ROSSI E RENZI: IL DISCORSO A QUATTRO MANI DEL PUCCINI


Questa volta volta si parte da un filmato e si chiude con un altro filmato. Quello d’apertura è l’intervento di ieri sera di Enrico Rossi, al Teatro Puccini di Firenze, per la chiusura della campagna elettorale del Pd per le regionali di domani ( si vota dalle 7 alle 23 e, ricordiamo, si vota solo domani, per cui, per usare la raccomandazione del premier Matteo Renzi, al Puccini insieme a Rossi, “non fate i bischeri, andate a votare”).

Rossi ha ripreso il “discorso di Livorno“, dove aveva aperto ufficialmente la campagna elettorale, ma lo ha declinato come una sorta di resoconto della campagna elettorale (raccontata giorno per giorno su toscanaitalia.info e sul sito toscanacisiamo.it)), alla luce dei temi e dei problemi che più si sono evidenziati ma che assume le caratteristiche di manifesto di un leader della sinistra di governo. Al centro è rimasto  il lavoro, la Toscana che è rimasta in piedi, la Toscana della costa, che appare più debole e il compito di riunificare queste due Toscane.

Nella foto: Enrico Rossi sul palco del Teatro Puccini per la manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Pd

Nella foto: Enrico Rossi sul palco del Teatro Puccini per la manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Pd

Prima una “pizzata” con i suoi collaboratori al Comitato elettorale, poi via al Puccini. Un migliaio le persone presenti dentro e fuori il teatro. Il palco dentro e due megaschermi fuori. Teatro strapieno. Non è una Leopolda, è una iniziativa del Pd. Tante bandiere Pd sventolanti. E renziani, non renziani e “rossiani” insieme, ma al Puccini queste classificazioni sono sembrate contare poco. Rossi ha fatto il suo discorso (dopo quello del segretario toscano del Pd Dario Parrini), Renzi l’ha proseguito e concluso, quasi sulle stesse corde, quasi si fosse trattato di uno concerto di piano a quattro mani. Rimamendo a ieri sera, come suonare e cantare, prima Rossi, poi Renzi, “Siamo chi siamo”, di Ligabue, la colonna sonora della serata.  “Con Enrico – parole di Renzi – abbiamo una storia diversa, ci siamo scontrati, ma poi abbiamo deciso”. E Rossi: “Con Matteo Renzi abbiamo avuto cinque anni di collaborazione, prima per Firenze quando era sindaco, poi per la Toscana quando è diventato premier. Il fatto che siamo qui stasera, è segno di un partito unito, forte e plurale. E’ un buon segno anche per il nostro futuro”. “Non siamo – riprende il discorso Renzi – un elenco indistinto di uomini e donne, un’accozzaglia di persone ma una comunità, che ambisce di governare il paese a lungo. Non siamo come Grillo e Salvini che aspettano una disgrazia per montarci sopra”.

La Toscana, a causa della crisi e per come ha reagito, dice Rossi, si è rimessa in piedi, era ferita ma non piegata e la Regione è sempre stata a fianco di quelle forze che non si sono piegate. La manifattura e i distretti, che erano dati per morti, sono risultati strumento di vitalità e dinamismo
Insieme, imprese dinamiche ed operai ( Rossi ha insistito su questo termine) hanno partecipato a questo sforzo produttivo, che hanno permesso di tenere in piedi la Toscana. La Toscana, tra l’altro, è non è una piccola cosa, è la prima regione italiana per export. Rossi indica un possibile sbocco a questo sforzo produttivo di imprese ed operai: proviamo, dice, a sviluppare un modello di relazioni come in Germania, un modello di cogestione imprese-lavoratori-sindacati. Per evitare il rischio che lo sforzo produttivo degli operai possa rivoltarsi contro.
“Ho visitato – ricorda – molte fabbriche. C’è stata una classe operaia che ha partecipato allo sforzo produttivo della Toscana. Nello sforzo produttivo di operai, artigiani, imprenditori leggo una gran voglia di compartecipazione alla nostra crescita. Noi vinciamo quando mettiamo assieme il blocco di forze produttive che sa ridistribuire la ricchezza”.

Nella foto: Enrico Rossi, Matteo Renzi e Dario Parrini sul palco del Puccini

Nella foto: Enrico Rossi, Matteo Renzi e Dario Parrini sul palco del Puccini

E cita il caso Piombino. “La vicenda di Piombino – dice – è emblematica: ieri notte si è chiuso l’accordo di programma”. E la Cevital, proprio ieri, ha diffuso una lettera in cui si ringrazia Rossi e la Regione Toscana per il lavoro svolto. Abbiamo preso slancio da Piombino. Per occuparci di Livorno, dove si è riaccesa una nuova speranza. La costa – è il parere di Rossi – tornerà ad essere un punto di forza”. “Certo nessuno potrà dire che non siamo stati presenti nelle situazioni di crisi, per cercare una soluzione. E Rossi rivendica la diversità rispetto alla destra. “Non lo può dire Mugnai. Non lo può dire neppure Grillo, che ci aveva definito appestati rossi. Noi Piombino e la siderurgia l’abbiamo fatta ripartire. Tu Grillo cos’hai fatto oltre a chiacchiere e insulti”?

Piena sintonia tra Rossi e Renzi anche sull’Europa, stesso giudizio sulle vittorie di Podemos in Spagna e della destra ultranazionalista  in Polonia, sul tema dell’accoglienza e sul Partito socialista europeo, a cui il Pd ha aderito con Renzi segretario.  “Non possiamo permetterci – dice Rossi – un’Europa chiusa in se stessa. Le Pen in Francia, il fascioleghismo in Italia, con Salvini che gioca con le ruspette. Questa prospettiva ci fa arretrare”.

Chiude Matteo Renzi : ” Tra dieci anni – è il suo auspicio – l’Italia non sarà più la terra dei rimpianti, dei rimorsi, delle occasioni perdute, ma la locomotiva di un’Europa, sono d’accordo con Enrico, che cambia. Se il Partito socialista europeo ha un senso, deve  nei prossimi sei mesi aprire una discussione su quale modello economico vogliamo avere nel nostro continente”.

Intanto, domani “non fate i bischeri”, andate a votare.

di Franco De Felice

 

Nei due filmati (di YouDem.Tv): Gli Interventi di Enrico Rossi e di Matteo Renzi, ieri sera, al Teatro Puccini, nella manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Pd toscano.

P.S. Per le istruzioni di voto, consultare il sito della Regione Toscana Notizie




Cento firme operaie per Enrico Rossi


Alla fine arriva anche l’appello. Sono cento firme, operaie, operai, lavoratrici e lavoratori, del privato e del pubblico impiego della Toscana, che chiedono di votare per Enrico Rossi domenica 31 maggio.

