LA PRIMA PIETRA DELL’ITALIA DI MEZZO

LA PRIMA PIETRA DELL’ITALIA DI MEZZO

Perugia – “È lecito parlare di un’Italia di Mezzo? Toscana, Umbria e Marche possono formare una macroregione? La storia in questo ci dà una mano. Questa regione esiste già in nuce nella storia d’Italia, da molti secoli prima dell’unità e del regionalismo. Per comunanza di arte e paesaggio e a dispetto del sortilegio d’una geografia impervia”.
Se lo chiedeva un mese fa circa il Presidente della Toscana Enrico Rossi in un lungo intervento pubblicato sul Corriere Fiorentino. Quell’articolo, pieno di riferimenti letterari, storici, artistici, paesaggistici, economici e sociali comuni alle tre regioni, ha trovato subito immediate manifestazioni d’interesse, a cominciare dagli altri due Presidenti, il marchigiano Luca Ceriscioli e l’umbra Catiuscia Marini. Ma non solo da parte loro. Segno che Rossi ha visto giusto, portato alla luce un’esigenza profondamente sentita nel tre territori. Tre Regioni in una, una macroregione da oltre sei milioni di abitanti, il 10 per cento di tutta Italia e con il 12 % del Pil nazionale. Se n’è parlato, s’ è scritto, molti hanno detto la loro, il Pd, il partito di maggioranza delle tre regioni che esprime i tre Presidenti, d’accordo.
Mancava il primo passo, la prima pietra. E’ stata messa oggi a Perugia, nella Regione di mezzo dell’Italia di Mezzo. Rossi, Ceriscioli e Marini hanno sottoscritto quello che è stato già battezzato il Patto del Sagrantino, vino umbro rosso con cui hanno brindato a pranzo. Un incontro storico, senza precedenti!

Nella foto: Il Patto del Sagrantino tra Enrico Rossi, Catiuscia Marini e Luca Ceriscioli.

Nella foto: Il Patto del Sagrantino tra Enrico Rossi, Catiuscia Marini e Luca Ceriscioli.

L’accordo a cui hanno dato il via libera prevede un doppio binario, uno rivolto al presente, l’altro puntato un po’ più avanti nel tempo. Ci si metterà da subito al lavoro, per individuare i primi percorsi da fare insieme. Si pensa a centrali d’acquisti e ad enti pagatori comuni, e soprattutto alla gestione dei fondi comunitari e alla forza che possono sprigionare tre economie a vantaggio dell’export, del turismo e dell’internazionalizzazione.
Ma il tutto non rimarrà a livello amministrativo. Si dovranno coinvolgere le popolazioni toscane, marchigiane ed umbre, le forze economiche e sociali, con un dibattito non astruso e che coinvolga dal basso le tre comunità, con lo sguardo volto più avanti. Il dibattito su un’unica macroregione, sottolineano, dovrà coinvolgere i consigli regionali ma anche il mondo delle imprese. Non dovrà essere una soluzione calata dall’alto né il frutto di un laboratorio a freddo.
Sapendo che questa discussione s’incrocerà con quella che sta nascendo a livello nazionale sulla riduzione del numero delle Regioni e, quindi, a rivederne i confini. Come, in campo europeo, ha già fatto, per esempio, la Francia, che l’anno scorso ha ridotto le proprie regioni da 22 a 13, mentre in Germania i Laender più piccoli stanno chiedendo di unirsi, per ridurre costi e sprechi. Dibattito che sta interessando anche l’Italia. Nel Parlamento italiano, dopo le Province, si torna a discutere di una possibile modifica ai confini delle Regioni, nate quarantacinque anni fa. Da venti a dodici? Come prevede la proposta del senatori Ranucci e Morassut, che risale al dicembre dell’anno scorso e che il Governo ha fatto propria con un ordine del giorno votato in Senato, stessi numeri ma confini non sempre identici rispetto all’altro famoso ridisegno in chiave federalista elaborato nel 1992 dalla Fondazione Agnelli.
Per Marche, Umbria e Toscana c’è la proposta di Enrico Rossi sull’Italia di Mezzo. Si dovrà discutere e capire se una macroregione che veda insieme Toscana, Umbria e Marche, una regione con due mari, possa nascere e come possa essere costruita.

Nella foto: L'incontro di Perugia tra i Presidenti di Toscana, Umbria e Marche per la "prima pietra" dell'Italia di Mezzo.

Nella foto: L’incontro di Perugia tra i Presidenti di Toscana, Umbria e Marche per la “prima pietra” dell’Italia di Mezzo.

