Rossi: i diritti della minoranza e il dovere di governare


Firenze – Sabato scorso in Consiglio regionale dove si sta discutendo della legge di riforma della sanità toscana. Per l’ostruzionismo dichiarato delle opposizioni, una grande ammucchiata, da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega Nord, Movimento 5 Stelle e Sì Toscana, destra e estrema sinistra insieme, il Consiglio regionale è riunito ininterrottamente da martedi 15 dicembre. La maggioranza del Pd, insieme al Presidente della Giunta regionale Enrico Rossi decide di stralciare un certo numero di articoli e rinviarli al mese di gennaio per consentire l’approvazione della legge di riforma e poter iniziare il 2016 con la riforma operativa. Che significa che la Asl toscane saranno solo tre.
Intervengono tutti i capigruppo, interviene anche Enrico Rossi, che aveva seguito, fino ad allora, i lavori, mattina, pomeriggio e sedute notturne. Ma il suo intervento si trasforma in una sorta di lezione sui diritti delle opposizioni e della maggioranza. Un intervento che va oltre il merito della riforma sanitaria. Ve lo proponiamo nella versione integrale nel filmato allegato. Rossi, in un post su Facebook, dal titolo I diritti della minoranza e il dovere di governare, riassumerà il suo pensiero.

Nella foto: Enrico Rossi in Consiglio Regionale

Nella foto: Enrico Rossi in Consiglio Regionale

I diritti della minoranza - inizia Rossi – devono essere rispettati ma anche quelli della maggioranza che ha il dovere di governare. Prima delle elezioni ho detto che avremmo fatto una riforma difficile con sole tre Asl, una rivoluzione della qualità. Con questo abbiamo vinto e da gennaio ci saranno tre Asl.
Le opposizioni hanno turlupinato e ingannato i cittadini davanti agli ospedali dicendo che questa riforma avrebbe favorito la privatizzazione della sanità. Noi abbiamo detto invece ai cittadini che da gennaio 2016 le Asl saranno ridotte e abbiamo ricevuto seicentocinquantamila voti. Tutti gli ospedali resteranno aperti. Non siamo perfetti, ma miglioreremo ancora il servizio rendendolo più snello e premiando la qualità. Non siamo i soli, in Abruzzo stanno discutendo una riforma che porterà ad una sola Asl. Noi passeremo a tre. Da gennaio sarà così.
Questo è il governo. In questa regione chi ha il dovere di governare governa, con grande onestà politica. Sbraitare in aula e strumentalizzare la sanità non servirà a mettere in discussione il voto di maggio. Chi ha perso deve rassegnarsi a rispettare le istituzioni e i cittadini. Bisogna partire dal rispetto del giudizio dei cittadini che hanno votato e hanno approvato il nostro programma politico con un pronunciamento esplicito e ufficiale, consegnato nel segreto delle urne.

Il referendum – Era diritto delle opposizioni e dei comitati raccogliere le firme. Le firme sono state
depositate e tutto avrà il suo tempo. Con l’opposizione non facciamo accordi sottobanco per ritardare la verifica delle firme. Gli uffici devono andare avanti per loro conto. Noi non vogliamo impedire o limitare la partecipazione. Toccherà agli organi di merito dire la loro su quello che accadrà. Lo vedremo strada facendo. Ogni cosa a suo tempo.
Se il referendum verrà superato lo vedremo e in tal caso non sarà la prima volta.
Nella storia repubblicana ci sono stati almeno dodici referendum per cui sono state raccolte le firme e che poi non sono stati fatti. Per l’intervento del Parlamento o per sopraggiunta sentenza della Corte Costituzionale.
Quello che è invece accaduto per la prima volta in Toscana è stata l’emersione di una nuova chimera politica. Una santa alleanza che va dalla destra all’estrema sinistra. Per fare cosa? Per mettere in discussione il risultato elettorale.
Non so è nata davvero una nuova opposizione in Consiglio ma vedo che è nel mio partito è nato nuovo gruppo consiliare, una nuova classe dirigente che rappresenta il Pd. Che in aula è rimasta unita e paziente. Che si è fatta carico dell’interesse generale.
A gennaio, entro trenta giorni dal l’approvazione della legge torneremo in aula come abbiamo promesso. Discuteremo con tutti per migliorare ancora. Le buone idee sono musica per le nostre orecchie. Siamo primi in Italia per i livelli essenziali di assistenza. Non siamo ancora contenti e per questo ascolteremo tutti per fare meglio. Ma impediremo –
conclude Rossi – con tutta la nostra forza democratica l’arretramento e il peggioramento del sistema.

Per la cronaca, la legge di riforma sarà approvata nella notte di sabato 19 dicembre.

Nella foto di copertina: Foto di gruppo dei Consiglieri regionali del Pd dopo la maratona in Consiglio regionale per l’approvazione della legge di riforma della sanità 

Nel filmato: L’intervento del Presidente della Toscana Enrico Rossi in Consiglio Regionale durante il dibattito sulla legge di riforma del Sistema sanitario




Laicità contro il terrore


- Firenze per un giorno torna capitale d’Italia. Lo fa nel giorno del 150esimo anniversario della prima seduta delle Camere che avvenne proprio a Firenze, nel Salone dei Cinquecento. Alla cerimonia prende parte anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma prima di Firenze Capitale si parla di terrorismo, dei fatti di Parigi e di come combattere il terrorismo dell’Isis. Mentre la cerimonia è in corso a Parigi le teste di cuoio francesi sono in azione in Saint-Denis, dove tre terroristi sono stati eliminati, compreso Abdelhamid Abaaoud, la mente delle stragi di Parigi.

