Il nuovo Pd, secondo Rossi e Parrini


di Franco De Felice

– Finora la candidatura (anche se espressa in forma di domanda:”Perché no”?) di Enrico Rossi a futuro segretario del Pd non aveva fatto registrare motivate reazioni negative da parte degli esponenti della maggioranza renziana del Pd toscano, dal segretario regionale Dario Parrini in giù. C’erano state brevi dichiarazioni, che mai, però, sono entrate nel merito, anzi, che sostanzialmente hanno sempre riconosciuto la legittimità delle intenzioni del Presidente della giunta regionale della Toscana. L’unica obiezione, di fatto, è stata che si tratta di una questione di la da venire. Nel 2017-2018.
Rossi, nel frattempo, è andato avanti, è sempre di più entrato nel merito dei temi con cui intende caratterizzarsi. Primo fra tutti, il nuovo partito, la nuova forma partito. Recentemente lo ha fatto in maniera approfondita sul blog che cura per l’Huffington Post, prendendo lo spunto dalle dimissioni del sindaco di Roma Ignazio Marino, una vicenda nella quale il partito che c’è (il Pd romano) ha giocato un ruolo non secondario. Tutti dicono che ci sarebbe bisogno di un nuovo partito. Ma quale, di che tipo? Rossi l’ha scritto, riflettendo sul Pd romano. “Le macerie di Roma e il partito nuovo”, il titolo dell’articolo che rievoca sono forma di favola (“C’era una volta”) un partito popolare, che discuteva, con le sezioni frequentate, che, in questo modo, sapeva selezionare, che aveva un progetto di governo per il quartiere, per il comune, per la regione, per l’Italia, che si occupava anche delle questioni internazionali. Un partito, in poche parole, “al servizio di una causa, dei cittadini e della democrazia”, ha dichiara due giorni fa lo stesso Rossi in intervista alla rivista Left.
E’ chiaro che non si può tornare al partito di un tempo. “Aveva – dice Rossi – aspetti negativi: conformismo, eccesso di gerarchie, compressione delle individualità”. Ma questi difetti (da cancellare) non possono esimerci, spiega Rossi, dal ricostruire una forma partito che è il modo in cui “i ceti più deboli possono organizzarsi e contare nella democrazia, per evitare che a contare siano i media, i potentati economici e finanziari che, di volta in volta costruiscono e distruggono personaggi con modalità alla fine distruttive delle stesse Istituzioni”. Bisogna, quindi, ridare un luogo, uno spazio al popolo di sinistra, “che ancora c’è”.
E cose di sinistra Rossi le dice. Come quelle dette a proposito della legge di stabilità.
“Il Pd – ammonisce – deve stare attento a qualificarsi come un indifferenziato partito della Nazione. Perché se è così, viene meno alle ragioni fondative stesse”. E porta l’esempio dell’abolizione della tassa sulla casa. “Non si capisce – osserva – perché si debba fare un regalo ai benestanti e non si trovino i soldi per gli esodati”. Allo stesso tempo Renzi sbaglierebbe a non trovare i soldi per una buona legge sulla povertà, come quella proposta da Alleanza contro la povertà. “Il reddito d’inclusione – ricorda Rossi – ce lo chiede l’Europa, e l’Italia, con la Grecia, è l’unico paese a non averlo”.

Nella foto: Enrico Rossi ad un dibattito televisivo.

Nella foto: Enrico Rossi ad un dibattito televisivo.

Rossi a chi parla? “Mi stanno chiamando – risponde – in giro per il Paese e io vado volentieri”. Precisando anche le classi d’età: “Si tratta di una generazione che va dalla mia età (59 anni) in su, e un’altra da 35 in giù”. Mancherebbero i quarantenni? “Pensano all’impegno politico in un altro modo. Ma i giovani sono alla ricerca di un pensiero più forte e radicale. Se giochiamo, però, sulla contrapposizione tra renzisti e antirenzisti, la sinistra non si riprende. Bisogna lanciare una sfida sui contenuti e il Pd è il luogo giusto, anche perché il mondo cambia”. Si pensi a Tsipras in Grecia, Podemos in Spagna, Corbyn in Gran Bretagna, a cui Rossi guarda con interesse ma con cui, precisa, “non mi identifico”.
Contenuti nuovi, dunque.

Nella foto: Dario Parrini, segretario regionale del Pd della Toscana

Nella foto: Dario Parrini, segretario regionale del Pd della Toscana

Come risponde il segretario del Pd della Toscana Dario Parrini? Parlando soprattutto di regole. Lo fa commentando l’iniziativa denominata “Toscana 10 e lode”: riferisce ai giornalisti presenti che si sta lavorando ad un partito più presente, che si riunisca più spesso, anche con gli amministratori, e che coinvolga di più il popolo delle primarie, non solo quando è chiamato a votare. Ma Parrini va oltre. Alle regole. “Non si può – dice – assolutamente mettere in discussione il principio per cui il segretario del partito e’ automaticamente il candidato alla Presidenza del Consiglio, e che se diventa Presidente del Consiglio, resta segretario del partito”.

Parrini, in verità, non fa altro che fotografare quando prevede l’attuale statuto del Pd. Statuto, bisogna ricordare, che l’allora segretario Pierluigi Bersani acconsentì che venisse modificato per permettere a Matteo Renzi di partecipare alle primarie di coalizione. E’ un passaggio che la stampa toscana legge come “Un avviso al governatore” (Corriere Fiorentino), “Parrini gela le ambizioni di Rossi” (Il Tirreno), “Ma sul segretario-premier è già lite” (La Nazione).

Parrini ricorda che si tratta di una regola “che ci ha allineato sette anni fa all’Europa, con l’automaticita’ che il segretario di un partito e’ il candidato premier e la regola che se il segretario del partito diventa premier, questo resta segretario per tutto il mandato”. Per il segretario-premier la regola, dunque, non si cambia. Vanno invece modificate le regole delle primarie: “Non si può non riflettere – aggiunge, infatti, Parrini – su quali modifiche adottare per le elezioni primarie. Le nostre primarie vanno regolate meglio, devono essere piu’ trasparenti”. Secondo Parrini “dobbiamo fare una riflessione anche sull’albo degli elettori, ma questo non ci puo’ portare assolutamente a frenare la partecipazione, perche’ la cosa che nel mondo viene copiata delle primarie italiane e’ proprio la loro grande apertura”.

La replica di Enrico Rossi non si fa attendere. Per il presidente della Toscana il ruolo del segretario puo’ invece essere scisso da quello del premier.
“Riguardo alla figura del segretario nazionale – dice – mi permetto di avere un’opinione diversa da quella di Dario Parrini: il ruolo di segretario politico puo’ essere scisso da quello di premier semplicemente modificando un articolo dello statuto in assemblea nazionale, con una procedura che e’ gia’ stata usata altre volte”.
Secondo Rossi “la possibilita’ di separare queste due funzioni, e ottenere risultati proficui, e’ dimostrata proprio dal rapporto corretto di reciproca stima e collaborazione che proprio nel caso della Regione Toscana tutti possono constatare”, dove il presidente della Regione non coincide con il segretario del Pd. E Rossi cita il caso, ultimo, dell’approvazione del bilancio da parte della Giunta regionale. “E’ stato approvato – fa notare – in linea con le strategie politiche del Pd, evitando aumenti delle tasse e razionalizzando spesa e servizi”. Rossi aveva partecipato a “Toscana 10 e lode”, l’iniziativa del Pd tenutasi a Empoli per discutere della nuova organizzazione del partito nella regione.
“La Giunta regionale terra’ conto dei documenti – assicura il Presidente toscano – che saranno elaborati nei tavoli di lavoro, soprattutto per i piani di sviluppo e di investimento della legislatura che gia’ da quest’anno dovranno essere sviluppati”. Rossi, aggiunge di condividere l governatore l’esigenza di avere un partito che partecipi all’elaborazione delle strategie e dei programmi di governo, soprattutto in questa fase di riforme e di ridefinizione del ruolo degli enti locali, con il superamento delle province e la modifica del titolo V della Costituzione“.

Nella foto di copertina: Dario Parrini ed Enrico Rossi ad una festa dell’Unità




Tsipras e Corbyn, un esame per il Pd


di Franco De Felice

– Prima Tsipras, poi Podemos, poi Corbyn, poi di nuovo Tsipras, la “sinistra” che si afferma in Europa, un’onda lunga che non trova però interpretazioni univoche nel Pd. Anche in quello toscano. Abbiamo analizzato i post che tre esponenti dei Democratici, il Presidente Enrico Rossi, che non fa più mistero di volersi candidare alla segreteria nazionale del partito,  il segretario toscano Dario Parrini e il consigliere regionale Massimo Baldi,  hanno pubblicato in particolare sulla vittoria di Alexis Tsipras, ieri, alle politiche greche.  A pochi giorni da un’altra vittoria, di Jeremy Corbyn nelle primarie del Labour, vittoria anche questa che era stata analizzata in maniera non proprio uniforme. Parrini più che spiegare le ragioni di un  successo ha preferito soffermarsi sulle ragioni di un sicuro prossimo insuccesso. “Classico caso – ha scritto sul suo profilo Facebook – di affermazione, nella competizione interna a un partito, di chi non ha nessuna chance di battere l’avversario alle elezioni”. “ I conservatori gioiscono, non potevano sperare di meglio”, annota Parrini, che definisce la vittoria di Corbyn “un meraviglioso autogol”. Sulla stessa lunghezza d’onda Massimo Baldi: “Le elezioni si rispettano, va da sé. Ma non posso tacere una grande preoccupazione circa le conseguenze di questo esito sul futuro della sinistra britannica – se non della sinistra europea. Quelli che stanno festeggiando con più vigore sono senz’altro i conservatori”.

