ROSSI SU MAFIA CAPITALE: IL DISGUSTO E IL DOVERE DI AGIRE

ROSSI SU MAFIA CAPITALE: IL DISGUSTO E IL DOVERE DI AGIRE

Pubblichiamo un intervento del Presidente della Toscana Enrico Rossi sugli ultimi sviluppi di “Mafia capitale”:

Un sistema mafioso di corruzione che coinvolge tutte le forze politiche, imprenditori locali e manager di cooperative. Si prova un senso di disgusto. In questo caso piuttosto che i partiti, ad occupare lo Stato, le istituzioni, ci sono singoli individui che si sono collocati nelle istituzioni democratiche per condurre i loro sporchi interessi, addirittura di stampo mafioso. Con l’aggravante di un sistema di potere che specula su masse di disperati contribuendo a rendere ingovernabili questioni come quella dell’integrazione dell’accoglienza dei migranti.
La domanda che ci dobbiamo fare è il contrario della solita litania indistinta contro tutti i partiti. Bisogna chiedersi come sia possibile che nei partiti si infiltrino e siano tollerati per tanto tempo personalità di questo tipo? Per quale ragione non c’è stata una selezione adeguata?
Craxi sdoganò nel suo partito le “tangenti individuali”, dando ulteriore slancio al sistema politico corrotto e premiando oggettivamente i peggiori, i politici in grado di arraffare di più. Una selezione regressiva, i cui frutti marci continuano a crescere. La vera questione è la degenerazione della politica. Se la politica è esclusivamente intrapresa individuale è evidente che possono crearsi maggiori opportunità per la corruzione e le opacità dei rapporti tra funzione pubblica e affari privati.
La politica deve tornare ad essere una dimensione collettiva basata sul confronto tra idee e visioni. L’avanzamento dei dirigenti deve avvenire sulla dimostrata capacità di difendere il “bene comune” e parteggiare per esso.
Ha fatto bene il Governo ad aumentare le pene per i reati di corruzione, ma non basta. Non è sufficiente evocare una nuova “questione morale” o la necessità di una nuova classe dirigente.
Occorre un intervento legislativo che consenta allo stesso tempo di attuare l’art. 49 della Costituzione e di salvare la buona politica dalla cattiva politica, il “vivo” dal “morto”, prima che sia troppo tardi. Per questo è opportuno che il PD avvii una riflessione profonda sulla natura e sulla forma organizzativa del partito. Analizzando attentamente i nodi del tesseramento, della selezione e delle candidature. C’è bisogno di aria nuova, di aria pulita. La comunità del Partito è piena di energie e di forze sane che non aspettano altro d’essere convocate per parlare del futuro e del bene del paese. Sono certo che oltre le tenebre di questa crisi morale e politica che colpisce la capitale ci sia una riserva democratica di popolo e militanza che dobbiamo recuperare alla causa e alla lotta politica. Il mito del successo individuale sopra ogni regola ha trasformato la politica peggiorandola. Al centro del nostro futuro dovranno esserci anche parole nuove e antiche per la storia della sinistra: “comunità”, “inclusione”, “solidarietà”. La politica è un bene primario cui tutti devono poter accedere per migliorare la società e tentare la via per il “mondo grande e terribile”. La politica deve essere tratta in salvo dalla corruzione e dalla decadenza dei costumi che da troppi decenni, per assenza di ispirazione e integrità morale, sta trascinando le città e il paese in un baratro da cui bisogna uscire al più presto.

di Enrico Rossi
Presidente Regione Toscana

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