Enrico Rossi: l’operaio come classe dirigente

Enrico Rossi: l’operaio come classe dirigente

FirenzeEnrico Rossi è negli studi Rai di Largo De Gasperi per registrare una tribuna elettorale. Una lunga intervista di 40 minuti: quattro giornalisti a fare domande, Rossi a dare risposte.
La prima domanda prende spunto dalla soluzione positiva di due questioni: Piombino e la ex Lucchini la prima, la vicenda degli aeroporti di Firenze e Pisa la seconda. Con un particolare: se si sono risolte positivamente è anche grazie a due iniziative private. Sono quindi le multinazionali a salvare la Toscana? Sarà una risposta sul ruolo delle multinazionali ma anche sul ruolo della classe operaia, dei lavoratori il cui “sforzo produttivo” in Toscana è stato ed è straordinario. L’operaio come classe dirigente.

LE MULTINAZIONALI – In un mondo globalizzato, risponde Rossi, sarebbe un disastro senza le multinazionali. La differenza, rispetto ad altre realtà regionali, è che in Toscana queste multinazionali sembrano radicarsi più che altrove. Merito della Regione, come riconosce l’ambasciatore Usa Philips. Ma, aggiunge Rossi, la salvezza di Piombino è dovuta ad una piazza. “Ricordo ancora Piazza Bovio, piena di persone, di lavoratori che gridavano ‘Piombino non deve morire‘. Prendemmo impegno per un grande investimento della Regione Toscana, lo abbiamo fatto. Era un anno fa, non un secolo. Mi pare che si stanno vedendo risultati positivi”. “Domani – annuncia – a Roma si dovrebbe chiudere definitivamente. Colgo l’occasione per dire che il governo deve garantire a Piombino lo stesso costo dell’energia che si pratica per i signori del tondino di Brescia. Altrimenti l’operazione non va in porto. Se questa operazione va in porto, Piombino riprenderà a produrre acciaio e con l’intervento che abbiamo fatto sul porto, e in questo caso intervento pubblico, come è giusto che sia, abbiamo tante imprese multinazionali che chiedono di insediarsi a Piombino perchè si sono create opportunità nuove”.

Nella foto : Enrico Rossi alla grande manifestazione del Primo Maggio 2014 in piazza Bovio.

Nella foto: Enrico Rossi alla grande manifestazione del Primo Maggio 2014 in piazza Bovio.

Lo stesso per la vicenda aeroporti. “Non è stato facile”, riconosce Rossi. “Firenze e Pisa insieme – fa notare – stanno raggiungendo volumi di traffico impensabili finora. E’ stato creato un polo nuovo a livello nazionale. Da aeroporti marginali sono diventati un sistema aeroportuale competitivo, il terzo in Italia, dopo Roma e Milano”.

L’OPERAIO CLASSE DIRIGENTE – Ma c’è un altro protagonista della “salvezza della Toscana”. La crisi ha riportato in primo piano il ruolo della classe operaia, rendendola protagonista non solo sul piano delle lotte sociali (vedi Piombino e piazza Bovio, o la Smith di Volterra), ma anche per la tenuta del sistema produttivo. E’ l’operaio che rimane classe dirigente anche in una società globalizzata. “Visito tante aziende e un po’ di occhio – dice Rossi – me lo sono fatto. I ritmi di lavoro sono cresciuti. Quindi, da un lato evviva gli imprenditori che investono e dall’altro, a tenerci a galla come Toscana, c’è uno straordinario sforzo produttivo dei lavoratori in fabbrica. Si può vedere visitando qualsiasi azienda. Ecco perchè io credo molto, nelle relazioni sindacali, al modello tedesco. Bisognerebbe evolvere verso un modello partecipativo, dove i lavoratori contano di più anche all’interno dell’azienda. Altrimenti questi sforzi produttivi rischiano di trasformarsi in tensioni. E per lo sviluppo noi non abbiamo bisogno di tensioni tra imprenditori e lavoratori. Abbiamo bisogno invece di un modello di compartecipazione, di cogestione persino. Il modello tedesco va perseguito”. “Ci sono grandi imprese multinazionali con cui andiamo molto bene d’accordo – ha spiegato Rossi – quando invece ci troviamo di fronte ad imprese come la Smith io sono dalla parte dei lavoratori e vado a fare le assemblee in fabbrica con i lavoratori. Se abbiamo davanti la General Electric, che rispetta gli impegni che prende, abbiamo ottimi rapporti. La Whirlpool è un’altra azienda che chiude nel resto del paese ma mantiene i suoi investimenti qui, perchè c’è stato un interesse della Regione su progetti di ricerca importantissimi che hanno coinvolto le tre università”.

Secondo Rossi, al mantenimento della forza produttiva in Toscana “concorrono le multinazionali, che abbiamo attratto e fatto restare. Concorre una nuova imprenditoria e quel capitalismo familiare tanto bistrattato da tanti ‘soloni’, che ha sfidato il mondo, si radica sul territorio, investe e sente la responsabilità sociale. Questo vale per la Lucchesia, vale per Santa Croce, vale per le piccole e medie imprese. Io sono amico e fratello di questi imprenditori. Con questa imprenditoria voglio dialogare, trovare le strade per risolvere i problemi della Toscana e la via dello sviluppo. Sono meno amico di quegli imprenditori che invece fanno i fallimenti intenzionalmente per mantenersi la villa, le macchine, le vacanze a Forte dei Marmi”.

I PRIMI CENTO GIORNI – Enrico Rossi sta caratterizzando l’ultima parte della campagna elettorale (si vota il 31 maggio) con una serie di proposte: saranno venticinque entro il 29 maggio. Oggi la quindicesima, sull’istituzione pronto soccorso “H24″ per gli animali e sulla “chippattura” riordinando il sistema delle sanzioni. L’ultima domanda nella Tribuna elettorale è stata: Cosa farà, se rieletto, nei primi cento giorni?
La risposta di Rossi : “Realizzare almeno l’85% dei provvedimenti che sto annunciando in questi giorni. E se non dovessi riuscirci, rinuncio allo stipendio, che evolverò ad altri scopi, fino a quando non saranno realizzati”.

di Franco De Felice

Foto di copertina: Enrico Rossi negli studi Rai di Firenze per la registrazione della Tribuna elettorale

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