Commenti assolutamente non consonanti con quello di Enrico Rossi, che sulla svolta all’interno del Labour ha anche scritto un’approfondita analisi sul suo blog dell’Huffington Post. Rossi parla di “retorica di detrazione preventiva” nei confronti di Corbyn. Il primo dei detrattori l’ex premier inglese Tony Blair, a cui Matteo Renzi non ha mai nascosto di essersi ispirato. Il Blair detrattore preventivo, precisa Rossi, è “l’ultimo Blair, non il primo, allievo di Michael Foot e profondo innovatore del Labour, cui resta il merito d’aver portato la sinistra al governo del suo Paese per tre volte di seguito, con un programma di redistribuzione e protezione sociale alternativo alle ricette della destra tatcheriana”. Ma, aggiunge Rossi, “le esperienze storiche non si ripetono. I contesti sono sempre mutevoli. Una ricetta che poteva funzionare agli inizi degli anni novanta non necessariamente funziona oggi. Machiavelli parla non a caso di “riscontro coi tempi”, d’indagine della “qualità dei tempi”, lavoro preliminare del politico per contrastare il suo principale vizio e limite: la rigidità, il non sapersi adeguare alle mutate condizioni”. “Proprio Blair alla vigilia del congresso – ricorda Rossi – aveva raccomandato alla base del suo partito, in simpatia e sintonia con Corbyn, di farsi un trapianto di cuore. A riprova d’una rigidità ‘giacobina’ che cerca con ogni mezzo e senza successo di raddrizzare un legno storto e finisce per non vedere e sentire tempi e i desideri della gente”.

Nella foto: Il presidente toscano Enrico Rossi  durante una seduta al Parlamento Europeo  del Comitato delle Regioni

Nella foto: Il presidente toscano Enrico Rossi in una riunione a Bruxelles del Comitato delle Regioni

GLI STATI UNITI D’EUROPA –  “Forse Tsipras, Corbyn e altri “uomini nuovi” non saranno in grado di invertire il corso di questo torrente ma stanno lì a testimoniare che chi li ha votati si è accorto del trucco. Chiede – scrive Rossi – alla sinistra di assumersi le sue responsabilità. C’è un punto controverso che riguarda il racconto sulla vittoria di Corbyn. Proprio due giorni fa il nuovo leader laburista ha dichiarato che nel referendum del 2017 (Brexit) s’impegnerà per la permanenza dell’Inghilterra nella UE perché UE è sinonimo di investimenti, posti di lavoro, sicurezza globale. E allora, dovendo scegliere tra Cameron e Corbyn, non dovremmo avere dubbi sul da che parte stare. Solo su questo terreno, quello di una sinistra europeista, sarà possibile costruire gli Stati Uniti d’Europa, consolidare una vera democrazia continentale”.

UN PROVVEDIMENTO PER GLI INCAPIENTI - Detto di Tsipras e Corbyn, Rossi si chiede “Cosa possiamo fare noi in Italia e nel Partito Democratico”?
“Sul piano del pensiero e dell’analisi – risponde – dobbiamo sforzarci di aprire un confronto schietto e vero sulle più emergenti questioni dell’Europa e del mondo e sul piano della prassi dobbiamo sforzarci di tenere assieme i valori della sinistra con la prospettiva del governo”. Dopo aver dato merito a Renzi, con franchezza ed onestà, degli 80 euro e del Jobs Act, “oggi diciamo a Renzi, da sinistra, che, se vogliamo continuare su questa strada, nella finanziaria bisognerebbe prevedere un provvedimento analogo che vada nella direzione degli incapienti. Dovremmo fare nostra la legge che Caritas, Cgil, Acli, Cisl, Uil, Arci hanno presentato di recente. Costa 1 miliardo e 800 milioni ed è un primo elemento di protezione sociale per quei 4 milioni di nuovi poveri italiani”. Sul Jobs Act, “penso che la sinistra abbia sbagliato: una sinistra seria, invece di inalberare uno scontro avrebbe chiamato in piazza i lavoratori per costruire un’alleanza con i giovani e vedere se il governo Renzi si spingeva oltre per fare una riforma più incisiva”. Sono alcuni esempi sui quali, osserva Rossi, “il pendolo del governo e del partito si può spostare a sinistra, traendo ispirazione dai bisogni reali delle persone, mettendosi in connessione con essi”.
IL PRIMO E IL SECONDO BLAIR – Alla luce di queste considerazioni, chi tra Blair e Corbyn, si chiede Rossi, ha perso il cuore? “È noto – scrive il Presidente toscano – che l’ex premier britannico, dopo aver lasciato la politica ha intrapreso la via degli affari, aprendo una società di consulenza finanziaria (Tony Blair Associates) per banche d’affari, multinazionali, fondi sovrani, miliardari arabi, paesi in via di sviluppo, accumulando enormi ricchezze private (oltre 20 milioni di sterline); entrando a far parte della cerchia dei super ricchi del suo Paese”. Si tratta di un percorso legittimo sul piano personale, ma, osserva Rossi “che ha poco a che fare con la storia della sinistra e con la connessione coi bisogni della povera gente. Forse a Tony Blair il trapianto di cuore è riuscito. Ed è riuscito ad altri socialisti all’acqua di rose, chiusi nelle loro dorate fondazioni o in giro per il mondo a caccia d’affari, ispirati dal successo e dall’amore per il denaro. Una nuova sinistra ha bisogno di capi che diano esempi di sobrietà e di dedizione alla causa”.
SERVE ARIA NUOVA E PULITA – La conclusione dell’analisi del voto a Corbyn: “La casa dei progressisti è sempre la stessa, ma serve aria nuova e pulita. L’affare più importante resta il bene dell’umanità e la lotta alle diseguaglianze. Nessuna reprimenda morale. Non tutti però sono disposti a mutare i sentimenti con l’infatuazione per la ricchezza, presentandola come pensiero unico: quello giusto. “Il capo supremo – scriveva Kant – deve essere giusto per se stesso e tuttavia essere un uomo. Da un legno storto come’è quello di cui l’uomo è fatto non può uscire nulla di interamente diritto”.
DA CORBYN A TSIPRASCorbyn due settimane fa (nelle primarie del Labour, Tsipras ieri nelle elezioni politiche. Che Tsipras ha vinto, smentendo le previsioni di quelli che a proposito di Corbyn si sono detti sicuri che non vincerà nelle prossime politiche inglesi.
Ma anche sulla vittoria di Tsipras i pareri diversi dentro al Pd, espressi sempre su Facebook, non mancano. Anche se Parrini soprattutto sembra approvare il “secondo Tsipras“.

IL CAPOLAVORO DI TSIPRAS – Cominiciamo dal post di Rossi: “In Grecia vince Tsipras. Perde la destra moderata e pure quella neofascista. Ma perdono anche coloro che da sinistra avevano criticato Tsipras in nome di una purezza e una radicalità che avrebbe preferito uscire dall’euro e dall’Europa piuttosto che un compromesso per salvare il Paese dalla bancarotta e tenerlo nell’Unione. Tsipras ha vinto perché ha lottato e si è assunto responsabilità di governo. E poi ha avuto il coraggio di dimettersi e di sottoporsi al giudizio del suo popolo. Che ha capito e lo ha seguito. Un vero capolavoro politico”. Si tratta, per Rossi, di una vicenda su cui riflettere per la sinistra radicale e per la sinistra riformista. “Mi verrebbe da dire – scrive – che per continuare a vincere la sinistra dovrebbe mescolare al suo interno una corrente calda e una fredda, una forte carica ideale e un forte realismo, disinteresse personale e rispetto per la dignità e l’intelligenza dei suoi elettori. È bene che questo dibattito si apra anche in Italia”.

Scrive, invece, il renziano Massimo Baldi: “La nuova vittoria di Tsipras, un dato evidente delle libere elezioni della Grecia democratica, è a mio avviso il sintomo di un malessere politico culturale e sociale europeo”. Baldi riporta immediatamente il voto greco alle cose italiane: “Al suo cospetto, tutti i progressisti italiani – dice – dovrebbero dare prova di onestà intellettuale e riconoscere nel PD guidato da Matteo Renzi la forza migliore della sinistra europea. Corbyn, Tsipras, Podemos sono inoltre fenomeni le cui implicazioni programmatiche sono contrarie e contraddittorie rispetto alle ragioni fondative del PD”. Per cui, l’affondo di Baldi, “chi guarda a loro con empatia, di fatto è un oppositore non di Renzi, ma del PD”.

Nella foto: Dario Parrini, segretario regionale del Pd della Toscana

Nella foto: Dario Parrini, segretario regionale del Pd della Toscana

IL REALISMO DI TSIPRAS – Arriva, sempre via Facebook, anche il commento del segretario toscano del PD, Dario Parrini, con apprezzamenti del percorso compiuto dal leader greco. Tsipras, dice, ha fatto i conti con la realtà: “Tsipras – scrive – non è diventato un riformista ma ha dato prova di realismo”. “Il nuovo Tsipras, che preferisco assai a quello vecchio, nonostante la scissione in % ha ripreso quasi tutti i voti di otto mesi fa”. “L’estremismo greco – annota – subisce una bruciante lezione. Ma potrà consolarsi coi “Vertici per un Piano B” come quello del 10 settembre scorso organizzato a Parigi dagli apprendisti stregoni Varoufakis, Fassina, Lafontaine e Mélenchon. Auguri”.

