO GIORNI – Enrico Rossi sta caratterizzando l’ultima parte della campagna elettorale (si vota il 31 maggio) con una serie di proposte: saranno venticinque entro il 29 maggio. Oggi la quindicesima, sull’istituzione pronto soccorso “H24″ per gli animali e sulla “chippattura” riordinando il sistema delle sanzioni. L’ultima domanda nella Tribuna elettorale è stata: Cosa farà, se rieletto, nei primi cento giorni?
La risposta di Rossi : “Realizzare almeno l’85% dei provvedimenti che sto annunciando in questi giorni. E se non dovessi riuscirci, rinuncio allo stipendio, che evolverò ad altri scopi, fino a quando non saranno realizzati”.

di Franco De Felice

Foto di copertina: Enrico Rossi negli studi Rai di Firenze per la registrazione della Tribuna elettorale




Enrico Rossi: il manifesto della costa


Rosignano Solvay (Li)  – Platea gremita al Teatro Solvay di Rosignano, per l’incontro con il candidato presidente Enrico Rossi. E Rossi ha ripagato l’attenzione con un intervento a tutto campo, un vero manifesto (il testo integrale in toscanacisiamo.it), in cui ha esposto le linee di intervento per la costa toscana che si propone di mettere in pratica una volta rieletto presidente della Regione.

Una base industriale solida e ambientalmente compatibile; una politica energetica in grado di rendere competitiva l’industria; una infrastruttura viaria tirrenica che faccia recuperare velocità e modernità. Questi i temi affrontati da Rossi, che ha definito l’area costiera “punto debole della Regione e, insieme, grande opportunità della Toscana per la coesistenza di infrastrutture, industria e logistica” (.

La Solvay – L’intervento ha preso il via dalla realtà Solvay: “In questi anni la politica ha sostenuto con fermezza – ha detto Rossi – la necessità che il parco e lo stabilimento Solvay non dovessero arretrare. La Regione ha rappresentato per la dirigenza dell’impresa una ‘sicurezza’, imponendosi come partner privilegiato per il mantenimento e lo sviluppo della presenza industriale. Sono in corso altri investimenti, due nuovi impianti chimici innovativi: uno per la produzione di acido peracetico da 1 milione di euro e un impianto d’acqua ossigenata per l’industria elettronica da 20 milioni. La prossima settimana firmeremo l’accordo di programma per energia e parco industriale. Se la Toscana trova qui il suo futuro l’intera fascia costiera riparte”.

Conciliare Industria e Ambiente, senza pericolose contrapposizioni – “Ora dobbiamo alzare l’asticella ancora verso l’alto – ha proseguito Rossi – spingendoci oltre, per conciliare industria e ambiente: chi li contrappone prende una strada pericolosa. L’industria non è un residuo del passato. In questi anni abbiamo costruito un sistema in cui industria, ricerca, università, dirigenza, lavoratori, istituzioni e forze sociali hanno dialogato, integrandosi per un comune obiettivo. L’attenzione alla grande industria ha dato risultati, ottenendo più investimenti nonostante la crisi. Se perdiamo una buona base industriale non ce la faremo solo col turismo, che nei suoi eccessi diventerebbe un fenomeno speculativo”.

Ridurre i costi dell’energia – “Porteremo questo tema sui tavoli del Governo – si è impegnato Rossi – perchè quella dell’energia è una partita importante e deve stare al centro delle scelte di politica industriale nazionale. Il nostro obiettivo è quello di riconciliare l’industria e la Toscana e la costa è il nostro punto debole. A Piombino abbiamo prodotto una svolta, introducendo elementi competitivi per il porto e la presenza industriale. Livorno ha bisogno di 25mila posti di lavoro. La sua locomotiva è il porto: noi ci siamo, da lì si riparte per conquistare la competitività, che non riguarda solo il capitale ma anche il lavoro e le forze sociali”.

Nella foto : il tour elettorale di Enrico Rossi, dopo Rosignano Solvay , ha fatto tappa a Piombino, dove si è incontrtato con gli operai e la Rsu della Tenaris-Dalmine

Nella foto : il tour elettorale di Enrico Rossi, dopo Rosignano Solvay , ha fatto tappa a Piombino, dove si è incontrtato con gli operai e la Rsu della Tenaris-Dalmine