Sono lavoratrici e lavoratori di: Piaggio, Cantieri Navali Pisa, Bekaert FV, Lucchini, ItalianaServizi, Sacci,Sannini, ex Eaton, Apuafarma, ex Se Service indotto Pignone, ex Marchetti Macchine, ex Tirrena Macchine Ex Red com, Kme Italia spa, Edilbrizzi,Ginori, Ex Seves, GE Nuovo Pignone, Scarlino Energia, Unicoop Tirreno.
Per quanto riguarda il pubblico impiego, sono lavoratrici e lavoratori del settore della sanità, della Città Metropolitana di Firenze, delle Amministrazioni centrali.

Ecco l’appello:

La crisi ha colpito il lavoro e i lavoratori. I lavoratori, portano sulle spalle il peso della recessione. Questa crisi non ha risparmiato la Toscana, ma è stata fronteggiata meglio che altrove. Correvamo il rischio di perdere in ogni famiglia il lavoro in decine e decine di migliaia di persone. Questo non è accaduto. Anche come lavoratori nei propri nuclei familiari, con i contratti di solidarietà e la Cassa Integrazione o accettando nuovi contratti part-time stiamo contribuendo. Un salario più basso è il prezzo che ogni nucleo familiare paga durante le crisi. Questo colpisce le famiglie, i consumi, l’edilizia, il mercato delle auto. Significa anche più sfruttamento e minore retribuzione oraria.

In questi momenti si deve da un lato aumentare la solidarietà e dall’altro fare il possibile perché le imprese e le Aziende Pubbliche in cui si lavora – soprattutto quelle – superino le incertezze più grandi. In quanto lavoratori che hanno vissuto e vivono tuttora il disagio della riorganizzazione, delle vertenze e rischi per la tenuta del sistema dei servizi che hanno ragioni macro economiche e spesso esogene, siamo certi di poter dire che dal 2010 Enrico Rossi si è unito a noi sul fronte delle crisi aziendali.

Tanti investimenti con soldi europei e regionali hanno tamponato la perdita di posti di lavoro. La Regione ha seguito e segue le vertenze più difficili. In più di un’occasione davanti alle fabbriche, dove si vedono pochi politici, Rossi ha spiegato la necessità di un patto tra capitale e lavoro, per salvare il territorio da un capitalismo cinico che preferisce la finanza alla manifattura e al sano finanziamento dei servizi. Una via di uscita la stiamo trovando anche al prezzo di sacrifici. E’ importante continuare questo lavoro. Rossi ha scelto anche una politica semplice, che riduce i privilegi, per stare in sintonia con chi soffre e si è impoverito.
Ci aspettiamo che la politica torni a mettere il lavoro al centro di tutto. Il 31 maggio daremo il nostro contributo.

Di seguito i lavoratori e le lavoratrici che hanno sottoscritto l’appello:

Alberti Marco, Bagnoli Simone, Balestri Antonio, Ballini Franco, Banti Massimiliano, Barazzuoli Alberto, Barbieri Stefano, Battacchi Matteo, Bellacci Giuseppe, Bellacci Giuseppe, Bertolini Stefano, Bibbiani Aldo, Bichi Romano, Bonfigli Maria Grazia, Bongini Elena, Borgheresi Andrea, Borgheresi Andrea, Bracciotti Marco, Bracciotti Marco, Branchetti Stefania, Branchi Marco, Brusa Antonella, Brusa Antonella, Calieri Belinda, Cappelli Simone, Caruso Pietro, Cataldo Massimo, Cecafosso Matteo, Cionini Carlo, Coltelli Edo, D’Erasmo Fabio, Degl’Innocenti Davide, Del Punta Alessio, Dell’Amico Evandro, Della Tommasina Sara, Fabianelli Michele, Ferretti Mario, Ferri Monica, Fiorini Donadelli Adria, Fontanini Roberta, Frascino Massimiliano, Gallesi Gianna, Gambassi Graziano, Gatti Enrico, Gherardini Giampiero, Gheri Luciana, Ghionzoli Simona, Giacobbi Annamaria, Giannessi Tiziano, Giardi Claudio, Giorgi Renzo, Giovanni Battocchi, Giovannini Raffaello, Guarino Anna Maria, La Manna Raffaele, Laganà Andrea, Latini Riccardo, Licheri Antoncarlo, Lippi Alessandro, Longhi Cristina, Lopresti Rocco, Maggi Umiliana, Magliano Gaetano, Mangini Chiara, Manzini Massimo, Marcello Mastrocola, Marcucci Lorenzo, Marrone Concezio, Mastrocola Marcello, Molfettini Pietra, Morelli Antonio, Moriconi Antonio, Mosti Enrico, Nannola Umberto, Novani Mariannina, Pappalardo Simonetta, Parrino Mascia, Piancaldini Daniele, Pratari Debora, Resuttana Rosa, Rizzini Andrea, Romei Alessandro, Romei Simone, Saisi Giacomo, Santi Iuri, Sardelli Franco, Sartini Sauro, Simonini Susanna, Spagnoli Massimiliano, Stacchini Daniele, Stefanini Claudio, Tanziello Aniello, Tazzini Diana, Terzi Marta, Trombella Roberto, Vannuccini Piero, Venturini Roberto, Vermigli Stefano, Vezzosi Tommaso, Weatheford Ennio, Zanieri Gianluca.




LE FOTO SIMBOLO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI ENRICO ROSSI


Firenze – “Guarda la fotografia”, esortava in una sua bella canzone Enzo Jannacci. Dicono tante cose, le fotografie. E quindi guardiamola un’altra volta. C’è un uomo alto in abito scuro e camicia bianca, con l’aria rilassata. Lo circondano (sarà il post-didascalia a informarcene) i suoi vicini di casa: due giovanotti bruni, sette donne dalle lunghe trecce scure e due bambini sorridenti. La foto, la “famosa” foto che Enrico Rossi, candidato alla presidenza della Regione si è fatto scattare in compagnia di una famiglia rom che abita accanto a casa sua, è il messaggio forte che ha dato il là e ha concluso la sua campagna elettorale. L’ha evocata oggi, ultimo giorno di iniziative, Adriano Sofri, intervenuto con Rossi e Folco Terzani alla presentazione del libro di Enzo Brogi “Altre direzioni”, nella libreria Feltrinelli Red di Piazza della Repubblica, a Firenze.
“Con quella foto Rossi, che non ha mai tradito le proprie origini e la propria formazione – ha detto Sofri – ha fatto la cosa più normale che si possa immaginare. Ed è successo un putiferio. Certo che c’è un problema dei rom. Ma l’idea che quel gesto possa sollevare uno scandalo anche tra le file della sinistra e del Pd è una cosa che non ha precedenti”. Sofri parlava a un pubblico attento, che contava tra gli altri, proprio in prima fila, il segretario regionale del Pd Dario Parrini. Rossi ha chiosato: “Quella foto è diventata oggetto di conflitto, ma io volevo fosse un messaggio di normalità”.