L’ITALIA COME LA GRECIA, RENZI COME TSIPRAS? – “In Grecia – osserva in un secondo post – le elezioni tendenzialmente sono risolutive e non paralizzanti perché non c’è un obbrobrio come il Consultellum, bensì un sistema elettorale efficace che dà quasi 15 punti di premio al primo partito. Inoltre non si corre il rischio di maggioranze diverse nelle due camere perché c’è il monocameralismo”. Insomma, come dovrebbe accadere presto anche in Italia, con la riforma costituzionale che introdurrà il monocameralismo (il Senato dei territori, non più ad elezione diretta) e con l’Italicum, già legge,  che introduce il premio di maggioranza. “A parte l’imparagonabilità tra Italia e Grecia, queste – fa notare Parrini – sono le due cosucce da rammentare a tutti i sapienti che ora ci spiegano che Tsipras diversamente da Renzi ha avuto il coraggio di indire elezioni anticipate per ottenere un mandato diretto dagli elettori. Se vi paiono differenze da poco, è meglio che parliamo di calcio o di cinema”. E Parrini conclude, “L’Italia avrà un sistema elettorale efficace da luglio 2016 e un bicameralismo riformato da fine 2016”. Significa che nel 2017 si andrà a voto? Che senso avrebbe, ci si potrebbe chiedere, aspettare un anno, il 2018, con la nuova legge elettorale e la riforma del Senato approvate tenute in un cassetto?

Intanto, fonti di Palazzo Chigi hanno reso noto che Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si e’ congratulato gia’ ieri sera con Alexis Tsipras per il successo elettorale in Grecia. Renzi e Tsipras, si precisa, erano stati in contatto nei giorni precedenti il voto.

P.S. Solo per curiosità: a questo momento, il post di Baldi su Tsipras ha registrato 37 mi piace, 37 commenti e nessuna condivisione; quello di Parrini, 35 mi piace, 5 condivisioni, 6 commenti; quello di Rossi, 1477 mi piace, 392 condivisioni, 237 commenti.




PERCHE' CORBYN HA VINTO


di Simone Siliani

– Sono ben strani i commentatori politici italiani! Uno, per dire Jeremy Corbyn, vince le primarie del suo partito, il Labour inglese, con il 59,5% dei consensi (hanno partecipato 422.664 elettori fra iscritti, sostenitori registrati e sostenitori affiliati), stracciando i suoi avversari (la candidata di Blair, dalle cui labbra tutti pendiamo in attesa di illuminanti giudizi sulla politica inglese e mondiale, si è fermata al 4,5%) e questi che fanno? Invece di domandarsi perché Corbyn ha vinto, si sperticano a spiegarci che lui perderà le prossime elezioni generali (che si terranno nel 2020, salvo anticipazioni). Fra questi, vi sono anche coloro che cercano di spiegare il successo con il funzionamento delle primarie inglesi, che erano aperte ma con obbligo di registrazione (“registered supporters”) e non spalancate come quelle italiane del PD o francesi del PSF. Dario Parrini su l’Unità del 14.9.2015 si domanda se Corbyn avrebbe vinto se invece di 422 mila avessero partecipato alle primarie 4 milioni dei 9,3 milioni di elettori del Labour Party. A me sembra una domanda, per quanto legittima, che non coglie l’essenza della questione. Infatti, il Labour ha sempre tenuto primarie “chiuse” per scegliere il proprio leader. Anzi queste ultime hanno aperto, con regole, ad elettori non iscritti al partito o al sindacato affiliato, portando a votare 105.598 nuovi elettori di cui ben 88.449 hanno scelto Corbyn (cioè 10 volte di più del secondo arrivato fra i “registered supporters”, Yvette Cooper, giunta terza alla fine): quindi chi, al di fuori del partito ha partecipato alle primarie ha votato Corbyn. Ma il punto è che con primarie chiuse da sempre tradizione del Labour, la base aveva scelto negli ultimi 30 anni candidati moderati, o dell’establishment, blairiani o comunque “riformisti”. Questa volta no: i laburisti hanno virato decisamente a sinistra. Perché? Questa sarebbe la vera domanda che analisti e politici italiani dovrebbero porsi. Tanto più che nel continente c’è, se non proprio un vento, almeno una brezza “mediterranea” che va in questa direzione: Syriza e Podemos che, per quanto diversi dal Labour (e anche fra di loro), hanno in comune una opzione politica generale di sinistra (rifiuto il termine improprio, comunque riduttivo e usato in termini spregiativi, di “populisti”). Perché questo avviene? Peraltro nella patria del moderatismo di sistema, laburista o conservatore che sia, dove lo stile e le idee di Blair hanno pervaso il sistema politico nazionale dal 1997 ad oggi. Qualcuno lo spiega con la parabola discendente di Blair e con le sue goffe uscite contro Corbyn (Mario Ricciardi, “Quel caro, vecchio Labour”, la rivista il Mulino, 14.9.2015), che è certamente parte della verità, analogamente all’endorsment negativo di D’Alema contro Renzi che non ha certo indebolito quest’ultimo. Ma a me non sembra del tutto convincente neppure questa spiegazione.
Mi convince di più il fatto che nella proposta politica di Corbyn (che è uno presente sulla scena politica inglese da 32 anni, con coerenza e senza cambi repentini e opportunistici di linea politica) vi sono argomenti forti, capaci di segnare in modo inequivocabile la distanza dalle ricette politiche e finanche dalla cultura politica che ha governato ininterrottamente il paese negli ultimi 30 anni (pur cambiando gli interpreti, con indiscutibile continuità di linea politica) e che così pessima prova di sé hanno dato negli ultimi tempi di fronte alla crisi economico-finanziaria e alle crisi internazionali che hanno investito l’Europa e anche la Gran Bretagna.
Nadia Khomani su The Guardian del 12 settembre ha presentato una sintesi delle proposte politiche di Corbyn che, se lette con un minimo di attenzione e senza pregiudizi, ci spiegano perché hanno affascinato, interessato, convinto il Labour.
In economia Corbyn propone di ridurre il deficit pubblico stimolando con investimenti la crescita e tassando redditi e patrimoni alti, invece che ridurre i servizi pubblici seguendo i dogmi dell’austerità, come invece hanno sostenuto Blair, i suoi epigoni e gli altri candidati. Che ve ne pare? Io uno così lo sosterrei, soprattutto perché la cura dell’austerità l’abbiamo provata in questi anni e, oltre ad aver ridotto il benessere generale, non ha raggiunto neppure l’obiettivo di ridurre il deficit.
Corbyn propone il “quantitative easing popolare” che consentirebbe alla Banca d’Inghilterra di stampare moneta da investire in larga scala per energia, trasporti, abitazioni, progetti di digitalizzazione di servizi, in parte realizzati attraverso una banca nazionale di investimenti. E’ esattamente la strategia di Obama che ha dato buoni risultati in USA senza ridurre il paese sull’orlo del collasso o venderlo ai “rossi”.
Corbyn dice che finanzierà questi investimenti recuperando 20 miliardi di sterline da tasse dovute e non riscosse, 20 miliardi dall’elusione fiscale e altri 80 miliardi dall’evasione fiscale. Qual è l’ultimo politico italiano che ha dichiarato simili intenti?
Poi Corbyn propone di costituire un Servizio Scolastico Nazionale che avvii il servizio universale educativo dei bambini, dia maggior potere nel settore ai governi locali, ripensi il ruolo delle libere scuole e accademie, introduca una retribuzione minima per l’apprendistato e investa soldi nell’educazione degli adulti. Non dice di privatizzare ulteriormente il sistema educativo. Questa è una proposta chiara che a me, ad esempio, convince. Corbyn dice anche di voler reintrodurre le borse di studio per studenti meritevoli e bisognosi, tagliate dai precedenti governi. Dice che le finanzierà aumentando i costi assicurativi di coloro che guadagnano più di 50.000 sterline l’anno. Bene, un punto a favore, per me elettore del Labour!
Corbyn rivendica di essere uno dei 48 parlamentari ribelli del Labour che ha votato contro la legge del Governo conservatore della riforma del welfare: chiaro, lineare, giusto perché le leggi della maggioranza conservatrice se le dovrebbero votare i Tory non il Labour.
E’ anche a favore di una campagna di accoglienza dei profughi del Mediterraneo: una posizione che il governo italiano, ad esempio, dovrebbe apprezzare.
Sostiene la rinazionalizzazione delle compagnie elettriche per ridurre i costi dell’energia e perché la liberalizzazione ha creato un “falso mercato” che in realtà è un cartello delle maggiori aziende per tenere alti i costi al pubblico: non c’è niente di bolscevico in ciò e soprattutto è un’idea giusta. Corbyn crede nella proprietà pubblica dei servizi essenziali, ma non in modelli di nazionalizzazione dei tempi passati.
E’ un europeista, contrariamente alla vulgata che lo vorrebbe euroscettico, ma vorrebbe stare in una UE riformata e dichiara di voler porre all’Europa questioni per lui cruciali come i diritti dei lavoratori, l’ambiente, la tassazione, ecc. Ma chi è soddisfatto dell’Europa così come è oggi alzi la mano? Forse gli stregoni dell’austerità e i politici fedeli all’ideologia TINA (“There Is No Alternative”), ma non, credo, un leader della sinistra socialdemocratica.
Inoltre, Corbyn propone di mettere fine alla privatizzazione della sanità e di finanziare un sistema di sanità pubblico integrato con l’assistenza sociale, con particolare impegno sulla salute mentale: cosa c’è di così eversivo e spaventoso in questo programma?
Figurarsi che propone addirittura di fermare i tagli ai servizi e al welfare che spingono le donne e le famiglie sull’orlo della povertà, nonché l’uguaglianza retributiva di genere e l’impegno a favore delle donne vittime di violenze domestiche! Un programma rivoluzionario!
Insomma, la lettura del fenomeno Corbyn che si pretende di dare in Italia è fatta con i paraocchi e soprattutto condizionata dall’assorbimento acritico del blairismo quasi come categoria del pensiero e non invece come una esperienza politica che ha avuto il suo apogeo e poi la sua fase discendente.
Ecco, io uno così lo avrei votato, mi avrebbe convinto e appassionato e, se non fossi stato iscritto al Labour mi sarei registrato per votarlo. Penso che molti abbiano ragionato così in Inghilterra. Vincerà le prossime elezioni politiche generali? Non lo sappiamo, ma ha il tempo per costruire un profilo, un progetto e un programma politici per tentare di farlo: non avrà un risultato peggiore dei due precedenti candidati laburisti (Gordon Brown e Ed Milliband), orientati verso il centro dello schieramento politico ma inesorabilmente sconfitti da Cameron.
I tempi, forse, stanno cambiando anche in Europa e se la sinistra socialdemocratica non vuole essere spazzata via per la sua insipienza o per il timore di non essere abbastanza credibile e accettata dai poteri dominanti, dovrebbe chiedersi se posizioni più decise, nette, finanche radicali non siano oggi più realistiche e possibili dell’accoglimento supino dello status quo.




