STANDING OVATION  PER CORBYN

STANDING OVATION PER CORBYN

Red

– “Un movimento di sinistra moderno per costruire una società per la maggioranza. Questo deve essere il Labour oggi”. Il terremoto Corbyn ha i tratti della gentilezza che vuole una ‘società inglese che si prenda più cura di tutti”.

Il suo discorso alla conferenza annuale del Labour a Brighton va letto non soltanto come il necessario tentativo di ricompattare il partito e di ri-motivare tutte le sue componenti e i suoi vari livelli di militanza, dopo le ‘sorprendenti’ primarie che hanno voltato le spalle agli anni del blairismo. Ma va interpretato come uno speech ‘fondativo’, che rende il debutto di Corbyn una consacrazione della ‘new wave’ laburista e la conquista di chi non aveva sostenuto il 66enne neoleader progressista.

Solidarietà, cambiamento, new deal (green), unità, ascolto, uguaglianza sono le parole e i concetti pronunciati più volte in un intervento di circa un’ora, che ha ottenuto nel corso del suo svolgimento 3 standing ovation  e decine di applausi.

Corbyn rivendica quanto accaduto nella scorsa estate: mentre tutti davano per morte la visione socialista e social-democratica, la democrazia sociale, “qualcosa di nuovo, rinvigorente, popolare e autentico è esploso”. Con un paio di colpi rispedisce al mittente le critiche di commentatori, editorialisti, blairiani e conservatori sulla ‘vecchiaia’ delle sue idee. Prima affermando l’importanza della comunicazione come strumento chiave a servizio di una politica che punta alla crescita e alla partecipazione delle persone. Poi, ricordando che è paradossale giudicare moribondo un movimento che su idee giudicate ‘vecchie’ negli ultimi mesi ha visto aderire oltre 160mila persone.

La parabola del suo discorso tocca il punto più alto con un’altra replica agli attacchi di queste settimane. E’ un modo per segnare ancora di più il tratto che la sua leadership intende dare al partito. A tutti i commentatori e detrattori che gli hanno rinfacciato di non avere a cuore il suo paese dopo la mancata intonazione di ‘God save the Queen‘, Corbyn ribatte con la sua visione di società: “lealtà per tutti, solidarietà per tutti, rispetto per l’altro punto di vista, non voltare le spalle a chi si trova in difficoltà. Questi sono i valori maggiormente condivisi dai Britannici, ciò rappresenta il motivo fondamentale per cui amo il mio paese e la sua gente. Questi sono i valori del Labour e i valori della nostra terra”. E noi, ha sottolineato Corbyn, “dobbiamo riportarli nel cuore della politica”.

Al centro dunque c’è l’identità del Labour targato Corbyn, dove il mix generazionale che aveva caratterizzato la campagna delle primarie conclusasi con una stupefacente affermazione al 60%dei consensi spazza ancora una volta via le ironie sulla vecchiaia delle sue posizioni. “A essere datate sono le idee economiche dei conservatori”. “Oggi – ripete Corbyn – una sinistra moderna significa opporsi all’austerity”. Cameron non faccia troppo lo spiritoso, sembra dirgli il 66enne neo segretario del Labour: “I Tories hanno costretto il Paese ad affrontare una nuova crisi. L’austerità dei Tories è sbilanciata, non sostenibile e pericolosa. Investiamo meno del Madagascar e di El Salvador”. “Ogni economista affermato – ricorda Corbyn – ci dice che con i tassi di interesse così bassi è il momento di investimenti pubblici per le nostre infrastrutture”.

Ma non c’è spazio in questa occasione per la Corbynomics. Oggi si parla dell’identità del partito. Se ieri era toccato a McDonnell iniziare a tracciare le linee di politica economica di questo ‘nuovo’ Labour, al nuovo leader spettava chiamare all’unità le diverse componenti e a dare impulso al lavoro che li attende nei prossimi mesi, sia alle personalità dirigenziali sia, soprattutto, agli attivisti (la vera novità di questi tempi recenti, dopo gli anni dello stilismo perbenista indotto dalla leadership di Blair).

Oggi era importante segnare una nuova visione. Nella sala risuona il nome di Maya Angelou (anziché Kennedy), poetessa statunitense e attivista dei diritti civili: “Non puoi controllare tutti ciò che accade, ma puoi decidere affinchè gli accadimenti non ti possano sopraffare”. “Il Labour – dice Corbyn – deve adottare questo approccio: non accettare l’ingiustizia e agire contro il pregiudizio”. Risuona anche il nome Keir Hardie, scozzese, fondatore del Labour, a cui piaceva sintetizzare la sua vita così: il mio lavoro è consistito nel provare a coltivare quel divino malcontento verso ciò che è sbagliato”.“I ricchi – prosegue Corbyn – dicono sempre che i poveri devono essere grati per ciò che hanno. E la teoria economica dominante di questi anni ha giustificato questa affermazione”. Ma il Labour, ha concluso, “è venuto all’esistenza per sfidare questo”.

 

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