La battaglia per la legalità di Altopascio

La battaglia per la legalità di Altopascio

- La storia comincia il 16 giugno 2000. Sedici anni fa. Riguarda una famiglia mafiosa di Reggio Calabria che, però, interessa anche la Toscana: Altopascio per la precisione. L’ha riportata all’attenzione dell’opinione pubblica, lunedi scorso, il Presidente della Toscana Enrico Rossi intervenendo alla manifestazione di “Libera contro le mafie”. Rossi l’ha citata come esempio di quello che non va nella gestione dei beni confiscati alla mafia. Nel caso di Altopascio è un bene che non si riesce ad assegnare e che, nel frattempo, è stato di fatto reso inservibile, sotto gli occhi poco attenti dell’amministrazione comunale. Per questo, in generale, chiede Rossi, “Parlamento e Governo devono intervenire per far si che di fronte a un buon progetto presentato da un giovane, da una cooperativa, il bene sottratto alla criminalità possa essere immediatamente assegnato, senza seguire il criterio dell’offerta economica piu vantaggiosa per lo Stato”. Da togliere non ci sono state offerte da parte di nessuno, il bene è stato assegnato così. “Altrimenti – osserva – succede come in provincia di Lucca”.

Ad Altopascio la vicenda è oggetto di campagna elettorale. Si voterà per le comunali.
Sara D’Ambrosio,  che il Pd ha scelto unitariamente come candidata sindaco, mette subito in chiaro la questione: «Una storia triste che suscita profonda rabbia. La legge parla chiaro: i beni confiscati – ricorda – devono essere destinati ad attività che rispondano ad una pubblica utilità o ad una finalità di valore sociale”.
Il comune di Altopascio, invece, prosegue D’Ambrosio, “ha lasciato per anni il bene alla disponibilità della stessa famiglia mafiosa a cui il bene era stato confiscato”.

Sindaco uscente di Altopascio è Maurizio Marchetti, eletto nelle file del Pdl (di cui, alle ultime politiche, è stato anche candidato), vicinissimo prima a Denis Verdini ora a Deborah Bergamini. Marchetti di Altopascio è stato sindaco dal 1993 per due mandati. All’epoca era assessore ai lavori pubblici nella giunta del sindaco Giorgio Ricciarelli. Di fatto Marchetti è stato al governo di Altopascio, come sindaco, poi come assessore, e come assessore e di nuovo come sindaco, ininterrottamente per 23 anni!

Ritorniamo alla storia. Il provvedimento della Corte d’Appello di Reggio Calabria del 16 giugno 2000, divenuto definitivo il 1° dicembre 2001 con la sentenza della Corte di Cassazione n. 018505/2001, disponeva nei confronti di Antonio Lombardo, boss della ‘ndrangheta, la confisca, tra l’altro, di un fabbricato nel comune di Altopascio, in località Spianate, via Puccini n. 7/9. Si tratta di un fabbricato di tre piani fuori terra, comprendente tre appartamenti, di cui uno mansardato, ciascuno di circa 120 metri quadrati, con adiacente garage di 47 metri quadrati, oltre al terreno circostante di circa 1100 metri quadrati.
La legge prevede per i beni confiscati alle organizzazioni criminali il riutilizzo per fini sociali e il trasferimento al patrimonio del comune dove l’immobile è stato edificato.
Il 29 maggio 2003 il direttore della Direzione Centrale Beni Confiscati – Direzione Gestione Beni Confiscati Centrale dell’Agenzia del demanio di Roma, dispose il trasferimento della villetta, “nello stato di fatto e di diritto in cui si trova”, al patrimonio indisponibile del comune di Altopascio. Con una precisa finalità istituzionale: doveva essere adibito ad alloggi di edilizia residenziale pubblica e a “casa parcheggio” per particolari emergenze abitative di breve durata. Il 25 giugno 2003 si prendeva atto della consegna del bene in questione, che sarebbe avvenuta due giorni dopo. Il 14 luglio, con trascrizione all’Agenzia del Territorio di Lucca, l’immobile è stato finalmente acquisito al patrimonio del comune.
Il comune, però, non procede immediatamente agli interventi edilizi per trasformare la villetta confiscata nelle quattro unità abitative. Anzi, concesse a Giuseppe e Maurizio Lombardi, figli del boss, la possibilità di restare nella villa, in attesa dell’ultimazione della nuova abitazione in costruzione nelle vicinanze, come da concessione edilizia 537/2003, rilasciata il 10 maggio 20014 ad Angelica Zottola, moglie di Giuseppe Lombardo e cognata di Maurizio Lombardo. Il primo contratto di locazione ad uso abitativo tra il comune di Altopascio e Maurizio Lombardo è stato stipulato il 28 gennaio 2005. Il contratto è stato rinnovato l’undici giugno 2007. Il 25 giugno 2009 è stato stipulato, sullo stesso immobile, un contratto di locazione a uso abitativo di natura transitoria con una durata di quattro mesi (dal primo giugno al 30 settembre 2009). Per quasi cinque anni un bene confiscato alla mafia è così rimasto nella disponibilità dei familiari del mafioso condannato!
Il sei marzo 2010 il comune, finalmente, decide un primo sopralluogo dell’immobile. E i due dipendenti comunali incaricati, alla presenza di Maurizio Lombardo, scoprono, con grande sorpresa, che l’edificio era stato seriamente danneggiato, con la demolizione di parte dei solai e dei bagni, la rimozione delle finestre e degli infissi interni, l’abbattimento di pareti interne. Intatti erano rimasti, di fatto, solo i muri esterni! I Lombardo riconsegnano le chiavi senza fornire spiegazioni dei danneggiamenti. Anzi, Maurizio Lombardi, dichiara che le demolizioni sono state fatte a sua insaputa!

