L’Europa geopolitica

L’Europa geopolitica

di Alfonso Musci 

- In Europa il risiko delle posizioni si articola dando vita a una geografia politica che merita un tentativo classificatorio. Partiamo dalla fine. I banchieri centrali di Francia e Germania (introdotti in Italia da Mario Draghi e Giorgio Napolitano) possono considerarsi i rappresentati di un illuminismo franco tedesco, una posizione europeistica pura che punta a consolidare la “cooperazione rafforzata” additando nelle tentazioni nazionalistiche il male oscuro che starebbe minando le basi politiche e civili dell’Europa. La via d’uscita di questi tecnocrati illuminati potrebbe essere l’istituzione di un ministro europeo del tesoro (con contestuale cessione di sovranità) o un commissariamento di fatto delle politiche di bilancio nazionale. Sono due proposte lucide e astratte che non calcolano il costo politico intermedio di un’Europa impaurita e rimbozzolita negli idola romantici della terra e del sangue.

Gli altri attori di questa Europa sono i populisti. Quella di populista di per sé è una classificazione neutrale, non è un giudizio di valore ma è la condizione di quel leader politico che rappresenta il conflitto come opposizione tra alto e basso e che stringe alleanze con il popolo contro le élites, responsabili di decisioni impopolari e antidemocratiche. Questo tipo di populismo in Europa è crescente e si diffonde in modo proporzionale all’incapacità degli ordinamenti dello Stato Nazione di ammodernarsi e adeguarsi alle nuove forme della sovranità e alla indifferenza di queste nuove forme di sovranità verso gli effetti sociali di questo processo e di questo ritardo. Il populista considera la tecnocrazia e la troika un processo senza popolo, capace di generare austerità e impoverimento. Il populista non espone pubblicamente questa teoria del conflitto ma la incarna e la crea.

Entrando nel merito, il populista può essere di destra o di sinistra. Convenzionalmente, populismo di sinistra può considerarsi quello di Podemos o di Syriza, populismo di destra quello dell’ungherese Fidesz o del polacco PiS. Si tratta di partiti e movimenti ultranazionalisti ed euroscettici che alzano muri e avvelenano i pozzi del dissenso europeo con la paura e la xenofobia. Gli esiti di entrambi i populismi sono però analoghi e tendono a indebolire la federazione europea e subordinano l’interesse comune europeo alla congiuntura elettorale interna. I populisti di sinistra sono sovranisti tanto quanto quelli di destra e sono gli eredi di un positivismo giuridico di ordine medievale che può essere riassunto dal principio di una “libertas” di tipo municipale, intesa come assenza di imposizioni e vincoli esterni.
Una terza posizione, più teorica delle altre, è quella della destra tedesca, prevalentemente bavarese, un tipico germanesimo che ispira un’idea d’Europa come “kern” o nucleo duro, esclusivo e eletto. La proposta di questo nucleo ristretto non a caso è una minischengen che finirebbe per far crollare l’architettura comunitaria, con danni irreparabili per la società e per l’economia.
Il nostro premier è un frutto misterioso, capace di svolazzare su tutte queste posizioni e contaminarsi con esse col massimo dell’eclettismo. Non c’è dubbio, però, che il suo orizzonte privilegiato in questa fase è quello di un sovranismo o populismo progressista, mite, flessibile e calcolato, con evidenti vantaggi congiunturali per il governo e per la maggioranza che lo esprime, ma non di meno minaccioso per la coesione europea.
Una via media, percorribile ad esempio da parte delle forze del socialismo riformista, potrebbe essere quella di un’integrazione tra la posizione illuminata dei tecnocrati bancari e quella dei populisti di sinistra, auspicabile anche per dare accesso a questi ultimi all’area di governo centrale dell’Unione. I mediatori di questo processo dovrebbero essere i socialisti europei.
Per concludere questa rapida rassegna si tengano a mente le recenti parole di Napolitano. Nella sua apparente solitudine egli rappresenta ancora oggi l’ideale di una integrazione tra popolo ed élites nel nome di un europeismo classico e razionale. I passaggi salienti del suo ultimo discorso sono i seguenti: 1) “L’errore sarebbe, come sinistra, restare impigliati nella dimensione nazionale”. 2) “Mi sembra che la Cancelliera abbia compiuto un passo di straordinario valore politico con la sua apertura ai richiedenti asilo e che da allora non abbia fatto sostanziali passi indietro”. 3) “Assecondare gli impulsi e le paure collettive scivolando nel populismo è un rischio da cui guardarsi sempre” (dall’intervista a Giorgio Napolitano di Stefano Folli per Repubblica: 8/2/2016 ).
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