ELEZIONI REGIONALI: QUARANT’ANNI DI ALLEANZE

ELEZIONI REGIONALI: QUARANT’ANNI DI ALLEANZE

La storia delle elezioni regionali in Toscana è una storia lunga, oramai, quasi mezzo secolo: si cominciò nel 1970, in un’altra epoca. La Toscana giunse a quelle elezioni in un contesto politico che caricava di forti aspettative l’avvio della nuova esperienza istituzionale: per il Pci, in particolare, si apriva la possibilità di uscire dai confini tradizionali del “municipalismo rosso” e di sperimentare la propria cultura di governo in una dimensione ben più ampia di quella che, fino a quel momento, era stata assicurata dal controllo dei governi locali. Si trattava di costruire una nuova istituzione: e il Pci investirà molto su tale prospettiva, con uno sforzo di elaborazione programmatica sui temi del regionalismo, ma anche con un’attenta selezione del personale politico su cui puntare, affidando la guida della nuova Regione a politici e amministratori di provata esperienza, come Elio Gabbuggiani o Renato Pollini, per citare due soli tra i nomi di coloro che costruirono la nuova Regione.

Da allora è passato molto tempo, ma possiamo dividere in due grandi periodi la storia dei governi regionali della Toscana: il primo va dal 1970 al 1985, con tre soli presidenti: Lelio Lagorio (dal 1970 al 1978), Mario Leone (dal 1978 al 1983) e Gianfranco Bartolini (dal 1983 al 1990). Un periodo segnato dalla collaborazione tra Pci e Psi, seppure in un quadro di crescenti tensioni tra i due partiti, che portò anche ad un governo monocolore del Pci e poi ad una maggioranza Pci-Pdup.
Le elezioni del 1990 possono essere considerate una fase di transizione: sono le elezioni in cui compare sulle schede, per l’ultima volta, il simbolo del Pci (alle prese con il trauma della “svolta” del 1989), e sono le elezioni in cui, per l’ultima volta, si vota con un sistema elettorale proporzionale. Dopo il breve periodo della presidenza di Marco Marcucci, dal gennaio 1992 è Vannino Chiti che assume le responsabilità di governo (con una giunta che vedrà la presenza dei DS, dei Popolari, del Patto dei democratici, dei Verdi e dei Laburisti), nel corso di una legislatura molto movimentata, che vede una profonda ristrutturazione dell’intero sistema politico. Si entra nella stagione del bipolarismo, ma sarà un bipolarismo molto frammentato.
Chiti sarà presidente anche nella legislazione successiva: ma le elezioni regionali del 1995, che si svolgono con il nuovo sistema elettorale (la legge 43/95, il cosiddetto Tatarellum), colgono il sistema politico toscano in una fase di profonda trasformazione. La legislatura che emerge dal voto sarà caratterizzata da una forte stabilità negli assetti della Giunta, ma anche da una profonda instabilità della rappresentanza consiliare: nel complesso sono ben 14 (su 50) i consiglieri che cambiano gruppo o costituiscono un proprio gruppo.
Dal punto di vista elettorale, la novità politica è la formazione di una coalizione (“Toscana democratica”) che, per molti versi, anticipava quella dell’Ulivo: per la prima volta, una parte del mondo cattolico, storicamente all’opposizione delle “giunte rosse”, stabilisce una collaborazione di governo con la sinistra, mentre rimane esclusa una parte rilevante delle forze che provenivano dal Pci, raccolte ora da Rifondazione.
La coalizione che sostenne Chiti, nel 1995, aveva anche una singolarità: la presenza della Lega Nord Toscana (che però ebbe un risultato modesto, e non ottenne seggi). Era una scelta contingente, e irripetibile, frutto della peculiare posizione della Lega in quel momento, nella fase cioè susseguente alla crisi del primo Governo Berlusconi, caduto per il disimpegno della Lega, e precedente le elezioni politiche del 1996, quando la Lega avrebbe poi corso da sola (facilitando così la vittoria dell’Ulivo di Prodi).
