ENRICO ROSSI: QUEL FILO TRA RESISTENZA E LOTTE DI OGGI

ENRICO ROSSI: QUEL FILO TRA RESISTENZA E LOTTE DI OGGI

Firenze – Domani 25 aprile, settantesimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, Enrico Rossi sarà a Prato dove, tra piazza Duomo e piazza del Comune, si svolgeranno le celebrazioni ufficiali. Questa data diventa un punto di svolta per l’intera campagna elettorale del candidato presidente, un’occasione in cui radunare, collegare, cucire insieme temi e parole chiave che, pur facendo riferimento a vicende diverse, costituiscono il filo conduttore di una scelta e di un orientamento politico ben definito.

Tutto ciò a partire dalla Resistenza, lo straordinario movimento di popolo che anche in Toscana, come ha ricordato oggi lo storico Paolo Pezzino sul Tirreno, permise all’Italia di riscattare il disastro della guerra perduta e contribuì alla Liberazione del paese. La Resistenza dei partigiani che, in Toscana, costò la terrificante scia di sangue che da Civitella Val di Chiana fino alle Apuane straziò le nostre comunità nei lunghi mesi dell’occupazione nazifascista: 280 stragi, con 83 comuni interessati e circa 4.500 civili ammazzati. Uno dei partigiani era Garibaldo Benifei, livornese e simbolo dell’antifascismo italiano, morto oggi a 103 anni. Ha detto Enrico Rossi: “Aveva combattuto tanto, pagando con torture e carcere la ricerca della libertà. Domani per Livorno non sarà un 25 aprile come gli altri. Ma la Toscana, grazie a donne e uomini come lui, resterà antifascista per sempre!”.

Resistenza fu anche quella dei tanti lavoratori e lavoratrici che, nel marzo 1944, decisero di scioperare: gli operai della Pignone, della Richard-Ginori, della Galieo (ndr : nella foto di copertina l’intervento di Enrico Rossi il 21 aprile scorso alla cerimonia per ricordare il contributo alla lotta antifascista di centinaia di operai di questa storica azienda fiorentina, che conta 21 caduti nelle fila della Resistenza), della Manetti & Roberts, le sigaraie della Manifattura Tabacchi, gli operai delle vetrerie dell’empolese, i minatori di Abbadia San Salvatore, i conciatori di Santa Croce sull’Arno. Molti di loro furono rastrellati, prelevati dalle case o dalle fabbriche, schedati dalle SS, caricati sui treni. La Resistenza, infine, fu quella dei tantissimi soldati italiani – un numero enorme, 600 mila, tanti tra di loro i toscani – che si rifiutarono di passare all’esercito di Salò per combattere ancora con Hitler e Mussolini.

La partecipazione alle manifestazioni del 25 aprile ha quindi questo primo significato: onorare chi, come ha scritto lo storico Sergio Luzzatto, decise che era suo dovere rifondare l’Italia a costo di versare il proprio sangue o di spargere quello di altri, chi ci ha dato la libertà e la democrazia. Ma, aggiunge Luzzatto, il ricordo non basta, è necessario anche “pensare all’Italia della Resistenza come il terreno dove gli italiani devono tracciare “ora e sempre” i confini non negoziabili della loro identità, la soglia del “non rinunciabile di sè”.

Lo stesso concetto lo esprimeva, a dieci anni dalla Liberazione, Norberto Bobbio, in un intervento ripreso ieri dalla Stampa: “La Resistenza non è finita…Non c’è che un modo per realizzare la Resistenza: ed è quello di continuare a resistere”. Di questa caparbia convinzione che è necessario ogni giorno continuare a resistere Enrico Rossi si sta facendo interprete in questa campagna elettorale. Ma “resistere” a cosa?

Resistere al “fascioleghismo”. Al razzismo, all’odio, alla paura e chi li istiga: “La Toscana – ha gridato Enrico Rossi a Fucecchio – è terra accogliente e nessuno ci porterà fuori da questa prospettiva. Noi abbiamo una civiltà millenaria. I nostri padri, i nostri nonni sono stati capaci di accogliere, sono stati antifascisti nell’animo prima ancora che come scelta politica. E noi non vogliamo che dei fascioleghisti macchino la nostra coscienza e il nostro pensiero. Parlate con chi soffre e ditegli che siamo ancora noi gli stessi, siamo ancora noi: sono cambiate, è vero, le sfide che abbiamo davanti, sono cambiati gli strumenti, ma i nostri valori sono gli stessi, gli stessi che ci hanno fatto forti e grandi. Sono i valori della libertà, dell’uguaglianza, e anche i valori dell’accoglienza. Altre cose dividono, ma l’antifascismo riunisce la sinistra e i democratici toscani”.

Resistere all’oblio di grandi tragedie della storia. “Noi non dimentichiamo – ha scritto oggi Rossi – 100 anni fa i “Giovani turchi” prelevarono e massacrarono 1,5 milioni di armeni. Oggi 60 paesi saranno a Erevan per ricordare quella barbarie, tra questi non ci sarà l’Italia. Non riesco a capire le ragioni dell’assenza e ne provo vergogna, come provo ribrezzo per le ipocrisie di Salvini che strumentalizza questa tragedia per le sue campagne xenofobe, ciniche e balorde, e non capisce o non vuol capire che gli ‘armeni’ di oggi sono le migliaia e migliaia di profughi che fuggono dalla guerra e dalle persecuzioni. I popoli marginali che lui vorrebbe radere al suolo con la ruspa. Questa disinvoltura è la nuova barbarie, il nuovo fascismo che sta ammalando e degradando la nostra vita pubblica. Oggi abbiamo il dovere di ricordare e onorare il popolo armeno e combattere contro l’odio e la paura”.

Resistere alla crisi – Ma ci sono anche spunti di resistenza che riguardano immediatamente la vita quotidiana. Resistere, ad esempio, alla crisi, all’impoverimento, alla sfiducia di chi “è rimasto indietro” impegnandosi a fondo per il lavoro, per i giovani: “Ci sono due ‘Toscane’, una più forte e una più debole – ha detto Rossi lanciando la campagna – una che è in piedi ed una che è più ferita e sofferente. Il nostro progetto per la prossima legislatura è semplice: mettere insieme in tutta la Toscana queste realtà, affinché la crescita che vogliamo sia positiva per tutti e si redistribuisca e raggiunga i più bisognosi di aiuti e di attenzioni e le aree più deboli della Regione. Le nostre sfide e gli strumenti sono certamente cambiati ma i valori da cui dipende il nostro successo sono gli stessi. Essi sono antichi come la nostra fiducia ostinata in un mondo migliore”. Una resistenza infine che si esprime a tutto campo, dal terreno ideale a quello del governo delle emergenze sanitarie (epatite C, meningite) all’impegno in Europa per una svolta nelle politiche economiche.

Domani festa a Prato. Un segnale particolarmente importante, la presenza di Rossi, per una città che vive un periodo di difficoltà, ma che ha visto nella legislatura che si concluderà il 31 maggio un forte impegno del presidente e della Regione per il rilancio dell’economia, per favorire con gradualità l’emersione di migliaia di lavoratori in condizioni subumane e privi di diritti e per cercare di porre riparo a a una situazione che ha prodotto nel 2003 la tragedia del rogo di Teresa Mode.

di Susanna Cressati

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