Rossi: "Ci penso"


di Franco De Felice

– “Perché no?” è diventato “Ci penso”. Un passo avanti. Ieri sera alla Festa dell’Unità delle Cascine. All’arena dibattiti si sono radunate circa 400 persone. Attente, fino all’ultima risposta, che lo hanno applaudito più volte. Il Presidente toscano Enrico Rossi è intervistato da Sandro Bertuccelli, capo della cronaca fiorentina di Repubblica. Oltre “ci penso” per ora Enrico Rossi non può andare. La marcia che conduce alla candidatura alla segreteria del Pd è ancora lunga. Lo spiega lui stesso. “Naturalmente – precisa – il fatto di pensarci non significa che è automatico che uno sarà candidato. Dice Renzi che le elezioni per il congresso sono fissate per il 2017. Quindi, c’è tempo”.
Come lo impiegherà Rossi questo tempo? Innanzi tutto continuando a fare il Presidente della Toscana. E all’esponente del raggruppamento della sinistra che lo ha sfidato alle recenti elezioni regionali, che gli chiede di chiarire questa sua posizione di Presidente della Toscana e candidato alla segreteria dl Pd, risponde seccamente: “Vendola è stato contemporaneamente presidente della Puglia e segretario di Sel”.

Da qui al 2017?
“C’è tempo – spiega Rossi – perché i cittadini e gli iscritti al Pd possano conoscere sempre di più il mio pensiero e poi, quando arriveremo al giorno i cui si dovranno presentare le candidature, un manifesto e un programma, se deciderò di presentarmi, potranno valutare e conoscermi meglio”.

Ma perché “Perché no?” a cui, ora, si è aggiunto “Ci penso”?
Ho detto all’inizio della legislatura che intendo restare nel dibattito politico nazionale, come militante del Pd e come presidente della Regione e che devo farlo perché ho delle idee, perché ho un’esperienza di governo ormai importante, nella guida di una regione importante come la Toscana.

Ma come si immagina la corsa verso la candidatura a segretario del Pd, in solitario e piena di ostacoli oppure un percorso più facile?
“Chi mi conosce – risponde Rossi – sa che quando mi metto in testa di provare a fare qualcosa, ci provo fino in fondo. Gli ostacoli non mi spaventano, semmai mi incentiva”.

Come giudica le prime reazioni al fatto che sta pensando alla candidatura di segretario del Pd.
Intanto – risponde Rossi – io vedo le cose in modo positivo. Prendo atto che nessuno, né dei renziani né della cosiddetta sinistra del partito rispetto ad una mia ipotesi di candidatura abbia reagito in modo scandalizzato. E’ questo già mi fa piacere. Io penso che reazioni negative dal ceto politico, di cui faccio parte anch’io, di fronte ad uno che si fa avanti in modo, forse, anche prematuro, come ho fatto io, fossero scontate. Ma non ho visto reazioni del tipo “no, tu non puoi”; “tu non devi”. Non sono venuti a dirmelo. C’è stata semmai questa valutazione, più che legittima, di una proposizione un po’ in anticipo, che io invece rovescio come fatto positivo perché mi piace dichiararmi. Non è un elemento brutto, anzi. Ringrazio sia i renziani sia la sinistra Pd che, seppur con tutte le cautele, hanno riconosciuto una possibile legittimità della mia candidatura. Mi fa onore, perché questo è senz’altro molto importante”.

Ha avverti qualcuno di queste sue intenzioni, Renzi….
“No – risponde il presidente toscano – io non ho avvertito né Renzi, né D’Alema, né Bersani, nessuno. Sono adulto, se non si è adulti a questa età”. Applausi dei presenti.

L’ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI – Questa mattina, dopo gli applausi alla Festa dell’Unità, Rossi torna sull’argomento, a “Dentro i fatti” di Sky, in un confronto con il presidente ligure Giovanni Toti dove si parla soprattutto dell’accoglienza dei migranti, della svolta impressa alla vicenda a livello europeo dalla Cancelliera Angela Merkel.

Rossi si richiama alle parole all’Angelus di ieri di Papa Francesco: ogni parrocchia accolga una famiglia di profughI. Solo in Toscana, le parrocchie sono 2.438.
“Noi, intanto, dal 2011 – ricorda Rossi – stiamo collaborando con le parrocchie, che gia’ in Toscana si sono mobilitate”. “Non appena finisce questa trasmissione – annuncia – cerchero’ il cardinale Betori, gli parlero’ concretamente di questo e gli chiedero’ in che modo intende contribuire”, nel dare seguito allo sprone di Papa Francesco ad accogliere una famiglia in ciascuna struttura ecclesiastica”. “Abbiamo – continua il presidente toscano – un buon rapporto anche con le prefetture, abbiamo organizzato un’accoglienza diffusa. Mi permetto di dire che l’esperienza toscana salta una serie di passaggi che rende tutto piu’ fluido: noi abbiamo piccoli centri e ci sono, di conseguenza, piu’ possibilita’ di integrazione”. “Non siamo oche giulive che sottovalutano problemi, ci vuole – è il parere di Rossi – intelligenza nell’accoglienza. Penso che a questi ragazzi bisogna trovare il modo di fare qualcosa con la quale ci contraccambino dell’accoglienza che gli diamo”. Si tratta, almeno nel caso toscano di 5.700 ragazzi, che “non possono essere tenuti a bighellonare – dice Rossi – per le piazze dei paesi. “Chiedo al governo di impegnarsi in favore dei lavori di pubblica utilita’. Io sto pensando ai giardini, all’assetto idrogeologico ai piccoli lavoretti che creano socialita’ e non tolgono nulla a chi cerca lavoro”.

Nella foto: Il pubblico, numeroso, ieri sera alla Festa dell'Unità delle Cascine per ascoltare il presidente Toscano Enrico Rossi

Nella foto: Il pubblico, numeroso, alla Festa dell’Unità delle Cascine, per ascoltare il presidente Toscano Enrico Rossi

LA SCONFITTA DI SALVINI – Rossi, dopo la svolta europea e le parole di Papa Francesco, parla anche delle conseguenze politiche, della sconfitta culturale di Salvini. “La sconfitta – dice – di chi ha usato per uno scopo politico questa vicenda drammatica dei profughi”. Un dato sottolineato dal fatto che “in tutta Europa, a partire dalle dichiarazioni di Papa Francesco di mettere a disposizione le parrocchie per l’accoglienza, e dalla presa di posizione politica e morale della Merkel” c’e’ una svolta. “Non significa – osserva Rossi – che i problemi sono risolti, significa che non sono venuti meno i principi di civilta’ dell’Europa. Ora tocca a chi non si e’ comportato coerentemente dare una mano, mi riferisco a Salvini ad alcuni settori del centrodestra”.

L’argomento principale è rimasto l’accoglienza dei profughi, non senza la domanda sulla eventuale candidatura alla segreteria del Pd. Rossi ha di fatto ripetuto quanto detto in serata alle Cascine, alla festa dell’Unità: “La cosa mi interessa e sono disponibile. Vedremo, i tempi sono ancora lunghi”. La mia candidatura alla segreteria “sara’ decisa il giorno in cui mi presentero’ con un programma e con un manifesto di valori a tutti gli elettori e a tutti gli iscritti del Partito Democratico“.
Renzi come l’ha presa? “Non lo so. Voglio stare – ha ribadito – nel dibattito politico nazionale. Sono convinto che Renzi stia cercando e in parte riuscendo a cambiare questo Paese e debba essere aiutato”. Ma “Il mio profilo culturale – ripete – non e’ quello di Renzi. Valuterò nel momento in cui si aprira’ la corsa alla segreteria”.