“Lavorare da subito insieme – spiega Rossi, il padre della proposta dell’Italia di Mezzo – vuol dire, ad esempio, gestire in modo coordinato i fondi comunitari o presentarsi con progetti condivisi all’Unione Europea: se invece di una Regione da sola, se ne presentano insieme due o meglio tre, subito saranno ascoltate dal direttore generale”. “Lavorare insieme – aggiunge – vuol dire fare squadra sull’internazionalizzazione o il turismo”.
In qualche caso si potrebbe anche partire domani, in altri servirà un passaggio nazionale. “Anche sull’agenda digitale (che significa migliori servizi e infrastrutture informatiche per cittadini e imprese) i vantaggi potrebbero essere immediati”, aggiunge Rossi.
E lo sottolinea anche il presidente delle Marche, Luca Ceriscioli. “Un piano unico – dice – per la banda ultra larga tra Umbria, Toscana e Marche ha evidentemente un peso diverso”. “Migliori servizi e migliore proiezione internazionale – dice a sua volta la presidente dell’Umbria Catiuscia Marini – sono gli obiettivi che guideranno la nostra scaletta di lavoro”.
Il patto si dovrebbe tradurre in minori costi, ma si pensa anche a ricadute positive sull’occupazione. “Mettere al centro le persone – ribadiscono i tre Presidenti – senza per questo dover rinunciare a niente”. Senza obblighi perché “siamo Regioni con i conti a posto”, ma semplicemente convinti di far una cosa utile”.
“Venti regioni in Italia penso che oggi siano troppe”, osserva Rossi. “Intanto – prosegue – si potrebbe da subito dar vita ad un’unica centrale acquisti per la sanità. Una sanità di tre regioni virtuose e tra i primi cinque posti della graduatoria nazionale”. Artea, l’ente pagatore della Toscana, potrebbe svolgere lo stesso compito anche per Umbria e Marche, dove gli agricoltori e i destinatari dei contributi e fondi europei sono costretti adesso a tempi molto più lunghi dei toscani dovendosi affidare al ministero.
I tre Presidenti hanno parlato anche di infrastrutture, a partire dalla Grosseto-Fano da completare, su cui la prossima battaglia dovrà essere quella di farla rientrare tra i corridoi direttamente finanziati dall’Europa. “Ma per far questo – ricorda Rossi – occorre presentarsi all’Europa uniti e con priorità condivise”.
“Ci uniscono – conclude Rossi – la storia e l’economia, un’identità di paesaggio e l’agricoltura”. Tra i tanti tratti condivisi dalle te regioni, anche le imprese del settore della moda e della casa. I motivi di condivisione e di unità non mancano davvero. Anche per quanto riguarda i problemi. “Ma abbiamo allo stesso tempo problemi comuni che possiamo affrontare insieme – rimarca – e da lì vogliamo partire”.
“Oltre lo spazio chiuso del localismo e delle chiusure corporative – scriveva Rossi nell’articolo pubblicato sul Corriere Fiorentino – ci attende il mondo infinito delle connessioni globali. La crisi dei corpi intermedi non è la fine della mediazione e della regolazione degli interessi in gioco. Dobbiamo ricostruire il perimetro del bene comune. Una nuova intermediazione intelligente. Capace di misurarsi con sfide democratiche e morali. La lotta alle diseguaglianze e alle povertà. Tutto cambia ma restano i valori che sostanziano la linfa della nostra dolce patria civile che, pur estranei alle piccole patrie orgogliosi del nostro essere umbri, marchigiani e toscani, chiamiamo Italia di Mezzo”.

Sulla strada del ritorno a Firenze da Perugia, Enrico Rossi ha postato su Facebook: “L’Italia di Mezzo ha tratti comuni e valori sociali che ci spingono a lavorare insieme. L’unità delle tre regioni dovrà essere costruita dal basso, dalle forze sociali e dai cittadini. Ognuno manterrà le proprie caratteristiche e metteremo insieme ciò che ci accomuna: paesaggio, imprese, agricoltura, turismo. Su questo da gennaio inizieremo a lavorare insieme concretamente per dare ai nostri cittadini servizi migliori”.

Fonte: Toscana Italia

Nella foto di copertina: La storica stretta di mano tra i Presidenti di Toscana, Umbria e Marche Enrico Rossi, Catiuscia Marini e Luca Ceriscioli per la “prima pietra” dell’Italia di Mezzo.

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