Cura epatite C: Aifa contraria, ma Rossi e la Giunta vanno avanti

Cura epatite C: Aifa contraria, ma Rossi e la Giunta vanno avanti

Firenze – Come promesso la settimana scorsa, Enrico Rossi ha presentato oggi alla Giunta regionale, che l’ha approvata, la delibera che dà il via alla campagna per l’eradicazione (ossia l’eliminazione totale) dell’epatite C in Toscana: “Eradicheremo in 3 anni l’epatite C dalla Toscana per salvare la vita a 26.300 ammalati. Non aspettiamo  – ha detto Rossi ai microfoni delle emittenti televisive al termine della seduta –  i tempi lunghi del programma nazionale che prevede solo 3.500 interventi all’anno. Fare presto consente di salvare più persone. I costi si finanziano con la stessa eradicazione della malattia. Siamo la prima Regione a farlo. Prima si somministrano questi farmaci – ha insistito – prima c’è l’eradicamento. E prima c’è l’eradicamento, prima si ottengono dei risparmi che derivano dalla eliminazione delle cure che ora dobbiamo fare nei confronti delle persone che sono malate. Per non dire delle enormi sofferenze e della paura che potremo risparmiare a una parte importante dei nostri cittadini. Quindi si fa un lavoro di prevenzione e di salute importantissimo”.

“Abbiamo dato incarico – ha proseguito Rossi – al nostro ente di acquisto di fare la gara. Abbiamo ascoltato i nostri esperti e l’assessore competente ha preparato il piano. Per somministrare il farmaco a tutti occorrono tre anni ed è questo il tempo durante il quale vogliamo debellare questa malattia. Non ci sono altre strade. Misure di sanità come queste sono per loro natura pubbliche e gratuite. Se una persona è malata di epatite C la curiamo, se è affetta da una malattia oncologica la curiamo. Corriamo a cercare il farmaco oncologico di ultima generazione perché questo aumenta – anche se di poco – la sopravvivenza. Bisogna rompere gli indugi. Le aziende rispondano al nostro bando: c’è una necessità, ci sono motivi di sanità pubblica. Certo, ci saranno dei costi ma questi li potremo diluire negli anni, recuperando nel medio periodo gran parte della spesa. Sono certo – ha concluso Rossi – che altre Regioni si incammineranno su questa strada”.

Il costo di un ciclo di trattamenti – spiega una nota dell’agenzia regionale Toscana Notizie – si aggira intorno ai 30.000 euro a paziente. Per la Regione la spesa è stata valutata in 60 milioni di euro nel triennio 2015-2017: 10 milioni nel 2015, 25 nel 2016, 25 nel 2017. Una spesa notevole per le casse regionali. Va però considerato che bloccare la progressione del danno epatico in uno stadio precoce risolve definitivamente la malattia, riduce il rischio di diffusione ed evita tutte le spese derivanti dal trattamento della malattia, come lo stesso Rossi ha ricordato. La delibera dà incarico all’Estar (Ente di supporto tecnico amministrativo regionale) di mettere in atto immediatamente le necessarie procedure pubbliche di affidamento delle terapie farmacologiche.

Secondo le indicazioni della Commissione terapeutica regionale, contenute in un documento approvato il 4 maggio scorso, i nuovi farmaci ad azione antivirale diretta (DAA) costituiscono un’innovazione assoluta in ambito medico, perché garantiscono il massimo beneficio della cura: sono capaci di eradicare l’infezione in oltre il 90% dei pazienti trattati; gli effetti collaterali derivanti dall’impiego di questi farmaci è scarso o nullo; la terapia deve essere iniziata il più presto possibile, in quanto il trattamento tardivo, quando la malattia è già evoluta in cirrosi epatica, riduce ma non annulla alcune complicanze, tra le quali il tumore al fegato; i pazienti che rispondono alla terapia guariscono completamente, il medico non dovrà più prendersi cura del malato per nessun trattamento.

Aifa si mostra critica della decisione di Rossi e della Giunta toscana. Il direttore dell’agenzia, Luca Pani, fa appello ad “una maggiore attenzione e responsabilità nella comunicazione su temi di salute pubblica particolarmente delicati che riguardano migliaia di malati, come quello dei nuovi farmaci per il trattamento dell’epatite C”. Pani parla di rischio di illudere i malati e di “gioco” sul farmaco per la cura dell’Epatite C: “E’ inaccettabile – dice – perché mette a rischio la somministrazione di questi farmaci in tutta l’Italia oltre che il rispetto di accordi internazionali”.

Prontissima la replica del presidente toscano: “Noi – risponde Rossi – contestiamo la scelta di politica sanitaria fatta da Aifa, che si basa semplicemente su un calcolo economico astratto e non su una valutazione di prevenzione, che produrrebbe effetti positivi in termini sanitari e, nel medio periodo, anche in termini di risparmio sulle spese del servizio”.  “Secondo i nostri calcoli – osserva Rossi – con l’intervento preventivo, evitando che la malattia si trasformi in cirrosi, sarà possibile realizzare un risparmio per la Toscana di diverse centinaia di milioni. Considerato, inoltre, che i farmaci con la gara potranno avere un ribasso anche in relazione alla richiesta di rifornire in un tempo più breve un maggiore quantitativo di prodotto, è evidente la convenienza del piano toscano per il sistema sanitario”. Rossi spiega che “ogni anno ci sono in Toscana centinaia di morti. Se procediamo secondo il piano Aifa (3.500 interventi all’anno), per effettuare una prevenzione completa sulla popolazione ammalata, per eradicare la malattia, occorrerebbero più anni e maggiori spese. Con il piano della Regione in tre anni cureremo 26mila pazienti (8.600 all’anno). Seguendo il conto dell’Aifa la riduzione assai lenta della malattia finirebbe per costare di più e sopratutto comporterebbe più decessi. La mortalità annuale in Toscana è di circa 350 ammalati e di alcune migliaia in Italia. Mentre  con la riduzione più veloce, in tre anni eradicheremo la malattia con un risparmio di vite umane straordinario e spendendo notevolmente di meno”.

di Susanna Cressati

 

 

 

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