IL MANIFESTO DELLA SINISTRA ROSSIANA

IL MANIFESTO DELLA SINISTRA ROSSIANA

E’ il “manifesto di Rossi” per una sinistra di governo nazionale, per la sinistra del lavoro. Sono tre interventi, i primi due, di Rossi in persona, risalgono a lunedi, con uno scritto su Huffington Post il primo, il secondo, in diretta, a Linea Notte, lunedi notte, il terzo L’amaca di Michele Serra, questa mattina su la Repubblica. Aiutano a capire perchè Rossi ha vinto le elezioni toscane. con un risultato che lo ha fatto diventare personaggio politico di riferimento nazionale. Per come ha vinto.

L’AMACA DI SERRA – Serra, lo fa sulla base di quanto Rossi ha scritto sull’Huffington Post: ha vinto perchè è rimasto ancorato al territorio, ha vinto perchè ha cercato “con tutte le sue forze” di cementare il patto tra capitale sano e lavoro, ha vinto perchè ha combattuto le fughe speculative del capitale che distrugge il lavoro. E cita il caso Piombino, cita i licenzianti alla People Care di Guasticce e alla Smith di Saline di Volterra. A proposito: domani Enrico Rossi sarà a Roma, al Mise, per cercare di risolvere la situazione della People Care. Prima ancora della composizione della nuova Giunta  regionale, il suo primo impegno da neo presidente della Toscana è per il lavoro, per il quale continua a metterci “la faccia”. Rossi, scrive Serra, è tipicamente sinistra di governo, non impartisce lezioncine, non sprizza astio, trasuda esperienza. Conclude Serra : dalla tradizione “laboriosa, fattiva, moralmente schierata della sinistra italiana di Rossi, Renzi “ha qualcosa da imparare; e molto da guadagnare (anche elettoralmente) se dovesse chiedere notizie di quella strana parola, “territorio”, che della politica è, nè più nè meno, la ragione d’essere”.

Andiamo all’intervento sull’Huffington Post, che tanto ha tanto colpito e convinto Serra a dedicare L’amaca di oggi a Rossi.

ROSSI SULL’HUFFINGTON POST – “Il risultato elettorale toscano – scrive Rossi – dimostra che il Partito Democratico può essere una comunità plurale e radicalmente alternativa alle destre. Renzi ha intuito per tempo il radicamento territoriale e i meriti di una sinistra di governo, e noi abbiamo conservato una visione e un pensiero indipendenti. Questo ci ha portato a conservare la nostra forza e a riscoprire il primato della politica come punto d’attacco per la crisi e i suoi effetti. Molti erroneamente pensano che la Toscana è una roccaforte, dove il voto sarebbe scontato. Non è così”.

Più avanti: “Non abbiamo mai smesso di inseguire il patto tra capitale sano e lavoro. Tenendo insieme queste due forze abbiamo salvato la Toscana, mostrando capacità di resilienza. Così abbiamo contenuto il crollo del Pil, dell’occupazione e siamo stati in grado di aprirci sempre di più al mondo soddisfando con il nostro export una crescente domanda internazionale dei nostri prodotti”.

E ricorda le oltre 180 crisi aziendali seguite di persona. “Tutto questo ha avuto il suo riscontro nelle urne. Gli elettori, pur nel considerevole calo dell’affluenza, ci hanno premiato. La città simbolo è stata Piombino, con il 60%. Città operaia, attraversata da una profonda crisi siderurgica, che abbiamo salvato con l’impegno nostro e del Governo; Piombino riassume il senso della sinergia tra noi e Renzi“. Rossi si dichiara (non è una novità) “di appartenere alla tradizione comunista e berlingueriana, da cui provengo per formazione e che mi ha insegnato la lotta politica, l’arte del governo e la necessità imprescindibile della “connessione sentimentale” con i lavoratori, il territorio e i cittadini”.

IL MODELLO TOSCANO – E spiega il modello toscano: “Il modello toscano si è retto sulla fiducia e sulla integrazione tra forze produttrici. E i lavoratori hanno compiuto un grande sforzo caricandosi i costi della crisi ma operando responsabilmente per tenere in vita le fabbriche e le produzioni. Tutto questo dovrebbe ispirare una riforma del sindacato nella direzione della cogestione e della contrattazione decentrata. Non possiamo trascurare il nesso che corre nel paese tra la crisi della sinistra e la sofferenza del mondo del lavoro, della scuola, della sanità. Il debito pubblico e l’austerità continuano a deprimere spesa pubblica investimenti e servizi. Io stesso sono arrivato in ritardo a concepire un’ulteriore riforma del sistema sanitario regionale. Avrei dovuto farlo prima”.

UNA NUOVA EUROPA – “L’Europa – scrive Rossi – avrebbe bisogno di un vero e proprio ‘momento roosveltiano’. In un documento riservato concepito da Renzi e destinato al prossimo consiglio d’Europa di fine giugno (COMPLETING AND STRENGTHENING THE EMU) ci sono due punti di forza: l’istituzione di un fondo comunitario per la disoccupazione e una politica fiscale unica. La condivisione del rischio dunque e un welfare europeo”.

UN NUOVO SOCIALISMO EUROPEO – “Tutto questo – conclude – potrà attuarsi se nasceranno partiti e sindacati veramente europei. La rinascita del socialismo in Europa alla luce degli stravolgimenti globali è e dovrebbe essere l’orizzonte della sinistra italiana e della sua storia migliore. Sento il mio impegno da questa parte e mi impegnerò anche sul fronte nazionale ed europeo anteponendo le cruciali sfide ad ogni opportunismo tattico e ideologico”.

ROSSI A LINEA NOTTE – Questo il “Rossi pensiero” scritto. Il “Rossi pensiero” parlato ve lo proponiamo qui sotto: di fatto le stesse considerazione del Rossi scritto, lunedi notte a Linea Notte, ospite del direttore del Tg3 Bianca Berlinguer, in un lungo confronto con Paolo Romani (Forza Italia), Gaetano Quagliarello (Ncd) e Roberto Giachetti (Pd),  presenti anche Giuliano Ferrara, del Foglio,  e Federico Geremicca, della Stampa. Il manifesto della sinistra rossiana in quattro minuti.

di Franco De Felice

 

Foto di copertina: Enrico Rossi negli studi Rai di Firenze durante il collegamento con Linea Notte per commentare il risultato elettorale

image_pdfimage_print

Leave a Reply

Share this: