Da Dakar a Firenze, biglietto di sola andata   

Da Dakar a Firenze, biglietto di sola andata  

 

Osman, senegalese, 45 anni. Lo riconosci facilmente, anche da lontano: alto, magro come una lucertola, un berretto fisso in testa, un rado e incolto pizzetto, sempre sorridente e cordiale, seduto lì nella panchina del parco con accanto il suo tappetino ad aspettare che qualcuno gli compri qualcosa. Da nove anni vive a Firenze in un appartamento di periferia insieme ad altri 7 amici: 80 metri per 950 euro al mese. Ha imparato un italiano approssimativo, ma più che sufficiente per farsi capire, per conversare, raccontare la sua vita, la sua famiglia, il Senegal. Sposato con 5 figli che continuano a vivere, insieme alla mamma e ai nonni, in un quartiere ultra popolare alla periferia di Dakar.

Osman è partito perché stanco di lavorare molto e guadagnare poco o niente, assai meno di quanto gli serviva per vivere. Faceva il pescatore, lavorava più di 12 ore al giorno e, se la pesca era buona, guadagnava 15 euro alla settimana, altrimenti niente paga. Oggi possiede una bicicletta e tutti i mesi riesce a spedire 100 euro alla sua famiglia. Come dire, nonostante la grande lontananza, ora va meglio di prima. Nostalgia, si certo e tanta, ma ora si sente anche utile e questo gli basta. Con moglie e figlie si sentono spesso, via skype. Da poco ha spedito a casa uno smart cinese che è riuscito a comprare a buon prezzo.

E’ stato lo zio a convincere Osman a lasciare casa e genitori per andare incontro alla speranza di una vita migliore. Così 9 anni fa ha salutato tutti ed è partito. Quasi un mese di viaggio, più di 5.500 chilometri con un biglietto di solo andata: da Dakar a Valencia e poi in treno fino a Firenze. E’ stato fortunato, ha speso poco più del biglietto del treno. Non ha pagato gli scafisti, perché durante la traversata, durata 8 giorni, ha fatto il marinaio. “Oggi – mi dice – un viaggio come il mio costa una fortuna, non meno di 8mila euro”. Una cifra così lui non se la sarebbe mai potuta permettere.

Osman a Firenze fa il venditore abusivo e, quando gli capita, qualche lavoro “privilegiato”, come tagliare l’erba nei giardini o lungo le strade, oppure nei campi a raccogliere frutta, poi a settembre la vendemmia e subito dopo, da ottobre a dicembre, la raccolta delle ulive. Per il resto lo trovate davanti ai supermercati o nei giardini con il suo tappetino a vendere poche cose a pochi euro. Quanto gli basta per racimolare una media 15 euro al giorno, l’equivalente di una settimana duro lavoro in Senegal, se fortunato.

Da tempo avevo notato quel giovane uomo nero, tranquillo e sorridente. Lo vedevo quasi tutti i giorni, andando la lavoro. Era sempre lì in quella panchina con il suo tappetino e le sue cose ben in mostra e sempre ordinate. Avendo poco tempo non mi sono mai soffermato a parlare con lui. Ogni tanto gli lasciavo qualche euro per la colazione. Niente di più.

Adesso, con molto più temo libero, mi sono fermato, ci siamo salutati e abbiamo iniziato una lunga conversazione sulla vita. In particolare sulla sua. Osman è un gran parlatore, gli piace raccontare le sue avventure, parlare della sua famiglia, dei suoi progetti. Come tanti, aspira ad trovare un lavoro, qualsiasi purché stabile. Sa, però, che per lui è un sogno quasi impossibile da realizzarsi. Ed è contento anche così: “Con i soldi che riesco a spedire ogni mese – mi dice – mia moglie manda avanti la famiglia e i figli vanno a scuola”.

Osman è un extracomunitario, arrivato qui clandestinamente, uno di quelli che, ascoltando la tv e leggendo i giornali, nessuno vorrebbe vicino. Uno da tenere lontano o rispedire a casa sua. Invece basta stare con lui anche solo pochi minuti per stupirsi del suo alto indice di popolarità. Tutti quelli che passano lo salutano. In particolare tutte le anziane signore e i proprietari di cani. Lui li conosce tutti, si ricorda il nome di tutti, persone e animali. Tutti vogliono sapere come sta, sono interessati alla sua salute, ai suoi problemi. Con lui si fermano a commentare i fatti di cronaca, le proprie vicende personali, il tempo, l’andamento dei suoi “affari”. Qualcuno gli propone un lavoretto, in diversi gli lasciano qualche euro per il caffè. Se capiscono che ha un problema cercano di aiutarlo, gli portano vestiti, gli danno consigli sulla salute e un anno fa – mi racconta – “sapendo che mia mamma era seriamente malata, mi hanno finanziato il viaggio per andare a trovarla in ospedale”. Gli amici si sono autotassati e gli hanno pagato il viaggio, questa volta di andata e ritorno: in tutto 700 euro di biglietti. Gesti spontanei di solidarietà e di varia umanità che continuano a esistere anche se non fanno notizia. Personalmente ho conosciuto più persone stando insieme a lui un’oretta di quante ne abbia incontrate nei tre anni trascorsi in questo quartiere.

Osman mi racconta che anche lui subisce i colpi della crisi. “Tra il 2006 fino e il 2009 vendevo molto di più. Adesso la gente passa, mi saluta ma non compra. Per fortuna mi offrono qualche euro e io sono contento lo stesso”. Stamani i suoi affari sono andati meglio del solito: nel giro di poco più di un’ora ha venduto due borse e un cappello, incasso 30 euro e 10 di guadagno. “Non tutti i giorni  – mi dice – è così, spesso non riesco a vendere niente, né qui, al mattino, né il pomeriggio davanti al supermarket”. Osman è un venditore atipico, non ti chiede mai di comprare, ma ti saluta e ti sorride sempre. Credo sia anche per questo che molta gente lo guarda con simpatia e cerca di aiutarlo. Ad una signora che gli ha acquistato una borsa, probabilmente una badante di un paese dell’est che accompagnava un’anziana persona del posto a fare la spesa, ha concesso, alla fine di una trattativa basata più su di complici sorrisi che su ultimatum, un piccolo sconto, ma salutandola gli ha detto: “La sola cosa che mi interessa è che quando passi di qui mi saluti”.

Prima di salutarlo gli ho chiesto se fosse religioso. “Certo – mi ha risposto – sono musulmano e in questi giorni c’è il Ramadan. Bevo e magio solo dopo le nove di sera”. E cosa ne pensi dell’integralismo? “Da noi non esiste. In Senegal viviamo insieme ai cristiani senza alcun problema. Dio mi ha insegnato a non ammazzare e a fare il buono con tutti”. E Osman è un fedele perfetto.

di Remo Fattorini

 

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