ROSSI SPIEGA IL PIT AL CONSIGLIO, DOMANI IL VOTO

ROSSI SPIEGA IL PIT AL CONSIGLIO, DOMANI IL VOTO

Firenze – Il dibattito domani, mattina e pomeriggio. E, se serve, seduta notturna. Il Pit è all’atto finale. Sarà l’ultimo provvedimento della legislatura. Un atto che segnerà per anni il destino del paesaggio della Toscana. Ed Enrico Rossi non vuole che si ripeta l’epilogo della precedente legislatura. “Questa Regione – da detto – ha gia’ avuto bocciato un piano del paesaggio nel dicembre del 2010. Io quell’esperienza non vorrei rifarla, perche’ una figuraccia planetaria non ce la possiamo permettere come Regione. Il Consiglio puo’ decidere”. “Essendo il paesaggio della regione Toscana – prosegue Rossi – andiamo a toccare un tasto di tale forza, di tale intensita’ da suscitare reazioni non solo da noi, ma anche fuori dalla Toscana. Quindi, la ricerca di un’intesa non e’ un piegarsi a chissa’ chi o a cosa, e’ un rispetto semplicemente della legge onde evitare che ci sia un’ulteriore bocciatura”.
Riuscirà l’”argine” disegnato da Rossi e dal Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini a superare l’onda di piena degli oppositori, in Consiglio regionale, e degli industriali del marmo, che usano toni che fanno capire come quanto si prevede nel testo illustrato dal Presidente Enrico Rossi in Consiglio Regionale risulti indigeribile a chi finora è andato avanti grazie ad un editto del 1751.
Il Consiglio regionale avrebbe dovuto discutere domani del piano del paesaggio. Ma due comunicati del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e della Regione sulle conclusioni del lavoro che per quattro giorni hanno portato avanti a Roma il Presidente toscano Rossi e il Ministro Franceschini con i loro staff, hanno di fatto costretto ad anticipare tutto ad oggi. Su richiesta delle opposizioni (Ncd, Fratelli d’Italia, Forza Italia), Rossi, a sorpresa, ha preso la parola ed illustrato i contenuti dell’accordo raggiunto con il ministero dei Beni culturali.
La parola attorno alla quale sembra passare il destino del Pit è “copianificazione”. La usano sia il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, sia la Regione Toscana. E il presidente Rossi si richiama alla teoria degli argini, tra i principi ispiratori della legge di tutela delle bellezze naturali e del paesaggio di Benedetto Croce, approvata nel febbraio del 1921.
Nella relazione introduttiva, Croce diceva espressamente che serve una legge che «ponga, finalmente, un argine alle ingiustificate devastazioni che si vanno consumando contro le caratteristiche più note e più amate del nostro suolo». Il paesaggio, secondo Croce, non è altro che «la rappresentazione materiale e visibile della patria, con i suoi caratteri fisici particolari, con gli aspetti molteplici e vari del suo suolo, quali sono formati e son pervenuti a noi attraverso la lenta successione dei secoli».

Di “copianificazione “ ha parlato, innanzi tutto, il Ministro dei Beni Culturali, a conclusione della intensa quattro giorni romana, nel corso della quale il testo del Pit uscito dalla Commissione consiliare regionale Ambiente e Territorio, è stato analizzato riga per riga, da una parte, lo stesso Franceschini e il sottosegretario Borletti Buitoni, insieme ai suoi funzionari e dirigenti, tra cui il consigliere legislativo Paolo Carpentieri, l’architetto della direzione generale Roberto Banchini, il direttore generale Scoppola; dall’altra, Enrico Rossi, l’assessore Anna Marson e Silvia Roncuzzi, funzionaria della regione Toscana, che ha trascritto materialmente tutte le varie limature che al tavolo romano venivano mano a mano apportate.
“È stato fatto un lavoro proficuo, sono adesso in corso le ultime limature, mi pare tuttavia – dice il Ministro – che sia stata raggiunta una buona mediazione che, se verrà approvata dal consiglio regionale, consentirà di proseguire sulla strada della copianificazione tra regione e ministero”.