“TENTATIVO DI GUERRA GLOBALE” – Mattarella parla di “tentativo di guerra globale”, ma aggiunge: “Il terrore non ci piegherà”. Dice Mattarella, di fronte al sindaco di Firenze Dario Nardella, al Presidente della Regione Enrico Rossi e al ministro delle riforme Maria Elena Boschi, seduti in prima fila: “E’ un tentativo di guerra globale dalle modalità inedite quello che sta deturpando l’inizio del nuovo millennio”. “Dobbiamo – prosegue – essere uniti, essere determinati e insieme affermare i principi del nostro umanesimo. Non può mancare il senso di giustizia, né la disponibilità a cooperare per uno sviluppo sostenibile e per ridurre le aree dove prevale la violenza e lo sfruttamento. Dobbiamo garantire sicurezza ai nostri concittadini senza rinunciare alle libertà conquistate, dobbiamo affrontare il fanatismo e l’estremismo con assoluta fermezza, promuovendo il dialogo fra le culture e la tolleranza”.

“NON CI FAREMO RUBARE IL NOSTRO MODELLO” – “Non sradicheremo l’odio – aggiunge Mattarella – facendolo entrare nelle nostre vite e nella nostra civiltà. Il terrore vorrebbe snaturarci. Noi non ci piegheremo. Non ci faremo rubare il nostro modello di vita e il nostro futuro. Difenderemo la qualità delle nostra civiltà e la offriremo al mondo, rimanendo fedeli ai valori che la hanno ispirata e affinata nel tempo”.

SAINT-DENIS-large570

Nella foto: Parigi, le teste di cuoio francesi in azione  in Saint-Denis

lI Presidente della Repubblica ricorda poi il ruolo svolto da Firenze 150 anni fa e quello, piu recente, avuto dal sindaco La Pira nel processo di pace internazionale.
“La sfida per noi europei – aggiunge Mattarella – è quella di allargare ulteriormente la democrazia a livello continentale, dando una base parlamentare solida anche all’Unione economica e monetaria, e un crescente contrappeso comunitario al potere intergovernativo. L’unità europea, ideale del Risorgimento, è l’ideale del nostro avvenire, oltre che il nostro interesse concreto, è la chiave indispensabile per affrontare queste novità epocali. Troppi egoismi, troppe visioni anguste ancora ci frenano. Ma come Firenze seppe guardare all’unità d’Italia, così oggi, forti della nostra storia e della cultura ora migliore, dobbiamo saper individuare un orizzonte più alto”. “Proprio nel Salone dei Cinquecento” – dice il Presidente – dette vita agli ‘Incontri mediterranei’, frutto della sua intuizione sulla centralità del Mare nostro e sulla necessità storica del dialogo interreligioso, a cominciare proprio dalle fedi monoteiste, dalla fede dei figli di Abramo, come lui ripeteva”.

Prima di Mattarella, erano intervenuti il sindaco Nardella e il Presidente toscano Enrico Rossi. Anche Nardella rimane sul tema terrorismo, e rivolto a Mattarella dice: “Presidente, abbiamo bisogno di lei: stringiamoci in un grande abbraccio per tenerci tutti uniti”. Poi interviene il Presidente toscano Enrico Rossi: “La lezione di Firenze Capitale – dice Rossi – ci offre un grande patrimonio di civiltà’, soprattutto oggi, in tempi oscuri dove il terrorismo ci interroga su temi di fondo imponendoci di rispondere”. “La lezione che viene da 150 anni di distanza e’ di non temere la modernità’ – aggiunge – ma  esserne interpreti. Oggi viviamo un’ epoca di grandi problemi, non meno impattanti di quelli di 150 anni fa. Per continuare a produrre modernità Firenze e Toscana devono continuare a dare contributo forte come hanno fatto in passato”.

Terminata la manifestazione per il 150esimo di Firenze Capitale d’Italia, Rossi, intervistato dai giornalisti, torna sulla lotta al terrorismo.

Cosa pensa – gli chiedono – della proposta di Forza Italia, rilanciata anche nell’ultima seduta del Consiglio regionale, di rispondere all’islamismo con la tradizione e con l’installazione di ogni piazza di un presepe, in occasione delle festività natalizie?
“Non penso – risponde – che la risposta si trovi nel contrapporre religioni o razze. Questo sarebbe esiziale. È evidente, io facevo il presepe, ho frequentato la chiesa come tanti in questa regione, come tutti. Però l’elemento forte per quello che ci riguarda e nel consentire a tutte le religioni di poter parlare, di poter fare proselitismo, di potersi confrontare. Questo e il tratto della nostra cultura”.
LA LAICITA’ – Rossi prosegue: “Io contrapporrei a tutti Kant – aggiunge – che identifica l’illuminismo come l’uscita dell’uomo da uno stato di minorità, in cui l’uomo dice si caccia da se stesso, con le sue mani. Cos’e lo stato di minorita? È rinunciare all’uso dell’intelletto e far pensare altri al posto nostro”. “Questa – prosegue – è la laicità e dentro ci sta tutto e ci stanno tutti, purché non si vada fuori dalle leggi, ci si rispetti, non ci sia violenza, sopraffazione. Altrimenti lo Stato ha diritto a reagire anche duramente”.
Il richiamo alla laicità e forse anche alla legislazione francese in materia sull’uso dei simboli religiosi nei luoghi pubblici?
“Le leggi – risponde Rossi – sulla laicità ci sono già: sono la nostra Costituzione, e la dichiarazione dei diritti dell’uomo. E’ il tratto d’esercizio delle libertà per tutti. E dentro questo tratto d’esercizio ci si sta o si sta fuori. Se si sta fuori si è nemici della democrazia, si é nemici dello Stato e lo Stato ha diritto a perseguire chi e suo nemico. Lo Stato democratico ha diritto di perseguire chi è suo nemico”. “Poi penso – prosegue Rossi – che c’e un altro tema, perché un’ideologia cosi aberrante, cosi radicale e cosi violenta abbia presa. Penso che abbiamo registrato una perdita, purtroppo, delle idealità della cultura laica, umanistica e che questa vada rilanciata. Noi abbiamo un tratto di egoismo che predomina troppo nella cultura occidentale, abbiamo una questione sociale apertissima, che sanguina dovunque nella povertà, nella disoccupazione, nella miseria. E allora l’Europa tutta deve ritrovare il suo slancio su queste idealita, poi, rispetto al cosiddetto islamismo porrei una questione a noi cara, che e la liberazione della donna, parliamone”.
“STO CON HOLLANDE” – L’ultima domanda a Rossi: è opportuno un intervento militare dopo i fatti di Parigi? La risposta di Rossi: “Io sto con Hollande”.