Le elezioni del 1995 avevano consegnato un sistema dei partiti ancora caratterizzato da un livello modesto di frammentazione: erano state 11 le liste presentate e 8 quelle approdate in Consiglio. I gruppi, all’indomani del voto, erano già 10, ma alla fine della legislatura se ne conteranno addirittura 16! Alla vigilia del 16 aprile 2000, lo scenario è quello segnato da una frantumazione della rappresentanza che ha assunto dimensione inedite nella storia politica della regione. Tuttavia, l’approssimarsi della scadenza elettorale favorisce i processi di riaggregazione bipolare, e la scelta dei candidati (Matteoli, un esponente di An, per il Polo; Claudio Martini, ex assessore alla sanità, esponente dei Ds, per il centrosinistra) avviene senza eccessive tensioni. In particolare, queste elezioni saranno ricordate per la percentuale più alta, mai più raggiunta successivamente, del candidato presidente del centrodestra: il 40% dei voti, rispetto al 49,4% ottenuto da Martini .
La coalizione che sostenne Martini era piuttosto ampia (Ds, Ppi, Democratici, Sdi-Pri, Pdci, Verdi, Udeur) e altrettanto quella che appoggiava Matteoli (Fi, An, Ccd, Cdu, Lega, socialisti, Mat, Liberali-Sgarbi): insieme assommavano quasi il 90% dei voti. Fuori restavano solo Prc (7,7%) e radicali (2,4%).
Alla vigilia delle elezioni del 2005, – e dopo la riforma del Titolo V, la Toscana si dota di un proprio sistema elettorale: ed è storia nota, che non possiamo qui ripercorrere: questa riforma, ricordata soprattutto per l’abolizione delle preferenze (e spesso criticata per questo: salvo ora ricredersi, come mostra il dibattito sul cosiddetto Italicum), conteneva però anche delle norme che limitavano radicalmente la frammentazione, in particolare con l’abolizione del “listone” di dieci nomi collegato al candidato presidente: alle elezioni del 2005, la coalizione che portò alla riconferma di Claudio Martini (con il 57,4% dei voti) era composta dalla lista “Uniti nell’Ulivo”, dal PDCI, dai Verdi e dall’Italia dei Valori. E solo quattro erano anche le liste a sostegno di Antichi, per il centrodestra: Fi, An, Udc e Lega. Anche stavolta Rifondazione correva da sola. In Consiglio entrarono solo 7 liste, pur essendo salito a 65 il numero dei componenti l’assemblea..
E infine, il 2010, dopo alcune altre modifiche alla legge e la riduzione a 55 del numero dei consiglieri: Enrico Rossi ottiene il 59,7%, sostenuto da una coalizione comprendente il PD, SEL, IdV e RC-PDCI. La candidata del centrodestra, Monica Faenzi si ferma al 34,4%, sostenuta da PDL e Lega Nord.
Siamo ora alla vigilia delle elezioni del 2015: e la Toscana ha cambiato di nuovo la propria legge elettorale. La novità principale è il ritorno al voto di preferenza (nella versione del possibile doppio voto, ma di “genere”); ma vi sono anche altre novità “tecniche” (ad es., la “preferenza agevolata”: l’elettore troverà sulla scheda i nomi dei candidati e potrà limitarsi a segnare la casellina accanto) e novità istituzionali, come la riduzione dei consiglieri a 40: una scelta (discutibile, a parere di chi scrive, per i problemi che porrà ad un’adeguata rappresentanza di tutti i territori) e l’eventualità di un ballottaggio, nel caso in cui nessun candidato superi il 40% dei voti al primo turno.
Vedremo anche come si comporrà il quadro delle alleanze e delle candidature. Motivi di attesa e di curiosità ce ne sono molti, ma anche qualche motivo di preoccupazione. Nel 2010 la Toscana si era allineata alle altre regioni, registrando un notevole calo di partecipazione. Sarà così anche stavolta, o vedremo un’inversione di tendenza?

Antonio Floridia
Osservatorio elettorale della Regione Toscana

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