Nella foto: Enrico Rossi, megafono in mano, a sostengo della lotta delle lavoratici del call center della People Care di Guasticce

Nella foto: Enrico Rossi, megafono in mano, a sostengo della lotta delle lavoratici del call center della People Care di Guasticce

La stessa foto era stata evocata poco prima, nella prima domanda posta a Rossi, nel confronto della Rai tra i sette candidati alla Presidenza della Giunta Regionale della Toscana. E Rossi aveva risposto che tante sono state le foto con lui nel corso della campagna elettorale, soprattutto quelle davanti alle fabbriche, insieme ai lavoratori in lotta, dove nessuno degli altri candidati si è mai fatto vedere. Come la foto dove Rossi,  a Guasticce, si rivolge, megafono in mano,  alle lavoratrici della People Care. E la stoccata per Salvini: “Non abbiamo giocato con le ruspette”. Anche questa foto, insieme a quella con la famiglia rom, ha aperto e chiuso, di fatto, la campagna elettorale di Rossi.
Alla Red ci sono stati altri momenti in cui, con sincerità e serenità, ma anche con una certa crudezza, si sono affrontati temi scomodi. Temi che hanno fatto parte dell’esperienza politica, amministrativa e umana di Enzo Brogi, consigliere regionale uscente, che li ha consegnati simbolicamente, con il suo libro, nelle mani di chi come Rossi si appresta a continuare nel suo impegno di governo: l’uso terapeutico della cannabis, il diritto alla sessualità in carcere o per i portatori di disabilità, su cui formare assistenti specializzati. Interessi e temi “di margine”, li ha definiti Folco Terzani, ma parte integrante del territorio dei diritti civili e pieni di una potente forza simbolica.
“Bisogna trovare il modo – ha detto Rossi – perchè la politica riesca a mantenere un rapporto forte con la società. La politica si impara a fare e io la faccio con passione. Ma guai se le istituzioni perdono la capacità di stare a contatto con ciò che si muove nella società, nel suo profondo, qualcosa che ci può anche colpire, che ci può meravigliare.” E da qui ha fatto discendere una serie di impegni: allargare, nella prossima legislatura, il campo delle patologie per le quali rendere possibile l’utilizzo della cannabis terapeutica e sviluppare una informazione più efficace in tutta la Toscana su questa opportunità. Continuare a occuparsi della situazione delle carceri in maniera non episodica, rendendo ad esempio possibile l’ingresso negli istituti di pena del medico di base e cercando di impostare interventi anche per il diritto alla sessualità dei carcerati, per porre rimedio a quella che Sofri ha chiamato una “terribile mutilazione, mortificante e umiliante per tutti”.
“L’esperienza della debolezza e della diversità – ha proseguito Sofri – la proviamo tutti nella vita.  La stragrande maggioranza delle persone della mia generazione è cresciuta con impressi tutti i pregiudizi che si possono immaginare, rispetto ad esempio alla disabilità, o alla droga, o al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Sono contento di essere sopravvissuto fino al punto in cui molti giovani adesso trovano strampalata, bizzarra prima che scandalosa l’idea che si vieti a due persone che si amano di sposarsi”.
Quindi, è intervenuto Enrico Rossi, anche sui temi più scabrosi e “di margine”,“non è vero che non si possa far nulla”, si può fare qualcosa, essere degli “apripista, come la Toscana lo è stata per la cannabis terapeutica o per la fecondazione eterologa o per le medicine complementari. A patto, ha detto Folco Terzani, di rinunciare al cinismo e di essere generosi. Come è generoso chi, ha proseguito, in una spiaggia sconvolta da una bufera si mette a rimandare in acqua le stelle marine spiaggiate. Una per una. Un gesto inutile? Un gesto che fa la differenza per ciascuna di quelle creature salvate. E che fa la differenza per chi lo fa.

di Susanna Cressati

Nella foto di copertina: Enrico Rossi, Enzo Brogi, Adriano Sofri e Folco Terzani alla presentazione del libro “Altre Direzioni” alla libreria Feltrinelli Red

Nel filmato qui sotto l’integrale della presentazione del libro Altre Direzioni, di Enzo Brogi:

 




SCHULZ SOSTIENE ROSSI: LA TOSCANA HA SAPUTO REAGIRE ALLA CRISI


Firenze – E quasi in dirittura finale arriva il sostegno di un amico. Perchè tale è il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz per Enrico Rossi. Proprio oggi i due hanno avuto una conversazione telefonica, mentre il candidato era a Lucca per la campagna elettorale. Oltre agli auguri per il voto di domenica, Schulz ha voluto riconoscere a Rossi lo sforzo della Toscana nel far fronte alla crisi, con iniziative tese a rafforzare la solidarietà e la competitività del sistema regionale, e ha posto un particolare accento sulle misure per la lotta alla disoccupazione giovanile. Schulz ha inoltre riconosciuto il valore aggiunto dell’europeismo toscano che ha permesso di cogliere al meglio le opportunità fornite dall’Unione, sottolineando come in futuro l’attivazione del Piano Juncker per gli investimenti potrebbe rappresentare un volano economico di prim’ordine per la Toscana e le altre regioni italiane. Ricordiamo che sul piano Juncker Rossi ha proposto degli emendamenti al parere del Parlamento Europeo nel corso dell’ultima missione a Bruxelles, insistendo sulla necessità della ‘golden rule’, ovvero la regola sulla sottrazione degli investimenti dal calcolo del rapporto deficit/pil degli Stati.
Il Presidente Schulz ha avuto una relazione stretta con il Presidente Rossi sin dall’inizio del suo mandato e ha visitato la Toscana in numerose occasioni: si ricordano per esempio l’incontro con i lavoratori delle acciaierie di Piombino e la visita a Sant’Anna di Stazzema per ricordare l’eccidio commesso dalle SS, la cui vicenda processuale proprio ieri ha conosciuto un nuovo sviluppo con l’archiviazione da parte della Procura di Amburgo del procedimento contro il militare nazista Gerhard Sommer. Anche su questo Rossi è intervenuto oggi con un commento: “E’ una offesa alla memoria delle vittime di Sant’Anna di Stazzema, alle coscienze di tutti i democratici toscani e italiani. A fronte dei tanti giovani tedeschi che vengono in pellegrinaggio al Parco della Pace o di Martin Schulz che con me ha celebrato il ricordo della strage c’è una Germania reticente che ancora non vuol fare i conti con la storia. E che pensa così di eludere le proprie responsabilità e di sfuggire dalle proprie vergogne”.