L’infrastruttura viaria – “Il correlato della politica industriale è l’impegno per una moderna infrastruttura viaria tirrenica – ha aggiunto Rossi, riguardo al terzo punto su cui ha impostato il suo discorso – che ci faccia recuperare velocità e modernità. I Macchiaioli dipingevano le vacche di Coltano, molto belle, ma gli impressionisti francesi negli stessi anni dipingevano la metropolitana. Per questo “Cristo non si può fermare a Fonteblanda“. Abbiamo bisogno di quattro corsie da Fonteblanda e Tarquinia, senza alterare il contesto ambientale e paesaggistico, ma dando a tutti i cittadini toscani un’opportunità di movimento e di velocità. Una strada moderna agevola il turismo e l’attrazione di investimenti, consentendo al comparto agroindustriale di Grosseto una via di sbocco. Allo stesso modo Livorno dovrebbe diventare un porto strategico per Roma. Se riusciamo a fare sistema e a confrontarci in modo maturo e serio potremo farcela, guardando oltre il ‘particolare’ immediato”.

di Susanna Cressati

Nella foto di copertina: L’intervento di Enrico Rossi al Teatro Solvay di Rosignano

 




"VIAGGIO IN TOSCANA" NUMERO DUE


Firenze – La prima giornata del candidato Enrico Rossi si apre con le politiche energetiche e si chiude con una risposta tranciante al leader della Lega Matteo Matteo Salvini: “Vedo che Salvini si agita molto, ma spara a salve”.
Le questioni energetiche: “Nel 2020 raggiungeremo il burden sharing assegnato alla Toscana in base agli obiettivi fissati dall’Unione Europea”. E’ partito da Fornacette, con una visita all’azienda “Geu” ( nella foto di copertina l’incontro con le giovani maestranze), dove si è parlato di questioni energetiche e di green economy, il viaggio in Toscana del candidato Enrico Rossi. Un tour elettorale che prevede non meno di 200 iniziative da qui alla fine di Maggio. Una sorta di “Viaggio in Toscana”, seconda edizione. Sul primo, fatto nella veste di Presidente della Toscana, ha scritto anche un libro. Il secondo viaggio l’ha iniziato da candidato per un secondo mandato. Per scrivere, idealmente, un altro libro alla scoperta della Toscana, partendo dalle sue enormi ricchezze e potenzialità.
Come, appunto, la Geu, azienda pisana operante nel settore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili. “Questioni – ha detto Rossi – che rappresentano capitoli cruciali per lo sviluppo della Toscana e per quella ripresa che va sostenuta con ogni mezzo”.
“Ogni impegno su questo fronte – ha aggiunto – significa dare respiro a nuove opportunità produttive e di occupazione”.
Rossi ricorda i 170 milioni destinati a sostenere progetti di efficientamento energetico da parte delle imprese. “Sono risorse che grazie al loro effetto moltiplicatore – fa notare – sono capaci di attivare investimenti per circa 600 milioni”. La Regione ha già pubblicato due bandi per 3 milioni di euro e a luglio sono attese le graduatorie, mentre si sta lavorando per lanciare gli altri bandi per le imprese e per finanziare progetti destinati anche alle aree urbane degradate e alla creazione di filiere produttive green. Un fondo di garanzia di 3 milioni di euro faciliterà l’accesso al credito: “Prevediamo – dice Rossi – l’attivazione di 30 milioni di euro come volume complessivo di finanziamento”.

Gli obiettivi del burden sharing si potranno raggiungere anche grazie alla geotermia, la “perla” toscana nel campo delle energie rinnovabili, con una potenza installata che supera gli 800 Megawatt. E’ il dato più alto in Italia. “E’ anche grazie a questa performance, resa possibile da una importante sinergia con Enel – spiega Rossi – che la Toscana potrà raggiungere nel 2020 l’obiettivo del burden sharing, ovvero la responsabilità assegnata alla Toscana in base a quanto fissato in sede UE, che assegna alla nostra regione un target del 16,5% di consumo da rinnovabili termiche ed elettriche sul consumo energetico complessivo”.

La situazione è buona anche per le altre fonti energetiche rinnovabili: il fotovoltaico (a maggio 2013 la potenza installata in Toscana ammontava a 668 MW, nettamente superiore a quanto previsto dal burden sharing) e le biomasse, soprattutto con piccoli impianti di cogenerazione e l’eolico.

Si è parlato anche degli alti costi dell’energia, un problema in primo piano che riguarda tutta la regione, in modo particolare la fascia costiera, per la presenza della grande industria. E Rossi ha ricordato l’accordo di programma dell’aprile 2014 su Piombino e i nuovi accordi su Livorno e sulla fascia costiera livornese. “Con il Ministero e l’Enel – ricorda il Presidente – stiamo affrontando il tema della riduzione dei costi energetici delle imprese, che riguarda soprattutto grandi realtà produttive come la Lucchini, in fase di rilancio”.