ASPIRAZIONE LEGITTIMA – Aspirazione legittima, la definisce il segretario toscano del Pd Dario Parrini in una intervista rilasciata a “Toscana Tv“. “Mancano – dice Parrini – piu’ di due anni allo svolgimento del congresso del Pd: c’e’ tanta strada da fare, non vorrei che oggi la discussione politica fosse prevalentemente sulle candidature. Ma questo mi pare che il primo a non volerlo sia lo stesso Enrico Rossi che ha specificato che quest’avventura ha tempi lunghi. Adesso tutti noi dobbiamo concentrarci non sulla competizione interna al Pd tra oltre due anni ma sulle riforme da fare subito in Toscana e in Italia“. “Nell’area di sinistra del partito, quella che al congresso del 2013 ha sostenuto la candidatura di Gianni Cuperlo – sottolinea Parrini – c’e’ un grande fermento in questo momento. Ci sono personalita’ che stanno manifestando aspirazioni nazionali: penso a Speranza, Martina, Orfini, Orlando, Zingaretti. Tra questi non mi sorprende vedere Enrico Rossi, del quale ho potuto apprezzare autonomia e spirito costruttivo come presidente della Regione e anche come dirigente politico. Enrico ha portato avanti il suo lavoro con serieta’, nella diversita’ siamo riusciti a collaborare molto bene in Toscana, quindi comprendo che possa avere aspirazioni nazionali, e’ legittimo”.

Sulla possibilita’ di un ticket Renzi premier-Rossi segretario Pd, Parrini risponde: “Ad oggi e’ impossibile: nello statuto e’ prevista la coincidenza segretario-candidato presidente del Consiglio. Ed io sono sostenitore di questo principio: cosi’ si fa in tutte le democrazie europee, attribuire questi due ruoli a persone diverse renda meno efficiente sia governo che partito, la storia della sinistra degli ultimi venti anni lo dimostra. I momenti di maggiore instabilita’ si sono verificati quando queste due figure non coincidevano. Ricordo i conflitti tra D’Alema e Prodi, poi D’Alema premier e Veltroni segretario, infine Prodi premier e Rutelli e Fassino. Per questi motivi – conclude Parrini – non mi auguro che lo statuto venga cambiato”.

Nella foto di copertina: Enrico Rossi alla Festa dell’Unità delle Cascine




La Festa dell'Unità, con l'Unità, a Castelfiorentino


 Firenze, 29 giugno 2015 – La festa regionale dell’Unità, con l’Unità, che torna in edicola domani e a cui facciamo tanti e sentiti auguri (al direttore Erasmo D’Angelis, al vicedirettore Wladimiro Frullettti e a tutti i redattori che saranno impegnati nel rilancio del quotidiano), prenderà il via giovedì sera 2 luglio a Castelfiorentino  ed andrà avanti fino al 26 luglio, nei giardini di viale Roosevelt. Più di tre settimane di musica, cinema, giochi per grandi e bambini e dibattiti politici. Il programma è stato presentato oggi dal segretario del Pd della Toscana Dario Parrini, da Antonio Mazzeo, responsabile regionale dell’organizzazione, dal segretario del Coordinamento Empolese-Valdelsa del Pd Enrico Sostegni, e da Claudia Firenze, segretario Pd di Castelfiorentino, è ancora in via di definizione,  ma vede già una ricca presenza di esponenti del partito e membri di governo, e quella dei neo assessori regionali che saranno alla loro prima uscita pubblica.

Tra gli esponenti del Pd nazionale che interverranno, segnaliamo il presidente Matteo Orfini (sabato 25), il vice segretario nazionale Lorenzo Guerini (venerdì 24), insieme al capogruppo alla Camera Ettore Rosato (domenica 19) e il capogruppo al Senato Luigi Zanda (venerdì 10). Lunedi 13 luglio sarà di scena il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi;  Pier Luigi Bersani sarà ospite giovedi 9. Luca Lotti lunedì 20.

Mentre sI è in attesa di definire altre presenze, è sicuro che la Festa sarà chiusa il 26 luglio dal Ministro Maria Elena Bosc hi, intervistata dal neo direttore dell’Unità Erasmo D’Angelis.

“Il cambiamento prende quota” è il titolo dell’edizione di quest’anno della festa toscana dell’Unità. “Cade – ha detto Dario Parrini – in un momento particolare, perché coincide con il ritorno in edicola dell’Unità dopo 11 mesi di assenza, una buona notizia che ci dà spinta, energia e voglia di fare una bella festa. Proprio per questo abbiamo deciso di far concludere la manifestazione al nuovo direttore Erasmo D’Angelis che sarà l’intervistatore del Ministro Boschi“. “Come partito regionale – ha annunciato Parrini – lanciamo una iniziativa rivolta alle centinaia di circoli del Pd nella nostra regione per sostenere il ritorno del giornale a cui sono intitolate le nostre feste dandoci l’obbiettivo di avere almeno un abbonato ogni mille abitanti in Toscana. Obbiettivo largamente alla nostra portata”.

Sul ritorno dell’Unità in edicola è intervenuto anche il Presidente della Toscana Enrico Rossi. “E’ sempre una buona notizia – dice – quando un quotidiano riesce a ripartire, dopo che tante voci sono scomparse. Ma lo è ancora di più se si tratta dell’Unità, la testata fondata da Antonio Gramsci, che è parte importante delle nostre radici, ma che sono convinto sarà parte importante anche del nostro futuro”·

“Abbiamo un grande bisogno di giornalismo intelligente, che sappia raccontare il nostro paese con curiosità, pacatezza, professionalità, rifuggendo a slogan e demagogia. Sono convinto – sottolinea – che quella dell’Unità sarà una voce importante per spiegare quello che sta succedendo nel Mediterraneo e in Europa, per combattere la xenofobia, per rimettere al centro dell’attenzione le grandi questioni del lavoro e per mettere a fuoco le idee buone per guardare oltre la crisi”.

“Allo stesso tempo – conclude Rossi – auspico che L’Unità, quotidiano che tanto ha rappresentato per l’informazione toscana, possa tornare a riannodare i fili con la nostra regione, raccontando anche per essa, come per l’Italia intera, il cambiamento di cui abbiamo bisogno”.

Nella foto di copertina: Dario Parrini ( al centro), insieme ad Enrico Sostegni e Claudia Firenze, nel corso della conferenza stampa di presentazione della Festa regionale dell’Unità di Castelfiorentino, dal 2 al 226 luglio.




IL PD HA VINTO, MA OCCHIO ALLE ASTENSIONI!


Si sa che i commenti sui dati elettorali son come la trippa: ognuno li può tirare come vuole, a seconda della convenienza. Ma, si direbbe, i numeri no; quelli sono pietre, solide, inequivocabili. Tuttavia, neppure su di essi possiamo poggiare sempre fermo il piede. O meglio, ogni dato è in sé certo, ma talvolta possono essere contraddittori o non perfettamente coerenti fra di loro. Prendiamo, ad esempio, i voti in termini assoluti conquistati dal PD alle recenti elezioni regionali in Toscana: ha oggettivamente ragione il segretario regionale del PD Parrini a dire che il PD tiene mantenendo, grosso modo, lo stesso numero di voti del 2010.

Infatti alle elezioni regionali del 2010 (le sole con cui, sotto il profilo delle scelte politiche, ha senso confrontare quelle del 2015) il PD aveva 641.214 voti (pari al 42,4%), mentre alle regionali del 2015 i voti sono stati 614.406 (46,35%, percentuale alta per effetto della maggiore astensione), cioè soltanto 26.808 voti di meno. Ben diverso il risultato dello stesso presidente eletto: Rossi nel 2010 ottiene 1.366.733 voti (59,73%) e nel 2015 solo 656.498 (48,03%), cioè 399.253 voti in meno. E’ in buona parte l’effetto della vocazione maggioritaria del PD: infatti nel 2010 il PD aveva una maggiore capacità di coalizione e aveva coalizzato attorno alla candidatura di Rossi altre forse politiche (Sel, Idv, Rifondazione Comunista, PcdI).

Quello del 2015 è il risultato di una deliberata scelta politica, certamente incentivata da una legge elettorale (per l’appunto voluta dal PD) che spingeva il partito di maggioranza relativo (forte anche del successo alle elezioni europee, inutile negarlo) a cercare di prendere tutta la posta puntando a superare al primo turno il 40% dei consensi, soglia oltre la quale scatta il premio di maggioranza. E’ una scelta che ha pagato (questa volta, ma le leggi elettorali dovrebbero avere un orizzonte temporale di efficacia più vasto di quello di una sola legislatura), ma ha avuto un costo: la legittimazione elettorale del presidente della Giunta Regionale, che è bene ricordare è l’architrave del sistema di governo delle regioni italiane, è scesa dal 59,7% al 48% sui voti validi, e dal 33,41% al 22% sugli elettori.

In una democrazia rappresentativa quale è la nostra e in un sistema di governo che, per quanto di tipo parlamentare, è incentrato sull’elezione diretta e forti poteri concentrati sul capo dell’esecutivo uale è quello regionale, una così bassa e decrescente (ormai dal 2005) legittimazione popolare rischia di diventare un problema strutturale che può addirittura toccare alcuni degli aspetti fondamentali di una democrazia. E’ pur vero, e significativo, che il candidato alla Presidenza Rossi ha ottenuto circa 32.000 voti più del PD, ma ciò non attenua il problema complessivo di rappresentatività delle istituzioni regionali. Peraltro, va anche evidenziato che il ritorno delle preferenze dopo 15 anni e l’ampio uso che ne hanno fatto gli elettori del PD (il 32%), non ha portato ad una maggiore partecipazione né a maggiori consensi al PD rispetto al 2010 (o se lo ha fatto, ha soltanto tamponato una fuga dal voto che sarebbe stata ben maggiore). Sottovalutare, come si sta facendo, questo tema può diventare esiziale.