IL RISCHIO ASTENSIONISMO – Nel corso della giornata Rossi è tornato a riflettere su uno dei temi del giorno, quello del rischio astensionismo. Lo ha fatto nel corso di una intervista rilasciata all’emittente radiofonica Controradio ed andata in onda nella mattinata. “Credo che parlare di astensionismo – ha detto, tra l’altro – chiami in causa il problema della democrazia e della partecipazione, il rapporto tra democrazia e capitalismo, l’incapacità che oggi hanno le istituzioni e la politica di proteggere gli strati popolari, i lavoratori in difficoltà dagli effetti dell’impoverimento e della crisi. E questo spinge a un rancore verso le istituzioni democratiche che sono incapaci di risolvere i problemi di tutti i giorni. Le persone perdono fiducia perchè la democrazia non è più in grado garantire diritti fondamentali come il lavoro. C’è anche il discredito della classe politica, perchè questa continua con comportamenti inaccettabili. Per questo ho proposto che tutti gli eletti aderiscano alla Carta di Avviso Pubblico, che costringe a comportamenti morali. Intanto dico però che il fango che ha sporcato tante istituzioni e regioni non ha toccato la Toscana e che i nostri comportamenti sono sempre stati sobri”.
“Aggiungo anche – sottolinea Rossi - che il clima e le scelte di natura tecnica hanno un impatto sul fenomeno dell’astensionismo. Noi andiamo al voto ancora come ci andammo nell’immediato dopoguerra, come se il mondo fosse lo stesso di 70 anni fa. Ma così non è. La gente si muove, si è rotta quella unità di tempo e di spazio della vita che solo 30 anni fa era forte. Bisognerebbe che anche la pubblica amministrazione si adeguasse. Non c’è una modernizzazione e un adeguamento dello stato”. Infine, conclude Rossi: “Vorrei una riflessione seria e senza scorciatoie sulle cause che portano a denigrare questo paese e le istituzioni. Il paese sembra aver preso una strada che porta a smantellare le istituzioni: si dice via le province, poi via le regioni, manca il passaggio ‘via i comuni’ e torniamo ai podestà nominati dall’alto. Mi batterò perchè le istituzioni, che pure devono essere riformate, facciano uno sforzo per consentire una maggiore partecipazione dei cittadini ad un momento fondamentale come sono le elezioni. Non dobbiamo dimenticare che le elezioni sono state una conquista che abbiamo pagato con il sangue”.

LA SINISTRA E LA TOSCANA “ROSSA” – Poi una risposta sull’atteggiamento della sinistra estrema: “Avanzano forze di tipo populista, la destra non esprime nessuna alternativa credibile e anche la sinistra mi sembra rifugiarsi piano piano in un ruolo un po’ minoritario, velleitario, non mi pare che sugli argomenti concreti esprima una alternativa. Più che altro – ha proseguito Rossi - mi pare che stia tentando di misurare in termini antirenziani che peso ha in Toscana, sapendo che comunque il Pd vincerà e Rossi vincerà e che quindi non ci sono problemi di tenuta del governo regionale a sinistra. E’ un calcolo sbagliato. Sarebbe stato preferibile che avessero continuato, anche in modo critico, a stare all’interno della maggioranza a sinistra, sarebbe stato uno sfondamento straordinaria in Toscana. Ho questo cruccio, sono molto dispiaciuto. La Toscana “rossa” avrebbe avuto in questo risultato un punto altissimo e avrebbe avuto una capacità di tenuta unica nel panorama nazionale. Non è stato scelto questo, sono rammaricato. Mi verrebbe da dire in modo un po’ polemico: davvero Sel che sostiene la Moretti in Veneto pensa che la Moretti sia più a sinistra di Rossi? O che lo sia la Marini in Umbria o addirittura Emiliano? Peccato”.

IL VOTO DISGIUNTO – “C’è anche – ha sottolineato il presidente candidato – la possibilità tecnica di votare Rossi e poi sulle liste orientarsi come meglio si ritiene. Il rischio che corre questa sinistra con cui non siamo riusciti a fare un accordo è che alla fine tirino la volata al Movimento 5 Stelle. Gli argomenti rischiano di assomigliarsi molto: le infrastrutture, una certa critica ambientalista, legittima, ma che si infrange sulle cose importanti che abbiamo fatto come la legge 65, il Piano paesaggistico. Questo è il rischio che vedo. Avrebbero potuto avere più voti dicendo: ci presentiamo per votare Rossi, anche con programma alternativo, perchè vogliamo tenere unita la sinistra e pesare nel governo della Toscana. Era così semplice”.

di Susanna Cressati




ENRICO ROSSI: LA CAMPAGNA ON THE ROAD E GLI APPELLI


Firenze – Ultimi giorni di campagna elettorale. Una campagna per Enrico Rossi prevalentemente on the road. Ma ora è anche tempo di confronti, televisivi e no, tempo di appelli, di appuntamenti nelle piazze. Tempo di dar fondo a tutti gli argomenti che si ritengono più forti per rafforzare il proprio consenso, conquistare nuovi voti e convincere gli incerti.
Mentre sulla stampa impazza il “toto-astensioni”, Enrico Rossi risponde alle sollecitazioni con una analisi non semplicistica: “Ci sono – dice ai microfoni di Toscana TV – molti fattori che potrebbero spiegare un calo della partecipazione al voto: comuni e regioni che vanno in ordine sparso non bastano a smuovere l’interesse, c’è un ponte lungo, c’è anche il rancore verso la politica e la sfiducia generata dalla crisi, dalla mancanza di lavoro. Ma bisognerà anche rivedere questo sistema di voto. In un’epoca in cui tutti sono connessi e in cui per tutti si è ormai rotta l’unità di spazio e di tempo,  in Italia si vota come nel dopoguerra. E chissà quando sapremo i risultati…”.
Ma il realismo non offusca la determinazione e la combattività: “Mi piace – dice ancora Rossi – il rischio, mi piace la sfida. Non ho paura di andare in piazza. E penso che ci sia una Toscana generosa, di persone che parteciperanno. Sono le persone che ho incontrato in queste settimane, nelle fabbriche che ho visitato, negli appuntamenti che sono stati organizzati. Ci sono tanti giovani, “carboni ardenti” che come me concepiscono la passione politica”.
“In questa campagna – prosegue Rossi – ho sempre messo al primo posto il lavoro, che è la preoccupazione più grande per tanti giovani e famiglie, per tanti lavoratori in cassa integrazione o che il lavoro lo hanno perso. La Regione, e io personalmente, è sempre stata presente in ogni situazione di crisi per difendere il lavoro, in qualche caso riuscendo rilanciare le imprese. Quando siamo stati sconfitti abbiamo attuato strumenti di protezione sociale. Siamo stati vicini gli imprenditori che hanno investito, rinnovato le tecnologie, si sono rilanciati sul mercato. Ho visto di persona nelle fabbriche lo sforzo produttivo degli operai, che hanno lavorato di più e si sono prodigati per fare avere più competitività. Abbiamo attratto di più, del 70% in più, gli investimenti delle multinazionali, creando un ambiente “amichevole”. Abbiamo già pronti i fondi comunitari per i prossimi cinque anni. Investimenti, investimenti, investimenti: così la ferita della disoccupazione potrà essere rimarginata.”
La vicinanza alle vicende del lavoro è uno dei temi che Rossi ha sottolineato anche nel corso del confronto alla Nazione con il candidato di Forza Italia Stefano Mugnai, a cui ha replicato (nel filmato qui sotto l’originale dell’intervento, particolarmente accalorato, di Enrico Rossi): “Ho stretto tante mani davanti alle fabbriche, a chi aveva perso il lavoro e non sapeva come mantenere la famiglia. Te invece davanti a certi cancelli non ti ci ho mai visto”.

