ROSSI E RENZI:  IL DISCORSO A QUATTRO MANI DEL PUCCINI

ROSSI E RENZI: IL DISCORSO A QUATTRO MANI DEL PUCCINI

Questa volta volta si parte da un filmato e si chiude con un altro filmato. Quello d’apertura è l’intervento di ieri sera di Enrico Rossi, al Teatro Puccini di Firenze, per la chiusura della campagna elettorale del Pd per le regionali di domani ( si vota dalle 7 alle 23 e, ricordiamo, si vota solo domani, per cui, per usare la raccomandazione del premier Matteo Renzi, al Puccini insieme a Rossi, “non fate i bischeri, andate a votare”).

Rossi ha ripreso il “discorso di Livorno“, dove aveva aperto ufficialmente la campagna elettorale, ma lo ha declinato come una sorta di resoconto della campagna elettorale (raccontata giorno per giorno su toscanaitalia.info e sul sito toscanacisiamo.it)), alla luce dei temi e dei problemi che più si sono evidenziati ma che assume le caratteristiche di manifesto di un leader della sinistra di governo. Al centro è rimasto  il lavoro, la Toscana che è rimasta in piedi, la Toscana della costa, che appare più debole e il compito di riunificare queste due Toscane.

Nella foto: Enrico Rossi sul palco del Teatro Puccini per la manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Pd

Nella foto: Enrico Rossi sul palco del Teatro Puccini per la manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Pd

Prima una “pizzata” con i suoi collaboratori al Comitato elettorale, poi via al Puccini. Un migliaio le persone presenti dentro e fuori il teatro. Il palco dentro e due megaschermi fuori. Teatro strapieno. Non è una Leopolda, è una iniziativa del Pd. Tante bandiere Pd sventolanti. E renziani, non renziani e “rossiani” insieme, ma al Puccini queste classificazioni sono sembrate contare poco. Rossi ha fatto il suo discorso (dopo quello del segretario toscano del Pd Dario Parrini), Renzi l’ha proseguito e concluso, quasi sulle stesse corde, quasi si fosse trattato di uno concerto di piano a quattro mani. Rimamendo a ieri sera, come suonare e cantare, prima Rossi, poi Renzi, “Siamo chi siamo”, di Ligabue, la colonna sonora della serata.  “Con Enrico – parole di Renzi – abbiamo una storia diversa, ci siamo scontrati, ma poi abbiamo deciso”. E Rossi: “Con Matteo Renzi abbiamo avuto cinque anni di collaborazione, prima per Firenze quando era sindaco, poi per la Toscana quando è diventato premier. Il fatto che siamo qui stasera, è segno di un partito unito, forte e plurale. E’ un buon segno anche per il nostro futuro”. “Non siamo – riprende il discorso Renzi – un elenco indistinto di uomini e donne, un’accozzaglia di persone ma una comunità, che ambisce di governare il paese a lungo. Non siamo come Grillo e Salvini che aspettano una disgrazia per montarci sopra”.

La Toscana, a causa della crisi e per come ha reagito, dice Rossi, si è rimessa in piedi, era ferita ma non piegata e la Regione è sempre stata a fianco di quelle forze che non si sono piegate. La manifattura e i distretti, che erano dati per morti, sono risultati strumento di vitalità e dinamismo
Insieme, imprese dinamiche ed operai ( Rossi ha insistito su questo termine) hanno partecipato a questo sforzo produttivo, che hanno permesso di tenere in piedi la Toscana. La Toscana, tra l’altro, è non è una piccola cosa, è la prima regione italiana per export. Rossi indica un possibile sbocco a questo sforzo produttivo di imprese ed operai: proviamo, dice, a sviluppare un modello di relazioni come in Germania, un modello di cogestione imprese-lavoratori-sindacati. Per evitare il rischio che lo sforzo produttivo degli operai possa rivoltarsi contro.
“Ho visitato – ricorda – molte fabbriche. C’è stata una classe operaia che ha partecipato allo sforzo produttivo della Toscana. Nello sforzo produttivo di operai, artigiani, imprenditori leggo una gran voglia di compartecipazione alla nostra crescita. Noi vinciamo quando mettiamo assieme il blocco di forze produttive che sa ridistribuire la ricchezza”.

Nella foto: Enrico Rossi, Matteo Renzi e Dario Parrini sul palco del Puccini

Nella foto: Enrico Rossi, Matteo Renzi e Dario Parrini sul palco del Puccini

E cita il caso Piombino. “La vicenda di Piombino – dice – è emblematica: ieri notte si è chiuso l’accordo di programma”. E la Cevital, proprio ieri, ha diffuso una lettera in cui si ringrazia Rossi e la Regione Toscana per il lavoro svolto. Abbiamo preso slancio da Piombino. Per occuparci di Livorno, dove si è riaccesa una nuova speranza. La costa – è il parere di Rossi – tornerà ad essere un punto di forza”. “Certo nessuno potrà dire che non siamo stati presenti nelle situazioni di crisi, per cercare una soluzione. E Rossi rivendica la diversità rispetto alla destra. “Non lo può dire Mugnai. Non lo può dire neppure Grillo, che ci aveva definito appestati rossi. Noi Piombino e la siderurgia l’abbiamo fatta ripartire. Tu Grillo cos’hai fatto oltre a chiacchiere e insulti”?

Piena sintonia tra Rossi e Renzi anche sull’Europa, stesso giudizio sulle vittorie di Podemos in Spagna e della destra ultranazionalista  in Polonia, sul tema dell’accoglienza e sul Partito socialista europeo, a cui il Pd ha aderito con Renzi segretario.  “Non possiamo permetterci – dice Rossi – un’Europa chiusa in se stessa. Le Pen in Francia, il fascioleghismo in Italia, con Salvini che gioca con le ruspette. Questa prospettiva ci fa arretrare”.

Chiude Matteo Renzi : ” Tra dieci anni – è il suo auspicio – l’Italia non sarà più la terra dei rimpianti, dei rimorsi, delle occasioni perdute, ma la locomotiva di un’Europa, sono d’accordo con Enrico, che cambia. Se il Partito socialista europeo ha un senso, deve  nei prossimi sei mesi aprire una discussione su quale modello economico vogliamo avere nel nostro continente”.

Intanto, domani “non fate i bischeri”, andate a votare.

di Franco De Felice

 

Nei due filmati (di YouDem.Tv): Gli Interventi di Enrico Rossi e di Matteo Renzi, ieri sera, al Teatro Puccini, nella manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Pd toscano.

P.S. Per le istruzioni di voto, consultare il sito della Regione Toscana Notizie

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