ARNO IN SICUREZZA, UN MODELLO PER L’ITALIA

ARNO IN SICUREZZA, UN MODELLO PER L’ITALIA

Firenze – Alla fine della messa in opera, sembrano quasi argini dell’Arno cresciuti naturalmente e non artificiali, che si integrano con l’ambiente circostante. Una mattinata insolita a Varlungo, zona Firenze sud, nei pressi dell’ObiHall, per l’operazione #proteggereFirenze.
E’ in atto una esercitazione della Protezione civile e del comune di Firenze. Si tratta della posa di argini mobili da utilizzare in caso di pericolo imminente d’alluvione. Perchè non si ripetano più fatti come la disastrosa alluvione del 4 novembre 1966. Sono argini composti da enormi salsicciotti, sacchi gonfiabili, d’acqua o, nel nostro caso, riempiti di sabbia e trasferibili, in poche ore, laddove dovessero servire, in modo da garantire una risposta in tempi rapidi in caso di emergenza. In coerenza con le tempistiche degli avvisi di allerta emanati dal Centro funzionale regionale (CFR), sono previste una pre-allerta alla ditta di 16 ore e 8 ore per il montaggio.
In circa 2 ore a Varlungo sono stati montati circa 100 metri di moduli, ciascuno lungo 3 metri, di varie tipologie a seconda del tipo di difesa idraulica necessaria, alti rispettivamente 70 cm, un metro e 20 centimetri e un metro e novanta.

Argini trasportabili, per l’Arno a protezione di Firenze, di Pisa e di altri centri attraversati dal fiume o di altri corsi d’acqua. Per rimanere alle ultime alluvioni, si sarebbero potuti utilizzare sul Serchio, l’Ombrone, l’Albegna. La regione Toscana li affitta a 80.000 euro per 18 mesi. Non è escluso l’acquisto definitivo. Ma solo dopo una gara e dopo altre sperimentazioni, di altri modelli e metodiche in programma nei prossimi mesi.
Sono argini già testati in altri paesi europei, lungo fiumi dalla portata ben superiore a quella dell’Arno, il Danubio e il Reno. Anche se l’Arno rimane un fiume imprevedibile e pericoloso, forse più di altri “fratelli” europei.
In Italia è la prima volta che si sperimenta un sistema di protezione del genere. La Toscana fa da apripista.

Il presidente toscano Enrico Rossi, intervenuto a Varlungo, insieme ad Erasmo D’Angelis, coordinatore della struttura di missione #Italiasicura di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico, elenca una per una tutto quanto fatto finora per quanto riguarda gli interventi di tipo strutturale: “La settimana scorsa – ricorda – abbiamo inaugurato a San Miniato il bacino di Roffia; è in corso l’appalto per lo scolmatore, per altri 15 milioni”. A valle di Firenze Rossi ricorda gli interventi a Empoli, le casse di espansione di Fibbiana (l’aggiudicazione dei lavori è recente), quelle di Querciola, sull’Ombrone pistoiese e la gara in corso per il bacino dei Renai a Lastra a Signa. A monte, avviati gli interventi sulle casse di espansione di Figline, dove i lavori sono già partiti e l’avvio della progettazione da parte di Enel per l’innalzamento della di diga di Levane.
Rossi sottolinea le tappe del percorso per la di messa in sicurezza, non solo di Firenze e dell’area metropolitana, ma dell’intero bacino dell’Arno.”Lo seguiamo quotidianamente, sappiamo come stanno le cose. Non promettiamo nulla, ma le opere sono state avviate, tutti possono vedere che lo stiamo facendo. Grazie all’ultimo finanziamento, contiamo di arrivare a completarle entro quattro, massimo cinque anni”.  La Regione investirà 5 milioni di euro. Il livello di sicurezza complessivo, alla fine di questo percorso, dice Rossi, sarà davvero straordinario.

