Ecco la Toscana che tiene, la crisi alle spalle

Ecco la Toscana che tiene, la crisi alle spalle

 Firenze, 3 Luglio 2015 – “Ecco la Toscana. Che realizza il 7% del Pil italiano ed esporta il quadruplo del resto del paese”, scrive su Facebook il presidente toscano Enrico Rossi. “Tutto questo – aggiunge – redistribuisce con maggior equità gli effetti della crisi. La sfida sarà operare perché anche gli effetti della crescita si sviluppino in modo analogo. Per la prossima legislatura le nostre ossessioni resteranno il lavoro e gli investimenti. Motore di ricchezza, uguaglianza e democrazia”. Prosegue Rossi, ancora su Facebook: “La Toscana è la locomotiva dell’export italiano. Pelletteria e farmaceutica i settori di traino. L’ultimo rapporto Irpet-Unioncamere dimostra che i nostri distretti produttivi come carboni ardenti hanno covato sotto la cenere della crisi per tornare ad ardere fulgidamente. Dietro questo risultato l’alleanza tra capitale sano e lavoro produttivo in un territorio che è ricco di coesione, eticità e forte identità creativa”.

C’è un “modello Toscana” per l’accoglienza, ma d’ora in poi bisogna tener conto anche del “modello Toscana” per l’economia e il lavoro. I dati Irpet ed Uniocamere presentati questa mattina al mondo economico e ai presidenti della Giunta regionale Enrico Rossi e del Consiglio Eugenio Giani, dicono che il “modello Toscana” è quello che va meglio di tuttii gli altri in Italia. Tanto che Enrico Rossi, commentando i dati del rapporto, se ne esce, a sorpresa: “Se questi dati li avessimo avuti durante la campagna elettorale, ci avrebbero accusato di fare propaganda”. Per dire che il rapporto Irpet e Unioncamere, presentato nell’Auditorium di Sant’Appollonia, sulla situazione economica della Toscana del 2014 e le previsioni del 2015 sono buoni. Anche se Rossi preferisce definirli “confortanti”.

La recessione in Toscana nel 2014 sembra essersi arrestata, in anticipo rispetto all’Italia, e la crisi iniziata nel 2008 appare finalmente alle spalle. “Ma ancora – ammonisce Leonardo Ghezzi, ricercatore dell’Irpet – non si può parlare di ripresa, attesa da tre anni e che arriverà nel 2015, rispetto alla peggior crisi dal dopoguerra in poi”.
Nel 2014 la crescita del Pil toscano è stata infatti sostanzialmente nulla, anche se migliore dell’Italia: crescita zero contro una diminuzione dello il 0,4% nazionale, dovuta, come sempre, ai migliori risultati sul fronte dell’export (è aumentato del 4,3%). Nel 2015, invece, il Pil aumenterà dell’1.2%, meglio dell’Italia (+0,8%, dell’ 1% nel 2016). E crescerebbe ancora grazie all’export (+5,6%), cui però dovrebbe seguire anche una ripresa della domanda interna e soprattutto dei consumi delle famiglie (+1.1%), che valgono comunque il doppio di tutte le esportazioni

IL BOOM DELL’EXPORT – Quello dell’export è un dato che non rappresenta una novità per la Toscana, anche se nel 2014 la contrazione della domanda interna è stata inferiore al ritmo, in discesa, tenuto nei due anni precedenti.
“La caduta registrata negli ultimi anni – dice in apertura dei lavori Andrea Sereni, presidente di Unioncamere Toscana – si è arrestata e la Toscana si conferma in grado di limitare i danni, rispetto all’Italia, di una lunga crisi”. Ma non cambia, aggiunge, la sostanza di una situazione che, negli ultimi sette anni, “ha visto più che raddoppiare le persone in cerca di occupazione, i consumi ridursi di circa il 5%, accrescere il numero di famiglie in situazione di vulnerabilità economica”.
In sintesi, i dati dicono che nel 2014 si è arrestata la caduta del Pil toscano, che è continuata la crescita dell’export e che il 2015 si preannuncia all’insegna di una cauta ripresa. Migliora, nei primi mesi del 2015, anche il mercato del lavoro, ossia il saldo tra assunzioni e cessazioni.
Anche nel 2014, la Toscana ha dunque fatto registrare la migliore tenuta rispetto al resto del paese. In tutto l’arco della crisi, le cadute del Pil, dell’occupazione, degli investimenti dal 208 ad oggi, pur preoccupanti, in Toscana sono state decisamente inferiori a quelle della maggior parte delle altre regioni italiane.

CRISI SUPERATA – “La crisi – dice il direttore dell’Irpet Stefano Casini Benvenuti – sembrerebbe superata ed è una certezza che la Toscana ha tenuto meglio. Lo mettono in evidenza tutti gli indicatori”.
Stefano Casini Benveuti cita l’economista Giacomo Becattini: “Il vecchio calabrone è ancora in grado di volare”. E’ tornato il segno positivo anche sul fronte dell’occupazione: nel 2014 rispetto al 2013 gli occupati, lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, sono stati 520 in più e sarebbero aumentati, rispetto alle prime rilevazioni dell’Istat, di quasi 7 mila unità nel primo trimestre del 2015. In generale, tra il 2008 e il 2014 se ne sono persi 24 mila e circa 18 mila se il confronto lo si fa con il primo trimestre di quest’anno. Anche se è pur sempre un saldo migliore di altre regioni. Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, il primo trimestre 2015 segna un saldo positivo tra assunti e cessati (+33 mila, il miglior risultato dal 2009) e crescono, all’interno, i contratti a tempo indeterminato. Un altro dato che emerge è che sono state salvaguardate le posizioni dei soggetti più deboli, è aumentata di meno che altrove la povertà e non è peggiorata la distribuzione del reddito. Come attesta anche l’ultimo rapporto della Banca d’Italia.