Nella foto di copertina: Salone dei Cinquecento, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente della Toscana Enrico Rossi.




Rossi vince, vince la sinistra


Firenze – “Toscana, terra di sinistra”. La constatazione postata oggi dal neo-presidente Enrico Rossi sulla sua pagina facebook suona come una rivendicazione, orgogliosa forse, ma giustificata. Scrive Rossi, questa mattina presto: “La destra trova nella Lega il proprio leader, Forza Italia si affloscia, ma la Toscana si riconferma terra di sinistra. Possiamo governare per i prossimi 5 anni la Regione, ma adesso o la sinistra europea reinterpreta il socialismo e supera l’austerità o i nazionalismi fascioleghisti continueranno ad avanzare”.

Con 20.000 voti personali, il più votato presidente Pd delle Regioni in palio in questa tornata elettorale caratterizzata da un forte astensionismo, digerisce la fatica della lunga campagna sui territori e la nottata dei risultati, analizzando i dati e commentandoli nel corso della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina nella sede del Pd, in via Forlanini a Firenze, presente il segretario regionale Dario Parrini.

Nella foto: Enrico Rossi nella conferenza stampa presso la sede del Pd di via Forlanini, a Firenze, insieme al segretario regionale del Pd Dario Parrini per commentare il risultato regionale

Nella foto: Enrico Rossi commenta i risultati elettorali della Toscana presso la sede del Pd di via Forlanini, a Firenze, insieme al segretario regionale Dario Parrini.

Per i nostri lettori ecco un riepilogo definitivo dei risultati, forniti dall’Agenzia di informazione della giunta regionale Toscana Notizie: con il 48,03%, corrispondente a 656.498 voti, Enrico Rossi (Pd) è di nuovo eletto presidente della Regione Toscana. Il risultato si riferisce a 3.967 sezioni su 3.969: mancano infatti all’appello due sezioni (in provincia di Arezzo) che non sono riuscite a completare le operazioni di scrutinio entro le 12 ore prescritte. Il regolamento prevede che in casi del genere a concludere le operazioni sia il competente Ufficio centrale circoscrizionale. In ogni caso le due sezioni sono ininfluenti rispetto al risultato finale.

Al secondo posto si classifica Claudio Borghi (Lega Nord) (con il 20,02% e in cifra assoluta 273.576 voti) seguito dall’esponente dei 5Stelle Giacomo Giannarelli (205.671 voti per il 15,05%). Stefano Mugnai (Forza Italia) segue con 124.150 voti (il 9,08%) e Tommaso Fattori (Lista Sì. Toscana a sinistra) ottiene 85.826 voti per un 6,28%. Chiudono Giovanni Lamioni (Passione per la Toscana) e Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) con, rispettivamente, 17.398 voti (1,27%) e 3.614 voti (0,26%).

Su circa 3 milioni di elettori ed elettrici iscritti, sono andati a votare in 1.441.510 (48,3%). I voti risultati validi per i candidati presidenti sono stati, sempre tenendo conto del non completamento dello scrutinio in due sezioni, 1.366.733: 123 le schede contestate e non assegnate, 20.678 le bianche e 49.478 le nulle.

Rispetto alle liste che sostenevano i candidati presidenti, le due per Enrico Rossi (Partito Democratico e Popolo Toscano) hanno preso, rispettivamente, 614.406 voti (46,35%) e 22.724 voti (1,71%). Le due liste a sostegno di Claudio Borghi (Lega Nord Toscana e Fratelli d’Italia) hanno conquistato rispettivamente 214.1238 voti (16,16%) e 51.077 voti (3,85%). La lista che sosteneva Giacomo Giannarelli, il Movimento 5 Stelle, ha preso 200.483 voti (il 15,13%). Delle due liste che sostenevano Stefano Mugnai, Forza Italia ha preso 112.394 voti (8,48%) e Lega Toscana 7.976 (0,6%). La lista “Si Toscana a sinistra“, a sostegno di Tommaso Fattori, ha preso 83.119 voti con il 6,27%. Questi, infine, i risultati delle liste a sostegno di Giovanni Lamioni (Passione per la Toscana: 15.808 voti per l’1,19%) e di Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta: 3.317 voti per lo 0,25%).

“C’è più di un motivo per una grande soddisfazione personale – ha ribadito Rossi – e per il risultato del Pd. Per entrambi, candidato e partito, la Toscana è un caso straordinariamente positivo, e questo darà un impulso nuovo a quello che dovremo fare. In Toscana abbiamo realizzato il Pd come una comunità, in cui io mantengo il mio profilo politico e lavoro per un risultato di partito e perchè il segretario faccia il suo. Questo è stato il segreto del successo. Sono rimasto di sinistra senza fare una opposizione interna sterile. La sinistra di governo a cui appartengo sta nel Pd. Quando la sinistra decide di andare da sola non va da nessuna parte.”