Rossi ha riaffrontato il tema oggi, nel corso di una intervista a Toscana Media News, riferendosi alle posizioni sulla presenza dei rom di quelli che ha definito “imprenditori della paura” (la Lega, Salvini, il candidato Borghi): “Ci sono decine di migliaia di toscani senza lavoro – ha detto Rossi – ma i leghisti non ne parlano, preferiscono alimentare la paura per i poco più di 3000 rom che risiedono nella nostra regione”. Nelle interviste, negli appelli di questi giorni Rossi non si stanca di ricordare la vicenda esemplare di Piombino: “Dopo la nostra proposta di riconversione ecologica della siderurgia – ricorda – abbiamo rifatto il porto, attratto investitori. Ora la Saipem, che gestisce lo smantellamento della Costa Concordia a Genova, mi ha chiesto un incontro perchè vuole insediarsi a Piombino”. Ma non c’è solo Piombino, c’è anche Livorno, Massa Carrara, Viareggio, e le piccole e medie imprese su cui la Regione non ha allentato l’attenzione e il sostegno. C’è Prato, che non si è piegata alla crisi e alle difficoltà: “Siamo intervenuti sul problema più serio, quello della presenza dei cinesi, e stiamo cominciando davvero a cambiare le cose. Non vogliamo che si possa morire nelle fabbriche e stiamo mettendo in sicurezza tutte le aziende. A questo sforzo chiediamo corrisponda anche lo sforzo dello stato per combattere l’evasione fiscale.”

Matteo Renzi ed Enrico Rossi saranno insieme, venerdi 29 maggio, alle ore 21, al Teatro Puccini di Firenze per la chiusura della campagna elettorale del Pd.


Matteo Renzi ed Enrico Rossi saranno insieme, venerdi 29 maggio, alle ore 21, al Teatro Puccini di Firenze, per la chiusura della campagna elettorale del Pd.

La sanità è stato uno degli altri grandi temi della campagna: “Abbiamo in conti in ordine e certificati – ripete Rossi – e con l’avanzo di amministrazione finanzieremo l’acquisto dei farmaci per debellare in Toscana l’epatite C. Quello a cui pensiamo è solo la salute dei cittadini. La riforma che voglio fare, la “rivoluzione della qualità”, ha proprio questo obiettivo, continuare a fornire servizi di qualità con risorse purtroppo sempre più scarse e continuare a salvaguardare il carattere pubblico e universalistico della nostra sanità”.

I capisaldi della campagna in questo scorcio finale restano quelli del discorso di Livorno, 19 aprile, giorno dell’avvio di questo viaggio vertiginoso: la Toscana che sta in piedi davanti alla crisi, la necessità di riunificare le due Toscane, quella più forte e quella più fragile e sofferente. Il rilancio della costa, vero volano per la ripresa regionale, con la Tirrenica e le altre infrastrutture. La sfida del piano paesaggistico, la vera rendita che la fatica, il lavoro di nonni e di padri hanno lasciato in dote ai cittadini di oggi e di domani. E l’orgoglio di poter chiudere una legislatura e iniziarne un’altra a testa alta sotto il profilo morale: “Il fango che in questi anni ha colpito altre regioni e istituzioni – dice Rossi – non ci ha nemmeno sfiorati”.

E per l’appello finale, prima del silenzio elettorale, Enrico Rossi, venerdi 29 maggio, alle ore 21, sarà insieme al Premier e segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi, al segretario regionale Dario Parrini e ai candidati del Pd, al Teatro Puccini, in piazza Puccini. Si vota domenica, dalle 7 alle 23.

di Susanna Cressati

 

 

 




Rossi: in tram anche a Campi


Firenze – “Puntiamo decisamente su questa infrastruttura, che velocizzerà la mobilità dell’area metropolitana e migliorerà la qualità della vita degli utenti e anche di chi abita lungo il suo percorso”. Enrico Rossi spezza l’ennesima lancia in favore della tramvia. E questa volta lo fa specificatamente per la linea 4, quella destinata a collegare la stazione Leopolda con le Piagge e quindi con il centro di Campi Bisenzio. E’ proprio insieme al sindaco di Campi Emiliano Fossi che Rossi ha fatto oggi il punto della situazione nel corso di un incontro con la stampa nella sede del comitato elettorale.
“Siamo riusciti a ottenere dall’Europa la proroga della rendicontazione dei lavori per le linee 2 e 3 proprio sostenendo il valore strategico dell’intera rete – ha proseguito Rossi – Inoltre già nella delibera del 2014 “Integrazione al Pit per la definizione del Parco agricolo della Piana e la qualificazione dell’Aeroporto di Firenze”, in cui avevamo inserito numerose azioni per la riqualificazione della Piana fiorentina, avevamo previsto la realizzazione di questa linea, così come il prolungamento della linea 2 dall’aeroporto a Sesto Fiorentino. Per quanto riguarda la linea 4 il governo ha stanziato 100 milioni dello Sblocca-Italia per il tratto fino alle Piagge (già progettato) mentre la Regione riconferma l’impegno per 80 milioni da destinare al completamento fino a Campi. Il resto dei 300 milioni  stimati necessari per l’intera linea deriverà dal project financing. I lavori dovranno partire entro e non oltre il 2018. Sono comprensibili – ha concluso Rossi – i malumori per i disagi che la realizzazione della tramvia sta comportando in alcune zone della città, ma certo questa infrastruttura cambierà la qualità della vita di tantissime persone e sarà decisiva per diminuire l’impatto ambientale del trasporto su gomma”.
“Massima soddisfazione” per gli impegni della Regione da parte di Emiliano Fossi, anche perchè, ha ricordato, “i sindaci hanno smesso di guardare solo al proprio orticello e hanno condiviso una visione più complessiva”.
Nella foto di copertina: La conferenza stampa di Enrico Rossi e del sindaco di Campi Bisenzio Emiliano Fossi, nella quale è stata annunciata la realizzazione della linea 4 della tramvia Piagge-Campi BIsenzio



Podemos? Yes we can!


