Rossi contro Poste: no alla chiusura di 59 uffici

Rossi contro Poste: no alla chiusura di 59 uffici

Firenze, 17 luglio 2015 –  “Cca nisciuno è fesso”! Enrico Rossi non nasconde la sua irritazione per la piega che ha preso la vicenda degli uffici postali dei piccoli comuni. Posteitaliane ha annunciato la chiusura in Toscana di altri 59 sportelli. Sono appena cinque in meno rispetto al primo piano annunciato all’inizio dell’anno, che fu sospeso anche in seguito alle proteste di comuni interessati, regione e cittadini e dei numerosi ricorsi al Tar. Rossi chiede un tavolo romano per una trattativa vera, entro una settimana, al massimo dieci giorni. “Oppure – minaccia – rivedremo i rapporti con l’azienda”.

Nel filmato allegato (vedi sotto), in dettaglio le forme estreme di protesta annunciate da Rossi: chiusura dei depositi dei cittadini interessati e sottoscrizione con altre società di eventuali convenzioni della Regione e dei comuni con le Poste. Rispetto a marzo, dice Rossi, non abbiamo cambiato opinione, anzi siano più agguerriti. Il presidente toscano annuncia che scriverà al Governo e all’Amministratore delegato di Posteitaliane Francesco Caio. Altri 59 uffici non possono essere chiusi. In Toscana ne sono già stati chiusi un centinaio. “Signfica – osserva Rossi – lasciare in uno stato di abbandono una buona parte della popolazione toscana che vive in montagna e in collina”.

Esiste, ricorda Rossi, una convenzione tra lo Stato e l’azienda pubblica Poste, per cui si deve garantire il servizio e non toglierlo se non ci fossero condizioni di redditività. “Se dovessimo prendere atto che le Poste sono un’azienda privata come tutte le altre, noi – annuncia Rossi – ci sconvenzieneremo su tutto quello che abbiano in termini convenzionali. E’ qualcosa che vale sei milioni e mezzo. Credo che chiudere tutti questi uffici porti un risparmio poco superiore. Parleremo con i sindaci. Credo che anche loro abbiano convenzioni a trattativa privata con le Poste e credo che anche tutti i sindaci siano d’accordo per andare avanti su questa strada”. Ma non finisce qui. “Se poi tutto questo non basterà, inviteremo – minaccia Rossi – tutti i cittadini toscani ad essere solidali con gli anziani che vengono lasciati soli, che non potranno più ricevere le pensioni, togliendo il libretto, il conto corrente e il deposito dalle poste”. Rossi indica una strada: “Io – dice – ho mio padre che ce l’ha, e lo farò. Aspetto la convocazione, altrimenti scenderemo in campo con questa iniziativa”.

E’ un problema che riguarda la Regione, ma anche i comuni toscani. Alla conferenza stampa è presente Sara Biagiotti, presidente di Anci Toscana, insieme ad alcuni sindaci, come Mauro Pinzani, primo cittadino di Rufina, in provincia di Firenze. “Le amministrazione comunale – afferma Sara Biagiotti – saranno solidali e faranno la loro parte. Parte delle convenzioni con Poste sono obbligate, altre possono essere negoziate. Soprattutto vorremmo costruire un modello di sportello di Poste diverso, polifunzionale ed aperto anche ad altri soggetti e servizi. Per questo chiediamo un tavolo di confronto”.

Nel pomeriggio arrivano le repliche di Posteitaliane e del sottosegretario Antonello Giacomelli. Per Poste il programma di chiusure sarebbe stato definito ‘nel dialogo con la Regione‘ e, comunque, non si “sottrae a ulteriori confronti”. Ma con una clausola: solo se li chiede il Governo. Da parte sua, il sottosegretario Giacomelli si mostra sulla linea di Posteitaliane e si dice sorpreso dalle parole di Rossi.

Rossi precisa, sia per Poste sia per Giacomelli. “Non abbiamo – dice – mai dato assenso, né formalmente né informalmente, al piano di chiusura degli uffici postali avanzato da PosteItaliane. Neppure dopo la disponibilità della stessa azienda a mantenere aperti 7 dei 65 uffici destinati, secondo il piano di razionalizzazione, alla chiusura. Posteitaliane ha invece comunicato al mio Capo di Gabinetto Ledo Gori che si sarebbe proceduto alla chiusura di 59 uffici e dal 17 giugno sono cominciate ad arrivare le lettere ai sindaci in cui Posteitaliane annunciava questa volontà”.

“La decisione, dopo la sospensione pre elettorale del piano – prosegue Rossi – è stata quindi presa da PosteItaliane in modo del tutto autonomo e unilaterale senza nessun accordo e senza nessuna discussione effettuata al tavolo appositamente istituito con la Regione, 15 sindaci e la presidente di Anci Toscana. Immaginavo che questo fosse noto al sottosegretario Giacomelli e soprattutto fosse noto ai vertici di Poste“.