Il 31 marzo, 25 giorni dopo, l’architetto del comune che ha effettuato il sopralluogo va dai Carabinieri di Altopascio, racconta l’accaduto e presenta una denuncia, contro ignoti.

Ad oggi il fabbricato risulta inagibile e inutilizzabile per gravissime lesione dei solai e dei pavimenti. Come è potuto accadere? Chi è stato? Le domande non trovano risposta.

Nei contratti di locazione succedutisi, i Lombardi si impegnavano a riconsegnare l’abitazione nelle stesse condizioni della consegna, salvo il deperimento d’uso, pena il risarcimento del danno. A ogni nuovo contratto, le parti hanno sempre dato atto delle buone condizioni dell’immobile e che il conduttore, con il ritiro delle chiavi, si costituiva, da quel momento, custode della casa avuta in locazione.

Come mai il primo sopralluogo, quello nel corso del quale sono stati rilevati i gravi danni all’immobile, è stato svolto dopo circa sei mesi dalla cessazione del contratto di locazione? Come mai la denuncia alle autorità è stata fatta contro ignoti, dopo circa venti giorni dal sopralluogo? Come mai il comune di Altopascio non ha avviato l’azione civile contro Maurizio Lombardo per il risarcimento dei danni arrecati all’immobile?

Perché, poi, né sindaco né giunta hanno mai fornito la comunicazione dell’accaduto e della situazione del bene confiscato né al consiglio comunale né alla stampa?
Lo si viene a sapere in modo casuale. Il Pd presenta immediatamente un’interrogazione discussa nella seduta del consiglio comunale del 31 novembre 2013.
Le risposte fornite non convincono. Il Pd sottopone allora la questione alla Corte dei Conti della Toscana. Si poteva profilare un serio danno all’erario.

Nella foto: Enrico Rossi, a sinistra, e Sara D'Ambrosio, al centro, candidata sindaco del Pd di Altopascio.

Nella foto: Il Presidente della Toscana Enrico Rossi, a sinistra, e Sara D’Ambrosio, al centro, candidata sindaco del Pd di Altopascio.

“Come se non bastasse – fa notare Sara D’Ambrosio – una volta recuperato il possesso del bene, che nel frattempo era stato distrutto, gli amministratori di Altopascio si sono macchiati di quelle che ritengo siano gravi omissioni: non è stata avanzata nessuna azione di responsabilità nei confronti di coloro a cui era stato impropriamente assegnato il bene confiscato”.

Oltre al danno la beffa. Recentemente, infatti, aveva manifestato interesse per il bene distrutto l’ERP (l’ente per le case popolari della provincia di Lucca) che con un contributo di 400 mila euro si sarebbe messo a disposizione del comune (proprietario dell’immobile) per la ristrutturazione del fabbricato e trasformarlo in alloggi popolari. Con il contributo annunciato, ERP richiedeva una compartecipazione alla spesa da parte dell’amministrazione comunale di Altopascio. Che ha deciso di non compartecipazione. I finanziamenti di ERP sono stati impiegati altrove. La casa di Spianate è tuttora in stato di abbandono con gravi lesioni. L’accusa di Sara D’Ambrosio è chiara:
“ A fronte della disponibilità di ERP, il comune – dice la candidata del Pd – è rimasto colpevolmente immobile, perdendo di fatto una concreta possibilità di ristrutturare quel fabbricato dove si sarebbero realizzati almeno tre alloggi popolari. Si sarebbe potuto quindi destinare finalmente quel bene confiscato a una funzione sociale come richiede la legge”. A me – conclude Sara D’Ambrosio – non spetta individuare le responsabilità che hanno determinato questa situazione, ma intendo battermi per ripristinare la legalità e ridare dignità alle istituzioni che in situazioni come queste perdono la credibilità di cui hanno bisogno per combattere a viso aperto il crimine organizzato».

Nella foto di copertina: Il solaio seriamente danneggiato da “ignoti” dell’immobile di Altopascio sequestrato alla ‘ndrangheta

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