Il PIT NEGLI APPUNTI ROSSI

Il PIT NEGLI APPUNTI ROSSI

“Non era facile arrivare a questo punto. Paesaggio è l’identità della Toscana. E’ il massimo del localismo e dell’universalismo: localismo perché il paesaggio l’hanno costruito gli uomini che abitano i territori; universalismo perché il paesaggio della Toscana è idealizzato e riconosciuto nel mondo… ed è archetipo di un modo di essere, dell’umanesimo stesso…”. Potremmo chiamarli gli “appunti rossi” di Rossi sul Pit, appunti che il presidente della Toscana ha scritto, giorno dopo giorno (ed anche notte dopo notte!) da martedi della settimana scorsa, e sono ormai nove giorni, che diventeranno dieci domani, con la seduta del consiglio regionale dove tutto sarà deciso. Giorni e notti di impegno quasi esclusivo per dare un’identità culturale al Pit, il piano del paesaggio toscano, l’atto finale della legislatura su cui è calata l’attenzione dell’opinione pubblica non solo toscana. Quello che deciderà la Toscana per il suo territorio sarà un riferimento per tutti. Occhi puntati, dunque, sul consiglio regionale, in Toscana, a Roma, ma, davvero, in tutto il mondo. Appunti “rossi” che sicuramente Rossi utilizzerà come traccia del suo intervento di domani in Consiglio regionale.
Rossi, nell’intervento di martedi scorso, sempre in Consiglio, aveva detto che la Toscana non può permettersi una “figuraccia planetaria”.
Anche per questo, in questi giorni non sta pensando ad altro. A trovare riferimenti, spunti, considerazioni su come applicare, declinandolo alla toscana, l’articolo nove della Costituzione, che recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della Nazione”.
Attesa, quindi, per domani, per quando Enrico Rossi in Consiglio spiegherà l’emendamento, che porta la sua firma e quella dei capigruppo della maggioranza, al testo licenziato dalla commissione Ambiente e Territorio. Emendamento presentato, anche dopo essersi consultato per quattro giorni a Roma col Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e la sottosegretaria Borletti Buitoni e i tecnici del Ministero, da una parte; Rossi, l’assessore Anna Marson e funzionari regionali ed assistenti del Presidente toscano dall’altra. E Rossi vuol fare una precisazione: “Col ministero ci siamo solo consultati, non abbiamo concordato niente”.
Il Pit detterà le linee guida per il paesaggio complessivamente inteso, nel senso di paesaggio agricolo, paesaggio montano, quello collinare, dei litorali, dei corsi d’acqua, delle città, dei piccoli paesi. “Il piano – troviamo negli appunti di Rossi – regola il rapporto tra gli uomini ed il paesaggio toscano così come si è costruito nei decenni, mirando a tutelare la bellezza di questo straordinario ecosistema dentro le trasformazioni necessarie per lo sviluppo economico e sociale”. “L’uomo non è separato dalla natura, con cui deve stare in costante rapporto, per vivere e, quindi, per lavorare e produrre. E’ solo così che si crea la bellezza”.

Nella foto : gli appunti sparsi del Presidente della Toscana Enrico Rossi sulle linee guida del Pit che sarà approvato domani in Consiglio Regionale

Nella foto : gli appunti sparsi del Presidente della Toscana Enrico Rossi sulle linee guida del Pit che sarà approvato domani in Consiglio Regionale

