ROSSI CANDITATO: LAVORO, LAVORO, LAVORO

ROSSI CANDITATO: LAVORO, LAVORO, LAVORO

Ci siamo. In piedi e pronto a correre. Con un unico obiettivo programmatico: lavoro, lavoro, lavoro. E tutto quanto ruota attorno. E un’assicurazione: “non aumenteremo le tasse e, nello stesso tempo, riusciremo a mantenere comunque alta la qualità dei servizi. E io mi sento forte, pronto a scrivere un’importante storia della sinistra”.
Enrico Rossi è ufficialmente il candidato del Pd alla Presidenza della Toscana per il prossimo mandato. Si vota a Maggio, Rossi è in campo senza dover passare per le primarie. La raccolta delle firme, spiega il segretario regionale del Pd Dario Parini in apertura della conferenza stampa convocata per ufficializzare il percorso che porterà alle elezioni, non ha avuto il successo che serviva perché questo processo si attivasse. Ne servivano 9000, tra gli iscritti al Partito democratico toscano, alla componente che fa riferimento a Pippo Civati, che puntava sull’ex senatore Luciano Modica, per cercare di costringere Rossi alle primarie. La candidatura di Rossi era nell’aria da mesi, dall’agosto scorso, dopo un’intervista ad un quotidiano del Premier Matteo Renzi che apriva autorevolmente la strada alla riconferma di Rossi. Rossi, dunque, in campo, pronto a sfidare gli altri candidati, del centrodestra (la scelta che sembrava caduta sul grossetano Gianni Lamioni, è tornata in alto mare per questioni interne allo schieramento legate al dopo rottura del patto del Nazzareno), della Lega Nord (Claudio Borghi), del Movimento Cinque Stelle (Giacomo Iannarelli, di Carrara) e di altri eventuali movimenti o partiti.
Dario Parrini vuol precisare che Rossi è stato sempre il suo candidato, “per la qualità del lavoro svolto nella legislatura uscente e per la capacità che ha avuto di relazionarsi con i toscani”. Con quale programma? Il PD, spiega Parrini, sta portando avanti una iniziativa di coinvolgimento che non ha precedenti: dalla riunione dei mille per un primo confronto nell’assemblea regionale che ha prodotto un documento in questi giorni all’esame di tutti gli elettori toscani delle ultime primarie (circa 400.000 persone). Che non è poco. La capacità di attivare una partecipazione dal basso è un valore aggiunto. E al centro destra che polemizza, Parrini replica invitando ad abbassare il livello della polemica e ad alzare quello della proposta.
Parrini elenca le infrastrutture, l’innovazione, la sanità, le nuove politiche del lavoro: la Toscana, dice, dovrà essere una regione nel gruppo di testa per sperimentare le nuove opportunità del Jobs Act. Ed ancora: il dimagrimento della macchina pubblica. E sul Piano paesaggistico e l’urbanistica, replica pepatamente al leader di Sel e Governatore della Puglia Nichi Vendola e al sottosegretario Borletti Buitoni.
“Sulle questioni urbanistiche toscane, e rispetto al piano del paesaggio, nelle ultime 48 ore ci sono state un po’ di interviste che mi hanno fatto tenerezza”, dice. “Il Consiglio regionale della Toscana non sente il bisogno di richiami così superbi perché non li trova giusti. Siamo in grado di governarci”. “Invitiamo il sottosegretario ad acquisire maggiore conoscenza, anche nel modo in cui si costruiscono i processi decisionali in Toscana”. Ce n’è anche per Nichi Vendola, che ha invitato il presidente Rossi a prendere le distanze dal modello di sviluppo basato sul sovraccarico di cemento. Rossi ha preso le ‘distanze’ dal cemento, ricorda Parrini, prima che Vendola facesse il governatore.” Manderemo a Vendola un fascicolo esplicativo. Mentre lui era impegnato in questioni nazionali a far cadere qualche governo, Rossi era già impegnato nelle politiche ambientali”. Per il segretario “accettiamo volentieri delle lezioni, ma su questo ci sentiamo di respingere le provocazioni al mittente”.