E le tematiche verdi appaiono con un capitolo a parte e con una infografica speciale nel sito ufficiale della campagna elettorale di Enrico Rossi www.toscanacisiamo.it con #ToscanaVerde che si apre con :

“Un territorio sicuro e un paesaggio bello e vitale
Il territorio e l’ambiente siamo noi, energia per la vita, da governare con cura e lungimiranza. Siamo la regione più pianificata e vincolata d’Italia e abbiamo arginato per sempre il consumo di suolo. Non crediamo in una Toscana da cartolina. Crediamo invece che la bellezza è opera degli uomini e del lavoro di generazioni. Ci sforzeremo in tutti i modi per costruire opportunità di vita e lavoro, sicurezza e bellezza per tutti. La nostra storia è scolpita nel Paesaggio.
E sotto una ricca infografica dove vengono ricordati tutti i risultati ottenuti in questi anni, compresi gli ottanta milioni investiti per le energie rinnovabili.

La prima giornata del candidato Rossi si chiude con la polemica con Salvini, oggi in Toscana, a Siena. “Vedo che Salvini si agita molto, ma spara a salve: in Toscana non ci sarà nessun ballottaggio”, risponde Rossi. “Quanto alla guerra di Liberazione, la Toscana – fa notare – l’ha già fatta e vinta nel 1945, contro quei fascisti con cui i due lombardi, il segretario leghista e il suo candidato Borghi, sono oggi alleati. “I toscani – aggiunge il presidente della Toscana – sono un popolo esigente e civile e come sempre decideranno liberamente chi governerà la Toscana nei prossimi 5 anni”. “Ho la fondata convinzione – conclude Rossi – che in Toscana le urla fascio-leghiste non troveranno spazio. C’è una cosa, invece, da cui non la Toscana, ma l’Italia deve liberarsi: sono gli slogan deliranti e violenti del segretario della Lega, il messaggio di paura e sfiducia che cerca di trasmettere al paese”.




TUTTI A PIOMBINO, UN PORTO DI INVESTIMENTI


FIRENZE – Piombino da città simbolo di una crisi senza ritorno, sta diventando un inaspettato polo d’attrazione di aziende che vogliono investire. La sua reindustrializzazione è una scommessa vinta, commenta soddisfatto il Presidente della Toscana Enrico Rossi. Lo si deve innanzitutto agli investimenti di Regione e Governo, grazie ai quali Piombino sta avendo una vera rinascita industriale. #Piombinoriparte, dunque.  Dopo l’acquisizione della ex Lucchini da parte di Cevital, altre due importanti aziende hanno deciso di sbarcare nell’area portuale piombinese, la General Electric e il gruppo costituito da Saipem, F.lli Neri e San Giorgio.
Piombino, che sembrava potesse vivere solo di siderurgia, dopo la crisi della ex Lucchinji, dopo la chiusura dell’altoforno ( che ora riaprirà con Cevital), continuerà con la siderurgia che sarà però affiancata dall’agricoltura (sempre Cevital) alle quali si aggiungeranno altre due attività industriali, la demolizione navale (il gruppo Saipem-F.lli Neri-San Giorgio) e l’industria energetica (General Electric).
Nello specifico, alla Cevital, già impegnata ad investire un miliardo di euro e dare occupazione a  1.860 lavoratori, si affiancheranno la “GE Oil&Gas”, con un sito di assemblaggio per moduli energetici, e il gruppo composto da Saipem, San Giorgio del Porto e F.lli Neri di Livorno con il primo polo nazionale controllato per la demolizione delle navi. Non si è potuta demolire la Concordia, finita a Genova, ma i lavori di ristrutturazione del porto non sono stati inutili. Quello della demolizione delle navi, sarà un polo nazionale in grado di dare lavoro a circa 250 addetti, compreso l’indotto.
Si parla di un investimento da circa 40-50 milioni di euro per General Electric (previsti fino a 350 nuovi occupati) e di un progetto da alcune decine di milioni da parte di Saipem-Fratelli Neri-San Giorgio del Porto (previsti dagli 80 fino ai 250 occupati).
“Due anni fa – ricorda il Presidente della Toscana Enrico Rossi – Piombino era in lutto, ora è rinata grazie ad una buona politica industriale pubblica ed a 240 milioni di investimenti di Regione e Governo, che hanno attratto oltre 1100 milioni di investimenti privati. A Piombino il pubblico non è stato inerte, ha lavorato seriamente per realizzare l’ammodernamento del Porto, per le bonifiche e per incentivi alle imprese. Tutto questo l’ha resa altamente attrattiva”.

