La guerra contro l’Europa

La guerra contro l’Europa

di Franco De Felice

– Era, tra l’altro, una serata di amichevoli tra squadre nazionali di calcio. L’Italia giocava contro il Belgio (e le ha buscate 3-1). La Francia, allo Stade de France di Parigi, era in campo contro la Germania. Una classica. Sul palco delle autorità anche il Presidente francese Francois Hollande, che verso la metà del primo tempo è stato costretto a lasciare lo stadio. Non sappiamo com’è finita la partita. Nessuno credo che lo ricordi o vorrà mai saperlo. A nessuno interessa quello che è successo in campo. Si ricorderà, invece, è sarà un ricordo indelebile, quello che è successo fuori. Nelle vicinanze dello stadio e in altri sei luoghi di Parigi.

Una nottata di guerra, un attacco di 8 (forse di più) terroristi dell’Isis che hanno seminato terrore. Il bilancio, al momento, è di 128 morti (di cui un centinaio all’interno di un teatro, Bataclan, dove si erano radunate circa 1500 persone per un concerto rock), 300 feriti, una centinaio dei quali in maniera grave. Una ragazza, italiana, che al momento risulta dispersa. I terroristi tutti morti, sei hanno avuto tempo di azionare le cinture esplosive, due sono stati freddati dalle teste di cuoio francesi.

E’ il secondo attacco terrorista, dopo quello di Madrid, dell’11marzo 2002, con maggior numero di vittime: 192 morti contro 128. In mezzo, gli attacchi suicidi alla metropolitama di Londra (7 luglio 2005), nel quale morirono 52 pendolari, l’attentato antisemita al museo ebraico di Bruxelles, il sette gennaio di quest’anno la strage di Charlie Hebdo a Parigi (12 morti e 11 feriti) e il 14 febbraio l’attentato di Copenaghen (un civile ucciso e tre poliziotti feriti). Sono circa 400 morti e tantissimi feriti tra Spagna, Inghilterra, Belgio, Francia ed Olanda. Una guerra all’Europa, alle sue popolazioni, ai suoi valori.

L’attacco di ieri notte è una ripetizione, ancora più spietata, della strage di Charlie Hebdo. La Francia, Parigi, colpite al cuore. Colpiti un bar, un ristorante, una discoteca, uno stadio, pieni di gente, come ogni venerdi sera in ogni città dell’Europa. Colpiti non luoghi “simbolo” ma i luoghi d’aggregazione di ogni giorno o ogni sera.
Tutti ieri notte siamo andati a letto tardi, dopo la mezzanotte, attaccati ai televisori, ai tablet, agli smartphone. Tutti abbiamo visto le scene di terrore, il prato dello Stade de France diventato rifugio degli spettatori che non potevano uscire fuori, la gente che si trascinava fuori e fuggiva dal teatro Bataclan, tutti abbiamo udito gli spari dei kalashnikov dei terroristi dell’Isis, le teste di cuoio che sono entrate in azione. E la conta dei morti in continuo aggiornamento: fino a 128.

A FIRENZE QUESTA MATTINA – A Firenze, questa mattina, era in programma da tempo un corso di aggiornamento per giornalisti. Si doveva parlare delle “notizie fuori dal ghetto”. In pratica, come raccontare il dramma dei migranti, quali parole usare. Come applicare la Carta di Roma. La mattina dopo i fatti di Parigi! Che hanno avuto ovviamente il sopravvento. Da Parigi si è partito. Giovanni Maria Bellu è il presidente dell’associazione Carta di Roma. Due titoli dei quotidiani di oggi hanno particolarmente colpito e fatto riflettere. Quello di Libero (“Bastardi islamici”) è ripugnante e incommentabile. Fa riflettere anche il titolo del Massaggero di Roma: “Massacro islamico”. Bellù si è soffermato proprio su questo titolo, a proposito del quale ha parlato di “violazione del codice a carattere cubitali”. Un titolo sbagliato. Allora, perché, si è chiesto, per titolare il massacro di Utoyia, in Norvegia, compiuto da una persona che si richiamava ai principi cattolici, non si è scritto “Massacro cattolico”? E’ un tiolo sbaglaito, ma anche inopportuno, visto che si tratta del quotidiano di Roma, dove è prossimo il Giubileo. “Perché – si chiede Bellu – usare parole che producono il risultato di allargare le basi di reclutamento del nemico”?

