Enrico Rossi scrive a Renzi e all’Europa: la “reciproca umanità” sui migranti

Enrico Rossi scrive a Renzi e all’Europa: la “reciproca umanità” sui migranti

Firenze – “I doverosi minuti di silenzio sono finiti, è l’ora di agire. E avremmo dovuto farlo prima”. Enrico Rossi, candidato del Pd alla presidenza della Regione Toscana, non si stanca di richiamare l’attenzione dei più alti livelli di governo sul tema del giorno, l’”approdo di enormi masse di diseredati e l’ecatombe e il sacrificio di migliaia di vite”. Con queste parole si esprime in una lettera inviata oggi ad una serie di personalità italiane e internazionali, il presidente del consiglio Matteo Renzi, il presidente dell’Anci Piero Fassino, il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino, gli altri presidenti di Regione, Donald Tusk, presidente di turno del Consiglio d’Europa, Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo, António Manuel de Oliveira Guterres, presidente del UNHCR EU, Laurens Jolles, portavoce UNHCR sud Europa e Carlotta Sami, portavoce UNHCR Italia.

Una iniziativa forte, che si affianca all’appello nuovamente rivolto, proprio oggi, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “E’ dovere nostro, dell’Europa, dell’intera comunità internazionale fare di più per poter impedire queste stragi”, ha detto il capo dello Stato.

Ecco dunque quel di più che, secondo Enrico Rossi, si potrebbe fare per passare dal dolore e dalla indignazione agli interventi concreti. Dopo i “cinque” punti sul modello d’accoglienza che adotterà la Toscana, i “tre punti” su cui, secondo il presidente toscano, dovrebbero fare propri l’Italia, l’Europa e i paesi europei: la “reciproca umanità“, l'”accoglienza sostenibile” (secondo il modello toscano) e la “geografia sociale europea consapevole“.

C’è bisogno di una azione a livello internazionale: “Attendo che gli Stati europei procedano a un’intesa rapida – spiega Rossi – la piena copertura all’ONU nell’opera di ricomposizione della Libia; il rifinanziamento di un vero programma di pattugliamento dei mari; un piano di mirate azioni di polizia per neutralizzare le milizie che gestiscono il traffico di essere umani; la revisione del regolamento di Dublino III (che tramuta la geografia in un fardello e penalizza l’Italia, primo paese di approdo); il legame fra processi di migrazione e i programmi di cooperazione internazionale e sviluppo nei Paesi di origine”.

Ma ci sono anche impegni da prendere a livello locale. Il timore che Rossi esprime, invitando a una rapida riunione il Governo, l’Anci e la Conferenza delle Regioni per discutere e adottare ”un modello unitario e sostenibile di accoglienza”, è infatti che gli enti locali non siano più in grado di assorbire i flussi “senza una radicale revisione di carattere culturale e organizzativo; pena il prorompere del ‘caos’, con esiti imprevedibili sul fronte interno, politico e sociale”; che la sostenibilità di questi ingressi possa “mettere a dura prova – fino a comprometterlo – il nostro tessuto urbano e sociale. La paura e la rabbia dei cittadini potrebbero volgersi in direzioni imprevedibili, anche a causa della presenza di forze irresponsabili che soffiano sul fuoco di un’enorme e inedita crisi umanitaria.”.

La parola d’ordine è quindi “governare il caos”. Per questo Rossi sintetizza così i 5 punti già proposti nei giorni scorsi per la Toscana a sindaci e prefetti e applicabili anche al resto del paese (la versione completa della lettera sul sito ufficiale della campagna elettorale www.toscanacisiamo.it):

1) Un’accoglienza sostenibile e rispettosa – Fissiamo un limite – scrive Rossi – all’accoglienza per ogni territorio in base a specifici parametri. La giusta accoglienza deve valere verso chi arriva e verso i cittadini italiani che risiedono nei territori.

2) Una geografia sociale consapevole – L’ accoglienza va effettuata in piccole strutture, distribuite adeguatamente sul territorio. Non più di poche decine di persone per gruppo, affidate alla gestione di associazioni di volontariato e con un ruolo di riferimento e coordinamento svolto dal Sindaco del Comune interessato.

3) Una reciproca umanità – Non esiste buona accoglienza e integrazione adeguata senza un impegno, da parte di chi viene accolto, a restituire alla comunità che accoglie un servizio di pubblica utilità. Tale attività dovrà essere svolta senza remunerazione”.

Infine una riflessione politica generale: “L’Europa non può iniziare e finire a Bruxelles – dice Rossi – deve diventare una realtà tangibile e rivelare la sua natura: terra di pace e sicurezza”.

 di Susanna Cressati

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