Rossi: “La mia visione delle cose”.

Rossi: “La mia visione delle cose”.

Firenze, 25 Giugno 2015 – Lavoro, lavoro, lavoro, aveva detto mesi fa. E “lavoro, lavoro, lavoro” è rimasto in cima ai pensieri, forti, e al programma di legislatura di Enrico Rossi. L’ha ripetuto più volte nel corso della campagna elettorale. L’ha ripetuto e si è impegnato in prima persona a seguire e a cercare di risolvere tutte le situazioni di crisi che mano a mano si sono presentate, nella passata legislatura e, si è già visto, anche nella nuova. L’ha messo al centro del discorso programmatico pronunciato nel pomeriggio in Consiglio regionale. Un discorso breve, è durato 36 minuti, quasi completamente a braccio, seguendo la traccia di 7 pagine scritte, per ribadire che il lavoro sarà al centro della legislatura. “Il lavoro – ha detto – sarà la nostra stella polare, la nostra ossessione. E se sarà così, sono certo che i cittadini saranno con noi”. Perché “il lavoro è la chiave per risolvere le questioni del welfare, dell’inclusione e persino dell’integrazione”.

Non a caso, ha iniziato l’intervento ricordando le vertenze Smith e People Care, che ieri a Roma, al Mise, presente Rossi, si sono sbloccate.  La notizia l’ha data lo stesso Rossi: l’accordo siglato a Roma, è stato approvato oggi dall’assemblea dei lavoratori della Smith, a Saline di Volterra, e della ex People Care, a Guasticce. “Spero che questo sia di buon auspicio”.

Un discorso breve, ma dai titoli dei sette capitoli in cui è suddiviso, si capisce bene quale sarà la “visione delle cose” con cui Rossi intende caratterizzare il suo secondo mandato. Il primo capitolo: “Toscana in piedi ed oltre la crisi”; il secondo: “Investimenti vitali come l’aria che respiriamo”; il terzo: “Una nuova grammatica per la crisi”; il quarto:” Il nesso inscindibile tra lavoro e democrazia”; il quinto: ”Cambiare l’Europa per cambiare l’Italia”; il sesto: ”Il contributo dell’Italia”; il settimo: ”La politica come fede e militanza”.

L’AUSTERITA’ – Una visione delle cose di sinistra, una prospettiva di una sinistra che cerca parole e pensieri nuovi, perché, ha osservato Rossi, “se non c’è pensiero, non ci sarà visione”. Rossi, che si definisce berlingueriano, parlando del lavoro, ha ricordato il concetto di austerità di Enrico Berlinguer. “Le trasformazioni del lavoro e la perdita del lavoro – ha detto – rappresentano una minaccia per la vita democratica. Sostenere il lavoro è la via maestra per irrobustire la nostra democrazia e per alzare argini contro il populismo e i montanti venti antieuropei che cominciano a soffiare con sempre maggiore impeto”.

“Gli anni che ci lasciamo alle spalle – ha detto – sono stati i più duri per la Toscana. Siamo stati colpiti da una crisi profonda ma abbiamo reagito e siamo in piedi. La globalizzazione non ci fà più paura”. Tuttavia, questo non basta, perché le ferite della crisi sono ancora aperte, perché il dramma della disoccupazione ha numeri che sono equivalenti agli abitanti di una città come Prato o Livorno. La Toscana ha ben lavorato, ma c’è bisogno di un’ulteriore svolta.

Non bisogna illudersi sulle possibilità di una “guarigione” che, se non governata, sarà senza lavoro (“jobless recovery“) e produrrà altri danni all’economia e all’ambiente, così come Rossi non condivide l’ipotesi di “decrescita felice”. “Non si può pensare di fermare la macchina dello sviluppo, ma piuttosto di indirizzarla nel senso della qualità e della sostenibilità; bisogna richiamare l’Europa a un altro impegno, nel senso indicato da un documento presentato dal governo italiano, che prevede, tra le altre cose, l’istituzione di un fondo comune per il contrasto della disoccupazione”. “Abbiamo bisogno di una Toscana moderna. Per questo penso ad una austerità ‘democratica e progressiva‘, necessaria per esplorare vie nuove e nuovi modelli di società, per conciliare economia ed ambiente”. “Ma non si tratta dell’austerità deteriore che pare egemone in Europa e che alimenta i populismi, gli egoismi, la ripresa delle contese nazionali e di un provincialismo malato che sta facendo saltare capisaldi della nostra civiltà, come il dovere dell’accoglienza”.

