Podemos? Yes we can!

Podemos? Yes we can!

Qualche amico mi chiede, quasi stupito: “Ma sei davvero contento della vittoria di Podemos in Spagna? Guarda che in Europa tutti, politica ed economia, sono preoccupati”.
Io ribadisco, più convinto che mai, che la vittoria di Podemos in Spagna mi rende felice e la considero un fatto positivo. E non solo perché, essendo uomo di sinistra, non posso che essere contento che vinca una forza politica che si dichiara apertamente e orgogliosamente di sinistra, senza inutili distinguo e rassicuranti precauzioni. Ma vi sono motivi politici più profondi e meno romantici di soddisfazione per l’affermazione di Podemos (che lessicalmente richiama l’obamiano “Yes we can!”).
Il primo è che si afferma una forza politica che nasce da un puro movimento di base, sorto come reazione alla crisi e alle politiche liberiste, che ha saputo compiere il difficile passaggio dalla denuncia sociale, dalla protesta popolare, al progetto politico. Non è capitato spesso nella storia della sinistra e questo mi pare un fatto notevole.
Il secondo motivo è che Podemos, come già Syriza (che pure ha una storia più radicata nella sinistra tradizionale), si pone di aperta, chiara ed esplicita alternativa alle politiche di austerità con le quali l’Europa, a differenza degli USA, ha inteso affrontare la crisi finanziaria. Non capisco proprio perché i giornali italiani debbano bollare questa posizione politica come populista, se non per delegittimare ed esorcizzare ogni chiara opposizione alle politiche della Troika. Ma se fossero queste, invece, delle politiche irresponsabili, incapaci di mettere al sicuro l’euro, le istituzioni europee, i loro fondamenti come l’inclusione sociale e rilanciare la crescita? Podemos ha, quanto meno, avuto il coraggio di contrastare apertamente questa politica, laddove neppure la proverbiale abilità comunicativa di Renzi ha mostrato solo poche balbettanti frasi ad effetto, poche flebili misure di flessibilità di applicazione del Patto di Stabilità, salvo poi adeguarsi ai diktat della Troika. Ora Renzi tenta di stare nella scia dei risultati anti-austerità registrati in Spagna e, con segno politico diametralmente opposto, in Polonia ma l’operazione appare davvero poco credibile anche perché dovrebbe funzionare tante sul fronte interno (e qui il gioco è quello di picchiare sulla sinistra “bertinottiana 2.0” che rischia di far perdere il candidato PD in Liguria), quanto su quello europeo (dove è davvero molto più difficile fare due parti in commedia nei vari vertici europei dove deve piegarsi alle rigide regole di stabilità finanziaria).
In terzo luogo, quale altro risultato potevamo auspicare dalle elezioni amministrative spagnole? Io temo che non pochi nel PD avrebbero preferito un altro risultato: una sconfitta molto più contenuta del Partito Popolare, così da poter dar vita a maggioranze di governo basate su un’alleanza con il PSOE e poter così isolare Podemos. Uno schema che conosciamo: piuttosto che unire la sinistra, meglio un’alleanza moderata con il centrodestra. Ora, questo schema, dal mio punto di vista, non è affatto auspicabile, né per la sinistra né per la democrazia. Perché tende ad omologare non solo le famiglie politiche e le loro identità, ma soprattutto perché porta ad eliminare le alternative di governo, rendendo ogni politica uguale e fungibile. Né è possibile, in uno scenario politico in cui le regole dell’austerità hanno appiattito su un unica musica monocromatica, pensare di ingabbiare la dinamica destra-sinistra nello schema del bipolarismo. La vicenda spagnola, ma anche quella greca, indica chiaramente che dove i centristi e i socialdemocratici si assomigliano tanto fino a confondersi, l’elettorato fa saltare lo schema e si orienta verso una chiara alternativa. Sotto questo profilo, credo che le elezioni in Spagna saranno di stimolo anche per il PSOE, che si troverà a governare in diverse Comunidad e città insieme a Podemos (peraltro neppure come primo partito): questo orienterà la dirigenza del PSOE in senso maggiormente critico e anche realmente riformista della realtà economico-sociale spagnola e, nello stesso tempo, potrà portare alla coalizione di sinistra (non di centrosinistra) un contributo di esperienza e capacità di governo che ovviamente Podemos non ha.
C’è una lezione anche per l’Italia in tutto ciò? Non so. Personalmente tendo a deprecare la reductio ad Italicum di vicende politiche che hanno radice e senso in contesti completamente diversi dai nostri: Podemos è una esperienza davvero peculiare, che nasce nelle università, nei quartieri urbani della capitale di un paese molto più duramente colpito dalla crisi dell’Italia e nella rottura a sinistra con la tradizione ormai esausta della sinistra spagnola; condizioni totalmente diverse anche dal fenomeno Renzi in Italia. Però, forse, c’è un segnale che dalla Spagna alla Grecia, finanche dall’Irlanda potremmo cogliere ed è che ci sono spazi inaspettati a sinistra quando essa si fa carico, senza equivoci, di rappresentare le istanze basiche dei diritti della persona, della giustizia sociale, dell’alternativa alle regole ferree del liberismo. E’ un richiamo ai fondamenti della sinistra e al radicale ripensamento delle timidezze con le quali ha assistito inerme, senza proporre vere alternative, allo scatenarsi della crisi globale, dopo aver portato sacrifici agli altari delle divinità della finanziarizzazione dell’economia, della deregulation della globalizzazione: ma le due cose funzionano per la sinistra, solo se sono tenute insieme.

di Simone Siliani

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