Il nuovo Pd, secondo Rossi e Parrini

Il nuovo Pd, secondo Rossi e Parrini

di Franco De Felice

– Finora la candidatura (anche se espressa in forma di domanda:”Perché no”?) di Enrico Rossi a futuro segretario del Pd non aveva fatto registrare motivate reazioni negative da parte degli esponenti della maggioranza renziana del Pd toscano, dal segretario regionale Dario Parrini in giù. C’erano state brevi dichiarazioni, che mai, però, sono entrate nel merito, anzi, che sostanzialmente hanno sempre riconosciuto la legittimità delle intenzioni del Presidente della giunta regionale della Toscana. L’unica obiezione, di fatto, è stata che si tratta di una questione di la da venire. Nel 2017-2018.
Rossi, nel frattempo, è andato avanti, è sempre di più entrato nel merito dei temi con cui intende caratterizzarsi. Primo fra tutti, il nuovo partito, la nuova forma partito. Recentemente lo ha fatto in maniera approfondita sul blog che cura per l’Huffington Post, prendendo lo spunto dalle dimissioni del sindaco di Roma Ignazio Marino, una vicenda nella quale il partito che c’è (il Pd romano) ha giocato un ruolo non secondario. Tutti dicono che ci sarebbe bisogno di un nuovo partito. Ma quale, di che tipo? Rossi l’ha scritto, riflettendo sul Pd romano. “Le macerie di Roma e il partito nuovo”, il titolo dell’articolo che rievoca sono forma di favola (“C’era una volta”) un partito popolare, che discuteva, con le sezioni frequentate, che, in questo modo, sapeva selezionare, che aveva un progetto di governo per il quartiere, per il comune, per la regione, per l’Italia, che si occupava anche delle questioni internazionali. Un partito, in poche parole, “al servizio di una causa, dei cittadini e della democrazia”, ha dichiara due giorni fa lo stesso Rossi in intervista alla rivista Left.
E’ chiaro che non si può tornare al partito di un tempo. “Aveva – dice Rossi – aspetti negativi: conformismo, eccesso di gerarchie, compressione delle individualità”. Ma questi difetti (da cancellare) non possono esimerci, spiega Rossi, dal ricostruire una forma partito che è il modo in cui “i ceti più deboli possono organizzarsi e contare nella democrazia, per evitare che a contare siano i media, i potentati economici e finanziari che, di volta in volta costruiscono e distruggono personaggi con modalità alla fine distruttive delle stesse Istituzioni”. Bisogna, quindi, ridare un luogo, uno spazio al popolo di sinistra, “che ancora c’è”.
E cose di sinistra Rossi le dice. Come quelle dette a proposito della legge di stabilità.
“Il Pd – ammonisce – deve stare attento a qualificarsi come un indifferenziato partito della Nazione. Perché se è così, viene meno alle ragioni fondative stesse”. E porta l’esempio dell’abolizione della tassa sulla casa. “Non si capisce – osserva – perché si debba fare un regalo ai benestanti e non si trovino i soldi per gli esodati”. Allo stesso tempo Renzi sbaglierebbe a non trovare i soldi per una buona legge sulla povertà, come quella proposta da Alleanza contro la povertà. “Il reddito d’inclusione – ricorda Rossi – ce lo chiede l’Europa, e l’Italia, con la Grecia, è l’unico paese a non averlo”.

Nella foto: Enrico Rossi ad un dibattito televisivo.

Nella foto: Enrico Rossi ad un dibattito televisivo.

Rossi a chi parla? “Mi stanno chiamando – risponde – in giro per il Paese e io vado volentieri”. Precisando anche le classi d’età: “Si tratta di una generazione che va dalla mia età (59 anni) in su, e un’altra da 35 in giù”. Mancherebbero i quarantenni? “Pensano all’impegno politico in un altro modo. Ma i giovani sono alla ricerca di un pensiero più forte e radicale. Se giochiamo, però, sulla contrapposizione tra renzisti e antirenzisti, la sinistra non si riprende. Bisogna lanciare una sfida sui contenuti e il Pd è il luogo giusto, anche perché il mondo cambia”. Si pensi a Tsipras in Grecia, Podemos in Spagna, Corbyn in Gran Bretagna, a cui Rossi guarda con interesse ma con cui, precisa, “non mi identifico”.
Contenuti nuovi, dunque.