QUESTIONE ALLEANZE
Ogni scelta sulle alleanze, per Parrini, dovrà essere subordinata alla verifica della coerenza programmatica. Non escludiamo nulla. Finché non termineremo il nostro lavoro sulla definizione del programma, non avremo i paletti sulla base dei quali aprire la discussione con le altre forze politiche”. “Il nostro sarà un programma riformista di alto livello e chi vuole condividere questo con noi sale a bordo. Ci alleeremo con chi sarà compatibile con il nostro programma. Non si possono fare alleanze dettate da scelte a prescindere ma solo quelle che nascono da una vera e sincera intesa sulle cose da fare per la Toscana”. Il PD, Parrini non lo esclude, potrebbe anche correre da solo “se questo sarà il risultato del confronto che faremo sul programma ma questo non è quello che ci auguriamo in partenza. Vedremo come andranno le discussioni con le altre forze”

LAVORO, LAVORO, LAVORO
Il programma di Rossi, di fatto, ruota attorno al problema di fondo dell’attuale momento della Toscana e dell’Italia, anche se in Toscana con minore drammaticità: il lavoro che manca. “Perché vogliamo che nessuno resti solo”. Partendo da una riflessione e un giudizio su quanto accaduto. “In questi anni la Toscana si è alzata in piedi e ha dimostrato di non piegarsi alla crisi”. Parole accompagnate da un gesto, per fare capire: da seduto in piedi. Toscana in piedi e pronta a correre per la prossima legislatura, ad andare avanti speditamente. “Abbiamo poi bisogno di una regione che riesce a difendere le sue bellezze artistiche e naturali ma anche – dice Rossi – di una regione che garantisce a se stessa la possibilità di adeguate infrastrutture. Vogliamo dare al manifatturiero, che in questi anni ci ha salvato grazie al suo export, la possibilità di svilupparsi ulteriormente e di competere. Vogliamo stare vicino ai bisogni dei lavoratori, ma anche degli imprenditori”. Agli imprenditori che reinvestono i profitti nell’azienda. A imprenditori di questo tipo abbiamo steso e stendiamo il tappeto. Sono nostri alleati, fratelli ed amici. Vogliamo essere ancora di più una Regione dinamica. E se non ci riesce la Toscana ….

SALARIO MINIMO GARANTITO
In merito al Jobs act, osserva Rossi, “penso che dovevamo procedere a sinistra con un ordine diverso: oggi esiste un problema enorme che è dare quel minimo di protezione sociale e di garanzie a quei tanti che sono precari e che spesso vivono in condizioni di sfruttamento. Su questo avrei incalzato maggiormente il presidente del Consiglio”, e poi “siamo l’unico paese che non ha un salario minimo garantito, e non mi pare che questa sia una grande conquista sociale”. “Tutta questa discussione sull’articolo 18 vedremo quali risultati avrà – aggiunge – ma nel vivo della vita sociale non mi pare che abbia avuto grandi riscontri. Sento invece che c’è un paese che soffre perché non c’è una sufficiente protezione per la disoccupazione, perché il precariato non è adeguatamente tutelato, perché non c’è un salario minimo garantito”. Forse, “su questo bisognerebbe discutere un po’ di più. Non so perché in Italia si continui a discutere di cose giustissime, nobili, come l’articolo 18 ma si mettano troppo in subordine questi aspetti”.

LE BUONE COSE
Per disegnare i prossimi cinque anni, si deve analizzare quanto fatto nei passati cinque. I fatti concreti, li chiama Rossi. La società unica degli aeroporti Vespucci e Galileo, Firenze e Pisa insieme per creare un polo aeroportuale tra i primi d’Italia.”Abbiamo fatto un cambiamento decisivo nella storia della regione”, spiega il governatore toscano Enrico Rossi, ricordando che “quando lo dissi 4 anni fa, che serviva una società unica, fiorentini e pisani mi spellarono vivo”. Oggi, aggiunge, la Toscana con questa fusione “si presenta come una regione aperta al nuovo, una regione di affari, ricerca e turismo, che senza un sistema aeroportuale adeguato non avrebbe futuro”. Il piano del paesaggio approvato (i cui principi altre Regioni stanno seguendo e che “il mio amico e compagno Vendola non conosce”), la sanità: ogni volta che viene pubblicata un’indagine nazionale, osserva Rossi, “purtroppo” la Toscana risulta sempre prima. E uso purtroppo, perché semmai dovessimo una volta classificarci secondi, chissà cosa potrebbe succedere. Una sanità che va bene, ma noi la vogliamo riformare, perché vogliamo mantenere questo tipo di sanità.
E, fiore all’occhiello, la risoluzione della crisi della ex Lucchini. Il modo con il quale si è giunti a questo felice esito. Se Rossi e Renzi vanno a Piombino…Parte da qui il Governatore toscano. Piombino è un caso di studio in Italia. Un caso che ce lo siamo sgropponato, dice Rossi. Sgropponato, da sgropponare, tolto di schiena. Come Regione, Governo, sindaco, sindacati e lavoratori dell’acciaio sono riusciti a venire fuori da una crisi che sembrava irrisolvibile. Con migliaia di lavoratori a casa. Invece la ex Lucchini ha trovato un compratore, gli algerini della Cevital. Con soddisfazione di tutti. Analogamente, dice Rossi, vogliamo fare a Livorno.