“La destra, ha aggiunto il presidente della Toscana, “vira verso l’egemonia della Lega, ma non raggiunge risultati come furono quelli della mia competitrice di cinque anni fa, pari al 34-35%. Esce comunque ridimensionata, con Forza Italia che ha fatto flop”. Quanto alla crescita dell’astensione, anche in Toscana, Rossi ha evidenziato la necessità di un “riallineamento delle tornate elettorali” e ha sottolineato come abbia pesato il fatto che questo fosse “il primo lungo ponte per le vacanze”.

“Per quanto riguarda la giunta penso che bisognerà mischiare un po’ tra continuità e cambiamento, aiutando la formazione di una nuova classe politica per la Toscana, l’obiettivo del rinnovamento va perseguito trovando una misura. E chi farà l’assessore dovrà farlo per tutta la regione.

La prima cosa che faremo – conclude Rossi – sarà realizzare le 25 proposte che ho lanciato in campagna elettorale”.

di Susanna Cressati

LA FOTOCRONACA DELLA GIORNATA E DELLA NOTTE ELETTORALE:

Nella foto: Enrico Rossi mentre deposita la scheda nell'urna dopo aver votato al seggio di via Montebello, alla scuola materna Nencioni

Prima di tutto il voto: Enrico Rossi mentre deposita la scheda nell’urna dopo aver votato al seggio di via Montebello, alla scuola materna Nencioni

Nella foto: L'attesa dello spoglio al Comitato di Piazza Frescobaldi

L’attesa dello spoglio al Comitato di Piazza Frescobaldi

Nella foto: Enrico Rossi controllo l'affluenza dei dati al Comitato elettorale

Enrico Rossi controlla l’affluenza dei dati al Comitato elettorale. Si capisce subito che il risultato finale si aggirerà sul 48%.

Per la prima volta, per lo spoglio delle schede è stata realizzata una diretta streaming da un comitato elettorale sul canale You Tube del sito EnricoRossiPresidente

Per la prima volta, per lo spoglio delle schede è stata realizzata una diretta streaming da un comitato elettorale sul canale You Tube del sito EnricoRossiPresidente

LA PRIMA DICHIARAZIONE DI ENRICO ROSSI SUL RISULTATO DEL VOTO REGIONALE DELLA TOSCANA, FATTA NELLA DIRETTA STREAMING SUL CANALE YOU TUBE DI ENRICOROSSIPRESIDENTE:




ROSSI: LA RIFORMA NELLE MANI DEI "PRODUTTORI DI SALUTE"


Firenze – “Gli operatori del servizio sanitario pubblico mi piace chiamarli “produttori di salute”. Credo molto al fatto che saranno gli operatori della sanità a fare questa riforma. A loro mi rivolgo per realizzare la riforma della sanità, la “rivoluzione della qualità”. Bisogna fare uno sforzo duro, perchè i soldi sono meno di prima e non si devono aumentare le tasse. E quindi bisogna riformare la sanità in modo di poter erogare la stessa quantità e qualità dei servizi spendendo di meno. Sono gli operatori, i “produttori di salute” che ci devono dire come per ogni determinata disciplina si può risparmiare il 4-5%, perchè loro sanno come si fa, dove andare a mettere le mani”. Così Enrico Rossi risponde a una domanda sulla riforma sanitaria nel corso della videochat di cui è stato protagonista dagli studi de La Nazione, con la conduzione di Paola Fichera.
“La sanità si modifica continuamente – aggiunge Rossi – e dobbiamo sempre intervenire con obiettivi di ottimizzazione e di miglioramento complessivo, eliminando i doppioni, o con misure per l’utilizzazione intensiva delle apparecchiature. Intorno alla riforma c’è molto interesse. Questa riforma mette in discussione le posizioni di tutti ed è normale che qualcuno reagisca. Quello che non accetto è chiusura a difesa delle proprie posizioni, le chiusure corporative. Chiedo a tutti di avere coraggio, di mettersi in discussione. E confido molto che gli operatori si appassioneranno a come far meglio spendendo meno”.
“Noi mandiamo a casa un certo numero di infermieri – dice Rossi rispondendo a una domanda specifica – avvalendoci della pre-Fornero e, quindi, nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori. Questo libera spazi sia a nuove assunzioni di infermieri sia a una riorganizzazione di tutto il comparto, che non può essere fatto solo da laureati ma anche da operatori socio sanitari. Io sono per assumere giovani e per dare un equilibrio corretto al comparto”. Infine sui piccoli ospedali: “Voglio rassicurare chi teme la loro chiusura: questa riforma la facciamo proprio per evitare di chiudere i piccoli ospedali, che devono trovare la loro funzione di carattere specialistico”.

Sul tema della sanità, il candidato di Forza Italia Mugnai continua a parlare del buco all’Asl di Massa. “Il buco – replica Rossi – ormai è ‘solo nella sua testa’. La Toscana da due anni a questa parte ha accumulato un cospicuo avanzo di amministrazione. I bilanci delle Asl toscane sono tutti certificati, unico caso nazionale. Significa che una società esterna ha certificato i nostri bilanci come se dovessimo quotarci in borsa”. “Mugnai – prosegue Rossi – nasconde un dato: I bilanci 2013/2014 della sanità Toscana si sono infatti chiusi con un avanzo di amministrazione di ben 45 milioni. Il che significa che abbiamo risparmiato risorse e che tutte le Asl, compresa Massa, sono state in grado di chiudere i bilanci in pareggio e di farsi avanzare qualcosa che, ad esempio, possiamo destinare per l’acquisto de farmaco contro l’epatite C”. “Mugnai non essendo in grado di formulare nessuna proposta, continua a ripetere come un disco rotto accuse già superate dai fatti. Sarebbe come se io, rivolgendomi alla sua calvizie, lo accusassi di non aver usato per tempo la brillantina Linetti. Poiché si candida a fare il Presidente della Regione Toscana farebbe meglio – osserva Rossi – ad avanzare proposte alternative alla mia riforma in modo da sviluppare un terreno su questioni reali; ma ahimè, lo so, è chiedergli troppo”.