E qui arriviamo al problema veramente pesante che queste elezioni regionali hanno evidenziato: la disaffezione al voto, l’astensione. Vero è che la scelta del giorno per le elezioni (31 maggio a ridosso del ponte) non è stato felice e vero è anche che elezioni parziali (7 regioni su 20) hanno contribuito a far perdere di attrattività al voto di domenica scorsa, tuttavia la crescita dell’astensionismo è un dato strutturale grave. Già fra il 2005 e il 2010 si era registrato un -10,6% dei votanti (dal 71,35% al 60,71%, corrispondenti a 329.194 elettori); nel 2015 il calo della partecipazione è stato di un ulteriore 12,4%, cioè 385.756 aventi diritto che hanno rinunciato ad esercitare questo diritto democratico.

Ora, il dato dell’astensione è invece assai proprio confrontarlo con l’ultima elezione in termini temporali, cioè con le europee, perché il dato dell’affluenza al voto non tanto attiene alla scelta politica e alle sue motivazioni, quanto ad un atteggiamento generale verso la politica e i partiti (anche se sono disposto ad ammettere che un certo peso può averlo la percezione dell’importanza dell’istituzione democratica per cui si è chiamati a votare e le Regioni non godono di buona reputazione. Ma è anche vero che in tutti i sondaggi di opinione la fiducia che gli italiani ripongono nei partiti politici è assai inferiore a quella nelle Regioni). Nelle elezioni europee del 2014 l’affluenza in Toscana fu del 66,7%, decisamente superiore a quella della media della circoscrizione dell’Italia centrale (61,8%), anche se in calo rispetto alle europee del 2009 (72,1%). Il dato significativo è che in un solo anno la partecipazione al voto in Toscana è calata del 18,4%. In termini assoluti il PD perde fra le europee 2014 e le regionali 2015 ben 454.773 elettori: dove sono andati a finire e perché si sono allontanati sarebbe domanda che tipicamente un partito popolare quale indubbiamente è il PD dovrebbe seriamente porsi. Secondo uno studio Swg circa la metà di questi sono finiti nel non-voto: il 22% degli elettori PD del 2014 non ha trovato un motivo sufficiente per ripetere la stessa opzione ad un anno di distanza. Il fatto che con 454.773 elettori in meno il PD abbia potuto ugualmente vincere le elezioni regionali e ottenere una forte rappresentanza in Consiglio Regionale (24 consiglieri su 40), non dovrebbe far perdere di vista la gravità di questa emorragia. E non solo per il PD: se si vuole essere partito della nazione in un senso non banale, si deve comprendere il peso della responsabilità di una progressiva e, apparentemente, inarrestabile restringimento della rappresentatività delle istituzioni democratiche del paese.

di Simone Siliani

Nella foto di copertina: La conferenza stampa di commento del risultato elettorale del segretario regionale del Pd Dario Parrini e del riconfermato Presidente della Toscana Enrico Rossi.




Rossi vince, vince la sinistra


Firenze – “Toscana, terra di sinistra”. La constatazione postata oggi dal neo-presidente Enrico Rossi sulla sua pagina facebook suona come una rivendicazione, orgogliosa forse, ma giustificata. Scrive Rossi, questa mattina presto: “La destra trova nella Lega il proprio leader, Forza Italia si affloscia, ma la Toscana si riconferma terra di sinistra. Possiamo governare per i prossimi 5 anni la Regione, ma adesso o la sinistra europea reinterpreta il socialismo e supera l’austerità o i nazionalismi fascioleghisti continueranno ad avanzare”.

Con 20.000 voti personali, il più votato presidente Pd delle Regioni in palio in questa tornata elettorale caratterizzata da un forte astensionismo, digerisce la fatica della lunga campagna sui territori e la nottata dei risultati, analizzando i dati e commentandoli nel corso della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina nella sede del Pd, in via Forlanini a Firenze, presente il segretario regionale Dario Parrini.

Nella foto: Enrico Rossi nella conferenza stampa presso la sede del Pd di via Forlanini, a Firenze, insieme al segretario regionale del Pd Dario Parrini per commentare il risultato regionale

Nella foto: Enrico Rossi commenta i risultati elettorali della Toscana presso la sede del Pd di via Forlanini, a Firenze, insieme al segretario regionale Dario Parrini.

Per i nostri lettori ecco un riepilogo definitivo dei risultati, forniti dall’Agenzia di informazione della giunta regionale Toscana Notizie: con il 48,03%, corrispondente a 656.498 voti, Enrico Rossi (Pd) è di nuovo eletto presidente della Regione Toscana. Il risultato si riferisce a 3.967 sezioni su 3.969: mancano infatti all’appello due sezioni (in provincia di Arezzo) che non sono riuscite a completare le operazioni di scrutinio entro le 12 ore prescritte. Il regolamento prevede che in casi del genere a concludere le operazioni sia il competente Ufficio centrale circoscrizionale. In ogni caso le due sezioni sono ininfluenti rispetto al risultato finale.

Al secondo posto si classifica Claudio Borghi (Lega Nord) (con il 20,02% e in cifra assoluta 273.576 voti) seguito dall’esponente dei 5Stelle Giacomo Giannarelli (205.671 voti per il 15,05%). Stefano Mugnai (Forza Italia) segue con 124.150 voti (il 9,08%) e Tommaso Fattori (Lista Sì. Toscana a sinistra) ottiene 85.826 voti per un 6,28%. Chiudono Giovanni Lamioni (Passione per la Toscana) e Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) con, rispettivamente, 17.398 voti (1,27%) e 3.614 voti (0,26%).

Su circa 3 milioni di elettori ed elettrici iscritti, sono andati a votare in 1.441.510 (48,3%). I voti risultati validi per i candidati presidenti sono stati, sempre tenendo conto del non completamento dello scrutinio in due sezioni, 1.366.733: 123 le schede contestate e non assegnate, 20.678 le bianche e 49.478 le nulle.

Rispetto alle liste che sostenevano i candidati presidenti, le due per Enrico Rossi (Partito Democratico e Popolo Toscano) hanno preso, rispettivamente, 614.406 voti (46,35%) e 22.724 voti (1,71%). Le due liste a sostegno di Claudio Borghi (Lega Nord Toscana e Fratelli d’Italia) hanno conquistato rispettivamente 214.1238 voti (16,16%) e 51.077 voti (3,85%). La lista che sosteneva Giacomo Giannarelli, il Movimento 5 Stelle, ha preso 200.483 voti (il 15,13%). Delle due liste che sostenevano Stefano Mugnai, Forza Italia ha preso 112.394 voti (8,48%) e Lega Toscana 7.976 (0,6%). La lista “Si Toscana a sinistra“, a sostegno di Tommaso Fattori, ha preso 83.119 voti con il 6,27%. Questi, infine, i risultati delle liste a sostegno di Giovanni Lamioni (Passione per la Toscana: 15.808 voti per l’1,19%) e di Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta: 3.317 voti per lo 0,25%).

“C’è più di un motivo per una grande soddisfazione personale – ha ribadito Rossi – e per il risultato del Pd. Per entrambi, candidato e partito, la Toscana è un caso straordinariamente positivo, e questo darà un impulso nuovo a quello che dovremo fare. In Toscana abbiamo realizzato il Pd come una comunità, in cui io mantengo il mio profilo politico e lavoro per un risultato di partito e perchè il segretario faccia il suo. Questo è stato il segreto del successo. Sono rimasto di sinistra senza fare una opposizione interna sterile. La sinistra di governo a cui appartengo sta nel Pd. Quando la sinistra decide di andare da sola non va da nessuna parte.”

“La destra, ha aggiunto il presidente della Toscana, “vira verso l’egemonia della Lega, ma non raggiunge risultati come furono quelli della mia competitrice di cinque anni fa, pari al 34-35%. Esce comunque ridimensionata, con Forza Italia che ha fatto flop”. Quanto alla crescita dell’astensione, anche in Toscana, Rossi ha evidenziato la necessità di un “riallineamento delle tornate elettorali” e ha sottolineato come abbia pesato il fatto che questo fosse “il primo lungo ponte per le vacanze”.

“Per quanto riguarda la giunta penso che bisognerà mischiare un po’ tra continuità e cambiamento, aiutando la formazione di una nuova classe politica per la Toscana, l’obiettivo del rinnovamento va perseguito trovando una misura. E chi farà l’assessore dovrà farlo per tutta la regione.

La prima cosa che faremo – conclude Rossi – sarà realizzare le 25 proposte che ho lanciato in campagna elettorale”.

di Susanna Cressati

LA FOTOCRONACA DELLA GIORNATA E DELLA NOTTE ELETTORALE:

Nella foto: Enrico Rossi mentre deposita la scheda nell'urna dopo aver votato al seggio di via Montebello, alla scuola materna Nencioni

Prima di tutto il voto: Enrico Rossi mentre deposita la scheda nell’urna dopo aver votato al seggio di via Montebello, alla scuola materna Nencioni

Nella foto: L'attesa dello spoglio al Comitato di Piazza Frescobaldi

L’attesa dello spoglio al Comitato di Piazza Frescobaldi

Nella foto: Enrico Rossi controllo l'affluenza dei dati al Comitato elettorale

Enrico Rossi controlla l’affluenza dei dati al Comitato elettorale. Si capisce subito che il risultato finale si aggirerà sul 48%.