Nella foto: Dario Parrini, segretario regionale del Pd della Toscana

Nella foto: Dario Parrini, segretario regionale del Pd della Toscana

Come risponde il segretario del Pd della Toscana Dario Parrini? Parlando soprattutto di regole. Lo fa commentando l’iniziativa denominata “Toscana 10 e lode”: riferisce ai giornalisti presenti che si sta lavorando ad un partito più presente, che si riunisca più spesso, anche con gli amministratori, e che coinvolga di più il popolo delle primarie, non solo quando è chiamato a votare. Ma Parrini va oltre. Alle regole. “Non si può – dice – assolutamente mettere in discussione il principio per cui il segretario del partito e’ automaticamente il candidato alla Presidenza del Consiglio, e che se diventa Presidente del Consiglio, resta segretario del partito”.

Parrini, in verità, non fa altro che fotografare quando prevede l’attuale statuto del Pd. Statuto, bisogna ricordare, che l’allora segretario Pierluigi Bersani acconsentì che venisse modificato per permettere a Matteo Renzi di partecipare alle primarie di coalizione. E’ un passaggio che la stampa toscana legge come “Un avviso al governatore” (Corriere Fiorentino), “Parrini gela le ambizioni di Rossi” (Il Tirreno), “Ma sul segretario-premier è già lite” (La Nazione).

Parrini ricorda che si tratta di una regola “che ci ha allineato sette anni fa all’Europa, con l’automaticita’ che il segretario di un partito e’ il candidato premier e la regola che se il segretario del partito diventa premier, questo resta segretario per tutto il mandato”. Per il segretario-premier la regola, dunque, non si cambia. Vanno invece modificate le regole delle primarie: “Non si può non riflettere – aggiunge, infatti, Parrini – su quali modifiche adottare per le elezioni primarie. Le nostre primarie vanno regolate meglio, devono essere piu’ trasparenti”. Secondo Parrini “dobbiamo fare una riflessione anche sull’albo degli elettori, ma questo non ci puo’ portare assolutamente a frenare la partecipazione, perche’ la cosa che nel mondo viene copiata delle primarie italiane e’ proprio la loro grande apertura”.

La replica di Enrico Rossi non si fa attendere. Per il presidente della Toscana il ruolo del segretario puo’ invece essere scisso da quello del premier.
“Riguardo alla figura del segretario nazionale – dice – mi permetto di avere un’opinione diversa da quella di Dario Parrini: il ruolo di segretario politico puo’ essere scisso da quello di premier semplicemente modificando un articolo dello statuto in assemblea nazionale, con una procedura che e’ gia’ stata usata altre volte”.
Secondo Rossi “la possibilita’ di separare queste due funzioni, e ottenere risultati proficui, e’ dimostrata proprio dal rapporto corretto di reciproca stima e collaborazione che proprio nel caso della Regione Toscana tutti possono constatare”, dove il presidente della Regione non coincide con il segretario del Pd. E Rossi cita il caso, ultimo, dell’approvazione del bilancio da parte della Giunta regionale. “E’ stato approvato – fa notare – in linea con le strategie politiche del Pd, evitando aumenti delle tasse e razionalizzando spesa e servizi”. Rossi aveva partecipato a “Toscana 10 e lode”, l’iniziativa del Pd tenutasi a Empoli per discutere della nuova organizzazione del partito nella regione.
“La Giunta regionale terra’ conto dei documenti – assicura il Presidente toscano – che saranno elaborati nei tavoli di lavoro, soprattutto per i piani di sviluppo e di investimento della legislatura che gia’ da quest’anno dovranno essere sviluppati”. Rossi, aggiunge di condividere l governatore l’esigenza di avere un partito che partecipi all’elaborazione delle strategie e dei programmi di governo, soprattutto in questa fase di riforme e di ridefinizione del ruolo degli enti locali, con il superamento delle province e la modifica del titolo V della Costituzione“.

Nella foto di copertina: Dario Parrini ed Enrico Rossi ad una festa dell’Unità

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