Molti i temi affrontati durante la videochat, che ha scatenato, a detta degli stessi curatori, una valanga di domande per Rossi. L’aeroporto (“Ho risolto un problema vecchio di trent’anni con una svolta straordinaria. Prima della fusione tra Firenze e Pisa nessuno dei due scali entrava tra i primi dieci d’Italia, insieme compongono il terzo sistema nazionale”), il lavoro (“Abbiamo anticipato i bandi europei per dare sostegno alle imprese dinamiche. Interveniamo nei casi di crisi, come quello drammatico della Smith”), e la promozione turistica: “La Toscana – osserva Rossi – fa sognare le borghesie del mondo. Dobbiamo fare di più per la promozione e metterci più soldi. Un aiuto ce lo devono dare i comuni. Tra le 25 proposte per i primi cento giorni (si possono trovare nel sito ufficiale della campagna elettorale www.toscanacisiamo.it), Enrico Rossi ha inserito anche la promozione. “Tutta la Toscana è bella e attraente”, è scritto nella premessa. L’obiettivo è “Utilizzare i migliori portali europei del turismo, a cominciare da turismo.intoscana.it, per promuovere ogni giorno dell’anno uno dei nostri 280 comuni nell’ambito delle diverse ‘Toscane’ turistiche; quella della costa, delle città d’arte, della montagna, delle colline, delle terme e così via. Sarà lo stesso Comune a suggerire il luogo da valorizzare. È giusto così, perché tutta la Toscana è bella e attraente. Costa poco e sarà un boom”.

di Susanna Cressati

Foto di copertina: Enrico Rossi durante la videochat alla Nazione




Rossi: "Un Pd forte ed organizzato, una cultura nuova per la sinistra"


Il quotidiano La Stampa pubblica nell’edizione di oggi un’intervista di Carlo Bertini ad Enrico Rossi, presidente uscente della Toscana e candidato del Pd e di Popolo Toscano alla rielezione. Vi riproponiamo l’intervista, che La Stampa titola “Impresentabili in lista? Renzi doveva impedirlo“, anche con le domande e le risposte che il quotidiano torinese non ha utilizzato (sono in corsivo).

 

Enrico Rossi, lei è d’accordo con l’immagine del derby usata da Renzi di una sinistra riformista costretta a combattere alle regionali contro una sinistra masochista?

La sinistra divisa non aiuta. La sinistra riformista e la sinistra radicale di testimonianza dovrebbero trovare dei ragionevoli punti di incontro. In Toscana abbiamo governato bene assieme e poi inspiegabilmente le forze di area Sel e Tsipras hanno preso un’altra strada. E’ un errore, perchè le divisioni a sinistra, come è noto, non fanno che favorire i populismi e le destre.

In Liguria si rischia con un candidato divisivo che può far perdere il Pd a beneficio di Forza Italia? E alla fine, su base nazionale, il Pd prenderà molto meno che alle europee secondo lei?

E’ un errore drammatico fatto da alcuni dirigenti, che stimo, ma che non avrebbero dovuto lasciare il PD rischiando così di consegnare una regione, con forti e antiche radici di sinistra, a una destra perdente e inaffidabile. Non mi piace l’espressione “voto utile”, preferisco il “voto libero” che è tale però se consente di vincere sulle destre.
Quanto ai risultati, è normale che ogni voto abbia il suo contesto e le sue ragioni. Inoltre, l’elettorato è mobile e la fotografia rispetto alle Europee è cambiata. Allora tra un Berlusconi decadente e in agonia, un comico predicatore, minaccioso e aggressivo, gli elettori scelsero Renzi, giovane e animato dalla voglia di cambiare. Oggi la foto è cambiata. Ma le differenze saranno anche da regione a regione. Ritengo, tuttavia, che nessuno potrà mettere in discussione la grande forza del PD e il suo consenso ampio nella società italiana.

Il premier-segretario ne ha detta un’altra che ha fatto rumore nei ranghi del partito: non è che senza Bersani e D’Alema non vi siano più dirigenti ex Ds nel Pd. Come a dire che la sinistra non è dove si siede la vecchia guardia che l’ha diretta. Concorda?

Sì concordo, ma non mi convince la “rottamazione” di cui Renzi è da sempre troppo invaghito. Ora bisogna costruire. Il paese ha bisogno di una sinistra nuova e diversa, con una nuova classe dirigente, non subalterna a vecchi leaders e capace di una nuova e profonda assunzione di responsabilità. I vecchi leaders hanno già vinto e perso diverse volte concludendo così la loro stagione di impegno nella politica concreta.

Liste piene di imbarcati di vario genere in Campania e non solo. Cosa ne pensa?