Qualche amico mi chiede, quasi stupito: “Ma sei davvero contento della vittoria di Podemos in Spagna? Guarda che in Europa tutti, politica ed economia, sono preoccupati”.
Io ribadisco, più convinto che mai, che la vittoria di Podemos in Spagna mi rende felice e la considero un fatto positivo. E non solo perché, essendo uomo di sinistra, non posso che essere contento che vinca una forza politica che si dichiara apertamente e orgogliosamente di sinistra, senza inutili distinguo e rassicuranti precauzioni. Ma vi sono motivi politici più profondi e meno romantici di soddisfazione per l’affermazione di Podemos (che lessicalmente richiama l’obamiano “Yes we can!”).
Il primo è che si afferma una forza politica che nasce da un puro movimento di base, sorto come reazione alla crisi e alle politiche liberiste, che ha saputo compiere il difficile passaggio dalla denuncia sociale, dalla protesta popolare, al progetto politico. Non è capitato spesso nella storia della sinistra e questo mi pare un fatto notevole.
Il secondo motivo è che Podemos, come già Syriza (che pure ha una storia più radicata nella sinistra tradizionale), si pone di aperta, chiara ed esplicita alternativa alle politiche di austerità con le quali l’Europa, a differenza degli USA, ha inteso affrontare la crisi finanziaria. Non capisco proprio perché i giornali italiani debbano bollare questa posizione politica come populista, se non per delegittimare ed esorcizzare ogni chiara opposizione alle politiche della Troika. Ma se fossero queste, invece, delle politiche irresponsabili, incapaci di mettere al sicuro l’euro, le istituzioni europee, i loro fondamenti come l’inclusione sociale e rilanciare la crescita? Podemos ha, quanto meno, avuto il coraggio di contrastare apertamente questa politica, laddove neppure la proverbiale abilità comunicativa di Renzi ha mostrato solo poche balbettanti frasi ad effetto, poche flebili misure di flessibilità di applicazione del Patto di Stabilità, salvo poi adeguarsi ai diktat della Troika. Ora Renzi tenta di stare nella scia dei risultati anti-austerità registrati in Spagna e, con segno politico diametralmente opposto, in Polonia ma l’operazione appare davvero poco credibile anche perché dovrebbe funzionare tante sul fronte interno (e qui il gioco è quello di picchiare sulla sinistra “bertinottiana 2.0” che rischia di far perdere il candidato PD in Liguria), quanto su quello europeo (dove è davvero molto più difficile fare due parti in commedia nei vari vertici europei dove deve piegarsi alle rigide regole di stabilità finanziaria).
In terzo luogo, quale altro risultato potevamo auspicare dalle elezioni amministrative spagnole? Io temo che non pochi nel PD avrebbero preferito un altro risultato: una sconfitta molto più contenuta del Partito Popolare, così da poter dar vita a maggioranze di governo basate su un’alleanza con il PSOE e poter così isolare Podemos. Uno schema che conosciamo: piuttosto che unire la sinistra, meglio un’alleanza moderata con il centrodestra. Ora, questo schema, dal mio punto di vista, non è affatto auspicabile, né per la sinistra né per la democrazia. Perché tende ad omologare non solo le famiglie politiche e le loro identità, ma soprattutto perché porta ad eliminare le alternative di governo, rendendo ogni politica uguale e fungibile. Né è possibile, in uno scenario politico in cui le regole dell’austerità hanno appiattito su un unica musica monocromatica, pensare di ingabbiare la dinamica destra-sinistra nello schema del bipolarismo. La vicenda spagnola, ma anche quella greca, indica chiaramente che dove i centristi e i socialdemocratici si assomigliano tanto fino a confondersi, l’elettorato fa saltare lo schema e si orienta verso una chiara alternativa. Sotto questo profilo, credo che le elezioni in Spagna saranno di stimolo anche per il PSOE, che si troverà a governare in diverse Comunidad e città insieme a Podemos (peraltro neppure come primo partito): questo orienterà la dirigenza del PSOE in senso maggiormente critico e anche realmente riformista della realtà economico-sociale spagnola e, nello stesso tempo, potrà portare alla coalizione di sinistra (non di centrosinistra) un contributo di esperienza e capacità di governo che ovviamente Podemos non ha.
C’è una lezione anche per l’Italia in tutto ciò? Non so. Personalmente tendo a deprecare la reductio ad Italicum di vicende politiche che hanno radice e senso in contesti completamente diversi dai nostri: Podemos è una esperienza davvero peculiare, che nasce nelle università, nei quartieri urbani della capitale di un paese molto più duramente colpito dalla crisi dell’Italia e nella rottura a sinistra con la tradizione ormai esausta della sinistra spagnola; condizioni totalmente diverse anche dal fenomeno Renzi in Italia. Però, forse, c’è un segnale che dalla Spagna alla Grecia, finanche dall’Irlanda potremmo cogliere ed è che ci sono spazi inaspettati a sinistra quando essa si fa carico, senza equivoci, di rappresentare le istanze basiche dei diritti della persona, della giustizia sociale, dell’alternativa alle regole ferree del liberismo. E’ un richiamo ai fondamenti della sinistra e al radicale ripensamento delle timidezze con le quali ha assistito inerme, senza proporre vere alternative, allo scatenarsi della crisi globale, dopo aver portato sacrifici agli altari delle divinità della finanziarizzazione dell’economia, della deregulation della globalizzazione: ma le due cose funzionano per la sinistra, solo se sono tenute insieme.

di Simone Siliani




Università e regione: cuore antico, sguardo al futuro.


Facilitare la ricerca e l’accesso alla conoscenza; favorire il trasferimento delle competenze; aiutare l’economia territoriale a essere innovativa: sono queste le tre sfide che guidano la strategia della Regione in relazione all’Università.