Nella foto : Il Presidente della Toscana Enrico Rossi

Nella foto : Il Presidente della Toscana Enrico Rossi

E’ sul concetto di copianificazione ritorna in mattinata anche un comunicato della Regione, al termine di una riunione del Presidente Rossi col gruppo consiliare del Pd, nel corso del quale il governatore toscano ha illustrato le modifiche concordate col Ministero. Si parla di confronto proficuo “sul testo del ‘Piano del Paesaggio’ esaminato e discusso nella scorsa settimana con i tecnici del Ministero dei Beni ambientali e culturali”. “Ne e’ emerso un testo condiviso e solido – afferma la Regione
– che tenendo conto della mediazione avvenuta a Roma consente oggi ai Consiglieri di riconoscersi nel ‘Piano del Paesaggio’ e
di contribuire in modo decisivo alla ‘copianificazione’. Alla fine di un lungo lavoro che ha visto concretamente impegnati i consiglieri, il presidente e il ministro ne e’ scaturito uno strumento di regolazione delle attivita’ economiche e umane e di
tutela della straordinaria bellezza del paesaggio della Toscana, che rappresenta un patrimonio civile, artistico e sentimentale
conosciuto e amato in tutto il mondo”. Disco verde, dunque, da parte del gruppo consiliare del Pd. Ribadendo il “confronto proficuo” col Presidente Rossi, il capogruppo del Pd Ivan Ferrucci, dice che il tutto troverà “naturale sbocco in un emendamento, che consente la massima condivisione da parte del nostro gruppo”. “E’ stato un lungo lavoro, che ha coinvolto e impegnato tutti, fino al contributo dato dai consiglieri democratici questa mattina. Andremo quindi – aggiunge – ad approvare uno strumento che si pone l’obiettivo di regolare le attivita’ economiche e umane e, nel contempo, di tutelare l’originale bellezza del paesaggio della Toscana”. “Il testo finale – chiarisce, a sua volta, Lucia De Robertis, vicecapogruppo Pd e componente della commissione ambiente e territorio – ci permette di realizzare ampiamente l’obiettivo di tutelare insieme ambiente e lavoro”.

Nessuna nuova cava sopra i 1.200 metri; strutture solo temporanee sulle spiagge toscane, con un’importante novità sui tempi, il prolungamento a 180 giorni; recupero a funzioni agricole dei boschi cresciuti a seguito dell’abbandono dell’agricoltura: sono i punti principali illustrati dal presidente Enrico Rossi.
“Arginare, è la parola chiave – dice Rossi – che abbiamo scelto per il nostro piano. Arginare, ovvero porre un argine alle devastazioni. E a chi oggi, malgrado tutto, sente ancora il bisogno di una nuova espansione o di un nuovo carico urbanistico noi chiediamo almeno di rispettare il paesaggio. Con questo piano non blocchiamo tutto, ma chiediamo di conformarsi. Con questo piano facciamo una scelta di equilibrio tra tutela e attività umana”.
Perché il confronto col Ministero dei Beni Culturali? “Durante i lavori della commissione consiliare – spiega il Presidente toscano – sono state apportate modifiche numerose e importanti. Il confronto con il ministero era quindi necessario per verificare la possibilità di intesa prevista dalla legge. Passaggio necessario, perché altrimenti avremmo rischiato la bocciatura come già avvenuto nel dicembre del 2010”.
“Sopra i 1200 metri – dice Rossi – non si prevedono nuove cave, ma solo ampliamenti e riattivazioni, purchè funzionali ad un piano di recupero di competenza regionale, mentre per le cave a cavallo dei 1.200 metri si possono continuare le attività, sempre che il piano di recupero lo consenta. E’ consentita la coltivazione delle cave in galleria e la prosecuzione per quelle cave che rappresentano una realtà fondamentale per le comunità locali, come Levigliano, Minucciano e poche altre”.