Sono interventi che si sono resi necessari perchè ancora oggi la situazione su Firenze, da quel novembre di 49 nove anni fa, è sostanzialmente rimasta la stessa. La capacità dell’Arno a Ponte Vecchio, che rappresenta il punto più critico, nel 1966 era di 2500 metri cubi al secondo. Oggi, nello stesso punto,  è di quasi 3300 metri cubi al secondo. La massima altezza d’acqua sopra i parapetti all’altezza della Biblioteca nazionale è di circa 1 metro.

Secondo uno studio dell’Università di Firenze e dell’Autorità di Bacino, nel caso di un’alluvione tipo quella del ’66, il danno alle attività produttive sarebbe pari nel solo centro storico a 2,7 miliardi di euro, mentre in tutta Firenze a circa 5 miliardi di euro. E questo senza considerare il patrimonio artistico e le eventuali vite umane.

Ma negli ultimi anni si è recuperato non poco con interventi di tipo strutturale. Una mole di progetti e di lavoro, ricorda Rossi, mai fatta prima, a monte e a valle di Firenze. Ma accanto a questi interventi, indispensabili per poter davvero alzare il livello di sicurezza e ridurre sensibilmente il rischio, la Regione ha deciso di fare un salto di qualità anche per fronteggiare i momenti caldi e drammatici delle emergenze, dotandosi di nuove attrezzature da mettere a disposizione della Protezione civile. Sistemi di protezione all’avanguardia, innovativi, sicuramente più efficaci di quelli utilizzati finora.

Firenze - Il presidente della Toscana Enrico Rossi ed Erasmo D'Angelis insieme ai responsabile della Protezione Civile  Antonino Melara ( a sinistra) e del setore della prevenzione del rischio idraulico della Regione, Giovanni Massini ( a destra)

Firenze – Il presidente della Toscana Enrico Rossi ed Erasmo D’Angelis, coordinatore di #Italiasicura, insieme ai responsabili della Protezione Civile Antonino Melara ( a sinistra) e del settore della prevenzione del rischio idraulico della Regione, Giovanni Massini ( a destra)

L’impegno della Toscana può contare sul sostegno e sulle risorse del governo. Lo ha assicurato Erasmo D’Angelis, coordinatore struttura di missione #Italiasicura di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico che ha indicato, proprio nel modello toscano, la via da seguire per la tutela del territorio e la prevenzione del rischio idroegeologico. D’Angelis ha anche annunciato l’imminente arrivo dei primi 141 milioni per l’area metropolitana fiorentina.

“La Toscana per noi è un modello di pianificazione e di protezione del territorio – afferma D’Angelis – molte Regioni stanno seguendo questa regola di prevenzione, lo hanno già fatto Puglia e Liguria ponendo salvaguardie e vincoli di inedificabilità assoluta sulle aree a rischio idrogeologico e nelle larghe fasce di rispetto intorno ai corsi d’acqua”. “A tutti quelli che si rivolgono a noi – dice D’Angelis, con un esplicito riferimento alle polemiche di matrice ambientalista sul Pit – rispondiamo di fare un semplice copia/incolla di quanto si sta realizzando in Toscana”. “E Firenze – prosegue – è l’unico comune capoluogo che ha scelto coraggiosanente l’urbanistica a mattoni zero. La prima regola di prevenzione è questa, e fa sistema con le opere di sicurezza strutturale in corso per essere più sicuri da eventi come quelli del 1966. Difendersi dalle alluvioni è possibile, anche con sistemi di protezione come quello presentato oggi. Dopo 33 morti e 46 feriti in 70 province di 19 regioni nel 2014, c’è bisogno di un salto di qualità, anche nella coscienza del rischio, nell’autodifesa e nei comportanenti personali durante nubifragi e alluvioni per evitare drammi e lutti. Le richieste della Regione Toscana che andranno nel piano nazionale contro il dissesto 2015-20 sono 660 milioni di euro, di cui 141 per l’area metropolitana fiorentina nei quali stanno gli 87 milioni di euro necessari per completare la messa in sicurezza di Arno, Mugnone, Mensola ed Ema”.

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