Tra le 3 città universitarie (Firenze, Pisa, Siena), le due scuole d’eccellenza pisane, l’IMT a Lucca, i centri di ricerca di eccellenza internazionale – dalla vulcanologia all’astrofisica, dalle nanotecnologie alla fisica nucleare, dalla letteratura alla storia dell’arte – la Toscana si presenta come una sorta di sistema universitario integrato. La capacità di ricerca e innovazione in regione è ancora più capillare se si pensa alla rete estesa di istituzioni accademiche europee e statunitensi, senza contare il peso culturale che vi hanno musei, biblioteche e centri di cultura.

E’ un sistema che viene da lontano (le Università toscane sono tra le più anitche d’Europa), e forse necessiterebbe di alcune razionalizzazioni, ma ha enormi vantaggi perché consente con facilità a percorsi e formazioni diverse di ibridarsi e di rafforzarsi a vicenda. E’ in primo luogo cruciale per garantire una formazione continua e di alto livello per i suoi abitanti. Su questo la Regione può fare molto: riequilibrare le disparità economiche favorendo sempre di più chi viene da classi più deboli, attraverso borse di studio e alloggi; potenziare il collegamento Scuola-università migliorando l’individuazione dei personali talenti e delle personali aspirazioni (come sta facendo con il progetto TUO); infine collaborare con le Università perché di nuovo torni ad essere chiaro che maggiore formazione vuol dire un futuro più brillante per tutti.

Già ora, anche grazie a questo sistema integrato, capace di generare proficue sinergie, le università toscane negli ultimi anni hanno mostrato una buona capacità di attrarre fondi e talenti, riuscendo a vincere progetti europei per una totale di svariate centinaia di milioni di euro (250). Questa capacità, che si sviluppa sul piano globale, al tempo stesso si nutre di un’integrazione stretta con il territorio, che è un valore aggiunto, sia per l’Università, che per la Regione.

Quando l’Università ha un buon rapporto con il suo territorio, infatti, favorisce l’incontro tra quelle competenze, che su molti temi di frontiera sono appannaggio della ricerca accademica, e le idee, che invece non vengono solo da lì. E’ un processo integrativo che è fondamentale per la diffusione e per il trasferimento della conoscenza, che costituiscono fattori determinanti per le economie territoriali. Per quanto riguarda il trasferimento delle conoscenze il sistema universitario regionale toscano è sicuramente al passo (al secondo posto in Italia, dopo la Lombardia, per numero di brevetti; al quarto per spin-off che hanno radici nell’università), ma può e deve migliorare.

Nei prossimi anni, in maniera ancora più urgente del solito, la capacità di fare innovazione, sarà infatti una partita decisiva. In questo momento la manifattura e l’artigianato vivono una fase di profonda trasformazione, nel modello di produzione e di vendita, e possono fare il salto attraverso nuove figure professionale e nuove tecnologie, sul cui sviluppo la Regione può incidere positivamente. In questo direzione va la proposta di Enrico Rossi di potenziare e razionalizzare la rete regionale di FabLab, laboratori in cui si mettono a disposizione non solo le tecnologie 3d, ma si offrono anche competenze e networking per per aiutare le idee a divenire concrete.

Si tratta di laboratori che si integrano del resto con una nuova formazione professionale. Il piano regionale dovrà allora prevedere la realizzazione di Laboratori attrezzati per digital manufacturing di base, la creazione di Laboratori più grandi utili a supportare più efficacemente le esigenze di imprese ed artigiani, ma anche la realizzazione di mini Fab Lab o Fab Lab corner in scuole elementari e medie.

Su scala diversa, percorsi vincenti si stanno già sviluppando quanto riguarda il biomedico, la robotica, e alcune tecnologie informatiche, in cui i prodotti toscani rivaleggiano con le eccellenze mondiali. Un’enorme opportunità per le imprese del territorio che puntano sull’innovazione tecnologica, è inoltre data dal Centro di Competenze sulle Nanotecnologie recentemente aperto dalla Scuola Normale Superiore il collaborazione con la Regione: si tratta di un Centro che fornirà servizi di ausilio tecnico, consulenza e formazione alle imprese che progettano e realizzano dispositivi in scala nanometrica. E’ un modello pensato per chi vuol fare innovazione d’impresa e può fare il salto di qualità attraverso l’accesso, altrimenti impensabile, a strumenti e competenze d’avanguardia.

La direzione proposta è chiara: portare la ricerca a chi progetta il futuro. Ma senza dimenticare le radici del territorio, inseguendo modelli di sviluppo calati da altri. Se vi è un modello toscano, è dato infatti proprio dalla conservare la capacità di interpretare il mondo, con uno sguardo rivolto all’innovazione, non stravolgendo la propria tradizione. La specificità della sua storia è del resto uno dei motori del successo regionale: l’impronta toscana nelle cose fatte nel territorio discendono dalla lunga eredità della sua arte e dalla cultura. Quest’impronta è sempre stata eredità vitale, quanto ha badato a a mettere diffusamente in circolo i propri valori.

di Pasquale Terracciano
(c/o Centro di Filosofia, Scuola Normale Superiore di Pisa)

Nella foto di copertina: Enrico Rossi all’inaugurazione, il 7 maggio scorso, del Centro Nest sulle Nanotecnologie della Scuola Normale Superiore di Pisa.

 




ROSSI E IL MONDO FUORI DALLA POLITICA


“Ci sono più cose in cielo e in terra di Toscana, Enrico, di quante ne sogni la politica”. Così
potremmo parafrasare Shakespeare da “Amleto” per commentare la presentazione dell’iniziativa Stati Sociali della Toscana oggi da parte del candidato presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. Un documento di lettura della Toscana nella crisi di questi anni e delle risorse che nella società toscana sono presenti e attive, sulle quali fare leva per affrontarla puntando sulla qualità dello sviluppo, intorno ai concetti di economia solidale, sharing economy; sostenibilità; inclusione sociale: da qualche mese alcune persone, legate all’associazionismo toscano e a questa prospettiva, si confrontano presso la presidenza della Regione per mettere a punto un progetto, che abbia le caratteristiche della continuità e della concretezza. Così si è deciso di costituire un forum permanente, che lavorerà durante tutta la legislatura e sarà un punto di dialogo, confronto, ascolto e di progettazione fra parti della società toscana e la presidenza della Regione Toscana. Sostiene Rossi, “la politica, i partiti – a cui si lega la mia storia e la mia formazione e che vorrei semmai più strutturati e presenti della vita sociale – non riescono a vedere tutto, a concepire e a rappresentare tutto quello che di positivo, vitale e progressivo avviene nella società. Per questo è necessario avere un luogo stabile dove poter ascoltare e confrontarsi con quanto si muove nella società Toscana”.