ROSSI: E’ LA GUERRA – Il corso si è tenuto nei locali del Palazzo della Giunta Regionale. Ha portato i saluti il presidente toscano Enrico Rossi. Anche Rossi ha dovuto cambiare scaletta. “Giovanni Maria Bellu, a proposito del titolo del Masseggero, si è chiesto perché allargare la base di reclutamento del nemico? Le sue – osserva Rossi – sono parole che si usano in tempi di guerra”.

TUTTI IN PIAZZA OGNISSANTI – Da Palazzo Strozzi Sacrati il Presidente Rossi, accompagnato dagli assessori Monica Barni e Vittorio Bugli, si trasferisce in Piazza Ognissanti, dove ha sede il Consolato di Francia. In piazza si raduna un migliaio di fiorentini, è presente anche il sindaco Dario Nardella ed altri sindaci della Piana. «Ringrazio per questa risposta. Firenze e la Toscana – dice la console francese Isabelle Mallez – sono simboli della cultura, è un segnale importante”.

Enrico Rossi aveva anticipato il suo pensiero su Facebook: «Il terrore colpisce brutalmente Parigi, con attentati strazianti, coordinati da un’unica regia. È la più grave strage dal dopoguerra e siamo tutti ostaggi sotto tiro». «L’Isis porta la guerra in casa nostra e gli Stati Uniti e l’Europa non possono restare passivi. Ora o mai più dobbiamo esprimere la forza della nostra fede democratica, la forza della nostra libertà».

“SIAMO IN GUERRA” « Da ieri sera – riprende l’argomento in Piazza Ognissanti – l’Europa ha preso atto che siamo in guerra. Una guerra molto vicina. L’Occidente deve difendere i propri valori, la libertà dell’individuo”. “Dobbiamo sterminare l’Isis ma – dice Rossi – combattendo la paura perché significherebbe darla vinta ai terroristi” “Occorre, però distinguere: in Toscana, tra noi ci sono decine di migliaia di musulmani che lavorano nelle fabbriche, nei campi, mandano i figli a scuola. Questi sono nostri fratelli».

“Quello che è accaduto a Parigi – continua Rossi  – è un fatto che sconvolge l’Europa, che ne deturpa il volto. Credo davvero che si debba prendere atto che siamo in guerra e che bisogna combattere e annientare l’Isis, il terrorismo islamista”. “Ma – aggiunge – bisogna anche saper distinguere. Ci sono islamici che fuggono dal terrorismo islamista. Ieri sera è accaduto quello che da tempo è realtà in Siria e Iraq con attacchi, stupri, uccisioni, vittime innocenti. Il terrorismo islamista è nemico del mondo occidentale e del mondo islamico moderato e deve essere sconfitto”.
“Per sconfiggerlo – prosegue – temo che dovremo imparare a vivere con la paura, senza però farci travolgere. Dobbiamo rimanere ancorati ai nostri valori di libertà, solidarietà e uguaglianza e anche ai diritti dell’individuo. Colpire luoghi come lo stadio, un bar, un teatro è un modo per intimidirci. Ma questo – sottolinea Rossi – non deve accadere e dobbiamo continuare la nostra vita. Bisogna combattere chi vuole imporre un’ideologia razzista e liberticida. Tutta l’Europa deve capire che questa guerra non è distante, l’abbiamo alle porte di casa, il Medio Oriente è vicino, la Libia è davanti a noi”.

“Adesso – ribadisce – bisogna che tutto il mondo occidentale, Usa ed Europa, reagiscano per combattere e annientare l’Isis ovunque sia, in Medio Oriente o in Africa: sconfiggerlo e eliminarlo come fu fatto con il nazismo. Non si deve aver paura a combattere, ciò che è successo a Parigi accade già a poca distanza da noi a donne, bambini, ragazzi che sono innocenti. I diritti devono valere per tutti nel mondo globalizzato. L’Europa deve essere orgogliosa dei suoi valori e della sua storia, dei sui diritti di civiltà. E ricordo in particolare quelli conquistati dalle donne. Non deve aver paura di combattere una guerra che c’è ed è in casa. Ci vuole una reazione della politica, ci vogliono fermezza e intelligenza e soprattutto si deve dire che non si deve cedere alla paura. Se cambiassimo stile di vita, a questo puntano le stragi, daremmo una vittoria al terrorismo”.

Osserva, Rossi, in conclusione: se l’Europa rimane ferma, se non lo farà la politica, sarà la gente a costruire argini, ma saranno argini razzisti, alla Salvini, alla Le Pen.

Nella foto di copertina: Il minuto di silenzio in Piazza Ognissanti, davanti alla sede del Consolato di Francia: si riconoscono il Console Isabelle Mallez, Dario Nardella e il presidente della Toscana Enrico Rossi.

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