INTIMIDAZIONI CONTRO CASELLI

INTIMIDAZIONI CONTRO CASELLI

Firenze – “Non vengo perchè non sopporto l’intolleranza. Tutte le volte che respiro intolleranza non sono soddisfatto. A maggior ragione se questo accade in un’Università. Con questi comportamenti non voglio avere niente a che fare. Non vengo per tutelare i ragazzi, gli studenti per bene, non voglio che si trovino coinvolti in episodi spiacevoli provocati da qualche scalmanato. Le sofisticate analisi degli intellettuali del Collettivo sono affiancate e accompagnate da intimidazioni e comportamenti incivili, compatibili forse con lo squadrismo ma di certo non con la democrazia».
E l’ex procuratore capo di Palermo e di Torino, informato delle proteste che già c’erano state e di quelle che si annunciavano, ha così rinunciato alla sua presenza all’iniziativa organizzata dalle associazioni Sinistra Universitaria e Libera al Polo Scienze Sociali di Firenze, prevista nell’ambito del programma di “Cento Passi all’Universita”. Avrebbe dovuto tenere una lezione sulla lotta alla mafia.

Evento ed ospite sgraditi ai Collettivi universitari e alla lista Studenti di Sinistra (cui rappresentati fanno parte anche nel Consiglio d’Amministrazione dell’Ateneo fiorentino). Ospite, si precisa, sgradito per le sue inchieste sui no Tav. E per cercare di impedire la presenza del magistrato, un presidio ( di una ventina di persone) e minacce di non farlo parlare questa mattina, il tutto anticipato lunedi, sempre al Polo di Novoli, da petardi e striscioni. Il tutto accompagnato da scritte come “Caselli boia torturatore, libertà per i non tav” Gli studenti della Sinistra universitaria e sostenitori di Libera, che avevano organizzato l’evento, hanno reagito con un flash-mob di protesta, imbavagliandosi ed esponendo uno striscione sull’art. 21 della Costituzione e la libertà d’espressione.
L’iniziativa contro la mafia si è tenuta ugualmente, ma senza Giancarlo Caselli. E fuori, cori ed offese all’ex procuratore a agli agenti di polizia in servizio. Il Senato accademico ha condannato l’accaduto, approvando una mozione di solidarietà a Caselli e agli organizzatori. “Consapevole del rischio reale di incidenti all’interno degli spazi universitari – è scritto nella mozione – Caselli ha rinunciato a partecipare ad un incontro dedicato a illustrare i suoi contributi alla lotta contro le mafie”. Il Senato Accademico, si precisa, si precisa, “ribadisce la fondamentale importanza che gli spazi dell’Ateneo siano sempre e esclusivamente dedicati alla espressione libera delle idee, allo scambio delle opinioni. Il pubblico esercizio della libertà di pensiero costituisce un diritto democratico fondamentale e un elemento costitutivo essenziale dell’università e della sua funzione istituzionale e sociale”.

Matteo Giannelli, rappresentante degli studenti di Sinistra-Udu, ha però lasciato la riunione del Senato Accademico in segno di protesta: «Se l’Ateneo – ha fatto notare – non riesce a far fronte a queste cose, a queste intimidazioni, che ci sono a fare? A votare delibere che non vengono rispettate”? A fine seduta, il Rettore Alberto Tesi ha raggiunto il Polo di Novoli ed ha partecipato al dibattito degli studenti. «Una sconfitta di tutti, ma bisogna adoperarsi -ha detto – affinché non succeda più. Bisogna capire che il rispetto delle opinioni altrui è fondamentale e non è possibile prevaricarle con le intimidazioni». Non è il primo episodio di intolleranza che si registra al Polo di Novoli. E’ toccato all’allora sottosegretario Daniela Santanchè, tre anni dopo al Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Diktat dei collettivi anche per un convegno sulle foibe. «Una sconfitta per tutti, per chi considera la libertà di espressione sacra e, in particolare, per chi ha speso tutta la vita a favore della legalità. I collettivi hanno superato il limite», commenta Gaetano Aiello, direttore del dipartimento di Economia.
Poteva essere evitato l’ennesimo episodio di intolleranza a Novoli? «È un vento che soffia da tanto, una brezza diventata uragano considerando che a Novoli è sempre stata offerta la possibilità, a ciascuno, di imporre le proprie regole. È ovvio che poi qualcuno crede di avere il diritto di decidere chi deve parlare e chi no», è il parere di Aldo Iacona, coordinatore di Sinistra Universitaria che, insieme a Libera, ha organizzato l’incontro con Gian Carlo Caselli.
Di un grosso colpo parla Luca Grillo, di Libera: ” In questo modo viene leso il diritto di manifestare il proprio pensiero. Caselli avrebbe dovuto fare un intervento sulla legalità e la lotta alla mafia. La Tav non era oggetto dell’incontro e su questo argomento, anche all’interno di Libera, ci sono posizioni contrastanti. Ma tutto ciò non può minimamente sminuire quello che Caselli ha fatto nella sua attività di magistrato».

