LA MIA FAMIGLIA

LA MIA FAMIGLIA

«Fate i bravi». Ogni volta che Dio ripensa alla meravigliosa semplicità di quella frase, il Suo unico e originale comandamento, gli subentra in automatico un altro pensiero: […] Mosè. Che razza di arrogante […] butta nel cesso l’unico comandamento che gli è stato dato e ne tira fuori dieci inventati di sana pianta? […] Perché? Come gli era venuto in mente di metterci il sesso? Potere. Ambizione. Ego. Cosí va il mondo.
John Niven, «A volte ritorno», 2012, Einaudi

di Alberto Ottanelli

- Quest’anno, a primavera inoltrata, festeggerò il mio decimo anniversario di matrimonio (per chi fosse curioso: si, mi sono sposato in chiesa e si, i tre figli nati nel frattempo son tutti battezzati).
Ho pensato di organizzare una festa, invitando amici e familiari. Mi immagino già, a scorrazzare in giardino, i miei tre bambini, i loro tredici cugini, e i figli degli altri ospiti. Tra loro ci sono una bambina adottata, una nata grazie alla fecondazione assistita, un maschietto in affido, un piccolino che ha due mamme e zero babbi, un ragazzo che è nato da un secondo matrimonio e che condivide con suo fratello maggiore soltanto il padre.
Scommetto che neppure l’occhio più attento del più convinto partecipante al “family day” di questo sabato, riconoscerebbe differenze sostanziali tra i componenti di questo eterogeneo gruppetto di individui che va dagli 0 ai 20 anni di età. E scommetto anche che se a ciascuno di questi ragazzi venisse chiesto cosa ne pensa della propria famiglia, nessuno direbbe che ne avrebbe preferita un’altra, indipendentemente dalla presenza – o assenza – di fratelli, sorelle, cugini, zii, mamme e babbi “biologici”.
Perché la famiglia è prima di tutto un’esperienza. Piacevole, auspicabilmente. Ma – a parte rarissimi casi – non selezionabile in base ai propri gusti, né alla presunta “naturalità” di un tipo di famiglia piuttosto che di un altro. Soprattutto quando questa presunta naturalità è individuata da un ristretto gruppo di individui sulla base delle proprie credenze o convinzioni etiche.
L’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo afferma: “Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. […] La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”.
Senza voler scomodare esperti di diritto non si capisce dunque come si possa, in uno Stato che si professa laico, sostenere che è giusto che la legge riconosca ad alcuni il diritto di definirsi “famiglia”, mentre lo nega ad altri, operando questa discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale.
Perché è esattamente questo, ciò che proclamano i sostenitori del “family day”. Stabilire che ok: chi è eterosessuale può, legittimamente, fondare una famiglia, mentre chi è omosessuale non solo non può aspirare a sposare chi gli pare, ma viene, a priori, giudicato inadatto anche solo a provarci, a diventare un (ottimo, pessimo, accettabile, “normale”…?) genitore.
E tutto questo sulla base di una convinzione morale e di un’etica religiosa che è – ovviamente – libera di esprimersi in un libero Stato, ma non può pretendere di farsi legge, valida erga omnes.
La manifestazione di sabato non è, in questo senso, come tutte le altre. Non si pone l’obiettivo di rivendicare un diritto, ma quello di negarlo ad altri, selezionando così i destinatari di diritti civili e separando i “degni” dagli “indegni”. Un precedente pericolosissimo, purtroppo non inedito nella storia.
E anche se non volessimo scomodare le categorie di etica e morale, ed evitassimo di chiamare in causa la religione, e scegliessimo di analizzare razionalmente le ragioni addotte dai contrari alle unioni e alla genitorialità omosessuale, vedremmo che, alla prova dei fatti, neanche la scienza viene in loro supporto. Le presunte ricadute negative sul benessere dei figli, derivanti dall’avere un modello affettivo diverso da quello di due genitori eterosessuali è stata infatti smentita da tutti gli studi internazionali più accreditati. In un recente libro che riporta tutte le ricerche (in alcuni casi quarantennali) esistenti al mondo sul tema, lo psicoterapeuta Federico Ferrari , smentisce questi preconcetti sulla base delle evidenze scientifiche e delle esperienze pratiche. E conferma che la comunità scientifica internazionale ha raggiunto l’unanimità sul principio che non sussistano differenze significative tra figli di genitori omosessuali e di quelli eterosessuali.
Io credo che un passo avanti nella civiltà lo faremo quando capiremo che il punto è proprio conoscere le storie delle persone, ed accoglierle senza giudizio.
Scopriremmo un nuovo mondo.
Un mondo fatto di persone vere, come i bambini invitati alla festa per il mio anniversario di matrimonio insieme alle loro famiglie. Un mondo in cui a due persone che si amano venga riconosciuto il diritto di provare a sperimentare un’esperienza di vita familiare piena, senza alcun limite imposto dal sesso del proprio compagno. Un mondo in cui la famiglia venga intesa come luogo naturale degli affetti, realtà nella quale ciascuno può essere se stesso ed esprimere la propria personalità in un contesto di amore, accoglienza, comprensione e rispetto.
Quel mondo, oggi, è sempre più vasto. Secondo wikipedia, sono 24 i paesi al mondo in cui coppie omogenitorali possono adottare, e 26 quelli nei quali persone dello stesso sesso possono sposarsi o vedere riconosciuta legalmente la propria unione (https://it.wikipedia.org/wiki/Adozione_da_parte_di_coppie_dello_stesso_sesso e https://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio_tra_persone_dello_stesso_sesso). L’Italia, pur avendo dichiarato di voler intervenire in materia con l’approvazione di una legge – il ddl Cirinnà è in queste settimane all’esame del Parlamento – al momento non ha nessuna norma specifica. Semplicemente, queste famiglie, quelle unioni, per lo Stato non esistono. E le centinaia di migliaia di cittadini del family day preferiscono che sia così.
Ma molti altri, e sempre di più, invece no. Molti altri sono, davvero, dalla parte della famiglia.

Nota 1:  Federico Ferrari, “La famiglia inattesa”, Mimesis 2014

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