L’olocausto che non fa scandalo

L’olocausto che non fa scandalo

Oggi DiePresse, il principale giornale austriaco presenta un commento di Norbert Mayer sui 70 cadaveri stipati nel tir ungherese fermato nelle autostrade austriache. Nell’articolo c’è un’analogia interessante tra questo olocausto a cui stiamo assistendo e il terremoto di Lisbona del 1755. Allora morirono 80.000 persone; Voltaire scrisse un poema in cui rinunciava all’ottimismo; Kant scrisse tre operette sui terremoti chiedendosi come Dio poteva rendere possibile tanta distruzione. Rousseau aprì un grande dibattito europeo sul ruolo del male nella storia e sulla terra. Poeti, artisti e scrittori furono travolti dall’angoscia e dal pessimismo. Adorno duecento anni dopo avrebbe scritto: “quel terremoto guarì Voltaire dalla Teodicea di Leibnitz“, il noto ottimismo benpensante del clero e delle élites.
Dunque Mayer si chiede: come stiamo reagendo noi? Cosa sta generando questo orrore è tutta questa devastazione? L’analogia mi pare possente; mi viene da dire che questo nuovo olocausto non è in grado di generare scandalo perché abbiamo maturato una sorta di istinto dell’orrore misto a perdita di memoria; questa tragedia se non ne parla la Merkel (si lasci dire) – nel silenzio e nella scomparsa degli intellettuali – è quasi invisibile. In questo modo l’umanità rischia di perdere un’occasione in termini di civiltà e progresso; nel senso che gli scandali e i traumi per generare reazioni evolutive devono essere vissuti, visibili, partecipati, raccontati.

Nella foto: L'olocausto dei migranti

Nella foto: L’olocausto dei migranti

In qualche modo, ponendola in termini di senso della storia, direi che non è vero che il male non esiste, anzi, esso però si nasconde, si camuffa e si rende irriconoscibile, con la grande complicità dell’individualismo libertario e del consumismo e del mercato che ci distraggono costantemente. Riprendendo Adorno si può dire che ormai noi (un noi generalista) siamo inguaribili dalla Teodicea per questo non accettiamo l’idea del male e dell’orrore del mondo perché non abbiamo più occhi per coglierlo. Una perdita evolutiva più che una conquista.

Postilla
Un altro pensatore ebreo austriaco di cui oggi ricorre un qualche centenario dalla nascita: Bruno Bettelheim, aveva formulato una discussa teoria sull’autismo, associandolo alla condizione delle vittime delle SS nei lager nazisti, che totalmente assuefatte e intrise di disumanizzazione divengono “gusci vuoti”, rassegnati alla morte e ritratti dal mondo, incapaci di reagire. Vista da questo punto di vista, più che “inguaribile teodicea” la nostra è il suo esatto contrario, a tal punto da coincidervi, disperazione cronica.

di Alfonso Musci

Foto di copertina (da la Repubblica): Il tir ungherese, abbandonato in Austria, lungo l’autostrada orientale A4 tra il Burgenland Neusiedl e Parndorf, a bordo del quale sono state trovati 71 migranti morti asfissiati, tra cui otto donne e 4 bambini.

 

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