Le reazioni: “Il metodo e le accuse contro di lui ci riportano indietro negli anni ricordando che un filo sottile, ma ancora presente unisce il reducismo degli anni di piombo, che riteneva Caselli un nemico da abbattere, con la parte più dura e intransigente del movimenti”, è il commento di Cristina Giachi, vicesindaca di Firenze e assessora all’università. “Si è impedito di parlare ad un magistrato che in passato ha contrastato sino in fondo, e a rischio della sua stessa vita, le due più importanti battaglie democratiche combattute nell’Italia del dopoguerra: negli anni Settanta e Ottanta contro il terrorismo, negli anni Novanta contro la mafia dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio”. Un episodio, ricordo Cristina Giachi, quando, esattamente 90 anni fa, nel marzo 1925, un gruppo di fascisti armati di bastoni cercò di impedire, nell’aula magna di piazza San Marco, la lezione dello storico Gaetano Salvemini, il maestro dei fratelli Rosselli. Ricorda la vicesindaca : “Piero Calamandrei, che stava tenendo una lezione al piano terra, salì di corsa per dar man forte al collega. Scrisse nei suoi diari di quelle ore di vergogna: ‘Soprattutto mi restarono impressi, nei cento volti di quella canea urlante, gli occhi di Alessandro Pavolini che capeggiava l’impresa; egli mi guardava senza parlare con occhi così pieni di acuminato odio, che quasi ne rimasi affascinato come se fossero occhi di un rettile”. “Uno dei principi basilari della democrazie è difendere il diritto di tutti a dire anche le cose per noi più detestabili – ha concluso – queste conquiste sono troppo preziose per essere trasformate in valori negoziabili sotto il ricatto di pochi facinorosi. Oggi il nostro compito è batterci per la loro difesa”.

Parole di solidarietà anche dal Pd toscano : “Consideriamo inaccettabile che un Magistrato che ha dedicato la propria vita alla lotta al terrorismo ed alla criminalita’ organizzata venga definito un personaggio sgradito”, ha scritto il responsabile legalita’ e sicurezza dei democratici toscani Emiliano Poli. “Non permettere ad una persona di parlare – aggiunge Poli – e’ la peggiore sconfitta di una democrazia ed in questo caso e’ ancora piu’ grave perché avviene in occasione di un giorno in cui verranno ricordate tante vittime di mafia. Gravissimo che i collettivi considerino la stagione del terrorismo nella quale criminali delle Brigate Rosse hanno ucciso e gambizzato tante persone, come un ‘movimento sociale di operai, studenti e contadini che rivendicavano un cambiamento rivoluzionario verso una societa’ piu’ giusta’. Oggi e’ una brutta giornata per la democrazia ma siamo sicuri che una piccola parte del movimento universitario non riuscira’ mai a sconfiggere quanto di bello tante associazioni studentesche ogni giorno fanno per la difesa della legalita’ e della democrazia”.

Nella foto:  Giancarlo Caselli e Giovanni Falcone

Nella foto: Giancarlo Caselli e Giovanni Falcone

Interviene, con un post su Facebook, accompagnato da una foto di Giancarlo Caselli e Giovanni Falcone, il Presidente della Toscana Enrico Rossi, dicendosi pronto a riorganizzare la conferenza con la presenza di Caselli : “Impedire a Giancarlo Caselli di parlare di lotta alla mafia a una platea di giovani universitari fiorentini, definendolo “boia torturatore”, è stato un gesto fascista grave e violento. Una tecnica intimidatoria che punta al controllo del territorio e minaccia la libertà. Per questo mi rendo disponibile a riorganizzare, insieme alle associazioni universitarie, la conferenza. Non diamola vinta ai nemici della democrazia”.

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