General Electric costruirà una piattaforma per assemblare moduli tecnologici alti più di un palazzo di 8 piani e dal peso di 4mila tonnellate. Un investimento tra 40-50 milioni e 350 posti di lavoro. Tutto grazie al nuovo porto più attrezzato, competitivo e attraente

Nella foto : un modulo della General Electric che sarà spedito via nave dal porto di Piombino. General Electric costruirà una piattaforma per assemblare questo tipo di moduli tecnologici alti più di un palazzo di 8 piani e dal peso di 4mila tonnellate.

Nella foto : un modulo della General Electric che sarà spedito via nave dal porto di Piombino. General Electric costruirà una piattaforma per assemblare questo tipo di moduli tecnologici alti più di un palazzo di 8 piani e dal peso di 4mila tonnellate.

Il progetto della General Electric lo spiega il presidente Massinmo Messeri: “Siamo interessati all’area di Piombino – dice – per realizzare un cantiere di assemblaggio moduli industriali per la produzione di energia o la produzione del gas”. E’ un cantiere complementare a quello già operativo di Avenza che utilizza il porto di Marina di Carrara. “Il mercato dei moduli industriali – osserva Messeri – è in espansione. Sempre di più i clienti dell’industria del petrolio e del gas cercano soluzioni Plug&Play, cioè pronte all’uso. Piombino sarebbe per noi una valida opportunità non solo quando il cantiere di Avenza dovesse essere saturo, ma anche per sviluppare tecnlogie sempre più avanzate”.

Piombino polo per la demolizione delle navi: “Riteniamo che il porto di Piombino possa diventare un polo nazionale di demolizione navale controllata”, dice Ferdinando Garrè, amministratore delegato di San Giorgio del Porto. “Si tratta – spiega – di una grande opportunità di business e di sviluppo, che dimostra anche la volontà di fare sistema e un segno di possibili sinergie fra i porti italiani”.

“Crediamo in questo progetto, che vede il nostro gruppo lavorare insieme a due grandi player globali come Saipem e San Giorgio del Porto per il rilancio del Porto del Piombino e lo sviluppo del territorio. Si tratta di una nuova sfida che ci aguriamo avrà successo e che riteniamo possa essere foriera di ulteriori iniziative complementari”, dichiara Piero Neri, amministratore delegato di Neri Group.

Paolo Carrera, Environment and Renewables Commercial Vicepresident di Saipem, conclude ricordando che “Con questo progetto Saipem mantiene e aumenta il proprio impegno nella gestione di progetti di ingegneria fortemente indirizzati alla tutela della salute, della sicurezza sul lavoro e alla salvaguardia ambientale, mettendo in campo tutte le proprie competenze di gestione di progetti complessi”. Carrera ha inoltre ricordato che il porto di Piombino è l’unico in Italia con una profondità di 20 mt alla banchina e che potrebbe quindi smaltire l’80% delle navi.

Queste le ultime positive novità, che arrivano dopo l’incontro dell’altro ieri a Roma, al Ministero dello sviluppo economico sul futuro della ex Lucchini, presenti il viceministro Claudio De Vincenti e il commissario Piero Nardi assieme al presidente della Regione Enrico Rossi, l’assessore Gianfranco Simoncini, il sindaco di Piombino Massimo Giuliani e il presidente dell’Autorità Portuale Luciano Guerreri. Cevital, è l’impegno espresso da Isaad Rebram, riaccenderà, provvisoriamente, l’altoforno della ex Lucchini. Una scelta maturata per rispondere alle esigenze di mercato più immediate e che consentirà, entro cinque mesi, di tornare a produrre l’acciaio mantenendo l’occupazione. L’obiettivo rimane però quello di realizzare nuovi impianti di cockeria, colate continue, laminatoi aggiuntivi e un forno elettrico.

Piombino tornerà così a produrre acciaio nell’ambito di un piano di investimenti progressivo che, a regime, supererà il miliardo. Cifra, peraltro, già annunciata a dicembre. Per costruire un forno elettrico per la produzione di acciai speciali servono due anni. Riaccendendo provvisoriamente invece l’altoforno la produzione potrà riprendere in appena cinque mesi.

Da parte di Cevital è stato confermato l’impegno a spostare le acciaierie in modo da liberare le aree più vicine al centro abitato in cui sviluppare l’attività agroalimentare e la logistica.

Le parti si rivedranno il 9 aprile, giorno in cui Cevital presenterà il proprio piano industriale e finanziario di partenza, con un approfondimento sulla parte relativa alla riaccensione dell’altoforno che consentirà di riassorbire da subito i lavoratori ex-Lucchini.




