ROSSI: TEMI PER UNA SINISTRA DI IDEALI

ROSSI: TEMI PER UNA SINISTRA DI IDEALI

FirenzeEnrico Rossi, portate a termine le iniziative elettorali delle prime due giornate, martedi nel pisano ed oggi in Valdarno (nella foto di copertina la visita ad un calzaturificio di Castelfranco di Sotto), domani e dopodomani sarà a Bruxelles, per partecipare alla seduta del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea e per alcuni incontri con il Pse e ad una iniziativa del Pd di Bruxelles, all’Osteria Pane e Vino, per parlare di “Crescita ed occupazione in Europa: l’impegno della Regione Toscana alla vigilia della tornata elettorale”.

Al centro, temi di politica nazionale ed europea, a significare che la campagna per le regionali sta diventando sempre più un test politico a tutto tondo. Due, infatti, sono gli argomenti nazionali ed europei su cui oggi Rossi è intervenuto ed interverrà domani a Bruxelles. Al Comitato delle Regioni proporrà emendamenti al piano d’investimenti in discussione nelle istituzioni europee. Con un posizione molto critica verso il Piano Junker che Rossi definisce “debole e deludente e bisognoso di correzioni”. “La cifra totale stanziata, 21 miliardi di euro, appare davvero esigua – dice Rossi – rispetto ai bisogni di innovazione delle infrastrutture europee e rilancio dell’economia”.
Gli emendamenti che Rossi presenterà sono “fondamentali per evitare eccessive storture”. I punti principali sono due: la questione della “Golden Rule” e quella della disciplina degli aiuti di Stato.
Sulla prima questione, che riguarda la necessità di sottrarre dal patto di stabilità la quota di co-finanziamento delle Regioni, Rossi si schiererà al fianco della battaglia del PSE per eliminare dal calcolo del rapporto deficit-Pil la somma destinata agli investimenti legati al piano europeo (la Toscana è interessata per la Darsena Europa di Livorno). Per quanto riguarda la disciplina degli aiuti di Stato, Rossi, sottolineando i ritardi che l’attuale procedura ha generato su alcune infrastrutture toscane (in particolare sulla tramvia fiorentina e il people mover pisano), annuncia: “Proporrò un emendamento per eliminare la discrezionalità presente nella disciplina sugli aiuti di Stato con l’obiettivo di rendere l’iter più snello e semplice”.

Ma oggi Enrico Rossi, con un intervento nel suo blog sull’Huffington Post e con post sul suo profilo Facebook, dice la sua su un tema di grande attualità, dopo le parole pronunciate da Papa Francesco sul genocidio del popolo armeno. E dal titolo si capisce si parla sì del genocidio degli armeni ma per dire degli ideali di cui dovrebbe vivere un partito di sinistra: “Con il Papa sul genocidio armeno. La sinistra non può vivere senza ideali”

Lo stesso tema, tra l’altro, trattato, nello stesso giorno, da Emanuele Macaluso, nel pomeriggio a Scienze Sociali di Novoli, in un conferenza organizzata dagli studenti di sinistra dell’Udu ( in vista del voto universitario del 21 e 22 aprile), in cui ha parlato della storia della sinistra in Italia: dal Pci ad oggi, da Togliatti e Berlinguer, fino al Pd di Matteo Renzi. “Se invece di 91 anni, ne avessi 31 o 41,  questa battaglia la farei”, assicura Macaluso”. E si riferisce alla battaglia che la minoranza del Pd dovrebbe fare “non per questo o quell’emendamento all’Italicum, ma per un’idea di partito diverso”. Un partito di ideali. “Possibile – si chiede Macaluso – che solo Papa Francesco debba dire certe cose”?

Ecco cosa ha scritto Enrico Rossi sull’Huffington Post: su Papa Francesco, sulla sinistra, sugli ideali di cui dovrebbe vivere, sugli sbarchi che continuano, sull’accoglienza che dovrebbe interessare anche la Toscana e su Salvini e quelle che chiama “le forze del male”:

Erdogan, il premier turco che censura internet e vuole la subalternità delle donne, si permette di “condannare” Papa Francesco per le sue parole sul “genocidio” armeno e addirittura lo avverte di “non ripetere l’errore”. Il governo italiano diserta le celebrazioni in Armenia per il centenario del massacro e sceglie di non adoperare la parola “genocidio”. Oggi il parlamento europeo approva una mozione dove si parla di “genocidio armeno”, seppure con toni deboli rispetto al passato, e avanza la richiesta d’istituire un “giorno europeo della memoria”.

L’impressione che si ha affiancando tutti questi fatti è di ordine sparso, di vuoto politico e assenza di condivisione. In una parola questa è: la “crisi” dell’Europa, che non è più in grado di rigenerare i suoi valori fondamentali. La diplomazia è importante ma non può sostituire del tutto la valutazione e la decisione politica, che deve ispirarsi a opportunità, che variano da caso a caso, ma deve di necessità tradurre nel concreto valori riconoscibili; orientati alla “pace” e ai “diritti universali” e non solo al realismo, alla “ragione di stato” e alla prudenza.

