ROM, PERCHE’ BISOGNA PARLARNE

ROM, PERCHE’ BISOGNA PARLARNE

Anziani italiani vs. Rom: questa è la trappola propagandistica che la destra italiana tende a chi sostiene le ragioni dell’integrazione e di un impegno anche economico per garantire condizioni di vita dignitose alle popolazioni Rom o immigrate in Italia. Lo urla l’onorevole Giorgia Meloni (lunedì 9 marzo a “Piazza Pulita”) inveendo contro Enrico Rossi (nella foto di copertina il presidente toscano collegato con la trasmissione da Piazza Duomo).  Ma, in modo più urbano o forse ipocrita, lo sostiene chi pensa che sarebbe meglio non parlare di Rom e immigrati in prossimità della campagna elettorale. Io penso che in questa trappola culturale non si debba cadere. In primo luogo perchè, ad essa, è ragionevole rispondere che un ente pubblico e una cultura di governo che si rispettino, a prescindere dal colore politico, dovrebbe fare bene entrambe le cose: in servizi di buona qualità per gli anziani italiani e per trovare soluzioni abitative salubri e civili per ogni persona, indigena o straniera, stanziale o Rom, che sia. Possiamo dire che la Regione Toscana non teme confronto su entrambi i fronti, se è vero che recentemente il rating sulla qualità della sanità toscana ha raggiunto i vertici della classifica italiana, superando di un sol balzo Emilia Romagna e Lombardia. Del resto, vorrà pur dire qualcosa il fatto che la Toscana è la regione con l’aspettativa di vita più alta in Italia.

In secondo luogo perché chi si candida ad assumere responsabilità di governo non fugge o non si nasconde di fronte alle responsabilità. Anzi, dovrebbe tendere a dire – in modo trasparente – agli elettori come intende affrontare questi problemi che sono tipici delle società complesse come le nostre, immerse nei processi di globalizzazione. E la Regione Toscana può farlo a testa alta perché, pur perfettibile nella sua attuazione, si è dotata di una legge ( la n°2 del 2000) su “Interventi per i popoli rom e sinti”, che prevede la realizzazione di aree attrezzate per la residenza (che possono essere ricomprese nei piani di zona per l’edilizia economica popolare), interventi di recupero abitativo di edifici pubblici e privati, l’utilizzo degli alloggi sociali come previsti dalla legge (6 marzo 1998, n. 40) sulla  “Disciplina dell’Immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, il sostegno per la messa a norma e/o la manutenzione straordinaria di strutture abitative autonomamente reperite o realizzate da Rom e Sinti. Cioè, una legge che si è proposto di superare i campi nomadi perché questi sono dei luoghi in cui non vi è più traccia di umanità, coagulo di attività illegali, impossibili da controllare sotto il profilo dell’ordine pubblico e delle condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza, in cui degli esseri umani semplicemente non devono vivere; dove si annidano malattie, violenze, sfruttamenti, negazione di gran parte dei diritti costituzionali di cui come persone ognuno dovrebbe godere.

Il percorso di superamento dei campi è lungo e ancora incompiuto, ma questa è la direzione: l’inserimento delle persone (Rom o immigrati) in contesti abitativi salubri e dignitosi, per il bene di queste persone e anche per il contesto sociale in cui viviamo. Ma i risultati ci sono stati: 2.000 su 3.800 persone delle etnie Rom, Sinti e Caminanti in Toscana oggi vivono in campi autorizzati (nei quali sono stati migliorati notevolmente gli standard di vita e di residenza), quasi 800 persone vivono in alloggi sociali, quasi 1.000 in villaggi definitivi o temporanei (in quelli definitivi vi sono alloggi ordinari assimilati ad alloggio sociali). Nessuno degli insediamenti attualmente esistenti in Toscana è gestito, con modello global service da soggetti terzi (profit o non profit): non vi è finanziamento a favore di soggetti di questo genere e quindi rischi di reiterare le malversazioni e ruberie che hanno caratterizzato il modello laziale.

Secondo il monitoraggio del MIUR nell’anno scolastico 2013-2014 ben 695 bambini di etnia Rom, Sinti e Caminanti erano regolarmente inseriti nelle scuole statali primarie e medie inferiori: questa è la condizione basilare e fondamentale per il progressivo superamento delle problematiche sociali date dalla presenza delle popolazioni Rom in Toscana.

Proprio in questi giorni la Regione Toscana sta ammettendo a finanziamento 4 ulteriori progetti, per complessivi 2 milioni di euro, per il superamento di insediamenti temporanei attraverso la ristrutturazione di immobili in appartamenti da assegnare in affitto a famiglie Rom. Questa è la strada di civiltà che costituisce il “modello toscano”, di cui dovremmo andare orgogliosi e non certo temere a raccontare.

di Simone Siliani

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