Definendo la reazione di Poste “assolutamente inadeguata alle nostre proteste”, Rossi annuncia che questo “ci spinge a deliberare sin dalla prossima settimana la rescissione delle convenzioni che la Regione Toscana ha in essere con Poste per i servizi regionali, a meno che non si riapra immediatamente un tavolo alla presenza di sindaci e Regione che consenta di ridiscutere un piano di razionalizzazione per noi inaccettabile. E’ evidente che qualcuno ha raccontato al sottosegretario Giacomelli cose errate, non rispondenti alla verità. Sono sicuro che nessun sindaco, né il Capo di Gabinetto Ledo Gori, hanno mai dato l’assenso a questo piano sciagurato”.

di Franco De Felice

UFFICI POSTALI IN TOSCANA A RISCHIO CHIUSURA – Gli uffici che secondo il nuovo piano di Poste dovranno abbassare la saracinesca per sempre sono 4 in provincia di Arezzo (Campogialli, Pieve a Presciano, Meleto e Mercatale), 6 in quella di Firenze (Pomino, Marcialla, Romola, San Donato in Poggio, San Martino alla Palma e Castelnuovo d’Elsa), 10 a Grosseto (Pereta, Santa Caterina, Selva, Montorgiali, Ravi, Torniella, Borgo Carige, Buriano, Monticello dell’Amiata e Talamone), 8 a Lucca (Mologno, Castelvecchio Pascoli, San Ginese, Lappato, Vorno, San Colombano, Valpromaro e Tereglio), 6 a Massa Carrara (Montedivalli, Vinca, Caprigliola, Serricciolo, Filetto e Canevara), 10 a Pisa (Corazzano, Ghizzano di Peccioli, Legoli, Luciana, Marti, Soiana, Treggiaia, Uliveto Terme, San Giovanni alla Vena e Castelmaggiore), 8 a Pistoia (Calamecca, Cireglio, Grazie, Pracchia, San Mommè, Villa Baggio, Montemagno di Quarrata e Tobbiana), 1 a Prato (Bacchereto) e 6 a Siena (Monticchiello, Pievescola, San Gusmè, Gracciano, Montisi e Serre di Rapolano).

In tutta Italia gli uffici postali sono circa 13 mila, già ridotti sensibilmente negli ultimi anni. In Toscana se ne contano un po’ meno di mille (973 al 31 dicembre 2014).

L’”AFFARE POSTE” DELLA REGIONE – Per Posteitaliane, società ancora al cento per cento del ministero dell’economia, la Regione Toscana è un buon cliente. Lo diventa ancor di più se, oltre all’ente Regione in senso stretto, si considera l’universo di Asl, enti dipendenti e partecipate. La Regione e i suoi satelliti sono un cliente infatti che vale per Poste (fatturato 2014) circa sei milioni e mezzo di euro.

1.300.000 BOLLETTINI REGIONALI PAGATI A POSTE – Non tutti li paga la pubblica amministrazione; una quota esce di tasca dai cittadini, che pagano in media 1 euro e 20 centesimi di commissione su ogni bollettino e siccome i bollettini ‘regionali’, tra ticket e tasse e tributi (bollo auto in testa, che vale la metà della torta), sono 1 milione e 300 mila circa in un anno, fanno oltre 1 milione e mezzo di euro. Senza la Regione, Poste non li avrebbe però incassati.

A questi si aggiungono altri 360-400 mila euro di ulteriori commissioni, per la rendicontazione, che Regione, Asl e enti dipendenti pagano a Poste: 0,28 centesimi a bollettino, fissato per legge e uguale su tutto il territorio nazionale.

ALTRE ENTRATE DI POSTEITALIANE  – I ‘guadagni’ di Poste non si limitano a questo. Ci sono i francobolli, anche se con la dematerializzazione degli atti, la posta elettronica e quella certificata si sono ridotti nel tempo. Solo per spedire gli avvisi di recupero per le tasse non pagate, scadenze fiscali ed altre comunicazioni, la Regione paga a Posteitaliane 500 mila euro l’anno. Era stata fatta una gara per affidarle il servizio.

Le Asl spendono cifre analoghe. Una quota è destinata in particolare all’invio dei referti medici: spesa in calo, con l’introduzione dal 2010 della carta sanitaria, ma che continua comunque a valere alcune centinaia di migliaia di euro. Nel 2008 erano 848 mila euro, poco più di 600 mila nel 2009.

Altre entrate a Poste vengono per il recapito a domicilio dei farmaci. Sono due le Asl che hanno attivato questo tipo servizio: l’Asl di Siena e quella di Arezzo, per circa 450 pazienti ‘sensibili’ assistiti domiciliarmente e 31 residenze sanitarie assistite. Il contratto ammonta a 116 mila euro l’anno.

Poste guadagna dall’universo Regione anche per le gestione dei conti correnti e le i ritardi di giacenze: soldi che non paga interamente l’ente (e neppure i cittadini) ma che valgono alcune centinaia di migliaia di euro l’anno.

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