GIORNATA CONTRO IL RAZZISMO: GLI OBBIGHI “INDEROGABILI” DEI GIORNALISTI

GIORNATA CONTRO IL RAZZISMO: GLI OBBIGHI “INDEROGABILI” DEI GIORNALISTI

FIRENZE – C’è anche Prato, con belle iniziative, tra le 700 città italiane (più scuole, associazioni…) protagoniste della Settimana mondiale di azione contro il razzismo (16-22 marzo) che culminerà il 21 marzo nella Giornata mondiale dedicata a questo tema. Prato, con la sua pesante esperienza, Prato, attivamente aperta alla speranza e alla disponibilità di nuove energie e di nuovi traguardi, è della partita.

Da giornalista, fa male (ma è salutare) sentirsi dire in faccia da un esperto, Marco Buemi, che in un recente studio dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, che lavora nel Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio) proprio i mass media vengono indicati, con il 29,4% di casi esaminati e comprovati, come il primo ambito di discriminazione razziale nel nostro paese, di gran lunga la “motivazione” più diffusa e pesante rispetto a quelle relative a età, disabilità, identità sessuale, di genere o religione. Fa riflettere che circa il 50% dei casi appartengano all’universo Internet, ormai dominante nel campo dell’informazione, e che pare particolarmente esposto a queste problematiche e al fenomeno degli “hate speech”, i discorsi di odio.

Fa infine piacere (anche a chi scrive) che in un elenco di oltre dieci “ambiti” (vita pubblica, lavoro, casa, scuole, servizi, forze dell’ordine) quello della sanità pubblica conquisti la lucente medaglia dell’ultimo in classifica: la sanità pubblica italiana discrimina meno di tutto il resto. Non è tutto ma non è poco.

Non mancano ai giornalisti le linee guida per discriminare meno, o non discriminare affatto, nell’esercizio del loro lavoro. L’articolo n.2 dell’Ordinamento della professione di giornalista (la “bibbia” del giornalista), diventato legge n. 69 il 3 febbraio 1963, dice che: “È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”. Da questo articolo è, negli anni, derivata una abbondante elaborazione di “codici deontologici” che riguardano il “trattamento” dei casi specifici: i minori, la privacy, la Carta di Roma del 2008, appunto, sui richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti.

Un esempio: è “obbligo inderogabile” rispetto alla verità sostanziale dei fatti dire che il ladro di bicilette del quartiere era un “marocchino”? Oppure: in pochi lo sappiamo, ma definire “clandestino” una persona che, arrivata a Lampedusa, ha chiesto e ottenuto il riconoscimento di “rifugiato” è passibile di sanzioni. Se lo dice un politico durante un’intervista perchè, quasi sempre, il giornalista non precisa e mette in guardia? Il linguaggio giornalistico non è una chiacchiera da bar, deve essere “anche” corretto e rispettoso. I codici di autoregolamentazione – ammonisce Giovanni Maria Bellu, presidente dell’associazione Carta di Roma, a Firenze per un convegno – non sono le carte dei “giornalisti buoni”, ma le linee guida per un buon giornalismo.

L’opinione pubblica risulta insufficientemente informata e male indirizzata. “The Ignorance Index”, il sondaggio Ipsos Mori del novembre scorso, ci ha ricordato anche che siamo il paese col più alto tasso di ignoranza per quanto riguarda i flussi migratori. La maggioranza degli italiani, ad esempio, pensa che gli immigrati residenti qui siano il 30% della popolazione, quando sono appena il 7%. Nessuno al mondo ha una visione distorta della realtà come la nostra.

Al convegno organizzato il 19 marzo a Firenze nell’ambito delle attività di formazione continua dei giornalisti, la sinologa Maria Omodeo, del Cospe, ha illustrato i dati veri della presenza cinese in Italia, Toscana e Firenze, ha parlato dell’aumento esponenziale in un anno (240 contro 100) degli studenti della lingua cinese nell’università di Firenze, dell’interesse crescente (e assai redditizio, anche in prospettiva) di studenti di famiglie agiate che dalla Cina vengono ad abbeverarsi alla cultura italiana. E Angelo Hu, seconda generazione, consigliere comunale a Campi Bisenzio e animatore di Associna, nata come blog di incontro tra giovani, ha ammonito: “Non attardiamoci a dir che gli immigrati portano via il lavoro ai giovani italiani. Nel turismo, ad esempio, siamo indietro di dieci anni. In Francia hanno lanciato un progetto per attrezzare strutture e formare personale qualificato ad accogliere cinque milioni di cinesi. E qui non sappiamo come fare per l’Expo alle porte, i nostri giovani non hanno la preparazione necessaria”.

di Susanna Cressati

 

Link utili

Unar: http://www.unar.it/unar/portal/?lang=it

Campagna Unar 2015: http://www.unar.it/unar/portal/?page_id=1976

Sondaggio Ipsos Mori: http://www.huffingtonpost.it/2014/11/02/italia-prima-indice-ignoranza-ispos-mori_n_6089298.html

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