LA SANITA’ CAMBIA, SOLO TRE ASL

LA SANITA’ CAMBIA, SOLO TRE ASL

Firenze – La strada delle riforme è aperta anche in Toscana. Il consiglio regionale ha approvato la riforma del sistema sanitario: da 12, che sono ora, le Asl si ridurranno a 3. Significa che, a riforma operativa, dal primo gennaio del prossimo anno, le casse pubbliche risparmieranno 100 milioni in due anni in spese di personale e di razionalizzazione. La nuova organizzazione della sanità Toscana è passata con 28 voti a favore ( Pd e Popolo Toscano), 16 contrari (Centrodestra, Rifondazione-Comunisti Italiani e Mauro Romanelli, di Sel), e, tra i Democratici, si astiene Severino Saccardi e non partecipa al voto Daniela Lastri.

E’ la risposta, in avanti, della Toscana ai pesanti ed ulteriori tagli: 400 milioni per la Toscana. Pochi giorni fa la sanità toscana ha ricevuto il miglior punteggio nazionale nazionale ( la cosidetta griglia “Lea”) per la qualità dei servizi forniti su 31 livelli assistenziali, come i tassi di vaccinazione, i servizi agli anziani, i ricoveri ospedalieri appropriati e non, esami specialistici come la risonanza magnetica, i controlli sulla sicurezza del lavoro . In questa classifica ha superato regioni tradizionalmente con standard elevati, come la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto. Primi, eppur si cambia. “Per rimanere primi, per mantenere il servizio sanitario pubblico di qualità e per tutti”, dice il Governatore toscano Enrico Rossi. Da qui il via alla ristrutturazione, alla riduzione del personale, al taglio dei primariati doppione. “Per non farci sentire dire – aveva detto nei giorni scorsi Rossi – che quando si parla di licenziamenti nel privato la destra parla di liberalizzazione, mentre, quando si parla di servizi di Stato, si chiude nello statalismo assistenzialistico e corporativo, anziché spingere a riorganizzare”.
In quest’ottica, la Toscana punta a risparmiare circa 100 milioni di euro in due anni, intervenendo sugli oltre 51 mila dipendenti del sistema sanitario regionale, attraverso il ricorso ai prepensionamenti (grazie alle leggi pre Fornero in materia). Le tappe della riforma : dal primo maggio arriveranno i commissari di area vasta, dal primo luglio decadranno i direttori generali e saranno sostituiti dai commissari in ogni Asl. Entro il 30 settembre il nuovo assetto dovrebbe essere terminato, in modo tale che dal primo gennaio 2016 saranno operative le 3 sole Asl su cui si articolerà il sistema sanitario toscano ( oltre alle 3 aziende universitarie ospedaliere di Firenze, Pisa e Siena). La legge, è stato ricordato, è il primo passo della riforma. Resta il nuovo ruolo attributo alla programmazione di area vasta, che sarà disciplinato in una proposta di legge che la prossima Giunta regionale, dopo il voto di maggio, dovrà presentare entro settembre. Una volta che la riforma sarà a regime, la sanità toscana avrà un direttore per area vasta e un comitato operativo (composto dai direttori generali delle aziende sanitarie e dal direttore generale dell’Estar). E’ confermato il ruolo del dipartimento interaziendale, quale strumento organizzativo delle aziende di unità sanitarie locali, dotato di un’assemblea e di un coordinatore. La nuova Giunta toscana dovrà anche presentare una delibera per definire il ruolo dell’azienda ospedaliero-universitaria Meyer, della Fondazione Gabriele Monasterio e degli altri enti e aziende del servizio sanitario nel processo di riordino.

La soddisfazione del presidente Enrico Rossi: “Riorganizzare profondamente è il solo modo per salvaguardare il servizio sanitario pubblico. Per la Toscana è una bella sfida, ma sono sicuro che la vinceremo”. “Coniugare qualità e taglio della spesa è un’impresa difficile, ma finora ci siamo sempre riusciti, riducendo i costi e addirittura migliorando la qualità dei nostri servizi sanitari. Ci riusciremo ancora. E i toscani potranno continuare a guardare con fiducia al loro sistema sanitario”.

L’assessore alla sanità Luigi Marroni: “In poco tempo siamo arrivati a una legge che in questi mesi è migliorata, e per questo ringrazio l’aula, la Commissione sanità, il presidente Marco Remaschi . L’obiettivo è lo sviluppo e la crescita della nostra sanità nei prossimi anni. Grazie a tutte le persone che lavorano con noi, ci sono tutti gli elementi perché questi risultati siano raggiungibili”. “Ogni volta – prosegue Marroni – che siamo stati posti davanti a una sfida siamo riusciti in due cose: realizzare risparmi e migliorare la qualità dei servizi. In quest’aula si è parlato di una potenziale privatizzazione. Noi facciamo tutto questo per non privatizzare. Il sistema pubblico ha ancora tante energie e risorse. Ora che la legge è stata approvata, è fondamentale il passaggio successivo. Dobbiamo pensare a come affrontare, declinare le cose che sono state dette, trasformarle in azioni concrete. L’obiettivo è lo sviluppo e la crescita della nostra sanità nei prossimi anni. Grazie a tutte le persone che lavorano con noi, ci sono tutti gli elementi perché questi risultati siano raggiungibili”.

Il nostro obiettivo di fondo, ha ricordato il capogruppo del Pd Ivan Ferrucci, è quello di costituire tre aziende di area vasta, e purtroppo non è stato possibile metterle insieme alle tre aziende universitarie. La vera sfida sarà quella dei dipartimenti aziendali e riuscire a mettere insieme la rete ospedaliera e universitaria. I servizi territoriali hanno già costruito una rete virtuosa; ora c’è da cercare un confronto con chi è parte integrante del sistema sociosanitario”.

“Siamo davanti – è il parere del consigliere Marco Remaschi, presidente della Commissione sanità – ad una legge di principio che dà inizio a un percorso, e le preoccupazioni emerse devono trovare risposta”. “Noi – ha aggiunto – ragioniamo in termini di area vasta. È nell’area vasta che trova risposta il 95% dei bisogni di cura dei nostri cittadini. Dobbiamo attuare una programmazione seria e un’interconnessione più forte tra rete ospedaliera e territorio.

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