IL MODELLO TOSCANO SUPERA L’ESAME DELL’ISTITUTO EUROPEO

IL MODELLO TOSCANO SUPERA L’ESAME DELL’ISTITUTO EUROPEO

Firenze, 1 Luglio 2015 – Il modello è stato approvato a pieni voti e senza tentennamenti dai docenti dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Le parole di Brigid Laffan, direttrice del Centro Robert Schuman, sono molto chiare: “Ascoltando Rossi – sostiene – si resta stupiti della proposta, che senza evocare né BruxellesRoma risolve i problemi sul territorio”.

Enrico Rossi era appena intervenuto, alla Badia Fiesolana, dove l’Istituto ha la propria sede e dove si sta svolgendo la Conferenza annuale del Migration Policy Centre. Rossi parla espressamente del “nostro modello di accoglienza” dei profughi e migranti. Ma non si è limitato al modello, ed ha detto del “legame che la Toscana sta costruendo con importanti realtà della Tunisia e dell’Algeria, in una prospettiva di forte legame fra democrazia, lavoro e pace”. E’ un modello di accoglienza diffuso in tutta la regione, con profughi distribuiti in piccoli nuclei, di non più di 20-30 persone, inseriti nelle comunità locali, coinvolgendo dei sindaci e del ricco tessuto di gruppi di volontariato e associazioni di promozione sociale e culturale, di cui la Toscana è ricchissima. “E’ stata – commenta Rossi – un’accoglienza che non ha provocato contrasti e rifiuti tra i cittadini toscani e, anzi, ha creato legami di solidarietà, di collaborazione e amicizia fra le comunità locali e i migranti”.

E’ un modello, ricorda Rossi, che è stato sperimentato tra il 2011 e il 2013, quando arrivarono i primo migranti dalla Tunisia ( cinquecento persone) e poi altri 1.300 africani di tutto il continente in fuga dalla Libia.

I profughi giunti con gli sbarchi degli ultimi mesi sono circa 3000. La Regione sta tentando di replicare lo stesso modello d’accoglienza. “Si tratta – dice Rossi – di numeri in crescita, ma ancora abbastanza contenuti e sostenibili”. Ma ora serve altro. “Occorre – chiede il Presidente toscano – una strategia chiara e attiva dell’Europa per affrontare il problema che non potrà che essere in crescita tumultuosa nei prossimi mesi se non si affrontano alla radice i problemi dell’instabilità politica di tutta l’area mediterranea che, per questo, dovrebbe essere al centro delle politiche dell’Unione Europea”.

Rossi affronta, poi, il tema del nesso inscindibile, dice, che lega democrazia e lavoro: “L’esclusione sociale e la povertà – osserva – sono uno dei principali alimenti del terrore, oltre che delle migrazioni”. Ed è un grande problema globale, non solo dei paesi meridionali dell’Unione. “Va affrontato – secondo Rossi – non erigendo muri, come vorrebbe fare l’Ungheria, sospendendo Schengen all’interno dell’Unione, o interpretando rigidamente le previsioni del Regolamento di Dublino”. La risposta, per Rossi, deve tenere insieme l’iniziativa diplomatica e militare e politiche d’accoglienza civili e solidali, che coinvolgano tutti gli Stati membri. Per fermare, poi, l’onda montante del terrorismo fondamentalista in Medio Oriente e in Europa, Rossi, che si rifà all’ex premier Prodi, dice che l’intervento spetta al Consiglio di sicurezza dell’Onu con l’appoggio di Tunisia, Algeria e Marocco.

Tutti i Paesi dell’Europa, poi, dovrebbero impegnarsi in concrete politiche d’accoglienza per i profughi e per chi fugge da situazioni di guerra, povertà e terrore.

La Toscana, ricorda, ha fatto e continuerà a fare la sua parte. “E’ il genius loci di questa terra. Ce lo chiede anche la nostra Costituzione che, all’articolo 10 – ricorda – riconosce il diritto d’asilo allo straniero cui sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle liberà democratiche garantite dalla Costituzione italiana”.

Perché tutto questo sia realizzabile, alle Regioni, chiede Rossi, deve essere riconosciuto un ruolo nella gestione dell’accoglienza dei migranti in una logica di condivisione nazionale del problema”. “Il modello toscano – dice – può funzionare meglio di un modello centralistico basato sulla concentrazione di molti profughi in grandi strutture che ha un impatto molto forte sul tessuto sociale delle nostre città”.

“Il modello toscano – aggiunge – prevede anche l’impiego dei migranti ospiti in piccole attività pubbliche. È un’accoglienza che sa donare”.

Nel 2014 ci sono stati nel mondo 19,5 milioni di rifugiati, più della metà bambini. Numeri paragonabile a quelli della prima metà del 2015. In Europa, a fronte di 500 milioni di abitanti, si tratta di mezzo milione di persone.

“Il problema – dice il Presidente della Toscana  – può essere affrontato in maniera efficace se l’Unione Europea mostrerà qui la sua capacità di essere davvero unione. Invece, a Ventimiglia con migliaia di profughi sgomberati con la forza, si è avuto un vero “crollo” dell’Europa“.

Rossi invita ad applicare la “clausola umanitaria” del regolamento di Dublino, ma ricorda anche che “il fenomeno dell’immigrazione può essere anche un’opportunità, non solo un problema: un’opportunità di crescita demografica, di sviluppo economico e per rivitalizzare la nostra democrazia”. Garantendo anche la cittadinanza italiana ai nati da stranieri e il diritto di voto agli immigrati stabilmente residenti in Italia.

C’è infine un aspetto, legato alle politiche d’accoglienza, a cui Rossi tiene in maniera particolare: il legame che la Toscana sta costruendo con importanti realtà della Tunisia e dell’Algeria, perché le politiche di immigrazione sono fatte non si solo di accoglienza ma anche relazioni e cooperazione.

In Tunisia la Toscana è impegnata nella regione di Kasserine, con un progetto assieme alla Francia per la ricostruzione di un modello di sanità pubblica, la formazione delle nuove classi dirigenti e il sostegno a progetti di economia locale. Dall’Algeria proviene, invece, il gruppo Cevital, che ha rilevato le acciaierie di Piombino salvando 2200 posti di lavoro.

“In questo modo – dice Rossi – la Toscana sta dando a darà il suo contributo di politica industriale e di politica estera. Ma questo tipo di progetti rappresenta anche uno dei più importanti antidoti al terrore perché apre nuove porte per l’Europa“.

Tunisia e Algeria, secondo Rossi, “sono la prova concreta che una via di pace, di stabilità e prosperità è ancora possibile. Anche in un contesto dilaniato dalla violenza e dal terrore”.

TunisiaAlgeria sono i due paesi che Enrico Rossi visiterà appena finito il Ramadan.

di Franco De Felice

Nella foto di copertina: Enrico Rossi al tavolo dei relatori della Conferenza annuale  del Migration Policy Centre dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole

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