Gravissimo. Si sarebbe dovuti intervenire anche da Roma e bloccare ed espellere, evitare presenze imbarazzanti e insignificanti. In generale credo che abbiamo bisogno di indire una vasta conferenza organizzativa del partito, unico presupposto per occuparsi del dibattito tra anime diverse, dei rischi di scissioni, del modello organizzativo che intendiamo declinare. Penso sia necessario ripartire dalla militanza e dal ruolo degli attivisti, ragionando ampiamente sia sull’online che sull’offline. Andando a cercare fisicamente chi non ha rinnovato la tessera e chi attende che qualcuno gliela porti a casa. Nelle sezioni, mi dicono durante il mio giro elettorale, mancano le tessere del 2015. Ritengo sia molto grave. Renzi deve rendersene conto. Da solo non ce la fa neanche lui. Un grande paese, con grandi problemi non si riforma senza un grande partito strutturato e moderno. Radicato nei territori e dotato di una classe dirigente di qualità e ben selezionata. Non basta un leader. Occorrono tanti leaders.

Lei in Toscana avrà un altro problema, quello dell’astensione. La preoccupa?

Mi preoccupa molto. Ma diffido da chi utilizza la questione, che è seria, per attaccare le istituzioni e il mio partito. E’ un tema troppo serio che riguarda gli aspetti più profondi della vita democratica, dei legami, sociali, della rappresentanza e della forza delle istituzioni democratiche. Vado spesso davanti a fabbriche cancellate da un diktat di un consiglio di amministrazione lontano e invisibile che spezza e interrompe le vite dei lavoratori. Mi chiedo quale peso, quale ruolo ha la democrazia e la politica, indebolite e fragili (debolezza e fragilità a cui ormai siamo miseramente abituati) in queste vicende? Siamo ancora in grado di difendere il lavoro? Di rendere concreto l’art 1 della Costituzione? Senza quell’articolo non regge la nostra democrazia, che è fondata sul lavoro e sull’integrazione tra Stato e cittadini. Il capitalismo in questi lustri è molto cambiato e la sinistra non è stata all’altezza delle sfide, anche teoriche, che esso ha posto. Ritengo sia necessario partire da un nuovo ‘internazionalismo’ che prenda le mosse dal sentiero interrotto nei primi anni Ottanta con le analisi di W. Brandt, E. Berlinguer, Peter Glotz. Allora la sinistra era ancora capace di una visione globale, senza la quale essa perde aderenza e si rinchiude negli egoismi nazionali e nelle prassi di governo delle socialdemocrazie, che non sono state neanche in grado di completare il processo di integrazione europea e di uscire da un sovranismo nazionale ormai consunto e inadeguato. Occorre un grande sforzo culturale e politico. Questa è la sfida della sinistra, se essa saprà assumerla.

Una campagna elettorale con insegnanti e pensionati in sofferenza non è una passeggiata. Qualche errore di gestione o suggerimenti da dare?

Ho trovato importante l’annuncio di Renzi di non voler redistribuire interamente la quota di pensioni come disposto da una sentenza della corte, che non condivido. Ad ogni modo è fondamentale porre il tema delle diseguaglianze anche in questo caso e ripartire dalle pensioni minime e da fame che tengono nella miseria milioni di donne e uomini. La riforma della scuola va fatta. Il mio consiglio è quello di convocare i sindacati, se necessario anche notte e giorno, finché non si trova un accordo. E’ in gioco una tra le più importanti infrastrutture della nostra vita democratica.

Lei che con Bersani aveva una forte sintonia, ha qualche rilievo da fargli? Ad esempio, ritiene abbia sbagliato a non votare la fiducia?

Provo molto affetto per Bersani e mi ha commosso un suo recente comizio a Piacenza, in cui ragionando del tema dell’immigrazione ha invitato la sinistra a non “farsi indurire” il cuore e a non rinunciare ai suoi ideali di giustizia e solidarietà. Mi piace meno Bersani quando interviene nel dibattito politico e non coglie che riforma elettorale e riforma istituzionale sono necessarie. Ricordo le elezioni del 2013 quando a causa del sistema elettorale apparve tutta intera l’incapacità di dar vita a un governo e il Pd era in paralisi, stretto tra tra il dover pietire un’alleanza con Grillo e l’ipotesi di un accordo con FI privo di basi e innaturale, almeno rispetto al percorso politico avviato. Anche sul monocamerlismo ritegno si debba andare avanti. A me non piace tutto della riforma del Titolo V, mi auguro però che si possa dar vita a un Senato delle Regioni dando voce e ascolto alle Regioni. Fermarsi ora su queste importanti riforme sarebbe esiziale.
La politica è così debole e poco efficiente che anche in questo caso vale il discorso fatto prima per il PD. Il presupposto di fondo è che lo Stato si dia un’ organizzazione moderna ed efficiente, capace di radicarsi nella vita dei cittadini e di ricomporre il tessuto democratico. Altrimenti il rischio sarà quello di un paese sempre più povero e di una democrazia sempre più fragile e deteriorata.

 




ROSSI E LIVORNO, QUEL ROSSO CHE LI ACCOMUNA


Firenze – Livorno è la città giusta per presentare Enrico Rossi come candidato presidente della Regione Toscana. Li accomuna, se non altro, un colore, il rosso: rosso amaranto il colore della città, il colore delle camicie dei suoi garibaldini (che Rossi ha ricordato nel libro ”Viaggio in Toscana”), del suo cuore acceso ed inquieto. Rosso il colore della passione politica di Enrico Rossi (quasi un gioco di parole), portata con orgoglio nel corso di tanti e tanti anni di militanza e attraverso non facili né scontati passaggi.
A Livorno, città governata ininterrottamente dalla sinistra dal 1946 al 2014, parte ufficialmente domani il viaggio del candidato del Pd. L’appuntamento (come riporta il sito della campagna elettorale di Enrico Rossi, toscanacisiamo.it), che inizierà alle 10.30, si svolge nella sala del Terminal Crociere del Porto (ingresso da piazzale dei Marmi). Oltre a Rossi, interverranno il segretario regionale del Partito Democratico Dario Parrini e Marco Manneschi per la lista Popolo Toscano. Saranno presenti tutti i canditati del Pd per il Consiglio Regionale, ufficializzati oggi dalla direzione regionale del Pd.