Proseguendo appunto per appunto, Rossi dice la sua sull’agricoltura e sugli altri campi d’intervento del piano, ma gli appunti “rossi” che segnano una vera svolta rispetto al passato, riguardano l‘attività estrattiva delle cave. “E’ chiaro a tutti – riflette Rossi – che le cave hanno concorso a plasmare il paesaggio delle Apuane conferendogli una particolare identità. Ma oggi, nuove tecnologie e nuove esigenze del mercato hanno un impatto così forte che se non interveniamo a regolare si rischia proprio che vada perduta persino quella stessa identità costruita nei secoli”. “La tutela – prosegue l’appunto – si configura quindi nella ricerca di un equilibrio corretto tra il profilo naturale e, in parte, selvaggio delle Apuane e l’intervento antropico, con le attività estrattive che ne completa l’identità paesaggistica”.
Da questa premessa, le scelte indispensabili, affinchè l’equilibrio non salti in maniera irreversibile. Per questo si è scelto di introdurre la valutazione di impatto paesaggistico per le nuove cave e i nuovi fronti e il piano attuativo dei bacini per regolare i rapporti tra le cave ed evitare fenomeni di frammentazione delle attività. La cava viene considerata come una coltivazione che ha bisogno di infrastrutture, accessi, piazzali e depositi. Smettendola di procedere “random” come si è fatto finora. Entro due anni si dovranno presentare in Regione i piani attuativi del distretto Apuo-Versiliese. “Sopra i 1200 metri la nostra scelta – scrive Rossi – è di non far aprire nuove cave”. Al momento risultano in attività 18 cave e probabilmente ammontano allo steso numero quelle abbandonate. “ Noi vogliamo che il profilo, lo skyline delle Apuane sia conservato per il futuro e che si salvaguardi almeno il crinale principale”.
Alla fine dell’autorizzazione, quelle attive dovranno chiudere o potranno, insieme a quelle abbandonate, essere riaperte purchè dietro presentazione di un progetto funzionale al recupero paesaggistico che potrà durare non più di sei anni.
Negli appunti è in evidenza anche la necessità di “tutelare le cave su cui vivono comunità locali che senza quest’attività lascerebbero la montagna, provocando uno squilibrio ambientale ancora più grave”. E’ il caso del comune di Minucciano e della comunità di Levigliani.
Capitolo lavoro: “Nessuno deve temere – assicura Rossi – la perdita del lavoro. Trovo gravissime le minacce che ho sentito da qualche parte”. Gli obiettivi da perseguire nel distretto delle Apuane sono due: ridistribuire meglio la ricchezza; creare più lavoro lavorando sul posto il marmo estratto.
Capitolo costa-litorale: “Serve la massima tutela per la costa toscana, sugli arenili e sulle spiagge, dove si potranno installare solo strutture mobii e con attenzione alle forme e ai colori che hanno reso famose le nostre spiagge. Fuori da questi spazi, dove ci sono costruzioni e nell’ambito dei piani urbanistici dei comuni, si potrà, ovviamente, intervenire per ristrutturare, riqualificare e fare ampliamenti fino al 10% quando servono al miglioramento dell’offerta turistica”.
In generale, il Pit riprende e ribadisce i concetti già espressi nella legge N. 65 di governo del territoro e nella legge N. 21 di tutela dall’edificazione nelle aree a rischio vicino ai fiumi.
Negli appunti si ritrova la parola chiave di tutto l’intervento di programmazione e governo del territorio e del paesaggio toscano : arginare, cioè, scrive Rossi, “fermare il consumo di suolo, tracciare un margine intorno all’abitato e, in generale, a ciò che è edificato, segnare come è scritto nella legge N. 65, un perimetro intorno all’urbanizzato”. Da qui, tutta una serie di consigli, indicazioni, richiami su cui porre l’attenzione per tutti i 20 ambiti di paesaggio nei quali è stata suddivisa la Toscana. “Puntiamo a tutelare il territorio agricolo contro la speculazione, in una Regione che fa gola a troppi e, come si è visto, a volte non in regola con le leggi dello Stato, non solo per gli aspetti urbanistici ma anche fiscali e, a volte, persino penali. Noi puntiamo alla qualità. Per questo chiediamo di evitare urbanizzazioni diffuse, di tutelare la morfologia dei luoghi, la vista dei centri storici, di non costruire sui crinali delle colline. Da parte nostra non c’è nessun fondamentalismo. Nel Pit è scritto : assicurare che eventuali nuove espansioni e nuovi carichi insediativi siano coerenti per tipi edilizi, colori ed altezze ed opportunamente inseriti nel contesto paesaggistico senza alterarne i caratteri morfologici o percettivi”.

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1 Comment

  1. Il PIT negli appunti di Rossi
    Il PIT negli appunti di Rossi3 years ago

    […] Fonte: toscanaitalia.info […]

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