Per la prima volta, per lo spoglio delle schede è stata realizzata una diretta streaming da un comitato elettorale sul canale You Tube del sito EnricoRossiPresidente

Per la prima volta, per lo spoglio delle schede è stata realizzata una diretta streaming da un comitato elettorale sul canale You Tube del sito EnricoRossiPresidente

LA PRIMA DICHIARAZIONE DI ENRICO ROSSI SUL RISULTATO DEL VOTO REGIONALE DELLA TOSCANA, FATTA NELLA DIRETTA STREAMING SUL CANALE YOU TUBE DI ENRICOROSSIPRESIDENTE:




ROSSI E RENZI: IL DISCORSO A QUATTRO MANI DEL PUCCINI


Questa volta volta si parte da un filmato e si chiude con un altro filmato. Quello d’apertura è l’intervento di ieri sera di Enrico Rossi, al Teatro Puccini di Firenze, per la chiusura della campagna elettorale del Pd per le regionali di domani ( si vota dalle 7 alle 23 e, ricordiamo, si vota solo domani, per cui, per usare la raccomandazione del premier Matteo Renzi, al Puccini insieme a Rossi, “non fate i bischeri, andate a votare”).

Rossi ha ripreso il “discorso di Livorno“, dove aveva aperto ufficialmente la campagna elettorale, ma lo ha declinato come una sorta di resoconto della campagna elettorale (raccontata giorno per giorno su toscanaitalia.info e sul sito toscanacisiamo.it)), alla luce dei temi e dei problemi che più si sono evidenziati ma che assume le caratteristiche di manifesto di un leader della sinistra di governo. Al centro è rimasto  il lavoro, la Toscana che è rimasta in piedi, la Toscana della costa, che appare più debole e il compito di riunificare queste due Toscane.

Nella foto: Enrico Rossi sul palco del Teatro Puccini per la manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Pd

Nella foto: Enrico Rossi sul palco del Teatro Puccini per la manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Pd

Prima una “pizzata” con i suoi collaboratori al Comitato elettorale, poi via al Puccini. Un migliaio le persone presenti dentro e fuori il teatro. Il palco dentro e due megaschermi fuori. Teatro strapieno. Non è una Leopolda, è una iniziativa del Pd. Tante bandiere Pd sventolanti. E renziani, non renziani e “rossiani” insieme, ma al Puccini queste classificazioni sono sembrate contare poco. Rossi ha fatto il suo discorso (dopo quello del segretario toscano del Pd Dario Parrini), Renzi l’ha proseguito e concluso, quasi sulle stesse corde, quasi si fosse trattato di uno concerto di piano a quattro mani. Rimamendo a ieri sera, come suonare e cantare, prima Rossi, poi Renzi, “Siamo chi siamo”, di Ligabue, la colonna sonora della serata.  “Con Enrico – parole di Renzi – abbiamo una storia diversa, ci siamo scontrati, ma poi abbiamo deciso”. E Rossi: “Con Matteo Renzi abbiamo avuto cinque anni di collaborazione, prima per Firenze quando era sindaco, poi per la Toscana quando è diventato premier. Il fatto che siamo qui stasera, è segno di un partito unito, forte e plurale. E’ un buon segno anche per il nostro futuro”. “Non siamo – riprende il discorso Renzi – un elenco indistinto di uomini e donne, un’accozzaglia di persone ma una comunità, che ambisce di governare il paese a lungo. Non siamo come Grillo e Salvini che aspettano una disgrazia per montarci sopra”.

La Toscana, a causa della crisi e per come ha reagito, dice Rossi, si è rimessa in piedi, era ferita ma non piegata e la Regione è sempre stata a fianco di quelle forze che non si sono piegate. La manifattura e i distretti, che erano dati per morti, sono risultati strumento di vitalità e dinamismo
Insieme, imprese dinamiche ed operai ( Rossi ha insistito su questo termine) hanno partecipato a questo sforzo produttivo, che hanno permesso di tenere in piedi la Toscana. La Toscana, tra l’altro, è non è una piccola cosa, è la prima regione italiana per export. Rossi indica un possibile sbocco a questo sforzo produttivo di imprese ed operai: proviamo, dice, a sviluppare un modello di relazioni come in Germania, un modello di cogestione imprese-lavoratori-sindacati. Per evitare il rischio che lo sforzo produttivo degli operai possa rivoltarsi contro.
“Ho visitato – ricorda – molte fabbriche. C’è stata una classe operaia che ha partecipato allo sforzo produttivo della Toscana. Nello sforzo produttivo di operai, artigiani, imprenditori leggo una gran voglia di compartecipazione alla nostra crescita. Noi vinciamo quando mettiamo assieme il blocco di forze produttive che sa ridistribuire la ricchezza”.

Nella foto: Enrico Rossi, Matteo Renzi e Dario Parrini sul palco del Puccini

Nella foto: Enrico Rossi, Matteo Renzi e Dario Parrini sul palco del Puccini

E cita il caso Piombino. “La vicenda di Piombino – dice – è emblematica: ieri notte si è chiuso l’accordo di programma”. E la Cevital, proprio ieri, ha diffuso una lettera in cui si ringrazia Rossi e la Regione Toscana per il lavoro svolto. Abbiamo preso slancio da Piombino. Per occuparci di Livorno, dove si è riaccesa una nuova speranza. La costa – è il parere di Rossi – tornerà ad essere un punto di forza”. “Certo nessuno potrà dire che non siamo stati presenti nelle situazioni di crisi, per cercare una soluzione. E Rossi rivendica la diversità rispetto alla destra. “Non lo può dire Mugnai. Non lo può dire neppure Grillo, che ci aveva definito appestati rossi. Noi Piombino e la siderurgia l’abbiamo fatta ripartire. Tu Grillo cos’hai fatto oltre a chiacchiere e insulti”?

Piena sintonia tra Rossi e Renzi anche sull’Europa, stesso giudizio sulle vittorie di Podemos in Spagna e della destra ultranazionalista  in Polonia, sul tema dell’accoglienza e sul Partito socialista europeo, a cui il Pd ha aderito con Renzi segretario.  “Non possiamo permetterci – dice Rossi – un’Europa chiusa in se stessa. Le Pen in Francia, il fascioleghismo in Italia, con Salvini che gioca con le ruspette. Questa prospettiva ci fa arretrare”.

Chiude Matteo Renzi : ” Tra dieci anni – è il suo auspicio – l’Italia non sarà più la terra dei rimpianti, dei rimorsi, delle occasioni perdute, ma la locomotiva di un’Europa, sono d’accordo con Enrico, che cambia. Se il Partito socialista europeo ha un senso, deve  nei prossimi sei mesi aprire una discussione su quale modello economico vogliamo avere nel nostro continente”.

Intanto, domani “non fate i bischeri”, andate a votare.

di Franco De Felice

 

Nei due filmati (di YouDem.Tv): Gli Interventi di Enrico Rossi e di Matteo Renzi, ieri sera, al Teatro Puccini, nella manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Pd toscano.

P.S. Per le istruzioni di voto, consultare il sito della Regione Toscana Notizie




LE FOTO SIMBOLO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI ENRICO ROSSI


Firenze – “Guarda la fotografia”, esortava in una sua bella canzone Enzo Jannacci. Dicono tante cose, le fotografie. E quindi guardiamola un’altra volta. C’è un uomo alto in abito scuro e camicia bianca, con l’aria rilassata. Lo circondano (sarà il post-didascalia a informarcene) i suoi vicini di casa: due giovanotti bruni, sette donne dalle lunghe trecce scure e due bambini sorridenti. La foto, la “famosa” foto che Enrico Rossi, candidato alla presidenza della Regione si è fatto scattare in compagnia di una famiglia rom che abita accanto a casa sua, è il messaggio forte che ha dato il là e ha concluso la sua campagna elettorale. L’ha evocata oggi, ultimo giorno di iniziative, Adriano Sofri, intervenuto con Rossi e Folco Terzani alla presentazione del libro di Enzo Brogi “Altre direzioni”, nella libreria Feltrinelli Red di Piazza della Repubblica, a Firenze.
“Con quella foto Rossi, che non ha mai tradito le proprie origini e la propria formazione – ha detto Sofri – ha fatto la cosa più normale che si possa immaginare. Ed è successo un putiferio. Certo che c’è un problema dei rom. Ma l’idea che quel gesto possa sollevare uno scandalo anche tra le file della sinistra e del Pd è una cosa che non ha precedenti”. Sofri parlava a un pubblico attento, che contava tra gli altri, proprio in prima fila, il segretario regionale del Pd Dario Parrini. Rossi ha chiosato: “Quella foto è diventata oggetto di conflitto, ma io volevo fosse un messaggio di normalità”.