Questo forum, per quanto strutturato e coordinato, sarà prima di tutto uno spazio di libertà. Nessuno, sostiene Rossi, sarà coartato, né dovrà perdere le sue caratteristiche peculiari: istituzioni e società dialogano, ma entrambi mantengono la propria autonomia e identità. E del resto, solo a questa condizione gli Stati Sociali della Toscana potranno costituire un reale arricchimento dell’azione di governo della regione nel prossimo quinquennio. E, ancora, nessuna delle persone e delle associazioni che parteciperanno a questa iniziativa vorrebbe farlo se, oltre alla libertà, non si garantisse la sua utilità. Non paia una contraddizione il binomio libertà-utilità, anzi: solo l’elenco delle 20 iniziative concrete (proposte di legge, progetti, atti, impegni) elaborate in questo percorso e allegate al documento politico, costituiscono il banco di prova della buona fede e della libertà delle due parti. Venti iniziative che disegnano un programma di governo, un taglio specifico all’azione della prossima amministrazione, non esaustivo né del programma di governo e neppure di ciò che il forum degli Stati Sociali della Toscana potrà produrre nei prossimi cinque anni. Tuttavia, iniziative concrete che dimostrano una reale intenzione di dare un segnale di attenzione ad una parte della Toscana che è quotidianamente impegnata a condurre stili di vita sostenibili, a praticare veramente la solidarietà sociale, a costruire esperienze di economia e di finanza diverse da quelle tradizionali ma non per questo meno efficaci e innovative. Si va dalla qualità dell’acqua nel cui governo la mano pubblica già oggi potrebbe avere un ruolo maggiore di quello che effettivamente gioca, ai cambiamenti climatici questione grande ma sulla quale ciascuno – anche una Regione – può fare la differenza; dalla tutela della biodiversità che dovrebbe essere il nuovo nome dell’agricoltura, alla lotta alla povertà che cresce con l’aumentare delle iniquità e minaccia anche la qualità della nostra democrazia; dall’impegno per la cittadinanza per tutti i nati in Italia, ai diritti degli ultimi fra gli ultimi, cittadini in carcere; dalla diffusione della cultura allo sport non agonistico per tutti.

C’è un mondo intero là fuori, di cui talvolta la politica non immagina neppure l’esistenza, che però si organizza, opera concretamente, ma che non trova interlocutori credibili nella politica e nelle istituzioni. Enrico Rossi ha mostrato il coraggio e la curiosità di cercare, di capire, di conoscere: è (o dovrebbe essere) questa la premessa per ogni buona politica.

di Simone Siliani




GLI STATI SOCIALI PER GUARDARE LONTANO


Firenze – “La politica ha bisogno di allargare i polmoni, respirare più a fondo e guardare più lontano. Confido che il dialogo periodico con il tessuto della società civile possa arricchire il dibattito politico e rendere il governo della Toscana più aderente alla società e più innovativo”.
Con questa riflessione e con queste motivazioni Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e candidato alla rielezione, ha presentato oggi una nuova iniziativa, la costituzione di un Forum intitolato “Stati sociali della Toscana”, a cui hanno aderito solo nella giornata di oggi oltre 50 personalità dell’associazionismo, del terzo settore, del mondo della cultura. Il Forum (che non prevede alcun tipo di spesa) sarà uno strumento della presidenza regionale. “Servirà soprattutto a me – ha detto infatti Rossi – perchè le visioni che avrà la giunta non si limitino a quelle della burocrazia e della politica. Accanto alle forze politiche ci sono gruppi, associazioni, cittadini di buona volontà con cui ho avuto negli ultimi anni una frequentazione assidua. Su questa base – perchè la politica è soprattutto relazione umana – penso che sia utile provare a costruire una ‘gamba sociale’ della coalizione che mi sostiene e che sia giusto costruire un momento di confronto permanente con queste realtà sociali, che hanno orientamenti, culture e sensibilità diverse e che la crisi minaccia di marginalizzare”. N.B. Il testo integrale del documento nel sito ufficiale della campagna elettorale www.toscanacisiamo.it.

LE AREE D’INTERVENTO DEL FORUM - Sono tre le aree di intervento del forum indicate nel documento ispiratore di questa iniziative: l’economia solidale-sharing economy, la sostenibilità e l’inclusione sociale. All’interno di questi gruppi si articolano le proposte per un codice dei beni comuni, la cooperazione internazionale, la promozione della cultura, i cambiamenti climatici, la partecipazione e la cittadinanza attiva, le politiche di genere, le iniziative per SprecoZero, l’osservatorio sul credito, lo sportello della responsabilità sociale, le legge regionale per la promozione dell’economia solidale, la lotta alla povertà e l’esclusione sociale, la promozione dello sport come promozione della salute, le filiere della biodiversità, le politiche dell’acqua, del carcere, il piano del paesaggio, il diritto di cittadinanza per tutti i nati in Italia, le politiche di sostegno delle aree interne e i diritti civili.

All’incontro con la stampa erano presenti alcuni dei primi aderenti al forum. Per Fabio Laurenzi (Cospe) “è importante la formalizzazione di una relazione che è attiva già da tempo”. Susanna Cenni, parlamentare, auspica che “l’esperimento diventi esperienza. C’è un nuovo civismo che si sta muovendo e si sta organizzando. Le persone si organizzano autonomamente, il più delle volte senza l’appoggio delle istituzioni. Questa è una grande forza riformatrice e di cambiamento e può cambiare la dimensione delle politiche”. Di un “ponte” tra Regione Toscana e questa “energia” ha parlato l’assessore regionale uscente Sara Nocentini: “La questione sociale – ha detto – sarà centrale nella prossima legislatura”. Infine il consigliere regionale Enzo Brogi ha spiegato i due motivi per i quali ha dato con convinzione la sua adesione: “Perchè nell’80% dei punti del documento c’è il percorso della mia vita. E perchè mi fido di Enrico Rossi”.
Tra le adesioni – a titolo personale – al documento e al forum “Stati Sociali della Toscana” figurano quelle di Sergio Staino (vignettista), Gianluca Mengozzi (Arci), Filippo Fossati (parlamentare), Matteo Franconi (Uisp), Alessandro Martini (Caritas), Claudio Martini (ORT ed ex presidente della Regione Toscana), Guido Sacconi (ex europarlamentare), Lorenzo Cinatti (Scuola di Musica di Fiesole), Raffaella Grana (Slow Food).

di Susanna Cressati

Foto di copertina: La conferenza stampa di presentazione degli Stati sociali della Toscana (da sinistra: Enzo Brogi, Sara Nocentini, Enrico Rossi, Susanna Cenni, Fabio Laurenzi)