PIT: ROSSI E FRANCESCHINI AL LAVORO PER L’INTESA

PIT: ROSSI E FRANCESCHINI AL LAVORO PER L’INTESA

Firenze – Si sarebbe dovuto fare tutto entro oggi. Invece se ne riparlerà il 24 marzo. Il testo del Pit lo stanno analizzando a Roma il presidente toscano Enrico Rossi ( insieme all’assessore Anna Marson) e il Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Un testo, alla fine, che deve essere condiviso da entrambi, soprattutto nella parte vincolistica, alla luce dei decreti ministeriali, dal decreto Galasso al Codice del Paesaggio. Un lavoro, articolo dopo articolo, iniziato ieri mattina, proseguito nel pomeriggio e non ancora terminato. Tornato ieri sera  Firenze, Rossi oggi riprenderà il treno per Roma, per proseguire il lavoro di verifica col Ministro e i tecnici del ministero. Il consiglio regionale era stato convocato per le 15 di ieri. Ma senza testo e senza Rossi e l’assessore Marson non si è potuto discutere. Si terrà, su richiesta dello stesso Rossi, la settimana prossima,  il 24 marzo.
Enrico Rossi, ieri, poco dopo mezzogiorno, lascia la riunione romana e rilascia una breve dichiarazione, che spiega il senso dell’incontro al Ministero: “A chi punta il dito contro ciò che stiamo facendo a tutela del paesaggio toscano, vorrei ricordare che siamo la prima regione che ha fatto una legge che blocca il consumo di territorio e vieta le costruzioni in tutte le aree ad alto rischio idraulico (il 7% del territorio pianeggiante). Queste polemiche ci sono perché abbiamo deciso di lavorare per la tutela, la rigenerazione e la riqualificazione del nostro patrimonio paesaggistico”. “Adesso – prosegue – siamo chiamati a fare un bel piano del paesaggio ed è questo il traguardo che vogliamo tagliare. Ne abbiamo discusso con il ministro Franceschini, così come con la società toscana. Vogliamo portarlo in approvazione in Consiglio entro la legislatura con l’intesa con il Ministero dei beni culturali. Franceschini è d’accordo e continueremo a lavorare tutto il pomeriggio”.

Tutto il pomeriggio, ed anche oggi. C’è ottimismo su entrambi i fronti, da parte di Rossi e da parte di Franceschini. “Conosco e rispetto la sovranità del Consiglio regionale toscano – ha detto ieri sera il ministro dei Beni culturali -ma percè il piano abbia anche la firma del Mibac bisogna avere la certezza che il testo finale rispetti pienamente la norme del codice dei beni culturali”.

E’ un lavoro di controllo e di limatura (dove serve) certosino, per evitare, appunto, il rischio che il ministero possa formulare rilievi al testo che sarà approvato dal Consiglio Regionale. Perdiamo un po’ di tempo ora piuttosto che dopo, sembra il ragionamento di Rossi, che su questo tipo di percorso ha avuto il via libera dalla maggioranza, prima dell’incontro con Franceschini.

Nella foto : Il Ministro Dario Franceschini

Nella foto : Il Ministro Dario Franceschini

Rossi e il ministro Franceschini si erano sentiti sabato scorso. Prima di Roma, il Presidente toscano, di fatto il suo unico impegno da lunedi, si era confrontato sul nuovo testo del Pit approvato dalla Commissione regionale Ambiente e Territorio, che era andato oltre il punto di mediazione fissato nelle settimane scorse nel cosiddetto “lodo Rossi”. Oltre soprattutto dopo l’accoglimento degli emendamenti dei consiglieri Pd Ardelio Pellegrinotti sulla cave e Matteo Tortolini sulla possibilità di costruire nuove strutture balneari e turistiche in spiaggia. La nuova mediazione che si è resa necessaria, di fatto, è un ritorno al lodo. In caso contrario, Rossi aveva minacciato di tornare al testo originario, quello già approvato dal Consiglio regionale.
Alla fine, sono tornati il divieto di aprire nuove cave oltre i 1200 metri ( tranne che per tre cave e per casi conclamati di recupero ambientale); il divieto del cambio di destinazione d’uso delle strutture balneari e turistiche, tutelando la fascia entro i 300 metri dal mare e circoscrivendo la possibilità di ampliamenti; il divieto, infine, di interventi lungo l’alveo dei fiumi.
Sul Pit, su cui è scattata l’attenzione nazionale, e per questo il Ministro vuole vederci chiaro, l’altro ieri erano intervenuti, con un documento, un gruppo di intellettuali, tra cui Alberto Asor Rosa, Sergio Staino, Fulco Pratesi, Carlo Ginsburg, che chiedono al ministro Franceschini di “non lasciar perpetrare questo nuovo e più generale attentato alla bellezza storica dei paesaggi toscani”. Da notare, sempre sul Pit e sulle cave, che dal versante degli Industriali del marmo, si parla di “esproprio” perpretato dalla Regione ( le cave sono diventate tutte pubbliche, abolendo  un bando del 1751 che aveva regolato, finora, la gestione di questo patrimonio). Per cui si fa una certa fatica a capire verso quale direzione il Pit sarebbe più sbilanciato, a sentire le osservazioni e le critiche degli uni e degli altri.
Ai firmatari del documento “ambientalista” ha replicato il segretario del Pd toscano Dario Parrini, in una intervista ad un quotidiano: “L’obiettivo del Pit – dice – è dare concretezza alla volontà di tenere insieme difesa dell’ambiente e dello sviluppo, alla necessità di tutelare senza ingessare, di impedire che venga costruito un castello di vincoli che blocchi tutto. La differenza tra ideologismo e riformismo è tutta qui. Ai contestatori in servizio permanente effettivo chiedo solo lo sforzo di leggere prima di giudicare”.

Nella foto : Il Presidente della Toscana Enrico Rossi

Nella foto : Il Presidente della Toscana Enrico Rossi

E a dare man forte allo sforzo del Presidente Rossi, è intervenuta la segreteria regionale della Cgil. Che lancia un allarme : “Siamo di fronte al fondato rischio che gli interessi corporativi rompano l’equilibrio” fra le “esigenze del lavoro, dell’ambiente e di un concetto alto di paesaggio di beni culturali” raggiunto nel piano paesaggistico con le integrazioni fatte dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. “Il presidente della Regione – ricorda la Cgil – si e’ assunto l’impegno di intervenire nuovamente a difesa dell’equilibrio raggiunto, segnalando la necessita’ che il livello di mediazione soddisfi le esigenze del ministero dei Beni Culturali, in modo che la politica regionale possa sostituirsi ai vincoli delle Sovrintendenze”. E la Cgil è convinta che il nuovo eventuale equilibrio non si sposterebbe in favore del lavoro. Il piano del paesaggio, è scritto nel documento, “deve prevedere norme cogenti per le rispettive amministrazioni comunali e deve essere condiviso con il ministero dei Beni Culturali. Le osservazioni tecnico-scientifiche devono rimanere vincolanti nei confronti delle amministrazioni locali, valorizzando ruolo e valore delle competenze specialistiche ed al coinvolgimento dell’intellettualita’. Questo sancisce il ritrovato e rinnovato ruolo di indirizzo e controllo dell’ente Regione, proprio quel ruolo alto della politica che si vuol recuperare a fronte dei particolarismi territoriali e degli interessi spesso scarsamente preveggenti di gran parte degli imprenditori privati, soprattutto di quanti godono di rendite di varia natura”.

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