Nella foto: Enrico Rossi, megafono in mano, a sostengo della lotta delle lavoratici del call center della People Care di Guasticce

Nella foto: Enrico Rossi, megafono in mano, a sostengo della lotta delle lavoratici del call center della People Care di Guasticce

La stessa foto era stata evocata poco prima, nella prima domanda posta a Rossi, nel confronto della Rai tra i sette candidati alla Presidenza della Giunta Regionale della Toscana. E Rossi aveva risposto che tante sono state le foto con lui nel corso della campagna elettorale, soprattutto quelle davanti alle fabbriche, insieme ai lavoratori in lotta, dove nessuno degli altri candidati si è mai fatto vedere. Come la foto dove Rossi,  a Guasticce, si rivolge, megafono in mano,  alle lavoratrici della People Care. E la stoccata per Salvini: “Non abbiamo giocato con le ruspette”. Anche questa foto, insieme a quella con la famiglia rom, ha aperto e chiuso, di fatto, la campagna elettorale di Rossi.
Alla Red ci sono stati altri momenti in cui, con sincerità e serenità, ma anche con una certa crudezza, si sono affrontati temi scomodi. Temi che hanno fatto parte dell’esperienza politica, amministrativa e umana di Enzo Brogi, consigliere regionale uscente, che li ha consegnati simbolicamente, con il suo libro, nelle mani di chi come Rossi si appresta a continuare nel suo impegno di governo: l’uso terapeutico della cannabis, il diritto alla sessualità in carcere o per i portatori di disabilità, su cui formare assistenti specializzati. Interessi e temi “di margine”, li ha definiti Folco Terzani, ma parte integrante del territorio dei diritti civili e pieni di una potente forza simbolica.
“Bisogna trovare il modo – ha detto Rossi – perchè la politica riesca a mantenere un rapporto forte con la società. La politica si impara a fare e io la faccio con passione. Ma guai se le istituzioni perdono la capacità di stare a contatto con ciò che si muove nella società, nel suo profondo, qualcosa che ci può anche colpire, che ci può meravigliare.” E da qui ha fatto discendere una serie di impegni: allargare, nella prossima legislatura, il campo delle patologie per le quali rendere possibile l’utilizzo della cannabis terapeutica e sviluppare una informazione più efficace in tutta la Toscana su questa opportunità. Continuare a occuparsi della situazione delle carceri in maniera non episodica, rendendo ad esempio possibile l’ingresso negli istituti di pena del medico di base e cercando di impostare interventi anche per il diritto alla sessualità dei carcerati, per porre rimedio a quella che Sofri ha chiamato una “terribile mutilazione, mortificante e umiliante per tutti”.
“L’esperienza della debolezza e della diversità – ha proseguito Sofri – la proviamo tutti nella vita.  La stragrande maggioranza delle persone della mia generazione è cresciuta con impressi tutti i pregiudizi che si possono immaginare, rispetto ad esempio alla disabilità, o alla droga, o al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Sono contento di essere sopravvissuto fino al punto in cui molti giovani adesso trovano strampalata, bizzarra prima che scandalosa l’idea che si vieti a due persone che si amano di sposarsi”.
Quindi, è intervenuto Enrico Rossi, anche sui temi più scabrosi e “di margine”,“non è vero che non si possa far nulla”, si può fare qualcosa, essere degli “apripista, come la Toscana lo è stata per la cannabis terapeutica o per la fecondazione eterologa o per le medicine complementari. A patto, ha detto Folco Terzani, di rinunciare al cinismo e di essere generosi. Come è generoso chi, ha proseguito, in una spiaggia sconvolta da una bufera si mette a rimandare in acqua le stelle marine spiaggiate. Una per una. Un gesto inutile? Un gesto che fa la differenza per ciascuna di quelle creature salvate. E che fa la differenza per chi lo fa.

di Susanna Cressati

Nella foto di copertina: Enrico Rossi, Enzo Brogi, Adriano Sofri e Folco Terzani alla presentazione del libro “Altre Direzioni” alla libreria Feltrinelli Red

Nel filmato qui sotto l’integrale della presentazione del libro Altre Direzioni, di Enzo Brogi:

 




ENRICO ROSSI: LA CAMPAGNA ON THE ROAD E GLI APPELLI


Firenze – Ultimi giorni di campagna elettorale. Una campagna per Enrico Rossi prevalentemente on the road. Ma ora è anche tempo di confronti, televisivi e no, tempo di appelli, di appuntamenti nelle piazze. Tempo di dar fondo a tutti gli argomenti che si ritengono più forti per rafforzare il proprio consenso, conquistare nuovi voti e convincere gli incerti.
Mentre sulla stampa impazza il “toto-astensioni”, Enrico Rossi risponde alle sollecitazioni con una analisi non semplicistica: “Ci sono – dice ai microfoni di Toscana TV – molti fattori che potrebbero spiegare un calo della partecipazione al voto: comuni e regioni che vanno in ordine sparso non bastano a smuovere l’interesse, c’è un ponte lungo, c’è anche il rancore verso la politica e la sfiducia generata dalla crisi, dalla mancanza di lavoro. Ma bisognerà anche rivedere questo sistema di voto. In un’epoca in cui tutti sono connessi e in cui per tutti si è ormai rotta l’unità di spazio e di tempo,  in Italia si vota come nel dopoguerra. E chissà quando sapremo i risultati…”.
Ma il realismo non offusca la determinazione e la combattività: “Mi piace – dice ancora Rossi – il rischio, mi piace la sfida. Non ho paura di andare in piazza. E penso che ci sia una Toscana generosa, di persone che parteciperanno. Sono le persone che ho incontrato in queste settimane, nelle fabbriche che ho visitato, negli appuntamenti che sono stati organizzati. Ci sono tanti giovani, “carboni ardenti” che come me concepiscono la passione politica”.
“In questa campagna – prosegue Rossi – ho sempre messo al primo posto il lavoro, che è la preoccupazione più grande per tanti giovani e famiglie, per tanti lavoratori in cassa integrazione o che il lavoro lo hanno perso. La Regione, e io personalmente, è sempre stata presente in ogni situazione di crisi per difendere il lavoro, in qualche caso riuscendo rilanciare le imprese. Quando siamo stati sconfitti abbiamo attuato strumenti di protezione sociale. Siamo stati vicini gli imprenditori che hanno investito, rinnovato le tecnologie, si sono rilanciati sul mercato. Ho visto di persona nelle fabbriche lo sforzo produttivo degli operai, che hanno lavorato di più e si sono prodigati per fare avere più competitività. Abbiamo attratto di più, del 70% in più, gli investimenti delle multinazionali, creando un ambiente “amichevole”. Abbiamo già pronti i fondi comunitari per i prossimi cinque anni. Investimenti, investimenti, investimenti: così la ferita della disoccupazione potrà essere rimarginata.”
La vicinanza alle vicende del lavoro è uno dei temi che Rossi ha sottolineato anche nel corso del confronto alla Nazione con il candidato di Forza Italia Stefano Mugnai, a cui ha replicato (nel filmato qui sotto l’originale dell’intervento, particolarmente accalorato, di Enrico Rossi): “Ho stretto tante mani davanti alle fabbriche, a chi aveva perso il lavoro e non sapeva come mantenere la famiglia. Te invece davanti a certi cancelli non ti ci ho mai visto”.

Rossi ha riaffrontato il tema oggi, nel corso di una intervista a Toscana Media News, riferendosi alle posizioni sulla presenza dei rom di quelli che ha definito “imprenditori della paura” (la Lega, Salvini, il candidato Borghi): “Ci sono decine di migliaia di toscani senza lavoro – ha detto Rossi – ma i leghisti non ne parlano, preferiscono alimentare la paura per i poco più di 3000 rom che risiedono nella nostra regione”. Nelle interviste, negli appelli di questi giorni Rossi non si stanca di ricordare la vicenda esemplare di Piombino: “Dopo la nostra proposta di riconversione ecologica della siderurgia – ricorda – abbiamo rifatto il porto, attratto investitori. Ora la Saipem, che gestisce lo smantellamento della Costa Concordia a Genova, mi ha chiesto un incontro perchè vuole insediarsi a Piombino”. Ma non c’è solo Piombino, c’è anche Livorno, Massa Carrara, Viareggio, e le piccole e medie imprese su cui la Regione non ha allentato l’attenzione e il sostegno. C’è Prato, che non si è piegata alla crisi e alle difficoltà: “Siamo intervenuti sul problema più serio, quello della presenza dei cinesi, e stiamo cominciando davvero a cambiare le cose. Non vogliamo che si possa morire nelle fabbriche e stiamo mettendo in sicurezza tutte le aziende. A questo sforzo chiediamo corrisponda anche lo sforzo dello stato per combattere l’evasione fiscale.”

Matteo Renzi ed Enrico Rossi saranno insieme, venerdi 29 maggio, alle ore 21, al Teatro Puccini di Firenze per la chiusura della campagna elettorale del Pd.


Matteo Renzi ed Enrico Rossi saranno insieme, venerdi 29 maggio, alle ore 21, al Teatro Puccini di Firenze, per la chiusura della campagna elettorale del Pd.

La sanità è stato uno degli altri grandi temi della campagna: “Abbiamo in conti in ordine e certificati – ripete Rossi – e con l’avanzo di amministrazione finanzieremo l’acquisto dei farmaci per debellare in Toscana l’epatite C. Quello a cui pensiamo è solo la salute dei cittadini. La riforma che voglio fare, la “rivoluzione della qualità”, ha proprio questo obiettivo, continuare a fornire servizi di qualità con risorse purtroppo sempre più scarse e continuare a salvaguardare il carattere pubblico e universalistico della nostra sanità”.

I capisaldi della campagna in questo scorcio finale restano quelli del discorso di Livorno, 19 aprile, giorno dell’avvio di questo viaggio vertiginoso: la Toscana che sta in piedi davanti alla crisi, la necessità di riunificare le due Toscane, quella più forte e quella più fragile e sofferente. Il rilancio della costa, vero volano per la ripresa regionale, con la Tirrenica e le altre infrastrutture. La sfida del piano paesaggistico, la vera rendita che la fatica, il lavoro di nonni e di padri hanno lasciato in dote ai cittadini di oggi e di domani. E l’orgoglio di poter chiudere una legislatura e iniziarne un’altra a testa alta sotto il profilo morale: “Il fango che in questi anni ha colpito altre regioni e istituzioni – dice Rossi – non ci ha nemmeno sfiorati”.

E per l’appello finale, prima del silenzio elettorale, Enrico Rossi, venerdi 29 maggio, alle ore 21, sarà insieme al Premier e segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi, al segretario regionale Dario Parrini e ai candidati del Pd, al Teatro Puccini, in piazza Puccini. Si vota domenica, dalle 7 alle 23.

di Susanna Cressati