FRANCIGENA, CROCEVIA DI CULTURE

FRANCIGENA, CROCEVIA DI CULTURE

Emoziona ancora, chi in Londra visita la British Library, vedere sotto vetro – accessibile a tutti e
delineata in ogni particolare degli antichi toponimi – la mappa che l’arcivescovo Sigerico fece
prendendo nota di ogni tappa del suo lungo viaggio. Era partito nel 990 dalla sua cattedra di
Canterbury e, varcata la Manica, sul continente si era indirizzato a Roma, dove dal Pontefice
avrebbe ricevuto il pallio, una larga fascia di lana bianca, che era il simbolo della sua carica.
Durante il rientro, partendo dalla città santa, annotò tutte le mansiones, cioè le stazioni di viaggio in
cui si era fermato: era una persona importante, certo non viaggiava a piedi come tanti pellegrini, e
tuttavia sostò circa 80 volte. Quella mappa è l’antica documentazione della più importante strada
del Medioevo; una vera e propria autosole (si direbbe oggi in Italia) dell’epoca. Il tratto forse
paesisticamente più bello che – ci piace immaginare – lo avrà maggiormente colpito, è quello della
Toscana. Partito da Roma lungo l’antica via consolare Cassia, dopo Bolsena Sigerico entrò nel
territorio di Siena (l’antica Sena Julia) poi verso Lucca (Luca), poi nel più periglioso passaggio
d’Altopascio (Aqua Nigra, c’erano le paludi) e via con brusca deviazione verso la costa: Camaiore
(Campmaior), Aulla (Aguilla, cioè anguilla), e su per il passo della Cisa. Dal quale erano passati i
Longobardi entrando in Toscana, perché non si erano fidati della via costiera presidiata dai
Bizantini; ed anche Sigerico passò appunto da Monte Bardone (Mons Longobardorum, oggi la
Cisa). Questo è il tratto toscano: ma il primitivo itinerario già nel Medioevo comunale si era
diversificato in quello che lo storico Giuseppe Sergi ha chiamato un “fascio di strade”. Cioè una
serie di diverticoli che, da luoghi di un certo rilievo, si ripartivano verso centri limitrofi poi
riconducendosi al tracciato principale. Per esempio da Altopascio (dove c’era il grande ospizio per
pellegrini gestito dai frati del Tau), molti viaggiatori deviavano verso Pistoia, dove potevano fare un
primo incontro sacro con la reliquia dell’apostolo Giacomo il Maggiore, poi dalla Sambuca
tornavano al nord.

La strada fu conosciuta come la Francigena, cioè originata dalla Francia per chi la percorreva
indirizzato al sud; via Romea, a Roma, percorsa appunto dai “romei”, i pellegrini che andavano ad
limina Sancti Petri.
La strada storica è stata vista, da illustri autori, come crocevia delle culture che hanno permeato il
Medioevo fino a riflettersi sulle età successive nei campi della storia e dell’arte. Infatti la Francigena
ha favorito l’incontro delle genti (“emigrazioni di popoli” scrive Alessandro Barbero, invece che
“calata dei barbari”), e quindi la diffusione delle tradizioni e delle culture. Lungo la Francigena si è
diffuso lo stile Romanico che ha costellato di chiese il percorso; sono fiorite leggende, si sono scritti
libri, raccolte testimonianze ed è fiorita una prima civiltà che possiamo dire turistica.
Appunto il turismo, oggi, è la componente di quell’economia moderna che vuol promuovere il
viaggio colto; quello che conduce il viaggiatore “informato” lungo i centri della Francigena toscana,
attraverso le strade ritmate da una varietà ambientale unica e nota in tutto il mondo che la nostra
regione offre ai turisti stranieri e nostrani.

Oggi il percorso toscano della Francigena, con i suoi numerosi diverticoli, è illustrato da mille
pubblicazioni; l’ultima delle quali è l’elegante edizione della Regione Toscana, un tascabile che
contiene l’accurata carta ed il fascicolo con le notizie storiche. Infatti la Regione Toscana, negli
ultimi anni, ha investito 16 milioni di euro per l’infrastrutturazione di questo antico cammino,
realizzando opere che agevolino la percorribilità, la sosta e la fruizione delle numerose opere d’arte
e architettura che costellano l’itineraio.

Fin dall’epoca più antica la strada, e quindi in particolare l’importante via Francigena, è stata punto
di incontro e di scambio non solo delle culture, ma di incrocio sociale. Rendeva possibile il
passaggio di uomini e merci e quindi aveva anche un rilievo economico e sociale; permetteva che si
tenessero mercati, con il loro corredo di cambiavalute, negozi, banche atte ad alimentare il volume
degli affari; veniva percorsa quindi da mercanti, pellegrini, soldati, politici, chierici o anche
semplicemente giramondo. Per esempio, nel Medioevo di cui viene sempre ricordata la fissità
sociale, incrementava un vivace incrocio dalle molteplici valenze.
Man mano che la storia procedeva verso la modernità ed anche la contemporaneità, ovviamente
questa funzione si è incrementata; tanto da arrivare alle moderne e trafficatissime autovie. Proprio
l’Italia è stata la prima, nei primi decenni del Novecento, ad inventare le autostrade, create dal
genio dell’ingegner Puricelli; e la Toscana ebbe la sesta di queste grandi infrastrutture agli inizi degli
anni Trenta con lo scopo davvero modernissimo di saldare la gloriosa dotazione artistica con il neo
sorto turismo vacanziero: la Firenze-Mare che rinsaldava la vocazione artistica fiorentina con gli
affari di Prato, il termalismo di Montecatini ed il turismo balneare di Viareggio. Oggi, quando una
buona parte dei traffici avvengono per aereo o con altri mezzi i più veloci possibili, la strada
rappresenta ancora l’elemento guida del territorio la cui nobile vocazione risiede nel paesaggismo,
nella ricerca di un moderno vedutismo, nella valorizzazione dell’ambiente come forma di cultura e
d’arte indirizzata ad uno sviluppo economico e largamente sociale. È opportuno che anche la nostra
antica Francigena sia usata per gli scopi più vari che arrivino fino al gusto di vivere in un ambiente
che abbia notevoli capacità attrattive in termini di innovazione, benessere e cultura. A questo
devono provvedere le politiche economiche locali in accordo con l’amministrazione regionale e gli
organi di promozione a ciò delegati.

di Lorenzo Cipriani

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