IL PROGRAMMA ELETTORALE – Si parlerà del programma elettorale del 31 maggio, delle tante cose fatte nella legislatura appena conclusa, ma soprattutto delle sfide che si profilano davanti alla Toscana e della necessità di rispondere alla crisi con sempre maggiore energia e determinazione. E’ un po’ il “canovaccio” già tracciato da Enrico Rossi nei giorni scorsi, durante la presentazione del comitato elettorale e nelle prime uscite sul territorio. In ogni occasione il candidato del Pd ha evocato una Regione vicina ai cittadini, presente sui territori, impegnata in un dialogo costante con i comuni e le forze sociali: “Non si può governare in solitudine – ha detto – e non esistono riforme calate dall’alto”.
Un governo partecipato, è questa la promessa di Rossi, per una Toscana dinamica, che ha saputo alzarsi in piedi per sfidare la crisi con rinnovato dinamismo, rifiutando di farsi imprigionare da paura e insicurezza, e nello stesso tempo non rinuncia ai propri ideali di solidarietà, che sono storia e guida e ispirazione delle responsabilità di oggi. Tutto questo in una prospettiva europea. Perchè non ci sarà vera ripresa, nemmeno per la Toscana, senza una svolta nelle politiche europee, che passa attraverso la sconfitta della destra e attraverso l’apertura di una nuova strada per il socialismo europeo. Ne è tanto convinto, Rossi, da essere andato proprio in questi giorni a Bruxelles per combattere, anche a nome della Toscana, questa battaglia contro le politiche della Troika.

I COMPETITOR DI ROSSI - Quanto alla lista dei competitor, invocati dallo stesso Rossi nel corso della presentazione del comitato elettorale come “un bene per la politica”, si è finalmente completata, a scanso di novità dell’ultima ora. “Polvere di stelle” a destra, dove i candidati sono addirittura quattro. In ordine alfabetico: Claudio Borghi, candidato della Lega Nord in Toscana, milanese con radici senesi, economista, definito anche è uno degli artefici della strada no-euro ferocemente perseguita da Matteo Salvini. Poi Giovanni Donzelli per FdI, fiorentino, militante del Fuan negli anni novanta, che nel suo blog si definisce “particolarmente impegnato nel combattere il sistema di potere rosso”, Gianni Lamioni per Ncd, imprenditore grossetano e presidente di Unioncamere di Grosseto. Ed ultimo (anche in ordine di “discesa in campo”), Stefano Mugnai, fiorentino, consigliere regionale di lungo corso, specializzato in sanità, prescelto da Forza Italia dopo un feroce scontro interno al partito. Scontro che avrebbe sancito, con la scelta di Mugnai, la vittoria, storica, della viareggina Bergamini (e Toti). Dopo i quattro candidati della destra, troviamo Giacomo Giannarelli, carrarino, che si candida per M5S, e precisamente come “Portavoce Presidente Regionale per il Movimento 5 Stelle”, fiero di non aver avuto tessere, essere incensurato e non aver mai ricoperto cariche elettive. Tommaso Fattori fiorentino, è il candidato di Sì-Toscana a Sinistra, che confida nella “forza sociale” dei movimenti che rappresenta.

L’AFFLUENZA AL VOTO – Molta attenzione, da parte di tutti i candidati, a un tema già scottante nei sondaggi: l’affluenza al voto. Enrico Rossi ammette: “La gente non ne può più dell’inerzia e dell’ignavia della politica, chiede assunzione di responsabilità e soluzioni concrete e immediate a problemi di convivenza che ormai sono quotidiani”. Contro la disaffezione, il candidato del Pd promette lavoro e passione, ideali e pragmatismo. Una ricetta forte.

di Susanna Cressati




PIT APPROVATO, IL PAESAGGIO TOSCANO SI VESTE DI NUOVO


Firenze – Due post su Facebook per raccontare il finale della storia. Il primo: la notizia dell’approvazione del Pit, la fornisce subito, appena dopo il voto, il capogruppo del Pd Ivan Ferrucci: “La Toscana e’ la prima Regione ad avere il Piano del Paesaggio…promessa mantenuta. E’ stato approvato con 32 voti favorevoli. PD unito”. Come un dispaccio di guerra. Di una guerra però vinta.
Il secondo post, che riassume egregiamente quanto accaduto, è del presidente della Toscana Enrico Rossi: “Il piano del paesaggio è stato approvato con una larga maggioranza. Il provvedimento regola cave, spiagge, tutela il territorio agricolo, i boschi, i laghi, i fiumi, i nuclei storici dei paesi, le colline e i crinali e le vette delle montagne. Mette in salvo le bellezze della Toscana nelle trasformazioni economiche e sociali. Un grande atto politico di cui ringrazio i consiglieri, i tecnici della Regione e del Ministero beni culturali. Non era facile ma ci siamo riusciti. Ha prevalso l’interesse generale. Ha vinto la Toscana”.

