LA FASE DUE DI ROSSI: RIUNIFICARE LE DUE TOSCANE

LA FASE DUE DI ROSSI: RIUNIFICARE LE DUE TOSCANE

Livorno – La notizia del naufragio del barcone dei migranti al largo della costa libica (si parla di 700 morti, la più grande tragedia di sempre nel Mediterraneo) arriva a pochissimi minuti dall’inizio della manifestazione di lancio della campagna elettorale. Enrico Rossi e il Pd decidono subito che ci sarà un minuto di silenzio in apertura. Nel frattempo Rossi, su Facebook, posta il suo primo commento: “700 morti. 700 disperati che su un barcone fuggivano dalla guerra e dalla miseria. 700 uomini, donne e bambini. 700 nostri fratelli. Davanti a tragedie così il dolore non fa trovare nemmeno le parole. Questa strage chiama in causa anche le dirette responsabilità dell’Europa, ma per oggi nessuna discussione, nessuna polemica, solo rispetto per chi non c’è più”.

Nel discorso di Livorno (integralmente pubblicato sul sito della campagna elettorale www.toscanacisiamo.it; nell’immagine di copertina un momento delll’intervento), Enrico Rossi tornerà sulla tragedia, come anche Dario Parrini, il segretario toscano del Pd, che si dichiara allibito per alcune reazioni (si riferisce alle speculazioni di Matteo Salvini). Un discorso, quello di Rossi, maturo, rotondo, di prospettiva, di speranza, che vede un futuro per la Toscana (e l’Italia), con in più la capacità di indicare la strada giusta per costruire concretamente la “fase due della Toscana”. Un discorso che evoca nei passaggi più profondi (quello delle “due Toscane”, ma potrebbe valere allo stesso modo per “le due Italie”, una più forte, l’altra più debole), l’intervento di Mario Cuomo alla Convention Democratica del 1984, che resta tra i discorsi più famosi nella politica americana. In quell’occasione Cuomo rigettò la famosa retorica della “città splendente sulla collina” di Ronald Reagan, con la sua versione del “the tale of two cities” (“Il racconto di due città”, che è anche il titolo di un famoso romanzo storico di Charles Dickens), con quella sua visione liberal della necessità dello Stato di dover sempre sostenere i meno abbienti.

Rossi così descrive la Toscana : “Siamo di fronte a due ‘Toscane’, una più forte e una più debole; una che è in piedi ed una che è più ferita e sofferente, impaurita, più povera e troppo in ombra”. Questa regione, che Rossi definisce dolente, “ pone, come il resto del paese, una “questione sociale” di tale portata che si è già trasformata in una “emergenza democratica” dai tratti populistici antistituzionali, autoritari e persino razziali”.

Da queste considerazioni nasce il progetto per la “fase due” della legislatura: “Mettere insieme in tutta la Toscana queste realtà, affinché la crescita che vogliamo sia positiva per tutti e si redistribuisca e raggiunga i più bisognosi di aiuti e di attenzioni e le aree più deboli della Regione”.

Che è sempre quello che ha fatto la sinistra quando ha vinto. “Nella sua storia – ricorda Rossi – la sinistra ha sempre vinto così: riunificando le forze del lavoro, costruendo patti fra produttori e riuscendo ad includere, in questi patti, quanto più possibile chi finora è stato escluso o tenuto ai margini”. “Noi, a differenza della destra – osserva, ricorrendo ad un altra citazione di Charles Dickens – non ci accontentiamo dell’egoismo, di una crescita che riserva ai poveri e alle aree più deboli le gocciole che colano a terra dal banchetto dei ricchi e dei più forti. Il nostro è un progetto di crescita e di benessere diffuso. Un progetto di libertà e di uguaglianza”. “Le nostre sfide e gli strumenti – dice – sono certamente cambiati ma i valori da cui dipende il nostro successo sono gli stessi. Essi sono antichi come la nostra fiducia ostinata in un mondo migliore. La nostra inquietudine non è venuta meno. Non siamo certo appagati dei risultati raggiunti”.

Un discorso nel quale Rossi rivendica i successi della legislatura (calo del Pil molto minore di quello nazionale, lo stesso per la disoccupazione, e, soprattutto, l’exploit delle esportazioni: + 30% contro un arretramento nazionale del 70%, oppure il rilancio del porto di Piombino e del distretto siderurgico e l’accordo di programma per la Darsena Europa di Livorno), ma senza nascondere i problemi ancora aperti.