IL CASO LIVORNO
“Livorno – fa notare Parini- non può permettersi di perdere l’investimento sulla Darsena Europa. Il Governo e la Regione ci credono e sono pronti ma chi governa la città si sta ponendo a ostacolo. Bisogna che anche il governo comunale ci creda”. Ed invita il sindaco cinque stelle Nogar in a varare il piano regolatore del porto. “Chi governa la città – osserva – non può far perdere treni importanti a Livorno”. Argomento che riprende anche Enrico Rossi. “Continuo a sperare che il Consiglio comunale approvi il piano regolatore del porto. Il sindaco Nogarin ha fatto una battuta dicendo ‘come dopo 20 anni di chiacchiere bisogna decidere proprio ora?’ Io dico che dopo 20 anni di chiacchiere dobbiamo finirla e dotare Livorno di una darsena che consenta di essere competitiva nel panorama mondiale ed europeo”. Per Rossi, “solo l’idea che noi stiamo facendo investimenti infrastrutturali, sta rimettendo in moto un interesse dell’imprenditoria locale e non solo”.

IL CASO SIENA
SI è parlato anche di Siena e del Monte dei Paschi, che ha perduto la sua senesità. “Abbiamo capito anche noi che il Monte dei Paschi dovrà trovare dei partner per uscire dalla situazione in cui si trova” ma “abbiamo bisogno di un istituto autonomo, libero da condizionamento, e poi ci permettiamo di avanzare una richiesta, ovvero che si possa mantenere a Siena un centro direzionale, un centro di autonomia della stessa azienda”. “Siena è noto che sia stata la prima città ad ospitare una banca – ha aggiunto, noi vorremmo che insieme alla tutela dell’economia, dell’occupazione che ovviamente un importante istituto, si tenga conto che lì abbiamo una storia più che secolare di presenza e di autonomia della direzione”. Secondo Rossi “con Siena bisognerà che la Regione discuta l’ipotesi di sviluppo e di crescita della città legata anche ad altri fattori, e che non sia non troppo adagiata sull’istituto finanziario. Possibilità ce ne sono. Ne discuteremo con la città, col sindaco e all’interno Partito democratico nei prossimi giorni”.

I CRUCCI
Le “infrastrutture ci vedono da un lato vincenti e da un altro vivere un’incertezza, speriamo che col Governo si possa presto recuperare. Mi rimangono 2-3 crucci che mi inquietano: i lavori sull’A1 non procedono con la dovuta speditezza. I lavori sulla Firenze-Mare, che non partono ancora, e il sottoattraversamento dell’alta velocità per il quale devono ancora farci capire quando saranno ultimati. C’è poi la Tirrenica che è una cosa tale da farmi venire i brividi. I maremmani non possono essere presi in giro per altri 5 anni”. Per Rossi “sarebbe bello che questa legislatura si concludesse con qualche certezza in più. Faccio appello al Governo perché i nodi sull’autostrada vengano sciolti”

I RINGRAZIAMENTI
Per chiudere, i ringraziamenti. Il primo che ringrazia é Matteo Renzi. Non l’avevo chiesto io di fare quelle dichiarazioni nell’agosto scorso. Ringrazio il mio partito. Ringrazio Dario (Parrini) di cui apprezza lo stile asciutto. Ero disponibile alle primarie. Ma sono anche una persona che si attiene alle regole: si dovevano raccogliere le firme. Cosa che non è avvenuta. Ma come si sente una candidato senza primarie, gli chiedono? Quando le ho fatte, la sua risposta, ho sballato. Sia con le primarie (a Pontedera), sia come candidato consigliere regionale con le preferenze. Martini ( il Governatore che l’ha preceduto), mi riconfermò assessore alla sanità proprio per essere stato l’eletto con il maggior numero di preferenze

Di FRANCO DE FELICE

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