Gli Stati Uniti al di là dei ritardi e delle attese, quando intervengono nelle crisi internazionali – come per il recente accordo con l’Iran sul programma nucleare – lo fanno nell’obiettivo di costruire un ordine globale di pace. Hanno la forza militare e la deterrenza necessaria per contenere le minacce in corso, che non sono rivolte solo a un territorio o a un gruppo di territori, ma all’intera umanità.

L’Europa non è ancora in grado di eguagliare questa “potenza civile” e gli Stati membri europei – chiusi negli egoismi nazionali e nelle pesanti emergenze finanziarie della crisi economica – faticano a vincere l’inerzia di uno sguardo miope e corto.

Pochi giorni fa, Lucia Annunziata, ha giustamente denunciato il silenzio della sinistra su questi temi, sottolineando la solitudine drammatica del papa. Sarebbe opportuno ad esempio che il parlamento italiano, su proposta del Pd e anche su iniziativa della sinistra del Pd, affrontasse il tema del “genocidio armeno”, non solo per la “memoria”, il rispetto della “storia” e il dovere di ricordare; ma perché se non riusciamo a riconoscere i “genocidi” e se siamo reticenti su quelli del passato, non riusciremo a guardare e riconoscere quelli che accadano sotto i nostri occhi spesso impotenti.

Guerre per procura, pulizie etniche, esecuzioni sommarie, decapitazioni e stupri di massa sono all’ordine del giorno e stanno trasformando rapidamente il mediterraneo in un mare di sangue e guerra. Non c’è solo l’Italicum vorrei dire al mio partito. C’è un mondo dove sono in corso stermini di innocenti e sono calpestati i diritti umani e le libertà; un mondo in cui la civiltà, i diritti, l’umanità vengono oscurati dalla tenebra del terrore altrui e del cinismo nostro.

La politica e i partiti non sono più in grado di orientare le tendenze della società, anzi appaiono in una costante crisi “morale”, in preda a una disarticolazione inarrestabile. Più si scende nel contesto locale più è difficile riconoscere le differenze tra destra e sinistra, tra buona e cattiva politica. La paura e l’insicurezza sembrano lo stato d’animo prevalente; l’unico fuoco su cui la destra xenofoba e incivile di Salvini – come in Grecia Alba Dorata e in Francia il Fronte Nazionale – sparge la sua benzina.

Io penso però che queste “forze del male” prevalgono perché la sinistra e i progressisti, non certo solo in Italia, non riescono a difendere i loro valori e a produrre un sentimento collettivo di speranza. Siamo continuamente esposti a flussi migratori provenienti dal Sud e dall’oriente. Il mondo arabo sta letteralmente venendo giù e con esso masse enormi di donne e uomini disperati. Le stime dicono che nei prossimi tre mesi probabilmente il flusso di diseredati in fuga dalla guerra e dalla miseria verso l’Italia potrebbe arrivare a quota 300/400.000; oltre il doppio di quelli giunti nel corso dell’intero 2014.

Si è speso molto tempo a parlare dei limiti dell’operazione Triton e dei meriti di Mare Nostrum. Intanto però il mondo sta bussando ancora alle nostre porte. E il locale diventa globale. Così da domani i sindaci, la protezione civile, le associazioni umanitarie saranno chiamate a gestire un’enorme emergenza mondiale, in solitudine e in assenza di una strategia precisa.

Come al solito in Toscana ci batteremo per la difesa dei diritti umani e per l’accoglienza diffusa. Ma il mio appello è in difesa delle comunità e degli enti locali che non possono essere lasciati soli. Occorre che il Parlamento e il governo Italiano e il Consiglio d’Europa discutano e pianifichino questa strategia a prescindere dalle emergenze. Mai come ora siamo dinanzi a una polveriera che gli irresponsabili e i razzisti vorrebbero far esplodere per squallidi interessi elettorali.

Tocca al Pse, alla sinistra italiani e al Pd tutto assumere la responsabilità di queste enormi sfide. Si esca al più presto dal cono d’ombra di un dibattito incomprensibile sulle riforme istituzionali. Non possiamo occuparci di orpelli e dettagli. Si chiuda subito la partita delle riforme istituzionali come auspicato da Napolitano, e si passi alla cruda e nuda realtà. Il nostro “indugio” – per dirla con Don Chisciotte – finirà per procurare “un gran male al mondo; sì numerose le ingiurie da vendicare, i torti da raddrizzare, le ingiustizie da togliere, gli abusi da correggere, i debiti da soddisfare”.

La gente non ne può più dell’inerzia e dell’ignavia della politica, chiede assunzione di responsabilità e chiede soluzioni concrete e immediate a problemi di convivenza che ormai sono quotidiani. L’integrazione e le emergenze demografiche non possono essere lasciate al caso.

Non ci sarà sinistra nel nostro paese e in Europa senza una visione del mondo e senza un impegno mondiale per la libertà, l’eguaglianza e la solidarietà. La sinistra non può vivere senza ideali, senza un impegno nobile e generoso contro la barbarie e per l’umanità, questo vale per il marciapiede e per il “mondo grande e terribile”.

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www.toscanacisiamo.it

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