Nell’intervento al Terminal passeggeri di Livorno, Rossi non dimentica le 160 vertenze aziendale (dalle grandi alle piccole) che nella passata legislatura si è trovato ad affrontare e discutere con imprenditori e lavoratori una a una. Due anche nella mattinata, prima di Livorno: a Collesalvetti, dove si è incontrato con una delegazione di ex lavoratori della TRW, azienda della componentistica auto chiusa per crisi, e a Guasticce, dove ad attenderlo c’erano le lavoratici ed i lavoratori del call center People Care. E, qui, Rossi, megafono in mano (come un battagliero esponente della sinistra di una volta, che di fatto è sempre stato, che vive la politica come valore etico, fatta in modo disinteressato, che dovrebbe essere l’essenza della democrazia) ha attaccato il capitalismo finanziario (argomento, più tardi, ripreso nell’intervento che farà a Livorno): “È ora di prendere nettamente le distanze dal gioco d’azzardo del capitalismo finanziario che calpesta la dignità e le vite dei lavoratori”. E a Livorno, Enrico Rossi, rilancia la richiesta del salario minimo garantito per i disoccupati.

Nella foto : Enricio Rossi, megafono in mano, parla con i lavoratori del call center People Care di Guasticce

Nella foto : Enricio Rossi, megafono in mano, parla con i lavoratori del call center People Care di Guasticce

“Dalla crisi si esce anche camminando su strade nuove, ma queste non si trovano sospese nel vuoto. Perché il loro tracciato coincide con la storia migliore e progressista della nostra civiltà. Abbiamo anche noi un cammino da fare insieme per i prossimi anni; lo abbiamo tracciato con grande impegno e lavoro quotidiano. Ora uno sforzo ancora più duro ci attende. Un programma ancora più ambizioso; di uscita dalla crisi e di costruzione di un equilibrio più avanzato e più inclusivo”

“Elettori e cittadini – dice Rossi – ci chiedono di distinguerci dallo squallore dominante. E di non essere indifferenti”. “La questione sociale si è già trasformata in emergenza democratica dai tratti populistici antistituzionali, autoritari e persino razziali. Noi siamo un argine”

“È ora di cambiare davvero le politiche europee: basta con l’austerità. È ora che le persone, il lavoro e i loro bisogni tornino al centro della società e dell’agire politico”.

Nella foto : Enrico Rossi con alcuni candidati delle liste Pd per le prossime elezioni regionali del 31 maggio

Nella foto : Enrico Rossi con alcuni candidati delle liste Pd per le prossime elezioni regionali del 31 maggio

“C’è la necessità di un protagonismo delle istituzioni locali e della Regione anche laddove i problemi sono così difficili da sembrare insormontabili”. “Noi – prosegue – non sempre possiamo dare la risposta certa e completa. Ma non è questo ciò che ci chiedono i nostri elettori e i nostri cittadini. Ci chiedono prima di tutto di non essere indifferenti, di provarci, di distinguerci dagli altri. E dallo squallore dominante; anche quando come nel caso dell’immigrazione il marketing politico sconsiglierebbe di affrontare il tema”.

Gli sforzi del governo nazionale guidato da Renzi vanno nella direzione giusta, riconosce Rossi, che, però chiede “maggiore capacità di ascolto da parte di tutti, ma anche maggiore unità”. Non ci sono alternative, concordando con il premier Matteo Renzi, al successo delle riforme avviate, né all’impegno per agganciare una ripresa che appare più vicina. Ma è una ripresa “ancora distante dal produrre i desiderati effetti sul tema del lavoro”. Per cui, l’ammonimento: “Come altre volte ci è capitato, attenzione a non essere noi gli artefici della nostra sconfitta, comunque si pensi, ed è giusto pensare in modo diverso e plurale, a nessuno deve sfuggire che il nostro sforzo o riesce e riesce dovunque, qui in Toscana come nel resto d’Italia, oppure il rischio è di perdere l’ultimo treno. A perdere allora non saremmo solo noi, il Pd, il centrosinistra, ma il Paese intero”.

di Franco De Felice

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1 Comment

  1. La fase due di Rossi: riunificare le due Toscane
    La fase due di Rossi: riunificare le due Toscane3 years ago

    […] di Franco De Felice fonte: www.toscanaitalia.info […]

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