Bad bank, istruzioni per l’uso

Bad bank, istruzioni per l’uso

di Bancor

- La soluzione scelta per affrontare il problema delle sofferenze bancarie passa per il meccanismo che sta alla base degli ABS (Asset Backed Securities).
Sono titoli garantiti da attività. Nel nostro caso le attività sottostanti sono rappresentato dai crediti in sofferenza (crediti di aziende fallite, mutui casa non pagati, etc., garantiti da beni reali, da fideiussioni o non garantiti). Le ABS ebbero il massimo della diffusione prima della crisi del 2008 e ne furono in parte la causa con le famose ABS di mutui subprime.

Come funzionerà per le nostre Banche nella questione bad bank di cui tanto si parla?

Innanzitutto le sofferenze vengono preventivamente raggruppate dalle banche e cedute a intermediari finanziari autonomi, creati solo per questo specifico compito. Si chiamano SPV (Special Purpose Vehicle).

Il valore cui le sofferenze verranno cedute è uno dei due punti controversi nel negoziato tra l’Italia e la Commissione Europea; l’altro è la garanzia Statale.

Si consideri che, mediamente, le Banche italiane hanno svalutato i loro crediti in sofferenza di circa il 60% del valore originario; cioè 100 euro di sofferenze lorde sono valutate nei bilanci in media 40 euro.
Si da il caso che probabilmente nessuno acquisterebbe pezzetti di sofferenze (le singole obbligazioni) a tale prezzo, che il mercato considera superiore al valore reale, senza una garanzia solida.

Per rendere le obbligazioni più appetibili il ministro Padoan e la Commissaria Vestager hanno concordato che le banche italiane possono chiedere allo Stato una garanzia.
Ma attenzione: tale garanzia è ammessa solo per la parte migliore delle sofferenze (le obbligazioni “senior”, quelle dei clienti più solvibili o con le garanzie reali meglio vendibili) pagando allo Stato una commissione “di mercato” (non è stata definita ma penso tra l’1 e il 2% annuo). Gli altri titoli (chiamati “mezzanine” e “junior” non potrebbero fruire della garanzia statale).

Fatta tale premessa, le banche cedono un pacchetto di sofferenze (tutte o solo quelle garantite) agli SPV; questi creano titoli rappresentativi delle stesse e li collocano sul mercato come obbligazioni con un tasso, pure questo determinato dal mercato.
I proventi della collocazione servono a compensare le banche.

Il processo si chiama “cartolarizzazione” cioè si emette “carta” garantita dal recupero delle sofferenze, che sarà comprata da investitori istituzionali, assicurazioni e/o altre banche italiane o estere.
Il vantaggio per la banca è di sostituire nel suo attivo una molteplicità di sofferenze il liquide e immobilizzate a lunga durata, con cassa.
Ciò determina un introito cash per le nostre banche da usare per fare altri prestiti (sperabilmente buoni). Vendere le sofferenze inoltre produce un abbassamento dei requisiti patrimoniali (cioè del livello di patrimonio della banca a garanzia delle proprie attività) e anche in un miglioramento del merito creditizio o rating (il giudizio sulla solvibilità di un debitore o di un’istituzione finanziaria).

Per gli investitori, il vantaggio è quello di ottenere combinazioni di rischio -rendimento migliori di quelle disponibili sul mercato con altri prodotti finanziari tradizionali; il vantaggio è reale solo in presenza di una bassa correlazione fra i rischi delle singole attività raggruppate.
Tornando a noi, quali sono i motivi per cui il mercato ha accolto male l’accordo, causando un altro crollo del valore di borsa dei titoli bancari?
I motivi sono due:

1. La garanzia statale concessa solo per una parte delle sofferenze consentirà di collocare sul mercato a tassi di interesse ragionevoli solo un pezzo delle sofferenze delle banche. Con ciò producendo altre perdite per le banche e quindi la necessità di nuovi aumenti di capitale;
2. Il valore cui i crediti in sofferenza garantiti dallo Stato potranno essere ceduti. Se verranno ceduti al valore di bilancio, per le banche va ancora bene; in questo caso probabilmente lo Stato alla fine dovrà pagare la differenza se il recupero dei crediti sarà inferiore. Questo verrebbe considerato aiuto di Stato. Se invece il valore di cessione dei crediti in sofferenza “senior” sarà troppo inferiore al valore di bilancio, allora non se ne farà nulla perché, come sopra, si produrranno altre perdite che gli azionisti dovranno coprire con nuovo capitale.

Le trattative che ora stanno conducendo i tecnici sono volte a trovare una soluzione di compromesso tra ciò che chiedono le banche e che vuole il governo (cioè cessione delle sofferenze al valore di bilancio e quindi pulizia dei bilanci bancari con il rischio di un costo per lo Stato, anche se diluito negli anni) e la volontà della Commissione Europea (garanzia si, ma al prezzo di mercato e cessione agli SPV e quindi al mercato al prezzo di presumibile realizzo).
Se il compromesso sarà insoddisfacente allora avranno ragione gli opinionisti che definiscono l’accordo come ”la montagna che ha partorito un topolino”. Poche banche ricorreranno alla garanzia statale e saremo in sostanza punto e a capo.

Il Presidente Rossi in tempi non sospetti disse che il Governo Monti e il successivo, invece di finanziare il risanamento delle banche spagnole, irlandesi e portoghesi con la nostra quota del fondo salva stati (l’Italia partecipa col 18% ed è il terzo contribuente dopo Germania col 27% e Francia col 20%), avrebbero potuto, come Spagna, Portogallo e Irlanda operare per la messa in sicurezza del nostro sistema bancario. Il prof. Monti rispose garbatamente nei toni, ma piccato nella sostanza.

Col senno di poi chi aveva ragione tra i due, Enrico Rossi o Monti?

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