PIT, IL LODO ROSSI

PIT, IL LODO ROSSI

Firenze – Il lodo Rossi sul Pit e sulle cave. Per tenere insieme lavoro, bellezza e profitto. Che, spiega Enrico Rossi, dovrebbe essere il compito della politica. “Ed io questa responsabilità me la sono presa”. Un punto fermo dopo le discussioni e le polemiche che hanno accompagnato il Pit, dal giorno della sua presentazione, il mese di luglio dell’anno scorso ed anche dopo il maxiemendamento del gruppo consiliare del Pd che sembrava far ritornare il tutto al punto di partenza. Con queste scelte, commenta il presidente Rossi, rimarranno delusi chi voleva continuare a fare come gli pareva e chi le cave le voleva chiudere.
E’ una scelta di Enrico Rossi? “Le modifiche – risponde – sono condivise dalla giunta e dalla maggioranza, compresa l’assessore Marson. Presento l’emendamento come responsabile dell’indirizzo politico della Giunta e come primo consigliere della maggioranza”. “Io mi sono assunto la decisione di presentarlo. L’assessore Marson è un grande tecnico che ha dato un contributo fondamentale alla svolta che in questo campo volevo fare. E’ una prova dura, ma penso che ne usciremo bene”.
“Con i cambiamenti che siamo riusciti a produrre sul Piano del paesaggio, al di là delle letture iperpoliticiste date finora ad ogni questione, tenendo dritta la barra sul merito delle questioni, abbiamo fatto ciò che dovevamo, da sinistra”. “Il documento elaborato – spiega – rappresenta un punto di arrivo per tutti, porta la firma del presidente ed è a nome della maggioranza, ma dovrà essere discusso in Commissione prima che il Piano sia portato in aula per l’approvazione”.

Si tratta di una riscrittura di alcuni punti del capitolo IX sulle compatibilità paesaggistiche delle attività estrattive, l’articolo 19, sulle norme generali, e l’articolo 20 sulle norme per i bacini estrattivi delle Alpi Apuane. Ad un piano del genere finora hanno lavorato soltanto la Toscana e la Puglia. “Ma non penso che la Toscana tema confronti”, dice Rossi. Il testo del Pit fu presentato nel luglio del 2014. Le prime reazioni negative furono dei produttori agricoli e delle aziende concessionarie del marmo. La loro tesi : il testo bloccava la nascita di nuovi vigneti e il blocco, di fatto, dell’attività estrattiva. Le polemiche relative alle vigne sono sostanzialmente rientrate, quelle sull’attività di estrazione del marmo sono invece ancora molto calde.
Il lodo Rossi stabilisce che sopra i 1.200 metri non si potranno aprire nuove cave. A meno che non siano funzionali ad un piano di recupero.
Diverso quanto si prevede per tutto quello che è sotto i 1200 metri: via libera alle richieste di ampliamento fino ad un massimo del 30% e per un massimo di 3 anni, se si opererà dentro i perimetri già autorizzati. Con una condizione: gli ampliamenti al di sotto del 30% “non costituiscano una variante sostanziale”. Ossia, che non si tratti di nuovi fronti di cava, di nuovi ingressi e di nuove gallerie. In questo caso servirà l’autorizzazione della Commissione per il paesaggio.

Rossi annuncia un’altra novità, rispetto al testo del luglio scorso: l’istituzione di una Commissione
regionale sul paesaggio in grado di valutare l’impatto delle richieste di un certo rilievo che riguardino le estrazioni
al di sotto dei 1.200 metri di altitudine.

In parallelo al Pit viaggia il Piano Cave. Che, precisa Rossi, dovrà essere approvato prima del Pit. E’ un piano con obiettivi: l’attività estrattiva e la lavorazione del marmo sul posto, per creare nuova occupazione. Gli imprenditori dovranno presentare, entro 2 anni, un Piano di sviluppo industriale che dovrà essere valutato da un’apposita Commissione, diversa da quella che si occuperà degli aspetti paesaggistici. Se il piano avrà queste caratteristiche, la Regione potrà decidere di prolungare le concessioni anche oltre la soglia temporale, indicata in 7 o 9 anni. Già due imprese, una grande ed una piccola, ha riferito Rossi in conferenza stampa, si sono dichiarate disponibili a presentare un piano industriale che va in questa direzione.

Ricorrendo ad un detto apuano, agli imprenditori del marmo Rossi chiede di “mettere una zeppa con i denari guadagnati” non sotto il tavolino, ma sul territorio, cioè di investire nella salvaguardia ambientale. Come gli industriali del cuoio che hanno investito gli utili sugli impianti di depurazione. E se così avverrà “troveranno una Regione pronta a ringraziarli per ciò che hanno fatto per l’ambiente e per l’occupazione”.

A tutto questo va accompagnato un piano attuativo delle cave, una sorta di piano particolareggiato per dare una visione unitaria e coordinata del distretto estrattivo: innanzi tutto, dove dovranno passare le strade e dove saranno collocati i bacini di accumulo dei materiali di risulta.

E come fatto a Prato con gli ispettori nelle aziende cinesi, si procederà alla creazione di una task force di ispettori regionali incaricati di “controllare il rispetto delle concessioni”. Ne faranno parte geologi, ingegneri e paesaggisti.

La parola, ora, alla commissione e al Consiglio regionale. Tra pochi giorni. Si attende, nel frattempo, anche il parere dell’assessore Marson.

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