Un Pit, prima della Toscana, a dire il vero, l’ha adottato la Puglia, ma è avvenuto, grazie ad una legge regionale, solo con un atto della Giunta, senza passare per il Consiglio regionale. L’iter, durato anni, di quello toscano è stato un pò più complesso.
Il piano paesaggistico della Toscana ha incassato i voti favorevoli della maggioranza e di tutto il centrosinistra (32) e quelli contrari del centrodestra (15).
Il lungo dibattito finale, iniziato in mattinata, si è protratto fino ad oltre le 20, con gli interventi di 24 consiglieri e la replica del Presidente Enrico Rossi. Sono stati presentati 61 ordini del giorno da Forza Italia e Fratelli d’Italia, la cui votazione è stata interrotta per cercare un punto di incontro per superare l’ostruzionismo, alla fine trovato su un emendamento che introduce modifiche su quanto previsto nella legge N.65 sul governo del territorio.
Il Consiglio ha respinto tutti gli emendamenti presentati dal centrodestra, e due proposte di risoluzione a firma Forza Italia. Passata invece la risoluzione presentata dal Gruppo Pd che “impegna la Giunta ad un aggiornamento della cartografia ricognitiva delle aree tutelate per legge”. Approvato, infine, ed era la votazione più importante ed attesa, il maxiemendamento di cui è primo firmatario il presidente della Toscana Enrico Rossi, e con lui capogruppo e vice capogruppo Pd, Ivan Ferrucci e Lucia De Robertis, e gli altri capigruppo della maggioranza.

L’approvazione del Pit è l’atto finale di una legislatura caratterizzata da un lavoro molto intenso di Giunta e Consiglio, che ha prodotto non pochi provvedimenti sia nel campo della tutela del territorio, della difesa della costa, ma anche altre riforme, come quella della sanità e della formazione, dell’edilizia popolare, ultimo, appena prima del Piano del paesaggio, il Piano regolatore del Porto di Livorno. Tanti fatti di “buona politica”, come li chiama Rossi, aggiungendo all’elenco tutto quanto fatto a Piombino, per la siderurgia e l’area del porto. Certo, non si è riusciti a portaci la Concordia per essere smaltita, ma quella battaglia e le iniziative messe in atto hanno prodotto altri risultati non meno importanti e decisivi per il rilancio dell’area. “Penso – sono le prime parole dell’intervento di Rossi, a conclusione del dibattito sul Pit in Consiglio regionale – che sia una bella pagina, di buona politica, scritta dalla Giunta, dal Consiglio Regionale, dall’assessore Anna Marson”. “La Toscana – fa notare – è la prima Regione che approva un Piano del paesaggio del genere, che dimostra anche queste scelte, certo difficili, sono nell’interesse dei cittadini. Anche se siamo ormai in campagna elettorale. E questa è solo buona politica”. Rossi ritorna sui quattro giorni spesi a Roma negli uffici del Ministero dei Beni Culturali ad analizzare il testo del Pit che, poi, sarebbe stato portato all’esame del Consiglio regionale. “Non è vero – è la risposta ai consiglieri che avevano criticato questa scelta – che discutere col Ministero sia stato un fatto umiliante. Col Ministero bisognava copianificare, ferma restando l’autonomia del Consiglio, per arrivare ad una condivisione dei contenuti ed evitare, cosi, di correre rischi di bocciatura”.

Il tema del paesaggio è una questione trasversale. Se ne sono occupati, nei primi del Novecento Benedetto Croce, con la prima legge nazionale di tutela del paesaggio, successivamente Giuseppe Bottai a cavallo degli anni quaranta, con la legge a tutela delle bellezze naturali, con considerazioni, valutazioni e definizioni riprese poi nella Carta Costituzionale del 1949 ( art. 9): il principio della tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico acquista dignità di principio fondamentale dello Stato. “Non c’è da meravigliarsi di questa trasversalità”, osserva il presidente toscano. “Il paesaggio è la Toscana”, dice. “Il paesaggio è la nostra identità, il nostro marchio nel mondo, la bellezza che si è prodotta anche attraverso il lavoro. Con il piano siamo riusciti a ricostruire l’equilibrio necessario”.
Nessuna attività, insomma, sarà penalizzata e costretta a cessare, ma piuttosto trarrà beneficio da nuove regole. E questo vale in particolare per le cave, per le quali si impone una riflessione. “Non bloccheremo certo l’attività di escavazione, ma non si possono più tagliare le vette”. Da qui il divieto di nuove cave sopra i 1200 metri (eccetto le realtà estrattive di Minucciano e Levigliani). “Ma gli occhi per vedere che si scapuzzano le vette delle Apuane – si chiede Rossi – li ho solo io”?. Riflessioni che valgono anche per l’agricoltura, dove il Pit prevede addirittura l’apertura di nuove attività (“Restituiamo alle attività agricole 200 mila ettari di bosco. Basterà dimostrare che un tempo erano terreni agricoli”), così come per le coste toscane (“Però lasciamo – è il parere di Rossi – le piscine sulle spiagge alla riviera romagnola”).
Sono norme, conclude Rossi in riferimento agli “argini” che tengono conto della consapevolezza che è necessario mettere uno stop al consumo di suolo, norme, però, che faranno bene alla nostra economia. “Questo piano, certo, può dispiacere a chi voleva la chiusura delle cave, così come a chi vorrebbe fare tutto come prima. Eppure le regole aiutano la qualità. E la qualità può costare di più, ma spesso dura di più e rende di più. Pensate a tutto l’edificato invenduto nella nostra regione. Se per qualche anno non edificheremo più, ma ci dedicheremo a ristrutturare e recuperare faremo un gran bene alla Toscana”.

Il piano del paesaggio è stato approvato con una larga maggioranza. Il provvedimento regola cave, spiagge, tutela il territorio agricolo, i boschi, i laghi, i fiumi, i nuclei storici dei paesi le colline e i crinali e le vette delle montagne. Mette in salvo le bellezze della Toscana nelle trasformazioni economiche e sociali. Un grande atto politico di cui ringrazio i consiglieri, i tecnici della Regione e del Ministero beni culturali. Non era facile ma ci siamo riusciti. Ha prevalso l’interesse generale. Ha vinto la Toscana.