Rossi-Renzi, botta e risposta in Direzione

Rossi-Renzi, botta e risposta in Direzione

di Franco De Felice

Roma – “La discussione sul socialismo e sui risultati in Inghilterra e in Grecia sarebbe lunga, anche perché a me verrebbero in mente Togliatti e Antonio Gramsci sul superamento del conflitto tra radicalità e riformismo, e forse sarà bene farlo un’altra volta”. E’ l’ultima parte dell’intervento (vedi qui) di ieri nella riunione della direzione del Pd del Presidente della Toscana Enrico Rossi, che non fa mistero, da alcune settimane, di volersi candidare nel prossimo congresso alla segreteria nazionale al posto di Renzi. Rossi non finisce quasi di parlare, che si sente la voce di Matteo Renzi: “Su alcune cose con Enrico la pensiamo diversamente”. Più tardi, Renzi, in fase di replica, risponderà direttamente ad un passaggio dell’intervento di Rossi sul fisco, in particolare sull’abolizione della Tasi. “Penso – aveva detto Rossi – che se dobbiamo ridurre il fisco,  e se ridurre il fisco è cosa di sinistra, la direzione è continuare in direzione della ridistribuzione della ricchezza. Anche tenendo conto del carattere della progressività: riduco in rapporto alle capacità di reddito, riduco di più a chi ha di meno. Questo mi pare il punto. E allora, bene questo intervento purchè abbia queste caratteristiche. Poi, il modo per comunicarlo può essere quello che si vuole, ma questo elemento va tenuto”. E più avanti: “E se è vero questo tema, della ridistribuzione, degli investimenti per il lavoro, mi permetto di dirne una: noi bisogna provare a mettere in finanziaria la questione della povertà. C’è un’iniziativa forte della Caritas, dell’ARCI, dei sindacati, dell’ACLI, che deriva anche dalla denuncia del fatto che esistono nel nostro Paese 4 milioni e 100 mila persone che stanno sotto il livello della soglia assoluta di povertà. Sono più che raddoppiate nell’arco di pochi anni, dal 2008 ad oggi. Serve un reddito sociale a favore di queste persone. E allora se mancano i finanziamenti per questo, rinuncerei volentieri a fare un regalo ai benestanti sulla prima casa, perché la povertà è un elemento su cui i comuni poi devono intervenire”. Insomma, non togliamo la Tasi a tutti, non ai benestanti che vivono in appartamenti di lusso. La replica di Matteo Renzi, a dire il vero non sufficientemente argomentata: “Per come è fatta l’Italia, fare una tassazione differenziata sarebbe un caos. Lo si è visto in passato”.  Argomento lasciato cadere, ma perché non fare uno sforzo per cambiare l’Italia anche su questo?
E’ stata la prima di Rossi in Direzione da candidato (“perché no?) alla segreteria del Pd, di un Rossi “rossiano”, non renziano né antirenziano, ma che non sta neppure con D’Alema e fortemente critico con il secondo Blair. Rossi sfora l’intervento: i cinque minuti concessi diventano più di otto, vani i tentativi del Presidente del Pd Matteo Orfini di farlo chiudere. Ma era un intervento spartiacque, più atteso di altre volte. Che non è passato inosservato. A cominciare dalle due occasioni in cui Renzi l’ha ripreso e commentato. Renzi si è detto in disaccordo sulla parte dell’intervento di Rossi su Tsipras, Corbyn, il socialismo, i richiami a Togliatti e Gramsci sul conflitto tra radicalità e riformismo? Se si fosse dichiarato d’accordo con Rossi sarebbe stata la notizia del giorno, più dell’intesa con la minoranza Pd sulla riforma del Senato. Ma è un capitolo che pur bisognerà affrontare “un’altra volta”, come ha auspicato Rossi. E’ una questione dirimente per la sinistra che  ha in mente.

Nella foto : Il segretario del Pd Matteo Renzi

Nella foto : Il segretario del Pd Matteo Renzi

L’altro tema è la redistribuzione della ricchezza, sul fisco. E qui Renzi si è rifugiato, senza fornire altre spiegazioni, nell’immodificabilità dell’Italia. Si potrebbe quasi dire, due punti a favore di Rossi, che lo differenziano da Renzi. Poi Rossi ha dato atto a Renzi del nuovo clima politico che si respira in Italia: “Il Paese vive una fase che apre spiragli positivi per il futuro. Questo è percepibile, lo si sente. Ci sono dei dati. C’è anche un sentimento diverso tra gli operatori, tra gli imprenditori. Per cui condivido l’appello di Matteo ad iscrivere questo risultato al Partito Democratico, che credo che vada raccolto per farne un elemento anche di battaglia politica all’esterno”.

Si doveva parlare della riforma del Senato.  Rossi è intervenuto anche su questo, con una premessa: “Nessuno me ne voglia ma, essendo io stato eletto di recente, non mi sento meno eletto di quei senatori che si vorrebbero eleggere nel nuovo Senato. Ma penso che ci troveremo senz’altro d’accordo nel fare le modifiche”.
“La riforma – dice Rossi – va fatta sui 2 pilastri fondamentali: monocameralismo, ma anche la necessità di avere un Senato delle istituzioni territoriali, perché le istituzioni territoriali sono al capolinea. Per questo dateci una tribuna politica nazionale da cui poter ricominciare.
Il Paese ha bisogno di buone Regioni, ha bisogno di avere nel cuore dello Stato la parola del governo locale: dei Presidenti delle Regioni, dei Consiglieri, dei Sindaci. Per provare ad avere istituzioni locali più forti e maggiormente autorevoli”. Il tempo stringe, ma Rossi riesce ad introdurre altri temi, facendo asse con il presidente del Piemonte Chiamparino. Il primo è il tema della formazione, ponendo l’attenzione sulla valutazione: “E’ importante, per dare un ruolo di monitoraggio sulle Regioni, che sia attribuito al nuovo Senato”.
“Attenzione – il richiamo di Rossi – anche ad eliminare la Conferenza Stato-Regioni, come a volte sento, perché faremo del Senato un bel salotto, ma se manca una cucina, non funziona”. “Le Regioni in Italia non sono tutte le stesse. Una bella gara, un’emulazione tra di loro consentirebbe il recupero di un regionalismo vero e anche la possibilità di un regionalismo a geometria variabile. L’Italia è un paese lungo e dentro questa differenza di realtà si possono anche trovare forme di autonomia locale, più spiccata per certi temi, che possono rappresentare benchmarking, livelli di riferimento a cui potersi ispirare”.
Gli ultimi secondi Rossi  li dedica alla discussione sul socialismo e sui risultati elettorali in Inghilterra e in Grecia, al richiamo a Palmiro Togliatti e Antonio Gramsci. Ma il tempo è scaduto. Sarà bene tornarci la prossima volta.

Qui sotto l’intervento di Enrico Rossi in Direzione nazionale del Pd del 21 Settembre 2015

Nella foto di copertina: Enrico Rossi mentre interviene alla Direzione del Pd

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