SERVONO INVESTIMENTI – C’è bisogno di investimenti. “Servirebbero – ha detto – 40 miliardi puliti di investimenti ogni anno. Per la Toscana tre miliardi all’anno. Senza investimenti il nostro quadro economico è destinato alla staticità. Servirebbero 2 miliardi ogni anno solo per riportare il livello di disoccupazione al 2007”. I territori vanno messi “nelle condizioni di attrarre il più possibile investimenti provati e renderli partecipi di grandi obiettivi pubblici”. Rossi fa un paragone: “ L’Italia ha il dovere di ripartire dal Mezzogiorno così come la Toscana dalla sua fascia costiera, da Massa a Livorno. Concentrando tutti gli sforzi possibili di creatività. Interrompendo un drammatico pluridecennale processo di deindustrializzazione. Solo così potremmo spezzare l’assedio della sfiducia e ritornare ad essere una delle regioni più dinamiche del mondo”.

PAROLE NUOVE –  Bisogna trovare parole nuove: “Oserei dire – spiega – una grammatica per la crisi: una mappa mentale per orientare il futuro”. Le parole sono: lavoro, solidarietà, investimenti. “Il passaggio semantico dalle aree di crisi alle aree di sviluppo, collocate quasi tutte lungo la costa, è la sfida che abbiamo davanti”.

LE “DUE TOSCANE” DA RICOMPORRE – Si tratta di quella che più volte Rossi ha chiamato “la ricomposizione delle “due Toscane”. E, proprio per ricomporre le “due Toscane”, Rossi ha proposto al Consiglio di valutare la costituzione di una Commissione consiliare speciale dedicata alla ripresa economico-sociale della Toscana “costiera”.

Dopo Berlinguer, Rossi cita anche Keynes, quando parla dell’accumulazione e del gioco speculativo, “che può essere una pratica morbosa ed irrazionale”.  Keynes dice: “L’amore per il denaro, per il possesso del denaro, da non confondere con l’amore per il denaro che serve a vivere meglio, a gustare la vita, sarà agli occhi di tutti un’attitudine morbosa e repellente, una di quelle inclinazioni a metà criminali e a metà patologiche da affidare con un brivido agli specialisti di malattie mentali”.

LA POLITICA COME “FEDE E MILITANZA” – Ma tutto questo non basta. “Non è sufficiente – secondo Enrico Rossi – operare sul piano della tecnica politica. Dobbiamo partire anche da un’idea di politica come fede e militanza”. “Penso – osserva – a Papa Francesco che lancia delle sfide profonde non solo per supplire alla mancanza di una vera e propria ‘religione civile‘, che nel corso della storia repubblicana è stata per lungo tratto compensata anche dalla presenza di forti organizzazioni politiche e sindacali, ma anche per dare un’anima a un mondo che è in guerra ed è stravolto da enormi catastrofi ambientali e sociali. Da questa lezione dobbiamo imparare l’umilità e la necessità di metterci allo studio e al lavoro per esplorare sentieri nuovi. Così potremmo dare un contributo globale alla nascita di un nuovo umanesimo”

“DENTRO LA VALIGIA” –  Dopo avere presentato la nuova giunta, i sette assessori già noti (Vittorio Bugli, Vincenzo Ceccarelli, Stefano Ciuoffo, Federica Fratoni, Cristina Grieco, Marco Remaschi, Stefania Saccardi) e l’ottavo, di cui ancora non ha fatto il nome, Rossi conclude il suo intervento ricordando che “governare una regione come la Toscana comporta una grande responsabilità, ma che, al tempo stesso, sarà un viaggio esaltante”. E rivolto ai consiglieri, “vi chiedo di mettere nella valigia che portate con voi in questo viaggio tutet le cose migliori che avete”.

Come aveva aperto con una notizia, positiva, sul lavoro (la soluzione delle vertenze Smith e People Care), l’intervento di Rossi si conclude con un’altra notizia che riguarda il lavoro: 12 operai della Sol di Piombino oggi hanno iniziato lo sciopero della fame: non hanno avuto la proroga della cassa integrazione per un cavillo”.

La decima legislatura regionale è cosiì ufficlalmnetb partita. Con il discorso programmatico di Enrico Rossi, ma anche con l’elezione dei vertici del Consiglio regionale: Presidente è stato eletto Eugenio Giani, vice presidenti Lucia De Robertis e Marco Stella, segretari del Consiglio Mazzeo e Donzelli. Il consiglio regionale tornerà a riunirsi martedi prossimo, alle 15. Si discuterà del discorso programmatico di Enrico Rossi.

di Franco De Felice

Nella foto di copertina: Enrico Rossi in Consiglio regionale con sei degli otto assessori che comporranno la nuova Giunta.

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