Dalle Apuane alla costa : “Le coste – prosegue Rossi – sono tutelate ed è prevista la possibilità solo di strutture mobili e temporanee, con il prolungamento della permanenza che, originariamente, era prevista solo per 90 giorni, in sintonia con l’obiettivo di prolungamento della stagione balneare. Rispetto agli edifici già esistenti sono ammesse ristrutturazioni e ampliamenti fino a un massimo del 10%”
“Il piano – conclude il Presidente – consente poi di recuperare a funzioni agricole i 200 mila ettari di bosco cresciuto in seguito all’abbandono. Un tema importante per l’Elba ma anche per le nostre montagne”.
Un Pit, secondo Rossi, che tutela le Apuane e il lavoro, la costa e il turismo, l’agricoltura e il paesaggio, che mantiene alto l’equilibrio tra tutela e attività umane. “A Roma abbiamo migliorato il lavoro, rendendolo più leggibile e preciso. Il volto della Toscana è il suo paesaggio. E noi abbiamo voluto regolare il volto della Toscana nel mondo. Abbiamo il compito di assicurare lavoro e sviluppo, ma anche il dovere di mantenerlo e tutelarlo. Ho lavorato quattro giorni al ministero e poi tutta la notte scorsa ma ora sono soddisfatto. Il risultato finale è migliore di tutti i lavori parziali fatti finora. Qualcuno ci paragona alla Puglia, ma la Toscana, con tutto il rispetto, è un’altra cosa”.

Rossi ha voluto chiarire che sul profilo dell’ambito relativo alle Apuane, la ”riscrittura mantiene la legittimità volontà espressa dalla commissione Ambiente del Consiglio, laddove afferma che le cave hanno contribuito a disegnare il paesaggio”. ”La regolazione che intendiamo attuare trova un equilibrio tra le attività umane e la tutela del territorio”. Tutela che Rossi ha richiamato anche nel settore dell’agricoltura vista la necessità di ”puntare a preservare, nelle trasformazioni, gli elementi della maglia agraria tradizionale”. ”Quello che abbiano fatto è un lavoro egregio”, ha concluso. ”Siamo chiamati ad uno sforzo finale e sarebbe una gran conclusione di legislatura se lo facessimo insieme”.

L’assessore Anna Marson potrebbe disconescere il Pit cosi come delineato? La risposta di Rossi: “Io non lo disconosco. Ci ho lavorato tutta la settimana, anche la notte. Porteremo a casa domani il piano del paesaggio della Regione. E sara’ una cosa che alla fine mettera’ tutti d’accordo. Io penso che il prodotto finale sia migliore di tutti i prodotti parziali che abbiamo creato come Giunta e come Consiglio, all’interno del percorso”. Il governatore toscano ha evidenziato l’importanza di far prevalere un interesse generale, sapendo che “le attivita’ delle cave – il nodo piu’ dibattuto del Pit- non cessano, anzi sulle cave ci siamo premuniti affinche’ lavorino di piu’ il materiale in loco. Sopra i 1.200 metri e’ giusto conservare lo skyline delle bellissime Apuane, la natura selvaggia, intervenire solo per recupero e anche mantenere di fronte al mondo questa bellezza che altrimenti rischia con le nuove tecnologie di essere deturpata senza con questo far cessare le attivita’ di escavazione”.

Critiche dall’opposizione e dagli industriali del marmo. “E’ palese che non esista il lodo Rossi, bensi’ il lodo Marson/Borletti Buotoni, che in pratica hanno deciso la chiusura delle attivita”, il commento alla comunicazione di Rossi del capogruppo di Forza Italia, Giovanni Santini, che annuncia la presentazione, domani, di 200 emendamenti.
Durissimo un comunicato delle imprese lapidee. “Il testo che andra’ in approvazione al Consiglio e’ inaccettabile. Le nuove norme non tutelano ne’ il territorio, perche’ l’abbandono e l’impoverimento di certo non lo favorisce, ne’ il lavoro, le attivita’ esistenti cessano con le autorizzazioni in corso, poi la definitiva chiusura”.
La parola e il voto, oggi, al Consiglio Regionale.

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