Nella foto: Enrico Rossi, di spalle, mentre segue la presentazione del rapporto Irpet -Unioncamere Toscana sull'economia del 2014 e le previsioni del 2015

Nella foto: Enrico Rossi, di spalle, mentre segue la presentazione del rapporto Irpet -Unioncamere Toscana sull’economia del 2014 e le previsioni del 2015

I DISTRETTI – Le esportazioni sono andate bene grazie alla tenuta dei distretti e del manifatturiero, che fino a non molto tempo fa, osserva il presidente toscano Rossi, molti davano per morti sopraffatti dalla finanza. Il “modello Toscana”, invece, evidentemente tiene, commenta Stefano Casini Benvenuti.
Ma, oltre all’export che va, oltre alle riforme, servono investimenti. Per rilanciare i consumi e l’occupazione.
L’Irpet fa una simulazione e indica una possibile strada da percorrere: con un investimento di 500 milioni di euro all’anno per cinque anni (fino al 2020) si avrebbero un tasso di crescita ulteriore dello 0.5%, tre miliardi e mezzo di Pil aggiuntivo e, soprattutto, 50.000 occupati in più.
Sono dati e indicazioni che vanno analizzati, dice Rossi. Che, comunque, alcune riflessioni le fa subito sottolineando “il clima di responsabilità sociale” che ha caratterizzato la Toscana, imprenditori e lavoratori. “Mi pare – osserva – che il grosso dell’imprenditoria toscana abbia fatto scattare questa scelta di responsabilità e nello stesso tempo, nelle fabbriche si è assistito ad un duro sforzo produttivo: i ritmi di lavoro sono aumentati, ma non si possono leggere come sfruttamento ma sforzo di partecipazione alla crescita della ricchezza”. Sono gli imprenditori che Rossi chiama “fratelli ed alleati”, che hanno saputo sfidare la crisi in Toscana, delineando un blocco sociale forte, “un blocco della tenuta e della ripresa”.

LA COMPARTECIPAZIONERossi ribadisce una sua forte convinzione: sono maturi i tempi per introdurre un modello di compartecipazione degli imprenditori, dei lavoratori e dei sindacati alla tedesca. “Lo propongo ai sindacati e ai lavoratori, lo propongo alle imprese: la Toscana sarebbe un terreno straordinario per sperimentarlo, anche per prevenire e governare gli scenari futuri, le tensioni tra capitale e lavoro”.
E’ uno dei motivi per cui si è tenuto la delega al lavoro: “L’ho scelto non a caso: perché mi frulla nella testa proprio questa cosa”.

Nella foto: Il Direttore di Irpet Toscana Stefano Casini Benvenuti

Nella foto: Il Direttore di Irpet Toscana Stefano Casini Benvenuti

Il tema da affrontare è come aumentare la domanda interna. “Dobbiamo fare nostro – dice Rossi – il tema lanciato dall’Irpet sui 500 milioni ulteriori di investimento all’anno”. Rossi indica anche alcune strade da percorrere, la prima delle quali, l’aumento della capacità della Toscana di attrarre investimenti. “E’ un terreno – osserva – dove entra in gioco in maniera decisiva la relazione tra istituzioni e grandi imprese multinazionali”. Dopo di che, vanno sbloccati i grandi investimenti infrastrutturali: quello di Piombino, di Livorno, ma anche autostrade e ferrovie. “I soldi – ribadisce – vogliamo darli a chi investe non a chi specula. Insieme studiamo come”.
Come attivare i 500 milioni? “Serve uno studio – secondo Rossi – sulla liberalizzazione dei servizi. I dati relativi al mercato del lavoro confermano che abbiamo fatto bene”.
Rossi aggiunge che la questione è molto europea e chiama pesantemente in causa “questa manica di bavaresi che ci portano al disastro”. “Se avessero dato retta a Renzi avremmo avuto 80 milioni già a disposizione”.
Nel rapporto Irpet è stato detto che le richieste delle imprese sono prevalentemente rivolte, per il 30% a tecnici specializzati, per il 26% ad artigiani ed operai specializzati.
Come si possono, allora, attivare questi 500 milioni di euro per cinque anni? Per Rossi  bisogna cambiare il tipo di investimento nel mondo della formazione e dei centri per l’impiego. La Regione, negli ultimi mesi della passata legislatura, ha già approvato la riforma della formazione professionale e deciso di rivalorizzare i centri per l’impiego e di dare vita ad un’Agenzia regionale del lavoro”.
“Anche se ora – osserva – vogliono ricentralizzare tutto. Ma lo voglio fare, la settimana prossima andrò a parlare col Ministro Poletti”.

di Franco De Felice

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