DA LUCCHINI A CEVITAL, IL FUTURO RIPARTE


Entro in fabbrica nel febbraio del 1986 e mi inseriscono in un reparto importante ma sempre
considerato il niente, il centro rimpiazzi. Questo reparto consente ai lavoratori di farsi una idea della
fabbrica, perché ogni giorno ti inviano a rimpiazzare lavoratori in ogni reparto diverso, cosa che a
mio avviso, è mancata a tutti quei lavoratori entrati dopo il 1996, anno in cui è stato cancellato quel
reparto.
Sono anni in cui il numero dei lavoratori è sempre notevole, ma sono anche gli anni dei
prepensionamenti, molti lavoratori iniziano ad uscire dalla fabbrica, per diventare pensionati,
avendo minimo 55 anni di età e, dopo qualche anno, questo minimo scende a 50 anni. Si rinnovano
le maestranze e, nello stesso tempo, si riducono: si passa dai 7823 degli anni ’80 ai 3500 del
1993, quando da partecipazione statale IRI, la fabbrica viene ceduta a Lucchini dopo 38 giorni di
sciopero.

Con Lucchini si arriva al 2004, quando sta per portare i libri in tribunale e invece, come un colpo
di fulmine, subentra la russa Severstal, una grande multinazionale russa che poi cederà la fabbrica a
Mordaschov nel 2008, che la lascierà in mano alle banche nel 2009, quando ormai la crisi scoppiata
dalle banche statunitensi, stava prendendo a macchia d’olio.
Da quel momento iniziammo un periodo di lotte non solo caratterizzate da scioperi, ma spesso da
iniziative per far in modo di attirare l’attenzione ai massimi livelli.
Siamo andati in piazzetta Cuccia a Milano per farci ricevere dai massimi vertici delle banche a
cui si riuscì a strappare ancora dei milioni per tirare avanti l’altoforno, salimmo sul tetto di un
capannone all’interno della fabbrica, insieme al Sindaco Gianni Anselmi, per attirare la stampa e
per smuovere il Governo sulla vertenza Lucchini. Nel dicemnbre del 2012 lo stabilimento viene
Commissariato e messo sotto la guida di un Commissario Straordinario, il dott. Piero Nardi.

Piombino - L'altoforno della     Lucchini, il simbolo della storia della siderurgia  e delle lotte sindacali piombinesi

Piombino – L’altoforno della Lucchini, il simbolo della storia della siderurgia e delle lotte sindacali piombinesi

Abbiamo occupato strade, il porto di Piombino, siamo andati ad incontrare il Presidente dellaRepubblica Napolitano ed il Presidente del Consiglio Letta che ci  ricevettero a Firenze dopo una riunione dell’ANCI per poi andare ad occupare il Rivellino (una fortezza all’ingresso di Piombino) dove rimanemmo giorno e notte, ancora con il Sindaco di Piombino Gianni Anselmi e i ragazzi del Collettivo 3 passi avanti. Si cercò di tenere acceso il più possibile il nostro altoforno fermato poi il 24 aprile del 2014, periodo di elezioni, quando si parlava di Piombino come la “peste rossa”.

Nel mese di Gennaio è stata fermata anche la cokeria, quindi l’area a caldo si ferma completamente mentre
la laminazione, con i suoi tre impianti e la logistica, continua a lavorate dando la possibilità di
reggere con un ammortizzatore sociale, i Contratti di Solidarietà. Ora siamo in attesa di un contratto
definitivo di acquisto della fabbrica da parte della multinazionale dell’agroindustriale algerina
Cevital, che intende svilupparsi su due settori, l’agroindustriale e l’acciaio, con la costruzione
di una nuova acciaieria con due forni elettrici, valutando anche se è possibile e conveniente
riaccendere l’altoforno, anche temporaneamente, in attesa dei forni elettrici. Certamente dovrà far
fronte al costo dell’energia, che è il tema principale per essere competitivi.
Poi ci sono aspetti ancora da definire come le bonifiche, l’area portuale, che sta modellando il nostro
porto, facendolo diventare uno dei più importanti porti del Mar Mediterraneo, la costruzione del
bacino per la rottamazioni delle navi, la TAP, che è uno strumento mangiascorie, ma anche produttore
di una pavimentazione utile, ad esempio alla piattaforma agroindustriale di Cevital, ed, infine, la parte
logistica che dovrà far arrivare la strada 398 ma prevedere anche la ferrovia sulle banchine, come i
porti più competitivi del mondo.

di Mirko Lami